La carenza di biblioteche nelle province con più disagio economico #conibambini

Le biblioteche costituiscono un’opportunità educativa a cui bambini e ragazzi possono accedere a prescindere dalle condizioni socio economiche della propria famiglia. Un servizio che tuttavia risulta spesso carente, proprio nei territori più svantaggiati.

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La crisi finanziaria del 2008 ha causato l’aggravarsi delle condizioni socio economiche dei cittadini. In particolare delle famiglie con figli, che devono sostenere quotidianamente spese maggiori rispetto al resto della popolazione.

L’ultimo censimento del 2011 ha stimato che in Italia circa il 3% delle famiglie si trova in una situazione di potenziale disagio economico. Un fenomeno che si aggrava nei territori del sud, dove la percentuale di famiglie in disagio supera in molti casi la media nazionale.

Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

A quota 9,7%, Napoli è la provincia con la più alta percentuale di famiglie in potenziale disagio economico. Al secondo posto Caserta (7,6%), seguita da Palermo, Catania e Crotone a quota 7% circa. Da notare che nessuna provincia del mezzogiorno ha meno del 2% di famiglie in disagio.

Il disagio economico della famiglia può influenzare il percorso educativo dei minori.

Bambini e i ragazzi che provengono da famiglie economicamente svantaggiate rischiano di vedersi preclusi alcuni servizi educativi dentro e fuori la scuola. Dagli asili nido alla mensa scolastica, dallo scuolabus alla pratica di uno sport o la visita di un museo. Opportunità che agevolano e migliorano il percorso educativo, ma che spesso hanno un costo che le rende inaccessibili.

Il ruolo delle biblioteche nei contesti di disagio economico

Le biblioteche sono un presidio culturale che offre un servizio gratuito e accessibile a tutti, un'opportunità educativa fondamentale per i minori. Non solo per la possibilità di prendere in prestito dei libri, ma anche perché la biblioteca rappresenta un luogo di incontro. Uno spazio tranquillo dove studiare o dove partecipare ad attività ricreative come laboratori, letture collettive e incontri, che molte strutture di questo tipo offrono alla comunità.

Le biblioteche sono di importanza cruciale nei territori svantaggiati.

Tutto ciò rappresenta delle occasioni formative e di socialità, a cui bambini e ragazzi possono accedere a prescindere dal proprio contesto di origine e dalle proprie possibilità economiche. Per questi motivi la presenza di biblioteche è fondamentale nei territori in cui vivono più famiglie e minori in condizioni di disagio economico.

Facendo riferimento a quanto abbiamo visto in precedenza nella mappa, abbiamo isolato le prime 15 province italiane per tasso di famiglie in disagio e abbiamo verificato la presenza di biblioteche in questi territori. In mancanza di altri indicatori, per verificare la diffusione di queste strutture rispetto alla popolazione minorile, abbiamo confrontato il numero di biblioteche con il totale della popolazione compresa tra i 6 e i 17 anni di età.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Con 3,6 biblioteche ogni 1.000 minori, Cosenza è l'unica tra le province considerate a superare la media nazionale (2,6). Seguono Palermo e Salerno, rispettivamente a quota 2,4 e 2,2 strutture per 1.000 residenti tra 6-17 anni. Chiudono invece la classifica Caltanissetta (1,3), Caserta (1,2) e all'ultimo posto Barletta-Andria-Trani, con meno di una biblioteca ogni 1.000 minori (0,7).

Come varia la presenza di biblioteche all'interno delle province svantaggiate

Le province non sono territori omogenei al loro interno e questo vale anche per i servizi, più diffusi in alcune aree rispetto ad altre.

I comuni polo sono baricentrici nella provincia in termini di servizi come scuole, ospedali e stazioni ferroviarie. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Per capire quindi la disponibilità di biblioteche sul territorio, è necessario approfondire il livello di analisi. Considerando complessivamente le 15 province con più famiglie in disagio individuate in precedenza, abbiamo visto come si distribuisce il servizio tra i comuni più centrali e le aree interne.

FONTE: Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Indipendentemente dall'area considerata, i comuni delle province con più famiglie in disagio hanno meno biblioteche rispetto alla media nazionale. Inoltre, sia i dati complessivi sull'Italia, sia i dati sulle province in disagio indicano una maggiore presenza di biblioteche per minore nei comuni periferici e ultraperiferici. Ciò è in parte dovuto alla quota più bassa di bambini e ragazzi che vivono in questi territori e che quindi fa risultare più alto il numero di strutture per residente 6-17.

La mancanza di parametri diversi da quello quantitativo limita l'analisi del servizio biblioteche.

È la conseguenza di non poter misurare il servizio in base ad altri parametri oltre a quello quantitativo, come le dimensioni della struttura o l'organizzazione di corsi e attività. Nei dati che abbiamo a disposizione, una biblioteca molto grande in una città con tanti abitanti conta come una piccola struttura in un comune poco popoloso. Tuttavia è ragionevole aspettarsi che la prima sia frequentata da un maggior numero di minori, e offra più servizi.

La disponibilità di biblioteche per i minori nelle province di Caserta e Palermo

Per avere un quadro completo sulla presenza di biblioteche a livello locale, abbiamo considerato la diffusione del servizio comune per comune, nelle province di Caserta e Palermo. Territori che, come abbiamo visto in precedenza, sono tra i più colpiti da disagio economico e presentano due situazioni molto diverse riguardo il servizio biblioteche. La provincia di Palermo ha infatti un'offerta (2,4 strutture per minore) pari al doppio di quella di Caserta (1,2).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Tra i territori con più residenti tra 6 e 17 anni, il comune di Caserta è al primo posto per numero di biblioteche per minore, superando di 2,6 punti la media provinciale (1,2). In linea o al di sopra di questa soglia anche Aversa (1,2) e Santa Maria Capua Vetere (1,8). I comuni di Marcianise e Maddaloni hanno invece meno di una biblioteca ogni 1.000 minori, rispettivamente 0,9 e 0,7.

Più della metà dei comuni in provincia di Caserta non hanno biblioteche.

Come abbiamo visto in precedenza, anche nella provincia di Caserta le quote maggiori si registrano in territori con pochi residenti tra i 6-17 anni. Qui il numero di biblioteche per minore risulta elevato. Si tratta ad esempio di Ruviano, al primo posto in provincia con 16,7 biblioteche per 1.000 minori, seguito da Roccaromana (11,8) e Fontegreca (11,4).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

A quota 3,3, il comune di Palermo supera di circa 1 punto percentuale la media provinciale di biblioteche per minore (2,4). È l'unico al di sopra di questa soglia tra i comuni con più residenti 6-17.  Comuni di cintura come Bagheria, Carini e Monreale dove vivono oltre 5.000 bambini e ragazzi hanno meno di una biblioteca ogni 1.000 minori. Al contrario, comuni periferici e poco popolosi registrano i livelli maggiori. Tra questi Sclafani Bagni (27,8), Gratteri (12) e Mezzojuso (9,4).

23% dei comuni della città metropolitana di Palermo hanno 0 biblioteche.

Da questa analisi la città metropolitana di Palermo sembra avere una maggiore disponibilità di biblioteche per i minori sul territorio. Tuttavia, come abbiamo visto in precedenza, considerare solo la dimensione quantitativa è limitante. Innanzitutto è importante sottolineare che Palermo è la provincia del capoluogo di regione. Un aspetto che sicuramente conferisce al territorio una maggiore centralità a livello culturale e di servizi rispetto ad altre province, come quella di Caserta.

Non tutte le biblioteche sono accessibili ai minori.

Un altro aspetto da considerare riguarda le diverse tipologie di biblioteche. Nelle analisi precedenti abbiamo tenuto conto del numero complessivo di strutture sul territorio in rapporto ai residenti tra 6 e 17 anni di età. Tuttavia, le biblioteche che sono potenzialmente accessibili ai minori al di fuori della scuola sono quelle pubbliche e quelle classificate come "importanti non specializzate". Strutture che non sono per specialisti e quindi al di fuori di università e enti privati.

I dati mostrano la quota di biblioteche pubbliche e non specializzate sul totale delle strutture del territorio. In “altre” sono comprese, oltre alle biblioteche scolastiche, quelle specializzate, delle università o di altri enti, strutture alle quali i bambini difficilmente accedono.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Delle 371 biblioteche nel territorio della provincia di Palermo, 104 sono pubbliche o importanti non specializzate. Una quota del 28%, inferiore alla media italiana (41%) e al dato sulla provincia di Caserta. Qui le biblioteche a cui i minori possono accedere al di fuori della scuola sono 66 su 143 (46%).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sono l'anagrafe delle biblioteche (Iccu-Aib) e il censimento sui musei e gli istituti similari effettuato da Istat.

 

Foto credit: Unsplash Noémi Macavei-Katócz - Licenza

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