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La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di residenti con meno di 18 anni, la fascia di popolazione che è il target delle politiche di contrasto alla povertà educativa. Una condizione (o meglio, una serie di condizioni) in cui il bambino, per tante ragioni, si trova privato del diritto all’apprendimento e alla crescita in senso lato. Dalle opportunità culturali ed educative al diritto al gioco e alla socialità; in definitiva allo sviluppo della propria personalità.

Il report completo in pdf

1,6 mln i residenti con meno di 18 anni in Lombardia.

Il tema ha anche una forte connotazione territoriale, ed è noto come le regioni del mezzogiorno siano quelle più colpite dai fenomeni di privazione economica, sociale ed educativa. Allo stesso tempo, per intervenire con politiche efficaci, un approccio basato sulle medie regionali – e che come tale escluda l’analisi delle regioni economicamente più avanzate – appare insufficiente, per due motivi.

Primo, se è vero che il fenomeno insiste più nel sud che nel nord del paese, esso varia all’interno di ogni regione, specie se molto estese come nel caso della Lombardia. Ed è necessario inquadrare proprio quei divari interni per intervenire con efficacia nel contrasto alla povertà educativa.

Secondo, si tratta di un fenomeno multidimensionale e come tale va affrontato, senza scorciatoie. Sono tanti gli aspetti da monitorare, che possono sovrapporsi o meno: esclusione sociale; mancanza di servizi educativi, culturali, sociali, sportivi; distanze territoriali e fenomeni demografici come calo delle nascite e spopolamento di interi territori.

A ciò si aggiunga che l’emergenza Covid ha posto nuove sfide nel contrasto della povertà educativa, oltre a ribadire l’importanza di quelle già esistenti. Fin dalle prime settimane di lockdown, famiglie e minori si sono trovati di fronte a numerose necessità. Come l’importanza di disporre di connessioni domestiche veloci e di dispositivi per seguire la didattica a distanza. Il successivo ritorno in classe ha poi ribadito (e acuito) le esigenze di sempre: dal trasporto casa-scuola alla qualità dell’edilizia scolastica.

Oltre a questi aspetti contingenti, gli effetti della pandemia rischiano di aggravare i divari sociali, educativi, territoriali che esistevano prima della crisi sanitaria. Disuguaglianze storiche, radicate, da mettere chiaramente a fuoco per contrastarle. E che, come anticipato, sono molto difficili da ricostruire ricorrendo ad analisi basate su medie nazionali o regionali.

Ciò è ancora più vero per un territorio come quello della Lombardia. 10 milioni di abitanti, 1.506 comuni, 23.864 kmq: nessuna media regionale potrà mai restituire divari e disuguaglianze interne a una regione così vasta. Lo stesso vale per Milano, dove solo con un’analisi di livello sub-comunale è possibile provare a ricostruire i divari che convivono all’interno della stessa città.

È con questo approccio, fondativo dell’osservatorio povertà educativa, che nel corso di questo report affronteremo alcuni aspetti legati alla condizione dei minori in Lombardia e delle loro famiglie.

In primo luogo, monitorando la variazione di bambini e ragazzi nell’ultimo decennio. Decennio che ha visto un calo generalizzato dei minori in Italia a fronte di una sostanziale stabilità in Lombardia. Stabilità che però cela profonde differenze interne, tra le singole province e anche tra i comuni che le compongono.

In secondo luogo, mappando la diffusione di connessioni ultraveloci, con dati precedenti all’attuale crisi Covid, in modo da osservare l’estensione della rete prima che arrivasse l’emergenza. L’obiettivo è comprendere le differenze tra i territori lombardi rispetto alla sfida della gigabit society, promossa a livello Ue. Allo stesso modo, vedremo le differenze interne al comune di Milano in termini di digitalizzazione delle scuole, tra presenza di dispositivi e aule dotate di connessione wi-fi.

Sempre in relazione alla condizione delle scuole, affronteremo altri due aspetti cruciali – in questa crisi e non solo. Da un lato, ricostruendo la raggiungibilità delle scuole lombarde con i mezzi pubblici. Dall’altro, approfondendo il tema dell’edilizia scolastica sul territorio, in particolare con la presenza di edifici vetusti.

I dati comunali riguardano i seguenti indicatori: variazione della popolazione minorile, famiglie raggiunte da banda larga ultraveloce, edifici scolastici raggiungibili con mezzi pubblici, scuole vetuste.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat, Agcom, Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Gennaio 2021)

Foto credit: Flickr Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - Licenza

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