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	<title>Innovazione Archivi - Openpolis</title>
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		<title>L’agricoltura in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lagricoltura-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295347</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Si approfondiscono delle elaborazioni openpolis in collaborazione con Aic. Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lagricoltura-in-italia/">L’agricoltura in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Si approfondiscono delle elaborazioni openpolis in collaborazione con <a href="https://www.aicnazionale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aic</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">6,6%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>la crescita del valore dell’export agroalimentare italiano nel 2023 rispetto al 2022, secondo Crea. </b>Un aumento che ha portato a raggiungere i 63,1 miliardi di euro. Crescono anche le importazioni, pari a 64,7 miliardi di euro (+4,1%). <span style="font-weight: 400">Si assiste quindi a un miglioramento della bilancia agroalimentare. Le elaborazioni Crea rilevano andamenti diversificati a seconda dei prodotti. I 27 paesi dell&#8217;Unione sono il principale territorio in cui si concentrano sia le esportazioni (59,4% dell&#8217;export totale) che le importazioni (70,5%).</span></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">11%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le aziende agricole che hanno effettuato almeno un investimento di tipo innovativo tra il 2018 e il 2020</strong>. Principalmente, gli investimenti di questo tipo si concentrano nell&#8217;ambito della meccanizzazione (55,6%) e dell&#8217;impianto e della semina (23,2%). Sono invece poco diffusi gli interventi sulla struttura organizzativa (7,6%) e commerciale (5,5%) che prevedono una revisione aziendale interna pure sul lato del personale. Residuali gli investimenti nella gestione dei rifiuti (1,8%).</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">904</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le aziende che svolgevano attività di agricoltura sociale nel 2020.</strong> Il dato (elaborato da Istat) comprende tutte le imprese che svolgono attività differenti con finalità sociali messe in atto dagli imprenditori agricoli. Alcuni esempi sono l&#8217;inclusione lavorativa di manodopera in condizione svantaggiata, progetti di educazione ambientale e alimentare, servizi socio-sanitari, culturali o ricreativi. Queste aziende compongono l’1,4% delle realtà che hanno almeno un’altra attività connessa all’agricoltura e sono pari allo 0,1% di tutte quelle presenti sul territorio nazionale. Si tratta quindi di un contesto ancora embrionale, sul quale risulta molto complesso avere un quadro ben definito.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">2.123</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>i lavoratori nel settore agricolo vittime di violazioni accertate per caporalato e sfruttamento</b> <b>nel 2023.</b><span style="font-weight: 400"> La fattispecie considerata è quella dell’articolo 603bis del codice penale. Parliamo di un aumento del 180% rispetto all’anno precedente. Si tratta del segmento produttivo in cui ci sono più lavoratori coinvolti. Questi dati, elaborati dall&#8217;ispettorato nazionale del lavoro, tengono conto degli esiti delle ispezioni e delle verifiche effettuate sulle aziende del settore. Non è quindi una stima completa del fenomeno che vede anche una parte di sommerso.</span></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">oltre 330</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>il numero di giorni asciutti, ossia senza precipitazioni, registrati in numerose aree di Sicilia e Sardegna nel 2023 su elaborazione Snpa.</b><span style="font-weight: 400"> Si tratta delle aree che riportano i valori più alti a livello nazionale. Nella penisola, le altre aree che registrano un quantitativo di giorni elevato si trovano in Piemonte, Liguria di Ponente, Emilia-Romagna, Puglia e gran parte delle aree costiere. In Sicilia e in Sardegna si segnalano valori molto elevati anche per quel che riguarda i giorni asciutti consecutivi, rispettivamente fino a 165 e fino a 100. Altre aree in cui si riportano dati simili sono alcune zone della costa Jonica e gran parte della Puglia.</span></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aumenta la diffusione delle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/aumenta-la-diffusione-delle-infrastrutture-di-ricarica-per-le-auto-elettriche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=282505</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per favorire la diffusione delle auto a basse emissioni è importante che siano disponibili infrastrutture di ricarica pubbliche. L'Italia sta facendo passi avanti su questo e il Pnrr ha previsto un investimento di oltre 700 milioni, ma è importante anche incrementare la flotta veicolare.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia, il <strong>trasporto su strada</strong> è responsabile di circa <a href="https://emissioni.sina.isprambiente.it/wp-content/uploads/2023/04/Emissioni-Trasporti-Anno-2021_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un quarto</a> di tutte le emissioni di gas serra, contribuendo attivamente ai cambiamenti climatici. Per ridurne l&#8217;impatto è fondamentale promuovere l&#8217;utilizzo del trasporto pubblico e facilitare la transizione ad altri tipi di combustibili meno inquinanti di quelli fossili.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-trasporti-sono-ancora-tra-i-principali-responsabili-dellinquinamento/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>I trasporti su strada sono ancora tra i principali responsabili dell&#8217;inquinamento</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Le <strong>auto a basse emissioni</strong>, tra cui le elettriche e le ibride, costituiscono una soluzione particolarmente indicata per il trasporto urbano. Negli ultimi anni, anche grazie a una maggiore consapevolezza della crisi climatica, al calo dei prezzi e al miglioramento delle infrastrutture, la diffusione di questo tipo di veicolo è gradualmente aumentata. Tuttavia è importante che parallelamente diventino più capillari anche le <strong>infrastrutture per la ricarica</strong>. E proprio per questo scopo, una misura del piano nazionale di ripresa e resilienza (<a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pnrr-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pnrr</a>) prevede risorse pari a oltre 700 milioni di euro.</p>


<div id="nel-2021-era-a-basse-emissioni-il-135-delle-vetture-circolanti-nei-comuni-capoluogo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Aumenta la diffusione dei veicoli a basse emissioni</h3>



<p>Le auto a basse emissioni derivano questo nome dalla loro capacità di emettere, durante il loro funzionamento, quantitativi inferiori (nel caso delle ibride) di gas serra, o di non produrre alcuna emissione (nel caso delle elettriche). </p>



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                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessa l&#8217;argomento                    <span class="fw-700">Ecologia e Innovazione</span>?</span>
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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<p>Certo, la produzione di batterie richiede l&#8217;utilizzo di <a href="https://www.openpolis.it/la-transizione-ecologica-dipende-in-larga-parte-dalle-terre-rare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">terre rare</a>, materiali la cui estrazione è a sua volta un processo inquinante, come anche lo smaltimento delle batterie una volta esauste. Inoltre, l&#8217;impatto ambientale dipende anche da come viene prodotta l&#8217;energia elettrica necessaria per alimentarle. Nonostante ciò, le auto elettriche restano una delle opzioni più efficienti in vista del contenimento delle emissioni nel settore dei trasporti. Difatti<strong> negli anni la loro diffusione è progressivamente aumentata</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,5% </span>delle auto immatricolate nei comuni capoluogo italiani sono a basse emissioni (2021).</p>
			        </section>
		

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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-e-a-basse-emissioni-il-135-delle-auto-circolanti/">Nel 2021 è a basse emissioni il 13,5% delle auto circolanti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-e-a-basse-emissioni-il-135-delle-auto-circolanti/">Le autovetture circolanti per tipo di alimentazione (2016-2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_288207_tab3"><p>I dati si riferiscono alle autovetture circolanti nei comuni capoluogo di provincia/città metropolitana per tipo di alimentazione, presentati in composizioni percentuali. Tra le auto &#8220;a basse emissioni&#8221; rientrano le autovetture alimentate a gas (Gpl o metano), alimentate alternatamente a benzina e Gpl o benzina e metano (Bi-fuel) o a trazione elettrica (integrale o ibrida).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/281184" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/03/nel-2021-e-a-basse-emissioni-il-135-delle-auto-circolanti.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-288207"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-288207" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2021-e-a-basse-emissioni-il-135-delle-auto-circolanti/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tra 2016 e 2021 è gradualmente aumentata la quota di auto a basse emissioni, nel parco veicolare circolante. <strong>Nel 2016 esse costituivano meno del 9% del totale, mentre nel 2021 si attestavano al 13,5%</strong>. Al contrario, la quota di auto alimentate a benzina è diminuita di oltre 3 punti percentuali (dal 52,5% al 49,1%) e quelle a gasolio hanno visto una riduzione appena superiore al punto percentuale (dal 38,6% al 37,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le infrastrutture di ricarica</h3>



<p>Per rendere effettivamente utilizzabili le auto elettriche è necessario che siano disponibili le <strong>infrastrutture di ricarica per le batterie</strong>. </p>



<p>Nonostante esistano le colonnine ad uso privato (più idonee in paesi e zone in cui le case sono indipendenti, piuttosto che dove prevalgono gli appartamenti in condominio), l&#8217;aspetto cruciale riguarda le infrastrutture pubbliche, che possono fungere da equivalente delle stazioni di servizio. La percezione di un limite nella ricarica è infatti uno dei principali ostacoli all&#8217;adozione dell&#8217;elettrico, come evidenzia l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/dacf14d2-eabc-498a-8263-9f97fd5dc327/GEVO2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>).</p>


<div id="ogni-auto-elettrica-dispone-di-una-capacita-di-ricarica-pari-a-181-kilowatt-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ogni-auto-elettrica-ha-una-capacita-di-ricarica-di-18-kw/">In Italia ogni auto elettrica ha una capacità di ricarica di 1,8 Kw</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ogni-auto-elettrica-ha-una-capacita-di-ricarica-di-18-kw/">La capacità di ricarica pubblica per veicolo elettrico in 12 paesi membri dell&#8217;Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_288169_tab3"><p>I dati si riferiscono alla capacità di energia resa disponibile dalle infrastrutture di ricarica pubbliche, in kilowatt (Kw) ogni veicolo. I dati sono disponibili soltanto per 12 paesi membri dell&#8217;Ue.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/number-of-electric-ldvs-per-public-charging-point-and-kw-per-electric-ldv-2022" target="_blank" rel="noopener">Iea</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 26 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-288169"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>Mediamente in Ue la capacità è pari a 1,18 Kw per ogni veicolo elettrico circolante</strong>. A registrare il dato maggiore a livello continentale sono i Paesi Bassi (2,76 Kw per veicolo), dove il rapporto tra auto elettriche e punti di ricarica è di appena 4. L’Italia è al quarto posto dopo Polonia e Grecia, con 1,81 Kw disponibili e 10 auto elettriche per ogni colonnina. Molto inferiori i valori riportati da Danimarca, Germania, Svezia e Spagna, con capacità inferiori a 1 Kw per auto e oltre 20 auto per punto di ricarica.</p>



<p>La <strong>capacità di ricarica</strong> è un indicatore importante, secondo l&#8217;<a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/dacf14d2-eabc-498a-8263-9f97fd5dc327/GEVO2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a> più rilevante rispetto al semplice numero di infrastrutture, perché i punti di ricarica variano per potenza. Ovviamente <strong>è importante anche che la potenza sia commisurata alla flotta disponibile</strong>: come evidenzia l&#8217;Iea spesso valori alti sono legati a una fase ancora acerba dell&#8217;adozione dei veicoli elettrici, segnata da una scarsa corrispondenza tra infrastrutture di ricarica e numero di veicoli. Inoltre, non vengono qui considerati i punti di ricarica privati.</p>


<div id="il-pnrr-ha-previsto-un-investimento-di-741-milioni-per-costruire-nuovi-punti-di-ricarica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia investe nelle infrastrutture di ricarica, ma è importante incrementare la flotta</h3>



<p>Negli ultimi anni si è molto parlato dell&#8217;importanza delle infrastrutture di ricarica e il nostro paese vi ha dedicato ingenti investimenti. In particolare, il Pnrr ha previsto un <a href="https://openpnrr.it/misure/98/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">investimento</a> di oltre 700 milioni di euro per la costruzione di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell&#8217;energia.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">741,32 milioni di euro </span>le risorse previste dal Pnrr per l&#8217;installazione di infrastrutture di ricarica elettrica.</p>
			        </section>
		


<p>Per raggiungere gli obiettivi europei in materia di <strong>decarbonizzazione</strong> è previsto un parco circolante di circa <strong>6 milioni di veicoli elettrici al 2030 per i quali si stima siano necessari 31.500 punti di ricarica rapida pubblici</strong>.</p>



<p>Secondo le rilevazioni dell&#8217;associazione <a href="https://www.motus-e.org/studi_e_ricerche/le-infrastrutture-di-ricarica-a-uso-pubblico-in-italiaquinta-edizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Motus-E</a>, il 2023 è stato un anno record per l&#8217;installazione di infrastrutture di ricarica in Italia: 13.906 nuovi punti, che hanno portato il totale registrato nel paese a oltre 50mila (per un totale di circa 27mila stazioni). Nonostante i forti squilibri a livello territoriale, che vedono il centro-nord molto più attrezzato rispetto al mezzogiorno, è evidente che l&#8217;Italia sta facendo grossi passi avanti da questo punto di vista. Importante è però anche garantire una maggiore diffusione dei veicoli elettrici.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/veicolo-nero-2JvEjF0tf50" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrew Roberts</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/aumenta-la-diffusione-delle-infrastrutture-di-ricarica-per-le-auto-elettriche/">Aumenta la diffusione delle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;energia eolica può dare un grande contributo alla decarbonizzazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lenergia-eolica-puo-dare-un-grande-contributo-alla-decarbonizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=279459</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il vento è una delle fonti più importanti per generare energia pulita, in Italia come nel resto d'Europa. Nonostante l'incremento nell'utilizzo di questa risorsa, gli obiettivi climatici richiedono investimenti maggiori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lenergia-eolica-puo-dare-un-grande-contributo-alla-decarbonizzazione/">L&#8217;energia eolica può dare un grande contributo alla decarbonizzazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dopo acqua e sole, il vento è la terza fonte rinnovabile da cui si produce più energia in Italia e il suo utilizzo sta registrando un progressivo incremento.</strong></p>



<p>Il sistema eolico è uno dei più promettenti per la transizione ecologica, ma incontra ancora una serie di difficoltà che ne ostacolano lo sviluppo. L&#8217;Unione europea si sta impegnando per favorirne la diffusione ma ancora c&#8217;è molta strada da fare per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;eolico nel panorama delle energie rinnovabili</h3>



<p>Oltre all&#8217;acqua, al sole e al calore naturale della terra, il vento è una delle risorse naturali che si possono utilizzare per generare energia pulita. Gli impianti eolici permettono infatti di sfruttare il movimento dell&#8217;aria attraverso l&#8217;utilizzo di <strong>turbine</strong>. Si tratta di un sistema sicuro che può contare su una risorsa inesauribile.</p>





        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il sistema eolico è in grado di trasformare l’energia cinetica del vento in energia rotazionale, che dalle turbine viene trasferita a un generatore che la converte in energia elettrica.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-lenergia-eolica/">
                &#8220;Come funziona l&#8217;energia eolica&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Rispetto ad altre fonti come per esempio quella <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-si-genera-lenergia-geotermica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">geotermica</a>, che è costante poiché costante è la sua risorsa, <strong>l&#8217;efficienza dell&#8217;eolico dipende non soltanto da elementi strutturali e tecnici come le dimensioni delle turbine, ma anche dalle condizioni atmosferiche, che sono in sé variabili</strong>. La stagione, gli stati meteorologici, la vicinanza al mare e l&#8217;altitudine sono alcuni dei fattori che possono influire sulla potenza e la costanza del vento. </p>


<div id="strillo-testo-block_896d70e998c311d381b21d71806d3734" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Maggiori le potenzialità dell&#8217;eolico al largo del mare.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo senso è particolarmente interessante la pratica di installare parchi eolici a largo del mare, dove il vento ha una maggiore intensità e una minore variabilità. Oltre ad avere un impatto ridotto sul paesaggio. Si parla in questo caso di <strong>eolico <em>offshore</em></strong>, in contrapposizione a quello <em>onshore</em> degli impianti presenti sulla terraferma. Tale sistema ha un notevole potenziale, anche se si trova in una fase ancora poco avanzata del suo sviluppo, costituendo <strong>appena il 7% della produzione di energia eolica globale</strong>, secondo l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/energy-system/renewables/wind" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>).</p>


<div id="in-italia-leolico-e-la-fonte-rinnovabile-piu-in-crescita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In Italia il sistema eolico è sviluppato anche se ha un peso relativamente contenuto rispetto ad altri paesi europei. È&nbsp;infatti maggiore il contributo dell&#8217;energia idrica e di quella fotovoltaica. Tuttavia <strong>si tratta della modalità di produzione di energia pulita che negli ultimi anni ha riportato la crescita più evidente</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-fonti-rinnovabili-leolica-e-quella-piu-in-crescita/">Tra le fonti rinnovabili, l&#8217;eolica è quella più in crescita</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-fonti-rinnovabili-leolica-e-quella-piu-in-crescita/">La produzione lorda di energia da fonti rinnovabili in Italia (2015-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_280580_tab3"><p>I dati si riferiscono alla produzione lorda di energia da fonti rinnovabili (idrico, fotovoltaico, eolico, geotermico e bioenergie), in Italia, in Gwh (gigawattora). L&#8217;unità di misura definisce l&#8217;energia complessiva fornita quando una potenza elettrica di un gigawatt viene mantenuta per un&#8217;ora.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://download.terna.it/terna/5%20-%20PRODUZIONE_8db99b7e93be883.pdf" target="_blank" rel="noopener">Terna</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 27 Dicembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-280580"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-280580" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>La fonte da cui si produce più energia rinnovabile in Italia è quella idrica, nonostante il calo che si è registrato tra il 2021 e il 2022. In aumento invece quella fotovoltaica (+22,6% tra 2015 e 2022), che all&#8217;ultimo anno disponibile riporta un contributo di circa 28mila Gwh. Ma la crescita maggiore si registra nel settore eolico (+38% rispetto al 2015). A fronte di questo incremento si può tuttavia notare un calo tra 2021 e 2022. </p>



<p>Vista la decrescita della produzione lorda del sistema idrico, ma anche di quello geotermico e delle bioenergie, si può osservare che <strong>ad aumentare è stato anche il peso dell&#8217;eolico rispetto alla produzione di energie rinnovabili totale</strong>. Se nel 2015 essa ammontava a meno del 14% del totale, nel 2022 è salita a oltre un quinto.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20,4% </span>della produzione lorda di energia da fonti rinnovabili in Italia deriva dal vento (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Sempre secondo i dati forniti da Terna, <strong>oltre il 96% viene prodotto nell&#8217;Italia meridionale e insulare</strong>, in particolare in Puglia, Campania e Sicilia.</p>


<div id="nel-2022-in-ue-sono-stati-installati-16-gw-ma-lobiettivo-di-installazione-per-il-2030-e-piu-che-doppio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Unione europea intende investire nell&#8217;energia eolica</h3>



<p>Come evidenzia la <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_23_5186" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, nel 2022 l&#8217;energia eolica ha contribuito per appena il 16% dell&#8217;elettricità totale nell&#8217;Unione europea. Influiscono sullo sviluppo del settore, tra le altre cose, la spinta inflazionistica, la difficoltà a reperire le materie prime per costruire le turbine, l&#8217;accesso limitato a strumenti finanziari e la lentezza dell&#8217;iter autorizzativo. </p>



<p><strong>Nel 2022 sono stati installati 16 Gw (+47% rispetto al 2021), ma siamo ancora lontani dai 37 Gw fissati come obiettivo per il 2030</strong>.</p>


<div id="la-germania-e-il-primo-paese-membro-per-produzione-di-energia-eolica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-prima-per-energia-eolica/">La Germania è prima per energia eolica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-germania-e-prima-per-energia-eolica/">La produzione lorda di elettricità dal sistema eolico nei paesi Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_280584_tab3"><p>I dati si riferiscono alla produzione lorda di energia eolica nei paesi membri dell&#8217;Ue. L&#8217;unità di misura definisce l&#8217;energia complessiva fornita quando una potenza elettrica di un terawatt viene mantenuta per un&#8217;ora.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eurobserv-er.org/category/all-wind-energy-barometers/" target="_blank" rel="noopener">Eu observer</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 1 Marzo 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/01/la-germania-e-prima-per-energia-eolica.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-280584"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-280584" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/la-germania-e-prima-per-energia-eolica/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>La <strong>Germania</strong> è il paese Ue che ha registrato nel 2022 la maggior produzione di energia eolica (125 Twh nel 2022), il doppio rispetto alla Spagna, che si colloca al secondo posto (63 Twh). Sotto questo aspetto, l&#8217;Italia è sesta, con 20 terawattora.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8 </span>paesi Ue hanno parchi eolici <em>offshore </em>(2022).</p>
			        </section>
		


<p>Al primo posto per produzione di energia eolica offshore c&#8217;è, ancora una volta, la Germania (circa 25 Twh). Seguono Danimarca e Paesi Bassi con più di 8 Twh.</p>


<div id="il-piano-dazione-europeo-per-lenergia-eolica-mira-a-potenziare-il-settore" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Lo scorso ottobre la commissione ha introdotto il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52023DC0669" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano d&#8217;azione europeo per l&#8217;energia eolica</a> per favorire la diffusione e il rafforzamento del sistema eolico in Europa. Sono 6 i pilastri di azione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>accelerazione delle installazioni grazie a una maggiore prevedibilità e a procedure di autorizzazione più rapide;</li>



<li>migliore progettazione delle aste;</li>



<li>accesso ai finanziamenti;</li>



<li>contesto internazionale improntato alla concorrenza leale;</li>



<li>competenze;</li>



<li>partecipazione delle imprese e impegni assunti dagli stati membri.</li>
</ul>



<p>Il regolamento Ue 2022/2577 istituisce il quadro per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili nel breve termine, in particolare abbreviando l&#8217;iter autorizzativo, oggi lento e complesso. Alcuni degli strumenti finanziari coinvolti sono il RePowerEu, l&#8217;Accele-Res, fondo per l&#8217;innovazione e InvestEu.</p>



<p>L&#8217;Europa dispone già di una solida base produttiva di energia eolica e il settore ha un ampio potenziale di sviluppo. Il suo contributo agli obiettivi di decarbonizzazione è fondamentale, ma ancora c&#8217;è molta strada da fare per diffondere e rafforzare l&#8217;energia eolica.</p>



<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=72793377" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia commons</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lenergia-eolica-puo-dare-un-grande-contributo-alla-decarbonizzazione/">L&#8217;energia eolica può dare un grande contributo alla decarbonizzazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il fotovoltaico, un sistema in crescita</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-fotovoltaico-un-sistema-in-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=266843</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sistema solare fotovoltaico genera elettricità dai raggi del sole ed è molto promettente per la transizione energetica. Come evidenzia l'ultimo aggiornamento statistico del gestore servizi energetici (relativo al primo trimestre 2023), in Italia continua ad aumentare la sua diffusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-fotovoltaico-un-sistema-in-crescita/">Il fotovoltaico, un sistema in crescita</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La produzione di energia è un processo dal forte impatto ambientale, visto che la sua fonte principale è ancora oggi il petrolio (pari al <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/interactive-publications/energy-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">34%</a> del mix energetico europeo nel 2021). Ricorrere a fonti rinnovabili come il sole, l&#8217;acqua, il vento e il calore della terra è una strategia fondamentale per emanciparsi dagli inquinanti combustibili fossili, in vista di una graduale <strong>decarbonizzazione</strong>.  </p>


<div id="il-solare-fotovoltaico-ha-numerosi-vantaggi-come-i-bassi-costi-di-produzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_9863c900ea349044089af1dba67050dd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il fotovoltaico è efficiente ed economico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo senso, cruciale è il ruolo del solare fotovoltaico. Tale impianto sfrutta i <strong>raggi solari</strong>, i quali vengono assorbiti da pannelli in grado di trasformare l&#8217;energia del sole in elettricità (mentre il solare termico produce soltanto acqua calda per uso domestico). Nonostante sia un sistema di produzione soggetto a discontinuità, essendo dipendente dalle radiazioni solari, ha comunque il vantaggio di essere particolarmente <strong>flessibile</strong>, <strong>efficiente</strong>, <strong>resistente</strong> nel tempo, <strong>modulabile</strong> a seconda delle esigenze ed <strong>economico</strong> per quanto riguarda i costi di produzione. Può inoltre essere utilizzato su moltissime superfici diverse, dagli immobili al terreno fino alle auto elettriche (per ricaricarne la batteria).</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Essendo particolarmente efficiente anche in termini di costi di produzione, al solare fotovoltaico è riconosciuto un ruolo di primo piano all’interno della transizione ecologica.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-solare-fotovoltaico/">
                &#8220;Cos&#8217;è il solare fotovoltaico&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Si tratta infatti di una delle tecnologie di produzione energetica a oggi più in crescita, ammontando al 5,5% di tutta la produzione energetica lorda in Europa, secondo la <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/solar-energy_en#:~:text=The%20Commission%20endorsed%20the%20creation,almost%20600%20GW%20by%202030." target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione Ue</a>. Come emerge dai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_INF_EPC__custom_6868563/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, <strong>l&#8217;Italia è il quarto paese in Europa per produzione di elettricità dal solare fotovoltaico</strong>, dopo Germania, Francia e Spagna. </p>





<div id="nel-primo-trimestre-2023-gli-impianti-sono-aumentati-dell84-rispetto-alla-fine-del-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La produzione di energia da fotovoltaico nelle regioni italiane</h3>



<p>Secondo il gestore servizi energetici (<a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/GSE%20-%20Nota%20trimestrale%20FTV%20-%201%20trimestre%202023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>), che in Italia conduce un monitoraggio su base trimestrale, <strong>al 31 marzo 2023 si registrano nel nostro paese 1.328.633 impianti fotovoltaici</strong>: l&#8217;8,4% in più rispetto alla fine del 2022. Anche la produzione ha registrato un aumento: +4,4% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5.587 Gwh </span>la produzione di energia da fotovoltaico in Italia nel primo trimestre 2023.</p>
			        </section>
		


<p>Tra le regioni, la <strong>Lombardia</strong> è quella più fornita di impianti solari fotovoltaici (quasi 200mila in totale), seguita da Veneto ed Emilia-Romagna con rispettivamente 179mila e 127mila. In questo caso facciamo riferimento ai dati del 2022, che costituiscono l&#8217;ultimo aggiornamento di carattere regionale. Tuttavia è in <strong>Puglia</strong> che si registra la produzione maggiore (il 15% del totale nazionale). La capacità degli impianti di generare energia dipende infatti dalla dimensione e dalla potenza della struttura stessa, nonché dalla disponibilità di luce solare.</p>


<div id="la-maggiore-produzione-si-registra-in-puglia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fotovoltaico-nelle-regioni-italiane/">Il fotovoltaico nelle regioni italiane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fotovoltaico-nelle-regioni-italiane/">La produzione lorda di energia dal solare fotovoltaico e la variazione rispetto al 2016 (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_269624_tab3"><p>I dati si riferiscono alla produzione lorda di energia da impianti solari fotovoltaici nel 2022 (misurata in Gwh, gigawattora) e alla variazione di quest&#8217;ultima rispetto all&#8217;anno 2016.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.gse.it/dati-e-scenari/statistiche" target="_blank" rel="noopener">Gse</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 4 Maggio 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-269624"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-269624" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>La Puglia è la prima regione italiana per produzione di energia dal fotovoltaico (oltre 4mila gigawattora, pur avendo appena 71mila impianti), seguita dalla Lombardia con quasi 3mila. Infatti, 4 delle 10 province con la potenza più elevata si trovano in Puglia: Lecce, Foggia, Bari e Brindisi.</p>



<p>Mentre è la <strong>Sardegna</strong> ad aver registrato il maggior aumento produttivo tra 2016 e 2022 (+47%), seguita da Lazio, Lombardia, Liguria e Veneto (tutte con una crescita superiore al 35%). Il valore più basso lo registra invece il Molise (con un incremento pari al 12%), preceduto da Umbria e Marche (rispettivamente +16% e +17%).</p>


<div id="a-bari-ci-sono-24-impianti-ogni-chilometro-quadrato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il solare fotovoltaico nelle città</h3>



<p>Come accennato precedentemente, i pannelli fotovoltaici possono essere installati su qualsiasi superficie incluso il terreno. Tuttavia, più dell&#8217;80% è riconducibile all&#8217;<strong>ambito residenziale</strong>. Anche se questo non ha un peso particolarmente elevato in termini di produzione, a differenza dell&#8217;industria, viste le dimensioni e la potenza ridotta dei pannelli utilizzati a livello domestico.</p>



<p>Andiamo quindi ad analizzare i dati relativi alle città, dove si presentano le maggiori concentrazioni di strutture di questo tipo. In questo caso, i dati sono relativi al primo trimestre del 2023.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/bari-e-cagliari-sono-le-citta-con-piu-diffusione-di-impianti-fotovoltaici/">Bari e Cagliari sono le città con più diffusione di impianti fotovoltaici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/bari-e-cagliari-sono-le-citta-con-piu-diffusione-di-impianti-fotovoltaici/">La densità degli impianti solari fotovoltaici nelle principali città italiane nel primo trimestre 2023</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_269630_tab3"><p>I dati si riferiscono al numero di impianti solari fotovoltaici ogni chilometro quadro nelle principali città italiane, e sono aggiornati al 31 marzo 2023.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/GSE%20-%20Nota%20trimestrale%20FTV%20-%201%20trimestre%202023.pdf" target="_blank" rel="noopener">Gse</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 25 Maggio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/bari-e-cagliari-sono-le-citta-con-piu-diffusione-di-impianti-fotovoltaici.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-269630"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p><strong>Bari</strong> è la prima tra le grandi città italiane per densità di impianti fotovoltaici: ne registra 24 ogni chilometro quadrato. Seguono Cagliari con 21 e Palermo e Bologna, entrambe con 15. Riportano valori elevati anche i quattro centri abitati più popolosi della penisola (Roma, Milano, Torino e Napoli, con cifre superiori a 10). Bari è anche la prima città, tra le principali considerate dal Gse, per potenza degli impianti: 409 Kwh (kilowatt).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/riFb-zdJ5QA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gabriel</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-fotovoltaico-un-sistema-in-crescita/">Il fotovoltaico, un sistema in crescita</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I governi europei spendono poco per la protezione dell’ambiente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-governi-europei-spendono-poco-per-la-protezione-dellambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=251834</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ruolo dei governi per ridurre gli effetti del cambiamento climatico è particolarmente importante. A livello comunitario, gli investimenti per la tutela degli ecosistemi non sono sostenuti solo dal budget europeo ma anche dal contributo dei singoli stati membri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-governi-europei-spendono-poco-per-la-protezione-dellambiente/">I governi europei spendono poco per la protezione dell’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel maggio 2023, l&#8217;organizzazione meteorologica mondiale (<a href="https://public.wmo.int/en/media/press-release/global-temperatures-set-reach-new-records-next-five-years" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wmo</a>) ha dichiarato che <strong>tra il 2023 e il 2027 ci si aspetta con una probabilità del 66% che la temperatura della superficie terrestre superi in media il livello di 1,5°C di aumento dai livelli pre-industriali.</strong> Questa prospettiva è particolarmente preoccupante, dal momento che superare quel livello potrebbe portare, secondo gli <a href="https://www.ipcc.ch/sr15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scienziati</a>, a un punto di non ritorno.</p>



<p><strong>Sono necessarie azioni coese per evitare che ciò accada.</strong> Sono numerosi gli enti (pubblici e privati) che possono mettere in campo politiche e finanziamenti per limitare gli impatti antropici sul pianeta e tutelarne le numerose forme di vita. Un ruolo cruciale è quello ricoperto dai governi nazionali: oltre ad essere chiamati al confronto durante le conferenze delle parti (Cop), sono anche organi che possono dare una direzione generale a livello legislativo ed economico al paese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le spese dei governi europei per l&#8217;ambiente </h3>



<p>Il cambiamento climatico sta già registrando degli impatti all&#8217;interno dell&#8217;Unione, sotto numerosi punti di vista. Sono infatti in aumento le segnalazioni di fenomeni meteorologici estremi che mettono a rischio gli ecosistemi e la salute di chi li abita. Per questo motivo, sono stati istituiti dei programmi a livello comunitario come il <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>green deal</em></a> che hanno degli obiettivi ambiziosi.  <strong>È però fondamentale che oltre agli interventi effettuati con il budget europeo ci siano anche dei versamenti da parte degli stati membri</strong>, come puntualizza l&#8217;agenzia europea per l&#8217;ambiente (european environment agency, <a href="https://www.eea.europa.eu/ims/environmental-protection-expenditure-8th-eap" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eea</a>) che incita a maggiori investimenti da parte dei paesi della comunità europea.</p>



<p>Per comprendere quanto viene speso per un determinato ambito, Eurostat adotta la classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<em>classification of the functions of government</em>, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Classification_of_the_functions_of_government_(COFOG)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cofog</a>) che permette di vedere la spesa dai governi centrali fino agli enti locali. La nostra analisi si concentra soltanto sui livelli governativi nazionali, non entrando nel merito degli ambiti regionali, provinciali oppure comunali. <strong>La spesa in ambito ambientale è un’uscita complessivamente bassa rispetto a quella per altri settori.</strong></p>


<div id="i-governi-europei-spendono-119-miliardi-di-euro-per-la-protezione-dellambiente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">119 miliardi </span>di euro spesi nel 2021 per la protezione dell&#8217;ambiente.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta, in termini assoluti, del penultimo ambito di spesa dei governi centrali. </strong>Le spese maggiori vengono sostenute nel settore della protezione sociale (2.983 miliardi di euro), della salute (1.179) e degli affari economici (918). L&#8217;unico ambito di spesa con importi minori è quello delle abitazioni e dell&#8217;assetto territoriale (91). In termini di percentuale di prodotto interno lordo (Pil) impiegato, ammonta allo 0,8% di quello prodotto dai paesi membri.</p>


<div id="si-tratta-di-un-ambito-di-spesa-stabile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Si tratta di un ambito di spesa che ha riportato valori stabili negli anni</strong>: tra il 1995 e il 2021 oscilla tra lo 0,7% e lo 0,9% del Pil prodotto. Anche la proporzione rispetto alla spesa totale è rimasta piuttosto stabile, tra l&#8217;1,4% e l&#8217;1,7% delle uscite complessive.</p>


<div id="la-croazia-e-il-paese-che-spende-di-piu-15-del-pil" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-la-spesa-non-va-oltre-l15-del-pil/">Nei paesi europei la spesa non va oltre l&#8217;1,5% del Pil</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-la-spesa-non-va-oltre-l15-del-pil/">Spesa dei governi per la protezione dell&#8217;ambiente (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_260466_tab3"><p>Il dato mostra la spesa per la protezione dell&#8217;ambiente come definito dalla classificazione <a href="https://www.istat.it/it/files//2011/01/cofog.pdf" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>. Sono comprese all&#8217;interno di questa funzione:</p>
<ul>
<li>trattamento dei rifiuti;</li>
<li>trattamento delle acque reflue;</li>
<li>riduzione dell&#8217;inquinamento;</li>
<li>protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici;</li>
<li>R&amp;S per la protezione dell&#8217;ambiente;</li>
<li>protezione dell&#8217;ambiente non altrimenti specificata.</li>
</ul>
<p>Il dato è misurato in termini di percentuale di Pil.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/GOV_10A_EXP__custom_6479791/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 8 Giugno 2023)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/nei-paesi-europei-la-spesa-non-va-oltre-l15-del-pil.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-260466"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tra i paesi europei, <strong>quello in cui le spese per l&#8217;ambiente incidono di più sul Pil è la Croazia (1,5%)</strong>, seguita da Paesi Bassi (1,4%), Belgio e Malta (1,3%). Le percentuali più basse si registrano invece in Danimarca, Cipro e Austria (0,4%), Irlanda (0,3%) e Finlandia (0,2%). In questo scenario, <strong>l&#8217;Italia utilizza l&#8217;1% del Pil per queste finalità</strong>, un valore di poco superiore alla media europea (0,8%).</p>



<p>Queste spese comprendono alcuni ambiti specifici: lo smaltimento dei rifiuti, il trattamento delle acque, la tutela del paesaggio e della biodiversità, la ricerca e sviluppo nel settore ambientale e la riduzione dell&#8217;inquinamento. Incidono in modo diverso sul totale del Pil dei singoli stati.</p>


<div id="le-spese-maggiori-sono-dedicate-alla-gestione-dei-rifiuti-04" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-gestione-dei-rifiuti-e-lambito-che-incide-di-piu/">La gestione dei rifiuti è l&#8217;ambito che incide di più</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-gestione-dei-rifiuti-e-lambito-che-incide-di-piu/">Spesa per le componenti della protezione dell&#8217;ambiente nell&#8217;Unione europea (2021)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_260497_tab3"><p>Il dato mostra la spesa per la protezione dell&#8217;ambiente come definito dalla classificazione <a href="https://www.istat.it/it/files//2011/01/cofog.pdf" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>. Sono comprese all&#8217;interno di questa funzione:</p>
<ul>
<li>trattamento dei rifiuti;</li>
<li>trattamento delle acque reflue;</li>
<li>riduzione dell&#8217;inquinamento;</li>
<li>protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici;</li>
<li>R&amp;S per la protezione dell&#8217;ambiente;</li>
<li>protezione dell&#8217;ambiente non altrimenti specificata.</li>
</ul>
<p>Il dato è misurato in termini di percentuale di Pil.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/GOV_10A_EXP__custom_6479791/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 8 Giugno 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/la-gestione-dei-rifiuti-e-lambito-che-incide-di-piu.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-260497"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-260497" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>La quota maggiore di Pil è riservata alla gestione dei rifiuti (0,4%) e delle acque reflue (0,2%).</strong> Minori risorse alla riduzione dell&#8217;inquinamento, alla protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici (0,1%) e alla ricerca e sviluppo per la protezione dell&#8217;ambiente, una spesa che rimane molto bassa in tutti gli stati membri. L&#8217;Italia riporta percentuali simili: anche in questo caso, lo smaltimento degli scarti è l&#8217;ambito di spesa che incide di più (0,6%), alla quale seguono la riduzione delle emissioni, la tutela degli ecosistemi e la ricerca e sviluppo, tutte allo 0,1%.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/EkRyqvlL98E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ries Bosch</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-governi-europei-spendono-poco-per-la-protezione-dellambiente/">I governi europei spendono poco per la protezione dell’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le sfide del mondo agricolo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-sfide-del-mondo-agricolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=263293</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai al report realizzato in collaborazione con Aic &#8220;Agricoltura oggi: sfide per il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-sfide-del-mondo-agricolo/">Le sfide del mondo agricolo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai al report realizzato in collaborazione con Aic &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-sostenibilita-dellagricoltura-di-domani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agricoltura oggi: sfide per il futuro</a>&#8220;.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">30%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-weight: 400"><b>il calo delle aziende agricole tra il 2010 e il 2020</b>, una diminuzione</span><span style="font-weight: 400"> più marcata rispetto a quella registrata in altri grandi paesi dell&#8217;Unione europea. Ma le imprese presenti tendono ad essere più estese (mediamente 11,1 ettari) e ad avere una dimensione economica maggiore: tra 2010 e 2020 il valore economico è aumentato del 14,5%. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/lagricoltura-in-breve-un-settore-in-trasformazione/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;esercizio.</a></span></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">40.530</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le conduttrici di aziende agricole under 45 nel 2021</strong>, il 3,6% di tutti i conduttori. Il maggior numero delle giovani imprenditrici agricole si registra in Sicilia (5.783). Mentre come incidenza sul totale il record è quello registrato dalla Sardegna, dove il 17% delle imprenditrici di sesso femminile ha meno di 45 anni d’età. È proprio quella delle isole la macroarea dove si rileva la maggiore incidenza di giovani donne alla guida delle aziende agricole (4,3%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-isole-le-giovani-donne-guidano-il-43-delle-aziende-agricole/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">17%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il territorio agricolo italiano destinato alla coltura biologica nel 2021</strong>. Si tratta di una forma di coltura che rispetta la biodiversità e l&#8217;ambiente. Un valore ancora lontano dall&#8217;obiettivo europeo fissato nella strategia <em>farm to fork</em> (25%) ma al quarto posto a livello europeo, dopo Estonia, Svezia e Portogallo. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/unagricoltura-vicina-alle-persone-e-alla-terra/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">258 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le persone nel mondo in stato di insicurezza alimentare nel 2022.</strong> Con questa espressione si intende sia avere una sufficiente quantità del cibo che una buona qualità che dia un sufficiente apporto di nutrienti. In termini assoluti, il paese in cui ci sono più persone in questa condizione è la Repubblica democratica del Congo (26,4 milioni), se si guarda invece ai dati percentuali è il Sud Sudan che riporta l&#8217;incidenza maggiore (63% della popolazione). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-repubblica-democratica-del-congo-oltre-25-milioni-di-persone-in-stato-di-insicurezza-alimentare/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">4,88 miliardi</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le risorse Pnrr e Pnc di disponibilità del ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste</strong>. Le misure di competenza Masaf del piano sono 5: parco agrisolare (1,5 miliardi), contratti di filiera e di distretto (1,2 miliardi), resilienza dell&#8217;agro-sistema irriguo (880 milioni), logistica (800 milioni) e innovazione nella meccanizzazione del settore alimentare (500 milioni). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fondi-maggiori-al-parco-agrisolare/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


            <div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-sfide-del-mondo-agricolo/">Le sfide del mondo agricolo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sostenibilità dell&#8217;agricoltura di domani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/la-sostenibilita-dellagricoltura-di-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 12:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=261865</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’agricoltura sta affrontando una serie di sfide senza precedenti, da un punto di vista demografico, tecnologico e climatico. Sfide che necessitano in primo luogo di risposte politiche, a livello globale ed europeo come anche a livello nazionale e locale. Il Pnrr rappresenta una partita particolarmente importante da giocare.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L’agricoltura contemporanea sta affrontando una serie di sfide</strong>. A livello globale uno degli aspetti più complessi da gestire è l’effetto che i <strong>cambiamenti climatici</strong> hanno sulla stabilità delle colture. Il settore agricolo è quello che soffre maggiormente i danni provocati da eventi atmosferici estremi. Tra questi la <strong>siccità</strong>, un fenomeno che rende arduo garantire la sicurezza alimentare a una popolazione mondiale in crescita. È importante quindi per chi lavora in questo settore sensibilizzare la società in cui opera sull’urgenza di ricucire il rapporto tra essere umano e natura, indebolitosi progressivamente con l’industrializzazione e lo sfruttamento incontrollato e inefficiente delle risorse.&nbsp;</p>



<p>Le nuove forme di agricoltura, il <strong>biologico</strong> in primis, e numerose forme di <strong>innovazione tecnologica</strong>, sono dei preziosi alleati nel perseguire questo obiettivo. Bisogna sviluppare nuovi modelli agricoli più innovativi, inclusivi e resilienti a eventi meteorologici estremi, come indicato nel secondo obiettivo dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.&nbsp;</p>



<p>In Italia per accrescere la vitalità nel settore e dare forza a nuovi modi di pensare l’agricoltura, è necessario aprirlo a nuove forze, in particolare <strong>giovani e donne</strong>. Riconsiderare il modo di coltivare, condividere e consumare il cibo è fondamentale e per poterlo fare è necessario comprendere il contesto che ci circonda, uno scenario caratterizzato da aspetti multifattoriali, complessi da analizzare anche perché fortemente interconnessi tra di loro.</p>



<p>Si tratta di complessità che richiedono in primis visione d’insieme, a livello globale, europeo, nazionale, locale, e non potranno trovare soluzione se non con una solida risposta economica e politica. <strong>Sono vari gli strumenti a disposizione</strong>. C’è il piano della nuova <strong>politica agricola comune</strong> (Pac), che ha predisposto per lo sviluppo sostenibile del settore agricolo 387 miliardi di euro per il quinquennio 2023-2027. A cui si aggiungono anche alcune misure specifiche del <strong>Green deal</strong>, come la strategia <strong>Farm to fork</strong> per il settore alimentare, nonché il <strong>Next generation Eu</strong>, il piano europeo di ripresa dopo la pandemia. In Italia questa è una partita particolarmente importante da giocare. Il<strong> Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr), pensato per l’appianamento dei divari territoriali e il raggiungimento di una maggiore efficienza ed efficacia nelle pratiche agroalimentari, mette in campo miliardi di euro per il comparto agricolo. Risorse ingenti, che devono aiutarci nello sforzo trasformativo, e andranno monitorate con attenzione.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica il pdf del report</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/report_aic5.pdf" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Agricoltura oggi: sfide per il futuro&#8221;</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p><strong>Openpolis</strong> è una fondazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica. Ogni giorno migliaia di persone accedono gratuitamente alle sue piattaforme web per informarsi, consultare dati e scaricarli. Tratta i dati, li elabora e li racconta attraverso un lavoro di data journalism che estrae da queste informazioni notizie e rapporti. È un osservatorio civico su fenomeni politici, sociali ed economici e una fonte d’informazione riconosciuta dai media nazionali ed esteri, dai cittadini e dai decisori pubblici e privati.&nbsp;</p>



<p>L’<strong>Associazione Italiana Coltivatori</strong> (AIC) è da oltre cinquant’anni a fianco delle piccole e medie imprese agricole italiane, accompagnando la loro crescita e trasformazione, perseguendo finalità di equità sociale, territoriale, di genere e generazionale. Siamo presenti in tutte le regioni d’Italia, con oltre 600 sedi territoriali. Offriamo servizi alla persona a 360 gradi grazie agli enti promossi e a una rete di più di mille professionisti e collaboratori. Lavoriamo per portare nelle aree interne gli effetti benefici dei macro cambiamenti e nei processi di cambiamento le voci dei territori. Realizziamo così la nostra <em>mission</em> di contribuire a un ciclo di innovazione virtuosa dell’Italia e oltre, con un convinto orientamento europeista e particolare attenzione alla cooperazione internazionale.</p>



<p>Foto:<a href="https://unsplash.com/it/foto/D_VjFp1ds1Y" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Zoe Schaeffer</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La transizione ecologica dipende in larga parte dalle terre rare</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-transizione-ecologica-dipende-in-larga-parte-dalle-terre-rare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=251827</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le terre rare sono materiali critici, fondamentali per la transizione ecologica e digitale ma che presentano una serie di problematiche. La domanda è destinata ad aumentare nei prossimi anni e la dipendenza dall'estero è forte.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le terre rare sono dei minerali considerati critici perché indispensabili per la transizione ecologica e digitale ma al contempo problematici da una serie di punti di vista. Non da ultimo proprio quello ambientale. L&#8217;Europa mira a rendersi autonoma su questo fronte, ma al momento è fortemente dipendente dai paesi esteri. Mentre la richiesta per i prossimi decenni aumenta esponenzialmente.</p>


<div id="le-terre-rare-sono-fondamentali-per-la-transizione-ecologica-e-digitale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le terre rare e il loro ruolo nella transizione ecologica</h3>



<p>Le terre rare sono dei minerali molto particolari, in quanto fondamentali per una serie di settori che negli ultimi anni stanno vedendo una crescita esponenziale: <strong>l’industria sostenibile, aerospaziale, digitale e della difesa</strong>. Sono per esempio elementi indispensabili per la realizzazione di schermi di smartphone e desktop, magneti permanenti, turbine eoliche e batterie ricaricabili. Ma anche radar, apparecchi di medicina avanzata e fibre ottiche.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-terre-rare-e-perche-sono-controverse/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>Cosa sono le terre rare e perché sono controverse</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="strillo-testo-block_27b0bf6c0f771a165779f5a8d5429e3b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Europa vuole rendersi meno dipendente dalle importazioni dall&#8217;estero.</p>
			        </section>
		</div>


<div id="leuropa-vuole-rendersi-piu-autonoma-dalle-importazioni-ma-a-oggi-e-fortemente-dipendente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Visto il loro<strong> ruolo imprescindibile nella transizione ecologica e digitale</strong>, la richiesta di tali materiali è destinata ad aumentare fortemente nei prossimi anni. Siccome a oggi le terre rare provengono <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-38-delle-riserve-di-terre-rare-si-trova-in-cina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prevalentemente dall&#8217;Asia e soprattutto dalla Cina</a>,<strong> l&#8217;Unione europea si è prefissata l&#8217;obiettivo di rendersi gradualmente indipendente dalle importazioni</strong>, per le terre rare come per altri minerali considerati critici come rame, litio, grafite, nickel, manganese e cobalto. Questo è lo scopo dichiarato del <em>Critical raw materials act</em>, proposto il 16 marzo del 2023 e in parte ispirato dalla graduale presa di consapevolezza, da parte dell&#8217;Europa, della propria condizione di dipendenza, a seguito dell&#8217;inizio della guerra russo-ucraina.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>While demand for critical raw materials is projected to increase drastically, Europe heavily relies on imports, often from quasi-monopolistic third country suppliers.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_23_1661" target="_blank">&#8211; commissione europea</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Al momento l&#8217;Europa dipende fortemente dalle importazioni, spesso provenienti da stati che esercitano un quasi-monopolio. I primi 3 paesi importatori detengono infatti i tre quarti dell&#8217;output globale. È&nbsp;in primo luogo importante in questo senso<strong> diversificare le importazioni</strong>, anche perché ancora non è chiaro di quanti giacimenti disponga il continente europeo &#8211; recentemente <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2023/01/12/scoperto-in-svezia-il-piu-grande-giacimento-di-terre-rare-dellue_cde31876-8e17-4d3f-9176-ebcc76fc3b32.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ne è stato trovato uno</a> di dimensioni importanti in Svezia &#8211; e quanto la popolazione civile sia disponibile ad accettare miniere inquinanti nelle proprie vicinanze.</p>






<p>Allo stesso tempo, la domanda di materiali critici (tra cui le terre rare) è destinata ad aumentare drasticamente nei prossimi decenni. Analizziamo qui i dati relativi a un particolare uso, ovvero la <strong>costruzione di impianti eolici</strong>. Si tratta di una tipologia di impianto che necessita in maniera particolare di questi materiali e che, secondo l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/fuels-and-technologies/wind" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), vedrà un notevole potenziamento nei prossimi anni. Da 74 Gw nel 2021 a 109 nel 2027 (esclusivamente per gli impianti a terra).</p>


<div id="nel-2030-la-richiesta-triplichera-rispetto-al-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/previsto-un-aumento-della-richiesta-di-terre-rare/">Previsto un aumento della richiesta di terre rare</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/previsto-un-aumento-della-richiesta-di-terre-rare/">La richiesta di terre rare per l&#8217;eolico nel 2020, 2030 e 2040</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_258382_tab3"><p>I dati sono proiezioni sulla richiesta di terre rare necessarie per costruire le turbine eoliche (neodimio, praseodimio, disprosio e terbio) nel 2020, nel 2030 e nel 2040. Sono considerati soltanto gli scenari di base, ma Iea indica anche due scenari (per il 2030 e il 2040) di limitazione dell&#8217;uso delle terre rare. L&#8217;unità di misura è la chilotonnellata (kt), un multiplo della tonnellata (1 kt=1.000 t).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/demand-for-rare-earth-elements-from-wind-in-the-sustainable-development-scenario-2020-2040" target="_blank" rel="noopener">Iea</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 26 Ottobre 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-258382"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-258382" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>La richiesta di tutte le terre rare necessarie per l&#8217;eolico triplicherà nel 2030, secondo gli scenari. Nel caso del neodimio, l&#8217;aumento sarà pari al 171%, nel caso del praseodimio al 194%. Nel 2040 si prevede un ulteriore, anche se più contenuto, incremento.</p>


<div id="le-terre-rare-sono-problematiche-da-un-punto-di-vista-ambientale-perche-la-loro-estrazione-e-un-processo-inquinante" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le criticità delle terre rare riguardano anche l&#8217;impatto ambientale</h3>



<p>Secondo <strong><a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/ffd2a83b-8c30-4e9d-980a-52b6d9a86fdc/TheRoleofCriticalMineralsinCleanEnergyTransitions.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a></strong>, per produrre un’auto elettrica servono 6 volte più minerali che per produrre un’auto convenzionale. E per realizzare un impianto eolico sono necessari 9 volte i minerali che basterebbero per costruirne uno a gas. Quello delle turbine eoliche e quello delle batterie ricaricabili per le vetture elettriche sono i due ambiti in cui la richiesta di terre rare risulta più forte e impellente.</p>



<p>Fino alla metà degli anni 2010, il settore energetico costituiva una porzione minima della richiesta di tali minerali, ma adesso i rapporti si sono sbilanciati. <strong>La transizione ecologica pone il problema dei materiali critici e, conseguentemente, delle terre rare</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_fa32dec5e5c4fc3fa447a30e58f165dd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;estrazione delle terre rare è un processo inquinante.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In primis si tratta di un problema legato allo stesso <strong>processo di estrazione di questi minerali</strong>, che richiede molta energia e una significativa produzione di rifiuti. Le aree interessate diventano spesso luoghi fortemente inquinati. Con conseguenze sull&#8217;ambiente e sulla salute delle persone che abitano in prossimità delle miniere (oltre agli stessi minatori). Una serie di problematiche di natura ambientale, proprio all&#8217;interno della strategia per la transizione ecologica e digitale.</p>


<div id="solo-in-un-anno-le-auto-elettriche-sono-aumentate-del-122" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-2020-e-2021-le-auto-elettriche-sono-aumentate-del-122/">Tra 2020 e 2021 le auto elettriche sono aumentate del 122%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-2020-e-2021-le-auto-elettriche-sono-aumentate-del-122/">Le auto elettriche registrate in Italia tra 2013 e 2021</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_258375_tab3"><p>I dati provengono dal <em>Common Questionnaire for Transport Statistics</em> di Eurostat e si riferiscono al numero di autovetture elettriche registrate in Italia tra il 2013 e il 2021.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ROAD_EQS_CARPDA__custom_6268252/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 3 Maggio 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-258375"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-258375" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/tra-2020-e-2021-le-auto-elettriche-sono-aumentate-del-122/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Dal 2013 al 2021 le auto elettriche sono aumentate costantemente, passando da 4.500 a circa 118mila. L&#8217;incremento è stato esponenziale, raggiungendo il 133% tra 2019 e 2020 e il 122% tra 2020 e 2021.</p>



<p>Si tratta di una transizione importante ai fini della riduzione delle emissioni di Co2 nell&#8217;atmosfera. Tuttavia l&#8217;implementazione di politiche che favoriscono la diffusione delle auto elettriche pone innanzitutto un problema di approvvigionamento e di estrazione di terre rare.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/V0C_nZrkPKk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">darmau</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-transizione-ecologica-dipende-in-larga-parte-dalle-terre-rare/">La transizione ecologica dipende in larga parte dalle terre rare</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi beneficerà dei fondi Pnrr per le green communities</title>
		<link>https://www.openpolis.it/chi-beneficera-dei-fondi-pnrr-per-le-green-communities/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=239729</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di progetti per lo sviluppo in chiave sostenibile di territori rurali e montuosi. Abbiamo analizzato i progetti che verranno finanziati con i 135 milioni previsti dal Pnrr.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/chi-beneficera-dei-fondi-pnrr-per-le-green-communities/">Chi beneficerà dei fondi Pnrr per le green communities</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile e dell’economia circolare sono due degli obiettivi perseguiti anche dal <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)&nbsp;nell&#8217;ambito degli&nbsp;investimenti legati alla transizione ecologica.</strong></p>



<p>Secondo il nostro&nbsp;indicatore originale di suddivisione tematica&nbsp;una di queste <a href="https://openpnrr.it/misure/80/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">misure</a> è quella per le <em>green communities</em>, che mira a promuovere lo sviluppo sostenibile di comunità locali, nei territori rurali e di montagna. Abbiamo approfondito nel dettaglio cosa si intende per <em>green communities</em> e abbiamo ricostruito gli esiti del relativo avviso pubblico, mirato ad allocare 135 milioni di euro.</p>


<div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
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<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e
valutazione del PNRR</h3>
Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato
al Piano nazionale di ripresa e resilienza

</div>
<a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a>

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</div>
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</div></div>


<div id="le-green-communities-sono-progetti-per-le-aree-rurali-e-montuose-del-paese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono le green communities</h3>



<p>Sono dei progetti che hanno<strong> obiettivi più ampi rispetto alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale e della gestione energetica. </strong>Si cerca infatti di favorire anche dinamiche virtuose a livello sociale ed economico.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le green communities sono piani di sviluppo sostenibile messi in atto a livello locale da piccole comunità con una serie di obiettivi. Dall&#8217;industria a &#8220;rifiuti zero&#8221; alla costruzione consapevole di strutture edilizie.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-green-communities/">
                &#8220;Cosa sono le green communities&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p><strong>Questi investimenti sono indirizzati ad aree rurali e montuose </strong>con l&#8217;ambizione di renderle più autonome rispetto ai poli centrali, con un&#8217;attenzione particolare anche per il rilancio e la ripopolazione dei territori. Nel concreto, gli investimenti riguardano molti aspetti: la gestione delle risorse del luogo per la produzione energetica, lo sviluppo del turismo sostenibile, l’integrazione dei servizi di mobilità con impatto minore, l’industria a “rifiuti zero” e la costruzione consapevole di strutture edilizie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per le green communities</h3>



<p><strong>Si tratta dell&#8217;unico investimento previsto nel Pnrr di titolarità del dipartimento per gli affari regionali e le autonomie.</strong> Gli enti attuatori di questi progetti sono aggregazioni di comuni sotto le forme di unioni, consorzi, convenzioni e comunità montane. Dimensioni ritenute ottimali anche dall&#8217;unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem).</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Di certo non è possibile attuare tutto questo a livello di singolo Comune. La dimensione ottimale è quella dell’Unione montana, dell’ambito territoriale, della valle alpina.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/02/UNCEMSmart_GreenDEF-1.pdf" target="_blank">&#8211; Uncem, Smart &amp; Green community</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="i-fondi-iniziali-previsti-erano-pari-a-135-milioni-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il finanziamento previsto è pari a<strong> 135 milioni di euro </strong>e ogni ente poteva richiedere dai 2 ai 4,3 milioni per il proprio progetto.</p>






<p><strong>Sono stati selezionati tre</strong> <a href="https://www.affariregionali.it/attivita/aree-tematiche/pnrr/attuazione-misure-pnrr/dm-30-marzo-2022-green-communities-pilota/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetti pilota</a> <strong>finanziati con i fondi previsti dalla misura.</strong> Si tratta della green community “Terre del Monviso” in Piemonte, dell&#8217; unione montana dell’Appennino Reggiano della &#8220;Montagna del latte” in Emilia-Romagna e della green community “Parco Regionale Sirente Velino” in Abruzzo. La dotazione finanziaria per questi progetti è pari a 2 milioni per ciascun investimento. Una volta assegnati i fondi per i progetti pilota, un <a href="https://www.affariregionali.it/media/508500/all-a.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto di riparto</a> del ministero ha distribuito le risorse restanti tra le regioni.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">129 milioni € </span>fondi Pnrr per le green communities considerati nel decreto di riparto.</p>
			        </section>
		


<p>Tra i criteri considerati per ripartire il finanziamento tra le regioni, <strong>sono stati inclusi anche la ruralità e la montuosità dei territori</strong> oltre alla necessità di garantire la riserva del 40% delle risorse per le regioni del <a href="https://www.openpolis.it/il-rispetto-della-quota-del-pnrr-per-il-sud-rivela-molte-criticita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mezzogiorno</a> del che dovrebbe essere rispettata per tutte le misure del Pnrr. La regione per cui erano inizialmente previsti più fondi era la Sardegna (13,8 milioni circa). Meno finanziamenti invece in Valle d&#8217;Aosta (2 milioni).</p>



<p>A seguito della pubblicazione degli esiti dell&#8217;avviso pubblico possiamo osservare che, oltre i 3 progetti pilota di cui abbiamo già parlato, <strong>saranno finanziati 36 progetti.</strong> Di questi, 30 otterranno totalmente il finanziamento richiesto mentre 6 avranno accesso a un finanziamento parziale. Dalle informazioni disponibili non è stato possibile risalire alle motivazioni per cui non otterranno l’ammontare richiesto dai progetti.</p>


<div id="la-regione-che-ne-beneficera-di-piu-e-il-piemonte-quasi-126-milioni-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-piemonte-piu-di-125-milioni-per-le-green-communities/">In Piemonte più di 12,5 milioni per le green communities</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-piemonte-piu-di-125-milioni-per-le-green-communities/">Importi ammessi al finanziamento per i progetti sulle green communities attraverso il bando</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_240367_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_240367_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_240367_tab3"><p>Il dato rappresenta gli importi ammessi al finanziamento per la misura relativa alle green communities. Si considerano in aggregato tutti i progetti ammessi ad eccezione dei tre investimenti pilota che non rientrano nel decreto di riparto.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati del dipartimento per gli affari regionali e le autonomie                                                                <br>(consultati: mercoledì 15 Marzo 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/in-piemonte-piu-di-125-milioni-per-le-green-communities-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-240367"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Considerando gli interventi ammessi con il bando, la regione che riceverà più finanziamenti è il Piemonte, con circa 12,59 milioni di euro. Seguono a poca distanza Sardegna (poco meno di 12,59) e Toscana (10,28). Riceveranno meno introiti Liguria (circa 2,6 milioni), Puglia (2,39) e Valle d&#8217;Aosta (2).</p>



<p>Questi 36 progetti ammessi attraverso la gara muoveranno circa 119 milioni di euro dei 129 previsti inizialmente. <strong>Se si aggiungono i 3 progetti pilota, i fondi utilizzati saranno pari a 125 milioni.</strong> Sono 8 le regioni in cui non si registrano degli avanzi rispetto al decreto di riparto. Tuttavia, negli altri casi, le risorse restanti non raggiungono nemmeno i due milioni, il minimo che può essere richiesto per un progetto. I comuni infatti possono richiedere dai 2 ai 4 milioni circa per avviare una <em>green community</em> ma la regione che registra più avanzi, la Campania, riporta circa 1,84 milioni di risorse non allocate. A questa seguono Calabria (circa 1,84 milioni), Veneto (1,7) e Basilicata (1,3).</p>


<div id="considerando-tutti-i-progetti-finanziati-non-si-raggiunge-la-quota-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per quel che riguarda la quota mezzogiorno, <strong>il 37,7% delle risorse verrà veicolato verso il sud del paese.</strong> Questa percentuale è stata calcolata considerando la misura nella sua totalità, comprendendo quindi anche gli importi per i progetti pilota.&nbsp;Da notare dunque che non viene rispettata la soglia del 40% prevista dal Pnrr. Le regioni che riportano più avanzi rispetto al decreto di riparto sono quasi tutte aree del mezzogiorno e questo incide sul raggiungimento di questo obiettivo.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-rispetto-della-quota-del-pnrr-per-il-sud-rivela-molte-criticita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Il rispetto della quota del Pnrr per il sud rivela molte criticità</strong></a>.</p>
        </section>
		




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/cerca-quali-sono-le-green-communities-finanziate-con-i-fondi-pnrr/">Cerca quali sono le green communities finanziate con i fondi Pnrr</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/cerca-quali-sono-le-green-communities-finanziate-con-i-fondi-pnrr/">Tutte le green communities finanziate attraverso il Pnrr</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_240362_tab3"><p>La mappa mostra tutti gli investimenti per le green communities. Sono compresi anche i progetti finanziati attraverso la fase pilota. Nella graduatoria, alcuni progetti riportano soltanto il nome di un comune. Come abbiamo detto, gli enti ammessi al finanziamento erano aggregazioni comunali. Non è stato possibile verificare se per questi casi particolari è stato segnato soltanto il capofila oppure se si tratta di singole amministrazioni ammesse ai finanziamenti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati del <a href="https://www.affariregionali.it/attivita/aree-tematiche/pnrr/attuazione-misure-pnrr/avviso-pubblico-green-communities/" target="_blank" rel="noopener">dipartimento per gli affari regionali e per le autonomie</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 16 Marzo 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-240362"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-240362" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Come abbiamo visto in <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-le-difficolta-degli-enti-locali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, anche in questo caso sono i comuni del sud quelli che hanno più difficoltà a presentare i progetti. Per garantire la quota mezzogiorno inoltre, è possibile l&#8217;apertura di un bando specifico per le aree del sud. Non sono infatti sufficienti i fondi per il finanziamento di un progetto per ogni regione che riporta dei disavanzi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico&nbsp;<strong>OpenPNRR</strong>, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>



<p>Foto: <a href="https://pixabay.com/photos/solar-panels-forest-meadow-7036413/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruendercoach</a> &#8211; <a href="https://pixabay.com/service/terms/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/chi-beneficera-dei-fondi-pnrr-per-le-green-communities/">Chi beneficerà dei fondi Pnrr per le green communities</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le linee di rete mobile sono in aumento</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-linee-di-rete-mobile-sono-in-aumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=229267</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'utilizzo di sim per la trasmissione dei dati è un mezzo utile per potersi connettere a internet. Non deve però sostituire interamente gli investimenti sulla rete fissa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-linee-di-rete-mobile-sono-in-aumento/">Le linee di rete mobile sono in aumento</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>Poter disporre di una connessione rapida e capillare è diventato un aspetto sempre più importante in numerosi ambiti della vita quotidiana.</strong> È cruciale ad esempio per le opportunità per i <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-velocita-della-connessione-per-famiglie-e-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minori</a> ma anche per il mondo del lavoro. Come abbiamo spesso analizzato, ci sono delle differenze territoriali importanti nel nostro paese. Non tutte le regioni hanno una <a href="https://www.openpolis.it/le-regioni-europee-divise-dalla-connessione-internet/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">copertura</a> tale da raggiungere chi ne ha bisogno e la differenza digitale è presente pure nella <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-divario-tra-le-famiglie-nella-velocita-della-rete-regione-per-regione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">velocità</a> di connessione.</p>
</p>
<p>Ma non ci si connette soltanto tramite rete fissa. Sono infatti numerosi anche i dati mobili scambiati attraverso le sim telefoniche.</p>
</p>
<p><div id="ce-una-differenza-tra-sim-human-e-sim-m2m" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La telefonia mobile e l&#8217;utilizzo dei dati</h3>
</p>
<p>Le sim sono uno dei mezzi utilizzati per connettersi ad internet ma non sono tutte uguali. Le <strong>sim human</strong> sono quelle più tradizionali, che forniscono servizi &#8220;solo voce&#8221; o &#8220;voce e dati&#8221;. Consentono molte operazioni tra cui la navigazione internet. Ultimamente si stanno affermando anche le <strong>sim m2m</strong> (<em>machine-to-machine</em>) che oltre a consentire le operazioni tradizionali permettono anche di mettere in comunicazione dei dispositivi, autorizzando operazioni effettuate in maniera autonoma. Un esempio è rappresentato da elettrodomestici che vengono accesi o spenti senza la necessità di un input umano ma attraverso dei sistemi per cui è possibile programmarla.</p>
</p>
<p><div id="le-sim-m2m-sono-il-267-luglio-settembre-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu/">Le sim m2m sono sempre di più</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu/">Linee complessive di rete mobile (2018-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_232814_tab1" role="tab" aria-controls="chart_232814_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_232814_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_232814_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu/">Le sim m2m sono sempre di più &#8211; Linee complessive di rete mobile (2018-2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_232814_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_232814_tab3"></p>
<p>Il dato mostra il numero totale di sim presenti in Italia. Sono comprese:</p>
<ul>
<li>sim human</li>
<li>sim m2m che consentono scambio dati, informazioni e comandi tra apparecchiature e dispositivi con limitata o nessuna interazione umana.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.agcom.it/documents/10179/28977374/Documento+generico+22-12-2022/32493656-a4be-4b32-9c3d-02abfb7ade5c?version=1.0" target="_blank" rel="noopener">Agcom</a>                                                                <br />(pubblicati: venerdì 28 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/le-sim-m2m-sono-sempre-di-piu.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-232814"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-232814" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Il numero di sim è in leggera crescita dal 2018 al 2022. </strong>Si passa dai 103,6 milioni del settembre 2018 ai 107,1 del settembre 2022. Risultano in aumento le sim m2m, passando da 20,3 milioni (il 19,59% del totale) a 28,6 (26,7%). Calano invece le sim human: da 83,3 milioni (80,41%) a 78,5 milioni (73,30%).</p>
</p>
<p><div id="l891-delle-sim-sono-prepagate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Concentrandosi solo sulle sim human, a settembre 2022 <strong>sono di più quelle residenziali (86,7%)</strong> che quelle per affari (13,3%). Queste ultime però sono in leggero aumento dal 2018, quando si attestavano a 11,4%. A livello di contratto, si registra un <strong>incremento nelle sim prepagate</strong> che passano dall&#8217;86,2% del settembre 2018 all&#8217;89,1% del 2022.</p>
</p>
<p><div id="sono-sempre-maggiori-i-dati-trasmessi-attraverso-le-reti-mobili" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento/">Il traffico dati dalle sim è in aumento</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento/">Traffico dati medio giornaliero da rete mobile (2019-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_232851_tab1" role="tab" aria-controls="chart_232851_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_232851_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_232851_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento/">Il traffico dati dalle sim è in aumento &#8211; Traffico dati medio giornaliero da rete mobile (2019-2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_232851_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_232851_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_232851_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_232851_tab3"></p>
<p>Il dato mostra il traffico dati medio giornaliero. Sono comprese:</p>
<ul>
<li>sim human che prevedono l&#8217;interazione umana per essere usate;</li>
<li>sim m2m (<em>machine-to-machine</em>) che consentono scambio dati, informazioni e comandi tra apparecchiature e dispositivi con limitata o nessuna interazione umana.</li>
</ul>
<p>Si considerano sia il traffico in download che quello in upload. L’unità di misura è il petabyte (Pb), un multiplo del byte. 1 Pb è equivalente a 1.000.000 gigabyte.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.agcom.it/documents/10179/28977374/Documento+generico+22-12-2022/32493656-a4be-4b32-9c3d-02abfb7ade5c?version=1.0" target="_blank" rel="noopener">Agcom</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Dicembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/il-traffico-dati-dalle-sim-e-in-aumento.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-232851"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Aumenta anche il volume totale di dati trasmesso dalle sim.</strong> Nei primi nove mesi del 2022 il traffico complessivo è sempre maggiore rispetto al medesimo periodo degli anni precedenti, con un picco nel mese di agosto (36,4 Pb). Negli anni precedenti si segnala un maggiore utilizzo delle sim per la trasmissione di dati mobili tra marzo e aprile 2020 (rispettivamente 19,3 Pb e 19,9 Pb). Questo periodo è contestuale all&#8217;implementazione delle misure per arginare l&#8217;emergenza pandemica.</p>
</p>
<p><div id="sono-importanti-anche-gli-interventi-sulla-rete-fissa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>L&#8217;utilizzo dei dati mobili può essere sicuramente un&#8217;alternativa più agile per connettersi a internet. <strong>Non significa però che gli investimenti sulla rete fissa non debbano più essere portati avanti.</strong> L&#8217;Italia infatti è ancora lontana dagli obiettivi europei per la connessione alla banda ultraveloce, essendo il terzultimo paese per copertura con il 44,6% delle abitazioni raggiunte. Sono questi degli interventi rilevanti per la vita dei territori, soprattutto delle aree più lontane dai centri. </p>
</p>
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<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/limportanza-delle-infrastrutture-per-la-connessione-internet/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci<br />
<br /><strong>L’importanza delle infrastrutture per la connessione internet</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/q8U1YgBaRQk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">NordWood Themes</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a> </p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-linee-di-rete-mobile-sono-in-aumento/">Le linee di rete mobile sono in aumento</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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