Il governo Draghi e le difficoltà del Movimento 5 stelle Governo e parlamento

Il Movimento 5 stelle è ancora la forza politica più pesante del parlamento nonostante i molti abbandoni delle ultime settimane. Eppure non riesce a far valere questa posizione all’interno del governo. Ciò anche a causa della diatriba con l’associazione Rousseau.

|

Con l’arrivo di Mario Draghi a palazzo Chigi gli assetti politici all’interno del parlamento si sono radicalmente modificati. Se il precedente esecutivo guidato da Giuseppe Conte infatti poteva contare su una maggioranza dai numeri molto stretti, in particolare al senato, con il nuovo governo si è formata una grande coalizione che può essere definita di “unità nazionale”.

Un governo di unità nazionale è un esecutivo che si regge sul sostegno della totalità (o quasi) delle forze presenti in parlamento. Generalmente nasce in situazioni di grave emergenza che fanno ritenere necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche. Vai a "Che cos’è un governo di unità nazionale"

Di questa nuova grande coalizione fa parte anche il Movimento 5 stelle, unica forza politica ad essere stata sempre al governo nel corso della XVIII legislatura. Tra i motivi che hanno portato alla scelta di far parte della nuova maggioranza c’era probabilmente anche la convinzione di poter sfruttare il proprio peso politico per indirizzare l’azione di Draghi. I pentastellati, ad esempio, avevano posto la creazione del ministero della transizione ecologica come condizione per il loro appoggio al nuovo governo.

Mi aspettavo il banchiere di dio invece mi sono trovato davanti un grillino

Tra i motivi poi che hanno portato alla scelta di restare nella maggioranza c’era poi la volontà di poter far sentire la propria voce nella redazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il documento inviato alla commissione europea in cui sono contenuti i progetti relativi agli interventi che saranno realizzati con i fondi di Next generation Eu.

L’ingresso nel governo Draghi ha generato una spaccatura nel M5s.

L’ingresso nella nuova maggioranza ha però creato una spaccatura all’interno del movimento. Molti parlamentari infatti (oltre ad Alessandro Di Battista) hanno deciso di lasciare i gruppi pentastellati oppure sono stati espulsi proprio perché contrari al nuovo esecutivo.

A ciò si deve aggiungere la delicata fase di transizione che sta attraversando il movimento. Il contenzioso ancora aperto con l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio infatti impedisce al leader in pectore Giuseppe Conte di prenderne ufficialmente la guida.

Il peso del Movimento 5 stelle nella nuova maggioranza

Nel caso del M5s la decisione se aderire o meno alla nuova maggioranza è stata sottoposta al voto degli iscritti tramite la piattaforma Rousseau. A seguito dell’esito positivo della consultazione, l’attuale reggente Vito Crimi ha affermato che tra i motivi che hanno portato all’ingresso nel governo Draghi c’era anche la volontà di “difendere le tante cose buone fatte fino ad oggi”.

Ma qual è il reale peso del movimento all’interno della nuova maggioranza? Per cercare di capirlo, un primo aspetto che possiamo analizzare è il peso dei gruppi pentastellati in parlamento. Complessivamente gli esponenti del M5s sono 162 alla camera e 75 al senato. Il movimento rappresenta quindi da solo circa un quarto del parlamento. Seguono la Lega (20,6%), Forza Italia (14,8%) e il Partito democratico (13,8%).

Il grafico mostra il diverso peso dei partiti in base alla consistenza dei gruppi parlamentari di camera e senato. Il gruppo di Leu è presente in forma autonoma solo alla camera così come Per le autonomie è presente solo al senato.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 27 Maggio 2021)

Un secondo elemento che possiamo valutare è il numero di esponenti 5s nella squadra di governo. Sotto questo aspetto emerge come Draghi abbia cercato di rispecchiare il peso dei diversi partiti. Con 15 membri nell’esecutivo tra ministri, vice ministri e sottosegretari infatti il M5s è la componente politica più rappresentata. I pentastellati rispetto agli altri partiti possono vantare infatti il maggior numero di ministri (4), di sottosegretari (9) ed anche di vice ministri (2).

FONTE: Elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 27 Maggio 2021)

Tra i ministeri più rilevanti affidati alla guida di un membro dei 5 stelle possiamo citare quello per gli affari esteri dove è stato confermato Luigi Di Maio. E quello per le politiche agricole assegnato a Stefano Patuanelli.

Gli incarichi di governo degli esponenti del M5s

EsponenteIncarico
Federico D'IncàMinistro per i rapporti con il parlamento
Fabiana DadoneMinistra per le politiche giovanili
Luigi Di MaioMinistro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale
Stefano PatuanelliMinistro per le politiche agricole, alimentari e forestali
Laura CastelliVice ministra per l'economia e le finanze
Alessandra ToddeVice ministra per lo sviluppo economico
Dalila NesciSottosegretaria per il sud e la coesione territoriale
Manlio Di StefanoSottosegretario per gli affari esteri e la cooperazione internazionale
Carlo SibiliaSottosegretario per l'interno
Anna MacinaSottosegretaria per la giustizia
Ilaria FontanaSottosegretaria per la transizione ecologica
Gian Carlo CancelleriSottosegretario per le infrastrutture e la mobilità sostenibili
Rossella AccotoSottosegretaria per il lavoro e le politiche sociali
Barbara FloridiaSottosegretaria per l'istruzione
Pierpaolo SileriSottosegretario per la salute

C’è da dire però che per quanto il Movimento 5 stelle sia la forza politica maggiormente rappresentata nel governo molti dei ministeri più strategici sono stati affidati a ministri tecnici.

Il M5s è la forza politica più rappresentata nel governo ma è difficile valutare il suo reale impatto politico sulle scelte fatte.

Tra questi anche alcuni dicasteri vicini alle sensibilità del movimento, come il neonato ministero della transizione ecologica, affidato a Roberto Congolani. Il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, assegnato a Enrico Giovannini. E quello della giustizia, assegnato a Marta Cartabia. In ognuno di questi ministeri tuttavia il M5s è riuscito a “piazzare” un sottosegretario. Si tratta rispettivamente di Ilaria Fontana, Gian Carlo Cancelleri e Anna Macina.

Il Movimento 5 stelle è dunque la forza politica che - in termini numerici - è maggiormente rappresentata sia in parlamento che nella compagine governativa. Tuttavia la sua capacità di incidere in questo momento appare più limitata rispetto all'azione di altri partiti come Lega e Partito democratico. Ciò può in parte essere attribuito alla difficile transizione che il movimento sta attraversando.

Una transizione difficile

Com’è noto da diverse settimane è stata annunciata la discesa in campo di Giuseppe Conte come guida di un movimento da rifondare. Tuttavia tale incarico non è ancora stato assegnato formalmente. Ciò perché lo scorso gennaio l’assemblea degli iscritti aveva approvato una modifica dello statuto che prevedeva la creazione di un organo collegiale di 5 membri per la guida del movimento.

La leadership di Conte, fortemente voluta dal garante Beppe Grillo, richiederebbe quindi un’ulteriore modifica dello statuto ed un nuovo voto degli iscritti. Attualmente quindi l’ex presidente del consiglio non ha titoli per parlare a nome del M5s.

Giuseppe Conte non può parlare ufficialmente a nome del Movimento 5 stelle.

In questo contesto però si inserisce lo scontro con l’associazione Rousseau guidata da Davide Casaleggio. Tale associazione è la proprietaria della piattaforma che il movimento, da statuto, è tenuto ad utilizzare come strumento di democrazia diretta ogni qualvolta sia richiesta una votazione degli iscritti. Casaleggio sostiene che i parlamentari pentastellati debbano all’associazione Rousseau oltre 450mila euro. Si è così aperto un contenzioso che ha portato infine all'annuncio della separazione tra le due associazioni.

€ 450.000 i mancati rimborsi che Rousseau chiede ai parlamentari M5s.

Il problema principale di questa situazione è che l’elenco degli iscritti al M5s attualmente è in possesso dell’associazione Rousseau che si rifiuta di consegnarli. Secondo Rousseau infatti il mandato di Vito Crimi come reggente è scaduto e non può quindi essere considerato come rappresentante legale del movimento. Casaleggio quindi, anche per motivi legati alla privacy, ritiene di non poter consegnare l'elenco a Crimi. Tantomeno a un non iscritto al movimento, come risulta attualmente Giuseppe Conte.

Il contenzioso con l'associazione Rousseau tiene il M5s in un limbo.

Dovrebbe essere quindi istituito il nuovo organismo collegiale composto da 5 membri. Una posizione che è stata confermata anche dalla corte d’appello di Cagliari. Non avendo a disposizione l'elenco degli iscritti, il M5s quindi non può modificare il proprio statuto ed eleggere Conte come proprio leader se non versando i soldi richiesti dall’associazione Rousseau. Una situazione complessa che ancora non accenna a sbloccarsi.

L'evoluzione dei gruppi in parlamento

Nonostante le difficoltà che abbiamo appena visto, il Movimento 5 stelle rimane la prima forza all’interno del parlamento. E ciò nonostante i pentastellati siano stati nel corso della legislatura la vittima principale del fenomeno dei cambi di gruppo.

Dal marzo 2018 ad oggi infatti il M5s, tra abbandoni volontari ed espulsioni, ha perso complessivamente 93 membri. Le altre forze che hanno subito in maniera significativa questo fenomeno (anche se in misura molto minore rispetto ai 5s) sono stati Partito democratico e Forza Italia che hanno perso rispettivamente 31 e 26 parlamentari.

I gruppi di Italia viva e Coraggio Italia si sono costituiti a legislatura iniziata: è quindi fisiologico un saldo positivo nel numero dei parlamentari “acquisiti”. Il gruppo di Liberi e uguali è presente solo alla camera mentre al senato i suoi membri fanno parte del misto. Nel grafico non campare il gruppo Per le autonomie (presente solo a palazzo Madama), che ha un saldo 0 di senatori.

FONTE: dati ed elaborazioni openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 4 Giugno 2021)

La spaccatura più profonda è certamente legata alla nascita del governo Draghi, con molti esponenti 5s che si sono rifiutati di appoggiare la nuova maggioranza. Sono stati infatti ben 46 i deputati e i senatori persi dal movimento a seguito della scelta di sostenere il nuovo esecutivo.

La mappa mostra il gruppo di partenza e quello di nuova destinazione di ogni parlamentare sia della camera che del senato. Non sono considerati eventuali passaggi intermedi in altri gruppi. Non sono qui considerati i cambi di componente interni al gruppo misto.
La mappa mostra i cambi di gruppo che sono stati già ufficializzati e riconosciuti dall’ufficio di presidenza di ciascuna camera.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 27 Maggio 2021)

Alcuni, come Giorgio Trizzino e Francesco Mollame, hanno lasciato il movimento con motivazioni politiche non strettamente collegate con la nascita del nuovo governo. Altri invece hanno motivato il loro addio proprio con la contrarietà alla formazione di una nuova maggioranza che vedeva al proprio interno anche Forza Italia che su un tema dirimente come quello della giustizia ha posizioni molto distanti. Tra questi possiamo citare Rachele Silvestri ed Emanuele Dessì.

La caduta del governo Conte II è stato un evento traumatico per il M5s.

 

Ma la componente più significativa è certamente quella degli espulsi - 39 in tutto - per il loro voto contrario alla fiducia o per la mancata partecipazione ritenuta ingiustificata. Tra questi figurano anche parlamentari di rilievo come Nicola Morra (presidente della commissione antimafia) e Barbara Lezzi (ministra nel governo gialloverde).

Questa dinamica però ha caratterizzato i 5s fin dall’inizio della legislatura. Già nel 2018 infatti il movimento perse 4 membri. Tra questi, i senatori Saverio De Bonis e Gregorio De Falco espulsi per non aver appoggiato il cosiddetto decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini.

93 membri persi dal M5s dall’inizio della legislatura.

La diaspora dei pentastellati è poi proseguita nel 2019, con diversi parlamentari che decisero di abbandonare dopo la formazione della maggioranza giallorossa. Tra questi Stefano Lucidi, Ugo Grassi e Francesco Urraro (poi passati alla Lega) e Davide Galantino (approdato in Fdi).

Gli abbandoni sono poi proseguiti anche nel 2020, nonostante l’arrivo della pandemia. Durante lo scorso anno infatti sono stati 30 i parlamentari 5s ad aver cambiato casacca. Tra questi possiamo citare Gianluigi Paragone, Raffaele Trano e Alessandra Riccardi.

Tra i motivi degli abbandoni al M5s non solo scelte politiche ma anche il problema delle mancate restituzioni.

Da ricordare anche la questione delle mancate restituzioni da parte dei parlamentari. Come noto infatti, gli eletti con il Movimento 5 stelle sono tenuti a restituire parte dei propri compensi. Tali risorse confluiscono poi in un fondo volto a finanziare attività scelte di volta in volta dagli iscritti al movimento.

Molti parlamentari però non hanno rispettato l’impegno e per questo motivo sono stati espulsi o hanno comunque lasciato il gruppo prima del provvedimento. Tra questi possiamo citare Mario Michele Giarrusso e Alfonso Ciampolillo.

Il nuovo governo e le difficoltà del movimento

La decisione del Movimento 5 stelle di sostenere il governo Draghi può avere due motivazioni principali: da un lato cercare di indirizzare l’azione dell’esecutivo su temi di proprio interesse, dall’altro cementare l’alleanza con Pd e Leu. Tuttavia, almeno per quanto riguarda il primo obiettivo, il movimento appare in grande difficoltà.

La situazione di stallo che abbiamo visto infatti indebolisce non poco la posizione del M5s che, senza una vera e propria guida, fa sempre più fatica a far sentire la propria voce all’interno dell’esecutivo.

Il M5s non può rinunciare ad alcune battaglie di bandiera come ambiente e giustizia.

Nelle scorse settimane ad esempio sono emerse divergenze significative con alcuni ministri “tecnici” del governo. Non è piaciuta la riforma della giustizia presentata da Marta Cartabia, con i pentastellati contrari al superamento dell’impianto normativo disegnato dall’ex ministro Alfonso Bonafede, specie in tema di prescrizione. Così come non sono state apprezzate alcune recenti dichiarazioni del ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani che ha esternato la propria posizione favorevole a proposito di inceneritori ed energia nucleare.

Una posizione molto difficile quindi, tanto che alcuni esponenti del movimento si sono chiesti se non fosse il caso di uscire dalla maggioranza. In questo modo però verrebbe messo in crisi l’asse creatosi con Pd e Leu.

Si chiedono cosa ci restano a fare, i grillini, [nella maggioranza] che non toccano palla e devono affannarsi per difendere almeno qualche bandiera, a partire dalla riforma della prescrizione. Certo, i 5 stelle sono inconsistenti anche e forse innanzitutto per colpe proprie.

Il paradosso di una situazione così difficile è che da quando è stato annunciato Conte come possibile nuovo leader il M5s ha ripreso a salire nei sondaggi, invertendo una tendenza negativa che proseguiva dal settembre 2020.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Dipartimento per l'informazione e l'editoria
(ultimo aggiornamento: mercoledì 27 Gennaio 2021)

Nonostante quindi il consenso del M5s sia diminuito rispetto alle elezioni politiche del 2018, parliamo comunque di una delle prime quattro forze politiche del paese. Una forza che però sta attraversando una profonda crisi di politica, specie rispetto all'attività del governo. Tale situazione potrebbe risolversi intraprendendo un percorso verso una linea politica chiara, ma che deve fare i conti con una ricostruzione lunga e piena di ostacoli.

Foto credit: Facebook Giuseppe Conte - Licenza

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.