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In Puglia, in base ai dati del censimento permanente recentemente rilasciati da Istat, vivono oltre 600mila minori. In una fase così profondamente segnata dall’emergenza Covid, chi oggi ha meno di 18 anni attraversa le fasi cruciali dello sviluppo in un momento di particolare difficoltà.

La pandemia si è inserita in un contesto sociale che già vedeva bambini e ragazzi come la fascia d’età più soggetta alla povertà assoluta, da almeno un decennio. Ed ha quindi acuito le disuguaglianze che preesistevano all’emergenza. Si pensi alla condizione delle famiglie, su cui incide la crisi economica, o alle possibilità di accesso alle opportunità educative e sociali, fortemente limitate dal rischio contagio.

629.459 residenti con meno di 18 anni in Puglia nel 2020.

Ma l’impatto sociale ed educativo della pandemia varia molto anche in funzione del territorio. La crisi in questo senso, oltreché uno spartiacque, si configura come un vero e proprio acceleratore di processi già in corso. I territori più strutturati, con una forte presenza di presidi educativi e reti comunitarie, hanno a disposizione gli strumenti per contenere gli effetti dell’emergenza in corso.

Il report completo in pdf

Su diversi indicatori della condizione educativa, la Puglia si colloca sopra la media del mezzogiorno e al di sotto della media nazionale.

Dal punto di vista dei fondamentali educativi, la Puglia – pur distinguendosi positivamente su diversi aspetti dalle altre maggiori regioni del mezzogiorno – mostrava già prima dell’emergenza Covid numerose criticità.

Ciò appare piuttosto evidente se si isolano alcuni dei principali indicatori utilizzati per monitorare la condizione educativa dei più giovani. In termini di offerta di asili nido e servizi prima infanzia, ad esempio, sono 18,9 i posti ogni 100 bambini con meno di 3 anni. Un dato sicuramente migliore rispetto alle altre maggiori regioni dell’Italia meridionale (Campania, Calabria e Sicilia si attestano tra il 10 e il 12%). Ma, seppur in avvicinamento, ancora distante dalla media nazionale (26,9%) e lontano dalla soglia europea dei 33 posti ogni 100 minori.

Rispetto all’abbandono scolastico, a fronte di un obiettivo europeo di ridurre al di sotto del 10% la quota di ragazze e ragazzi che lasciano la scuola prima del diploma, la Puglia si attestava al 17,9% prima dell’emergenza, nel 2019. Un dato molto al di sopra della media nazionale di quell’anno (13,5%) e inferiore in Italia solo a Sicilia e Calabria.

7,9 i punti percentuali che prima dell’emergenza Covid mancavano alla Puglia per raggiungere la soglia europea sull’abbandono scolastico.

Tale dato si riferisce all’abbandono esplicito, ovvero i giovani che lasciano i percorsi di istruzione e formazione prima del tempo. Ma deve essere letto con altri indicatori di abbandono scolastico implicito. Parliamo degli studenti che – pur completando il percorso di studi – non ci arrivano con competenze adeguate. Spesso trascinandosi lacune fin dal primo ciclo di istruzione.

In questo senso la Puglia presentava, prima della crisi, il 18,9% di alunni in difficoltà alla fine della terza media. Si tratta di ragazze e ragazzi che terminano l’ultimo anno prima delle scuole superiori con livelli di competenza inadeguati in italiano, matematica e inglese. Un dato certamente molto inferiore rispetto alle altre maggiori regioni meridionali (Calabria 29,6%, Sicilia 27,9%, Campania 25%) ma più elevato rispetto alla media nazionale (14,4%).

29,7% giovani neet in Puglia nel 2019.

Dati che poi si riflettono anche sulla quota di giovani che non studiano e non hanno lavoro, i cosiddetti neet. Quasi il 30% dei giovani pugliesi tra 15 e 29 anni si trova in questa condizione nel 2019. Una percentuale inferiore rispetto alla media del mezzogiorno (33%) e a quelle di Sicilia (38%), Calabria (35,1%) e Campania (34,3%). Ma molto più alta di una media nazionale (22,2%) che pure vede l’Italia ai vertici in Ue per incidenza di giovani neet.

In un quadro già complesso, l’emergenza Covid ha posto nuove sfide.

Per queste ragioni, Italia e Puglia già prima della pandemia si trovavano di fronte a sfide importanti nella lotta alla povertà educativa. Alcune questioni, in particolare, sono state rese ancora più cogenti dall’emergenza. Nei mesi di didattica a distanza, ad esempio, è diventato evidente per tutti quanto la digitalizzazione del paese sia connessa alle politiche di contrasto della povertà educativa. Sono inoltre riemerse questioni che si trascinavano da molto tempo. Su tutte, la condizione del patrimonio edilizio scolastico, riproposta dalla necessità di riadattare le aule per garantire il distanziamento in classe. È poi tornata in primo piano la questione dei collegamenti con il trasporto pubblico per raggiungere la scuola. Infine, il tema dell’estensione dei servizi educativi per la prima infanzia è tornato oggetto del dibattito pubblico.

18,9 posti nido e servizi prima infanzia ogni 100 bambini 0-2 anni in Puglia. Lontano della soglia Ue del 33%.

La conciliazione dei tempi familiari con quelli lavorativi, diventata ancora più difficile durante la pandemia, ha sicuramente contribuito a una nuova centralità del tema. Ma sarebbe riduttivo pensare che questo aspetto esaurisca l’argomento. Una forte iniziativa sull’educazione, a partire dai primi anni di vita del bambino, rappresenta soprattutto un investimento di lungo periodo sull’apprendimento dei più giovani e sull’occupazione femminile. Sfide cruciali per una regione in cui meno del 40% delle donne tra 25 e 34 anni lavora (contro una media nazionale del 54,1%) e in cui la condizione educativa è quella descritta dagli indicatori visti poc’anzi.

Sugli aspetti passati in rassegna, la pandemia non ha giocato un ruolo neutrale. L’effetto prevalente è stato quello di acuire i divari preesistenti sul territorio. Una tendenza che non poteva non riguardare anche una regione da quasi 4 milioni di abitanti come la Puglia. Dietro ogni dato medio regionale, più o meno positivo, ciascuna realtà locale rappresenta una storia a sé. Ricostruire tali differenze interne alla regione è fondamentale per programmare le politiche di contrasto alla povertà educativa.

Per questo nel corso del report approfondiremo alcuni degli aspetti più salienti in questa fase. Dalla diffusione della rete internet ultraveloce alla condizione dell’edilizia scolastica, dalla raggiungibilità delle scuole all’offerta di asili nido.

Per farlo, ricorreremo al metodo proprio dell’osservatorio povertà educativa #conibambini, utilizzando dati di livello comunale. Perché se le medie regionali sono il punto di partenza dell’analisi, solo dati con una maggiore granularità possono aiutarci a comprendere la reale condizione dei minori sul territorio.

Per visualizzare la situazione sul tuo territorio, scorri le mappe, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat, Agcom, Miur
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Luglio 2021)

Foto credits: Malega (Flickr) - Licenza

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