La peer review della cooperazione italiana Cooperazione

Nel 2019 la cooperazione italiana è stata sottoposta a un processo di revisione da parte del comitato aiuto allo sviluppo dell’Ocse. Negli scorsi giorni sono stati presentati gli esiti di questo esame.

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L’Italia insieme ad altri 29 paesi è membro del comitato aiuto allo sviluppo (Dac) dell’Ocse. Per questo la politica italiana di cooperazione si inquadra in un contesto multilaterale caratterizzato da principi, linee guida, standard e obiettivi definiti collettivamente dai membri dell’organizzazione.

All’interno dell’Ocse opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “Dac” Vai a "Che cosa sono i paesi dac"

In questo contesto il settore della cooperazione di ciascun paese membro viene periodicamente sottoposto a una peer review (valutazione tra pari). Lo scorso 30 novembre sono stati finalmente presentati pubblicamente i risultati della peer review della cooperazione italiana conclusasi nel 2019.

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Che cos’è la peer review

Per verificare che i paesi membri procedano nella direzione degli obiettivi comuni, e valutare i progressi compiuti negli ultimi anni, ciascun paese membro viene periodicamente sottoposto a una peer review.

La valutazione viene effettuata da un gruppo di funzionari del Dac e di 2 paesi membri (per l’Italia, Spagna e Nuova Zelanda) che prima esaminano la relazione presentata dal paese membro valutato e poi si recano sul posto per intervistare funzionari, parlamentari e gli altri stakeholder rappresentanti della società civile, delle Ong, del mondo profit e delle amministrazioni locali. In questo modo vengono quindi raccolte diverse opinioni e punti di vista.

Inoltre la valutazione prevede una visita sul campo in un paese dove la cooperazione del paese esaminato è particolarmente significativa. Nel caso dell’Italia è stato indicato il Senegal.

Alla fine di questo processo viene quindi pubblicato un rapporto in cui viene analizzato se e in che misura il paese esaminato stia attuando le politiche Dac, se si sta attenendo ai principi e alle raccomandazioni dell’organizzazione, e quali sono stati i progressi compiuti sia a livello di funzionamento delle strutture di lavoro e di governance interna che nei paesi beneficiari delle politiche di cooperazione.

La valutazione della politica italiana di cooperazione

L’attenzione della peer review si è incentrata sulle politiche portate avanti nel quinquennio 2014-2019. L’Italia infatti si era sottoposta a questo processo di revisione l’ultima volta proprio nel 2014.

In quell’occasione erano state indicate all’Italia alcune raccomandazioni che oggi sono considerate parzialmente adottate per il 65% dei casi e pienamente adottate per il 15%.

80% delle raccomandazioni proposte dal dac nella peer review 2014 sono state parzialmente (65%) o totalmente (15%) adottate.

Tra gli aspetti positivi della cooperazione italiana viene messo in evidenza un approccio fortemente multilaterale. L’Italia infatti da sempre riserva una componente importante del proprio aiuto pubblico allo sviluppo alle organizzazioni internazionali.

I fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo si dividono in due grandi insiemi, che indicano in sostanza la via con cui dovrebbero arrivare ai paesi a cui sono destinati: l’aiuto bilaterale e quello multilaterale. Vai a "Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale"

Inoltre viene riconosciuta al nostro paese una capacità di leadership in campi come il patrimonio culturale e l’agricoltura ma anche una presenza importante in settori come la parità di genere e la disabilità.

Le raccomandazioni

Sono 11 le raccomandazioni finali presentate dal comitato Ocse Dac nella peer review 2019 della cooperazione italiana.

La prima riguarda l’implementazione del piano anticorruzione e un’adeguata formazione del personale dell’Agenzia Italiana per la cooperazione (Aics).

La seconda raccomandazione mette in evidenza la necessità di attuare i meccanismi per realizzare e monitorare la coerenza delle politiche di cooperazione, come previsto dalla legge 125/2014. Una carenza spesso sottolineata anche dal mondo delle Ong italiane.

Alcune raccomandazioni successive poi indicano come l’Italia debba concentrare i propri sforzi, sia per quanto riguarda le politiche adottate nei confronti dei paesi prioritari, ma anche rispetto ai propri punti di forza, in particolare aumentando i finanziamenti alla fitta rete di Ong e Osc, organizzazioni della società civile presenti nel nostro paese e attive in questo settore.

Un punto particolarmente critico riguarda la sesta raccomandazione sull’aumento dei fondi destinati alla cooperazione. Se fino al 2017 abbiamo assistito a una crescita dell’aiuto pubblico allo sviluppo, a partire dal 2018 questa tendenza si è invertita. L’Italia infatti si sta pericolosamente allontanando dall’obiettivo di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo (Aps/Rnl), così come è molto lontana dagli obiettivi indicati per i paesi a più basso tasso di sviluppo (Ldcs).

FONTE: Ocse - Ministero degli affari esteri e della cooperazione
(ultimo aggiornamento: venerdì 21 Agosto 2020)

Oltre ai fondi destinati alla cooperazione viene sottolineata inoltre la necessità accrescere il personale dedicato al settore sia presso il ministero degli esteri che presso l'Agenzia italiana della cooperazione allo sviluppo (Aics).

Infine, in più punti, si evidenzia come l'Italia necessiti di migliorare le sue capacità di programmazione. Raccomandazioni e linee guida infatti dovrebbero migliorare la coerenza dei programmi italiani e prevedere obiettivi precisi e monitoratili, collegati agli obiettivi di sviluppo dell'agenda 2030 delle Nazioni unite.

Leggi il documento di openpolis preparato per la

Rispetto a questo punto il documento triennale di programmazione 2019-2021, pubblicato con ampio ritardo nell'estate del 2020, ha in effetti compiuto alcuni progressi. In questo documento infatti le priorità della cooperazione italiana sono inquadrate nell'ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile e per ciascun obiettivo sono indicati specifici targhet che si riferiscono a particolari indicatori previsti dall'Ocse.

L'obiettivo è quello di destinare almeno il 75% dei fondi destinati al canale bilaterale allocabile della cooperazione a questi settori. Un obiettivo largo, a cui probabilmente sarebbe stato meglio affiancare anche obiettivi più mirati, ma che costituisce comunque un utile passo avanti.

La peer review e la società civile

Come abbiamo visto le Ong e le Osc italiane non sono state semplici spettatori, hanno invece partecipato attivamente al processo di peer review, sia presentando documenti che tramite incontri con gli osservatori Ocse Dac.

Le osservazioni finali di queste organizzazioni ricalcano in buona parte i temi emersi nella peer review sottolineando in particolare la mancata applicazione di due degli elementi più innovativi della riforma della cooperazione: l'Agenzia della cooperazione, per la sua cronica carenza di personale, e il mancato coinvolgimento di una molteplicità di attori, istituzionali e non, nella definizione delle politiche di cooperazione. A mancare infatti è stato il regolare ed efficace funzionamento degli organismi di governance (Consiglio nazionale della cooperazione, Comitato interministeriale per la cooperazione) previsti dalla legge stessa. Una struttura di consultazione, multi attore e multi livello, che era stata peraltro apprezzata e considerata innovativa dai valutatori del Dac.

Inoltre viene evidenziata l'incoerenza della politica migratoria italiana, con particolare riguardo al ruolo svolto dal ministero dell'interno. Un tema che sia le Ong che openpolis hanno sottolineato in più occasioni.

In conclusione le richieste si concentrano su un aumento del supporto alle Ong e alle Osc della cooperazione, una maggiore concentrazione delle risorse verso i paesi prioritari e soprattutto l'apertura da parte del ministero degli esteri e della cooperazione di un confronto pubblico sul tema dell'aiuto pubblico allo sviluppo e delle sue prospettive. Una discussione che deve coinvolgere i soggetti istituzionali, incluso il Dac e il parlamento italiano, ma anche i tanti attori della società civile.

 

Foto Credit: Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale

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