Il Pnrr del governo non è consultabile sul sito della commissione europea Recovery fund

La scorsa settimana il parlamento è stato chiamato ad esprimersi sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tuttavia ad oggi i documenti inviati non sono consultabili sul sito della commissione europea. Un elemento su cui è fondamentale fare chiarezza.

|

La scorsa settimana il parlamento è stato chiamato ad esprimersi sul piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il documento con cui l’Italia spiegherà alla commissione europea come intende investire le risorse provenienti da Next generation Eu. Entrambi i rami del parlamento hanno promosso a larga maggioranza il progetto presentato dal presidente del consiglio Mario Draghi. Ma nonostante l’ampio consenso, rimangono alcuni aspetti critici che sarebbe opportuno chiarire.

L’opposizione infatti, in particolare Fratelli d’Italia, ha denunciato come il piano presentato sarebbe stato modificato in corso d’opera dal governo, quando la discussione alla camera era già iniziata. Impedendo di fatto ai parlamentari di visionare il testo definitivo prima del voto.

Inoltre, nei giorni successivi alla presentazione in parlamento, in consiglio dei ministri si è tornati a discutere del piano. Sorge il dubbio quindi che il governo stia ancora lavorando alla definizione dei progetti e che il testo su cui si è discusso in parlamento possa differire da quello definitivo.

Nella giornata di oggi (5 maggio) il governo ha pubblicato un comunicato in cui viene divulgata la versione del Pnrr che è stata inviata a Bruxelles, che coincide con l’ultima versione inviata al parlamento. Tuttavia sul sito della commissione europea non è tuttora possibile consultare la documentazione inviata dal governo italiano nonostante l’abbia ricevuta il 30 aprile scorso.

Data l’enorme rilevanza che il Pnrr avrà sul futuro del nostro paese sarebbe opportuno che il governo chiarisse se il testo inviato alla commissione è effettivamente quello reso pubblico e distribuito anche alle camere. Oppure se questo documento sia stato superato da versioni successive.

Che cosa sappiamo attualmente

Com’è noto, il Pnrr descrive nel dettaglio come l’Italia ha intenzione di spendere gli oltre 190 miliardi di euro che arriveranno dall’Unione europea nell’ambito del progetto Next generation Eu.

In base alle informazioni diffuse dal governo, sappiamo che il Pnrr distribuisce i fondi europei in 6 diverse voci di spesa principali. Digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, coesione sociale e salute. Queste a loro volta si suddividono in componenti, ambiti di intervento ed infine investimenti.

Con i dati attualmente disponibili sappiamo che le risorse più consistenti saranno investite nella transizione ecologica che riceverà poco meno di 60 miliardi di euro. La seconda voce più rilevante nel piano invece è quella della digitalizzazione a cui andranno poco meno di 41 miliardi. Al terzo posto l’istruzione con circa 31 miliardi di euro di investimenti. Da notare come il piano preveda poco più di 15 miliardi in investimenti diretti in sanità.

FONTE: elaborazione openpolis su dati presidenza del consiglio dei ministri
(ultimo aggiornamento: lunedì 3 Maggio 2021)

Oltre ai fondi europei inoltre saranno investite ulteriori risorse. Come annunciato nelle ultime settimane infatti il governo italiano ha anche stanziato risorse proprie per la realizzazione dei progetti contenuti nel Pnrr, tra cui la creazione di un fondo complementare da circa 30 miliardi di euro. Con queste risorse aggiuntive, come si evince dalla relazione presentata al parlamento, gli investimenti nell’ambito del Pnrr supererebbero i 235 miliardi di euro.

235 mld € gli investimenti complessivi nell'ambito del Pnrr stimati dal governo.

Qual è il vero piano?

Tuttavia, il quadro che abbiamo delineato sin qui potrebbe non corrispondere esattamente agli stanziamenti finali. Questo perché nei vari passaggi compresi tra il voto del parlamento e l'invio del piano alla commissione europea questo potrebbe essere stato modificato.

Il parlamento non ha avuto il tempo per analizzare il Pnrr nel dettaglio.

Un primo elemento di criticità riguarda le tempistiche con cui il piano è stato presentato alle camere. In base alle indicazioni dell’Ue infatti il Pnrr doveva essere consegnato entro il 30 aprile. Mentre la discussione in parlamento è iniziata il 26 alla camera, a meno di 4 giorni dalla scadenza. Difficilmente i parlamentari quindi possono aver avuto il tempo di leggere un piano composto da oltre 270 pagine. La discussione e la successiva votazione si è quindi limitata al giudizio sulle parole espresse dal presidente del consiglio in aula.

Peraltro diversi esponenti dell’opposizione hanno affermato che il testo del piano in discussione è cambiato in corso d’opera.

Arriva poi il piano stampato, alle 14 c'è scritto, versione aggiornata alle 14 di oggi. Sono 270 pagine: probabilmente avrete ristretto il carattere e sarà quella la ragione, ma possiamo sapere se è così? E poi arriva alle ore 14,30 di oggi un ulteriore messaggio: la versione aggiornata, aggiornata, del piano è disponibile. Quindi, oggi il Parlamento italiano si impegna a ragionare di un testo che sfido chiunque tra i parlamentari qui dentro sia stato possibile approfondire con la necessaria prudenza e attenzione.

In effetti, possiamo osservare che l’ultima versione disponibile del piano riporta la data del 26 aprile. Il testo presentato alla camera è stato quindi ultimato quando la discussione era già in atto. Una conferma di come deputati e senatori siano stati costretti a votare su un testo diverso da quello che era stato loro inviato inizialmente.

A questo punto però sorgono dei dubbi sul fatto che il Pnrr possa essere stato modificato anche successivamente e che quindi il documento inviato a Bruxelles sia diverso da quello presentato in aula. Infatti nel consiglio dei ministri tenutosi il 29 aprile (quindi dopo le votazioni di camera e senato) si è tornati a parlare del piano. Un fatto quantomeno insolito visto che il documento a quel punto avrebbe già dovuto essere completato. C'è da dire a questo proposito che il parlamento non ha "approvato" il testo definitivo in senso stretto. Camera e senato hanno infatti semplicemente votato delle risoluzioni in cui si impegna il governo ad inviare il piano alla commissione.

Il ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco ha svolto una informativa al consiglio dei ministri in merito al piano per la ripresa e la resilienza, ai fini della presentazione alla commissione europea.

In effetti però non è semplice capire quando il Pnrr sia stato inviato dal momento che il governo non l'ha comunicato. In un articolo del 30 aprile, l’Ansa parla di “fonti di governo” che avrebbero confermato l’invio in forma telematica. Tuttavia non sono state fatte comunicazioni ufficiali su questo aspetto.

Ad oggi non sappiamo se quella approvata dal parlamento è la versione definitiva del Pnrr.

L'unico comunicato ufficiale a tal proposito è quello della commissione europea che, il primo maggio, ha annunciato di aver ricevuto i progetti italiani. Tuttavia la documentazione inviata a Bruxelles (così come quella di altri paesi tra cui Polonia e Olanda) ad oggi non è consultabile ne sulla pagina del comunicato stampa ne sull’apposito portale realizzato dalla commissione.

Allo stato attuale quindi non siamo in grado di capire se quella presentata in parlamento sia effettivamente la versione definitiva del Pnrr.

Perché è fondamentale la massima trasparenza

Fin dall’inizio della pandemia abbiamo sottolineato come, con lo stato di emergenza, una grande quantità di potere si sia concentrata nelle mani di pochi soggetti. Un elemento da non sottovalutare se si considera che in queste condizioni i normali vincoli legati alla trasparenza risultano molto allentati. Per questo motivo è di fondamentale importanza un monitoraggio attento delle decisioni che vengono prese. Specie quando queste muovono risorse ingenti come quelle contenute nel Pnrr.

Durante lo stato di emergenza è possibile attivare poteri straordinari in deroga alle leggi. Durante questa fase gli operatori possono agire con minori limitazioni riguardo ai vincoli di bilancio e trasparenza. Vai a "Che cos’è lo stato di emergenza"

Nel contesto emergenziale legato alla pandemia il ruolo dei normali organi di controllo, primo tra tutti il parlamento, è stato fortemente ridimensionato. E come abbiamo visto la gestione del Pnrr, che è stata appannaggio esclusivo del governo, non ha fatto eccezione.

Su un piano così delicato il governo non può permettersi passi indietro in tema di trasparenza.

Tuttavia se da un lato è doveroso per il governo prendersi tutto il tempo necessario per realizzare nel migliore dei modi un progetto di così grande impatto per il futuro del nostro paese, dall'altro proprio per l'enorme importanza del Pnrr l'esecutivo non può permettersi passi falsi sul tema della trasparenza. Ciò anche perché la maggior parte della gestione del piano sarà nelle sue mani. Non solo per quanto riguarda la governance ma anche per la realizzazione delle riforme a cui è vincolata l'erogazione delle risorse, molte delle quali avverranno attraverso decreti legge e decreti legislativi.

Per questo chiediamo che venga fatta chiarezza sui passaggi che hanno portato alla stesura del documento definitivo. Vorremmo capire il motivo per cui il consiglio dei ministri ha continuato a discutere del Pnrr anche dopo il voto del parlamento. E se è stato effettivamente modificato, chiediamo al governo di impegnarsi a mettere a disposizione pubblicamente la versione definitiva. In modo che possa essere fatto un monitoraggio attento ed accurato su una così consistente massa di risorse che arriveranno nel nostro paese nei prossimi anni.

Update: Nella giornata di oggi (5 maggio), dopo la pubblicazione del nostro articolo, il governo ha pubblicato sul proprio sito internet un breve comunicato in cui viene diffuso il testo ufficiale che è stato inviato alla commissione europea. Si tratta dello stesso testo che è stato presentato al parlamento nell'ultima versione di cui abbiamo parlato in questo articolo. Tuttavia attualmente il documento non è ancora stato pubblicato sul sito della commissione, nonostante quest'ultima abbia annunciato di averlo ricevuto il 30 aprile scorso.

Foto credit: palazzo Chigi - Licenza

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.