Quali stereotipi minano ancora il diritto all’istruzione di bambine e ragazze #conibambini

Le donne restano sottorappresentate nelle facoltà scientifiche. Una tendenza che spesso può riflettere uno stereotipo di genere acquisito fin dall’infanzia, e che limita opportunità e possibilità successive.

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Uno dei temi più discussi sulla parità di genere nell’istruzione è che ancora poche ragazze rispetto ai coetanei intraprendono percorsi di studio scientifici.

Poche ragazze seguono percorsi scientifici, con effetti distorsivi su parità di genere e mercato del lavoro.

Nonostante la crescita degli ultimi anni, e nonostante le laureate siano oggi più dei laureati, restano ancora minoranza nelle cosiddette materie Stem (acronimo inglese di Science, technology, engineering and mathematics). Gli effetti di questa tendenza non sono affatto indifferenti in termini di parità di genere. Si tratta infatti delle discipline e dei percorsi professionali che nel mercato del lavoro attuale sono maggiormente richiesti ed offrono maggiore stabilità lavorativa e redditi medi più alti. Ed è probabile che sarà ancora di più così nei prossimi anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati AlmaLaurea
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Giugno 2020)

Questa tendenza, non solo italiana, appare particolarmente evidente in alcuni indirizzi, come l'informatica. In media, nei paesi Ocse il rapporto tra laureati maschi e femmine in queste materie è di 8 a 2. In Italia, come in Francia e in altri paesi Ue, la quota di laureate in queste discipline scende sotto il 15%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Novembre 2015)

È una tendenza che non va né sottavalutata, né ricondotta unicamente a una questione di preferenze individuali. Primo perché spesso, come vedremo, la radice può risiedere anche in stereotipi di genere ancora presenti. Secondo, perché inquadrare e intervenire sulle cause di queste disparità è necessario per ridurre i divari successivi, ad esempio nel mondo del lavoro.

Aspetti prioritari su cui intervenire per l'Italia, anche nello spirito degli obiettivi internazionali sul tema. Come l'Agenda 2030, il cui quinto focus è proprio la parità di genere, un obiettivo da raggiungere a partire dai primi anni di età, anche attraverso il ruolo della scuola.

(...) raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze

Il rischio degli stereotipi di genere nell'educazione

Quindi porre il tema è necessario per superare un divario educativo, sociale ed economico, collegato a una differenza di genere. Un divario che può essere anche frutto di condizionamenti sociali e familiari, spesso involontari ma purtroppo radicati.

 In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica.

Una conferma indiretta di questa tendenza è data dall'età di primo utilizzo del computer, che in tutti i paesi arriva solitamente prima per i bambini rispetto alle bambine. Un dato rilevato sugli adolescenti che sostengono le prove Ocse-Pisa, e che quindi ci fornisce uno sguardo retrospettivo sulla questione, ma che è comunque indicativo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Agosto 2015)

 

Tale tendenza trova conferme anche nei test Ocse Pisa più recenti (2018). In quasi tutti i paesi, le ragazze che hanno ottimi risultati in matematica e scienze tendono a nutrire minori aspettative su un futuro percorso nel settore. In media, nei paesi Ocse, solo il 14,5% delle ragazze top performers in matematica e scienze prevede che lavorerà come ingegnere o scienziata quando avrà 30 anni. 11,5 punti in meno dei maschi allo stesso livello di competenze.

In Italia e in altri paesi europei tale tendenza appare ancora più accentuata: quasi 14 punti percentuali di distanza. Solo il 12,5% delle studentesse italiane con ottimi risultati in matematica prevede un futuro lavorativo nelle discipline Stem.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Dicembre 2019)

Le conseguenze sugli apprendimenti

Le aspettative sociali, della famiglia e degli insegnanti possono avere un effetto demotivante anche in termini di apprendimenti nelle materie scientifiche. Lungo tutto il percorso di studi, bambine e ragazze ottengono risultati migliori e hanno una minore tendenza alle bocciature e agli abbandoni. Fanno eccezione, generalmente, proprio le rilevazioni nelle materie scientifiche.

Allo stesso tempo però, tra le ragazze che hanno fiducia nelle proprie capacità in queste materie, anche i divari negli apprendimenti in matematica e scienze vengono meno. Un ulteriore segnale dei possibili effetti giocati da aspettative e stereotipi di genere.

In gran parte dei Paesi e delle economie che partecipano all’indagine PISA, le ragazze ottengono risultati meno buoni rispetto ai ragazzi in matematica (...) . Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.

Questa tendenza in Italia appare più radicata che in altri paesi, e si riflette anche in un maggior divario maschi-femmine nei risultati nei test di matematica. Tra i paesi Ue, nell'ultima rilevazione Ocse-Pisa l'Italia è stata quella con il gap più ampio tra ragazzi e ragazze, in termini di apprendimenti in matematica.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Dicembre 2020)

Quest'ultimo grafico ci consente di sottolineare come tale tendenza non vada affatto data per scontata, o ridotta solamente a un tema di preferenze individuali. In altri paesi europei, sono le ragazze ad essere in vantaggio sulle competenze matematiche rispetto ai colleghi maschi, oppure non ci sono differenze di genere nei rendimenti.

I divari territoriali negli apprendimenti tra maschi e femmine

Come sempre, affrontare un tema come questo non può prescindere da un'analisi della situazione interna del paese, fortemente differenziata.

I divari di genere, infatti, si inseriscono nella questione più generale della spaccatura nord-sud in termini competenze, sia numeriche che alfabetiche. In linea con il dato medio nazionale, le studentesse di II superiore tendono a raggiungere livelli di apprendimento numerico più elevati nei capoluoghi del centro-nord.

In particolare, emergono per i risultati medi più elevati nella rilevazione Invalsi 2017 (elaborata attraverso le analisi statistiche sperimentali di Istat) diversi capoluoghi di triveneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Tra questi Trento (prima con 217,68 punti - media Italia 200), Treviso, Bergamo, Sondrio, Monza, Rimini e Bologna. Spiccano per un risultato superiore alla media anche 2 capoluoghi del sud: Campobasso (oltre 10 punti al di sopra della media nazionale totale) e Benevento (9 punti sopra la media).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi e Istat (statistiche sperimentali)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

 

 

Nonostante queste eccezioni, emerge come sulle competenze numeriche delle ragazze i capoluoghi del mezzogiorno restino maggiormente indietro. Una tendenza collegata con una spaccatura che sugli apprendimenti va anche oltre la questione di genere.

Per questa ragione, un altro punto di vista fondamentale è il confronto con i coetanei maschi. Per rilevarlo abbiamo preso in considerazione due parametri: il primo è se il risultato di ragazze e ragazzi sia sopra la media nazionale (punteggio: 200) oppure al di sotto. Una volta rilevato questo, è interessante distinguere tra comuni dove sulle competenze numeriche c'è un vantaggio femminile oppure maschile.

Circa un comune su 5, tra quelli considerati, vede il risultato medio delle studentesse superiore a quello degli studenti. In 20 casi (tutti capoluoghi del mezzogiorno) si tratta di un vantaggio realizzato con entrambi i generi al di sotto del dato medio nazionale. In 5 casi invece il vantaggio femminile si associa a un risultato sopra la media nazionale. Con valori molto superiori alla media a Cremona (210,99 il risultato medio delle ragazze a fronte di 205,95 dei ragazzi), Campobasso (210,83) e Benevento (208,92), e leggermente superiori a Terni (201,85) e Reggio Calabria (201,18).

Ogni capoluogo è stato classificato in base a due parametri.

Il primo è la differenza nel risultato nei test Invalsi (2017) tra maschi e femmine. Ciascun capoluogo è stata classificato in base a due categorie: vantaggio femmine (se il risultato delle ragazze è superiore rispetto a quello dei maschi); vantaggio maschi (viceversa).

Il secondo è la differenza nei risultati di maschi e femmine rispetto al dato medio nazionale. In questo caso sono 3 le possibilità: entrambi sopra la media; solo femmine sopra la media; solo maschi sopra la media.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi e Istat (statistiche sperimentali)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Quindi con poche eccezioni i dati locali sono purtroppo in linea con le rilevazioni internazionali, che come già osservato vedono il nostro paese ai vertici per gap di genere nelle competenze numeriche. Ma allo stesso tempo, segnalano un aspetto su cui è assolutamente prioritario intervenire. I risultati raggiunti da altri partner europei, e anche gli stessi divari interni al paese, mostrano che i margini di miglioramento sono davvero ampi. E devono essere accompagnati da un cambio di mentalità a livello culturale, per superare qualsiasi stereotipo di genere che limiti i diritti delle bambine e delle ragazze.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle competenze sono Invalsi e Istat (statistiche sperimentali).

Foto credit: StockSnap - Pixabay

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