I precedenti incarichi dei sottosegretari del governo Draghi Mappe del potere

In attesa dell’attribuzione delle deleghe, è già possibile fare delle analisi sui sottosegretari del nuovo governo. La maggior parte è espressione dei partiti ma quasi la metà è alla prima esperienza in un esecutivo.

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Con il giuramento dei sottosegretari avvenuto ieri, la squadra del governo guidato da Mario Draghi può definirsi completata. In attesa dell’attribuzione delle deleghe è dunque già possibile fare delle analisi sulla composizione del nuovo esecutivo.

Un primo dato che emerge osservando la composizione del cosiddetto “sottogoverno” è che quasi la metà dei sottosegretari è alla prima esperienza di governo. Un elemento quindi che differenzia questa compagine da quella dei ministri, dove gli “esordienti” rappresentavano una minoranza.

I sottosegretari coadiuvano i ministri nell’esercizio delle loro funzioni. In un momento successivo alla nomina vengono attribuite loro delle deleghe specifiche. Fino a un massimo di 10 sottosegretari possono diventare viceministri. Vai a "Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato"

Un altro elemento che differenzia i membri del consiglio dei ministri dai sottosegretari è che mentre nel primo caso troviamo una componente importante rappresentata da tecnici, nel secondo gli incarichi sono stati assegnati quasi del tutto ad esponenti politici. Peraltro 3 sottosegretari su 4 sono anche membri del parlamento. Un elemento che, come abbiamo già raccontato, comporta alcune criticità.

Conferme e ritorni

Come abbiamo detto la squadra dei sottosegretari del governo Draghi è composta da molti esordienti. Altrettanti però sono i membri dell’esecutivo che hanno già avuto in precedenza almeno un altro incarico in un precedente governo. Dei 40 sottosegretari nominati infatti 19 avevano già ricoperto un incarico nei precedenti governi della XVIII legislatura.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Febbraio 2021)

Molti di essi hanno mantenuto l’incarico che già ricoprivano durante il governo Conte II. Tra questi, possiamo citare Laura Castelli (economia), Manlio Di Stefano (esteri), Carlo Sibilia (interno), Vincenzo Amendola (affari europei, anche se nel governo Conte II era ministro senza portafoglio) e Pierpaolo Sileri (salute, ma non più viceministro).

19 sottosegretari hanno ricoperto un incarico in almeno uno dei due governi Conte.

Altri invece sono ritornati ad occupare posizioni di governo dopo l'esperienza nell'esecutivo gialloverde di inizio legislatura. Tra questi possiamo citare tre esponenti della Lega: Lucia Borgonzoni (che riprende il proprio incarico di sottosegretario alla cultura), Nicola Molteni (che torna agli interni) e Gian Marco Centinaio (che torna all’agricoltura anche se da sottosegretario e non più da ministro).

Tra i sottosegretari, tre esponenti del M5s hanno fatto parte di tutti i governi della XVIII legislatura.

Da notare inoltre che 3 sottosegretari hanno ricoperto incarichi in tutti gli esecutivi della XVIII legislatura. Si tratta di Laura Castelli, Carlo Sibilia e Manlio Di Stefano. Tutti appartenenti al Movimento 5 stelle, unica forza politica ad essere sempre stata in maggioranza. Peraltro tutti e 3 hanno sempre mantenuto lo stesso incarico.

Non si tratta però degli esponenti più longevi da questo punto di vista. Tra i più "esperti" infatti troviamo 4 sottosegretari che avevano già avuto altre 3 esperienze di governo oltre quella attuale. Si tratta di Vincenzo Amendola (Pd), Maria Cecilia Guerra (Leu), Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto (Iv).

Il grafico rappresenta il numero complessivo degli incarichi di governo svolti dai sottosegretari dell’attuale esecutivo. Nel grafico non compaio i due “tecnici” Gabrielli e Garofoli.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Febbraio 2021)

In base a questi dati possiamo osservare che, così come già visto per i ministri, i precedenti esecutivi della legislatura hanno una cospicua rappresentanza anche nell'attuale governo. Sono 13 infatti i sottosegretari che hanno fatto parte anche del governo Conte II, mentre 9 coloro che avevano partecipato al Conte I. Inoltre, 4 membri dell'attuale esecutivo avevano fatto parte anche dei governi Renzi e Gentiloni della passata legislatura.

Il grafico mostra come i governi precedenti siano rappresentati all’interno dell’esecutivo Draghi. Alcuni membri sono conteggiati più volte in base al numero di nomine ricevute (ad esempio, Teresa Bellanova ha fatto parte di 3 governi). Non sono conteggiate le nomine non riguardanti incarichi di governo.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Gli esordienti

Come abbiamo già raccontato, tutti i membri del nuovo consiglio dei ministri - salvo due eccezioni - avevano già ricoperto in passato incarichi di nomina politica. La situazione varia se invece ci soffermiamo sui sottosegretari. Infatti dei 40 membri del sottogoverno sono ben 19 quelli alla prima esperienza all’interno di un esecutivo.

19 su 40 sottosegretari alla prima esperienza di governo.

Ciò però non vuol dire che essi non abbiano già avuto rapporti con la politica. Quasi tutti infatti sono anche parlamentari e molti di essi hanno avuto più di una legislatura alle spalle. L'esponente più rappresentativo da questo punto di vista è certamente Bruno Tabacci.

L’attuale sottosegretario per il coordinamento della politica economica infatti, pur non avendo mai fatto parte di un esecutivo può vantare una lunga carriera politica. È stato infatti deputato in 6 legislature, compresa quella attuale. Da notare inoltre che Tabacci ha ricoperto il ruolo di assessore comunale al bilancio di Milano nella giunta guidata da Giuliano Pisapia (2011 - 2016).

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Febbraio 2021)

Tra gli esordienti, solo 2 non sono parlamentari dell’attuale legislatura: il sottosegretario all’economia Alessandra Sartore che lascia l’incarico di assessore regionale del Lazio con delega al bilancio. E il sottosegretario alla salute Andrea Costa. Considerato vicino a Noi con l’Italia, prima di entrare nel governo era consigliere comunale a La Spezia e prima ancora consigliere regionale della Liguria tra il 2015 e il 2020.

I sottosegretari esterni al parlamento

Abbiamo detto di Costa e Sartore, ma quanti sono i sottosegretari scelti al di fuori del parlamento? Complessivamente parliamo di 10 membri dell’esecutivo. In questa categoria rientrano anche gli unici due sottosegretari che possono essere classificati come “tecnici”: Franco Gabrielli e Roberto Garofoli.

25% sottosegretari non appartenenti al parlamento.

Gabrielli in particolare (nominato sottosegretario per la sicurezza della repubblica), è un volto molto noto che è stato spesso a contatto con la politica. Tra i suoi incarichi più rilevanti infatti possiamo ricordare la nomina a capo della protezione civile avvenuta durante il governo Berlusconi IV e poi confermata dal governo Monti. Lo stesso incarico gli è stato poi riassegnato durante il governo Renzi. Sempre durante il governo Renzi è stato poi nominato capo della polizia dall’allora ministro dell’interno Domenico Minniti, incarico che gli è stato poi confermato anche da Matteo Salvini e Luciana Lamorgese.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Febbraio 2021)

Anche l’altro sottosegretario “tecnico” Roberto Garofoli non è nuovo ad incarichi nell'ambito del governo. L’attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri è stato infatti capo di gabinetto del ministro Giovanni Tria durante il governo Conte I.

Tra i sottosegretari “esterni” al parlamento molti hanno avuto uno stretto rapporto con la politica in passato.

Da notare infine che tra i sottosegretari nominati all’esterno del parlamento ci sono altre figure di spicco. Tra questi, possiamo citare il segretario di Più Europa Benedetto Della Vedova che torna a ricoprire l’incarico di sottosegretario agli affari esteri, dopo averlo già svolto nei governi Renzi e Gentiloni.

Tra i non parlamentari inoltre ci sono poi due esponenti di spicco del Partito democratico: Marina Sereni e il già citato Vincenzo Amendola. Entrambi confermati dall’esperienza del governo Conte II. La prima ha mantenuto il proprio incarico come viceministro agli affari esteri mentre il secondo ha visto confermato il proprio ruolo di responsabile agli affari europei, anche se durante il governo Conte gli era stato affidato l’incarico di ministro senza portafoglio. Amendola inoltre era stato sottosegretario agli esteri anche nei governi Renzi e Gentiloni.

Foto Credit: palazzo Chigi - Licenza

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