Cosa sono le terre rare e perché sono controverse

Sono imprescindibili per la transizione ecologica e digitale, ma a oggi la loro estrazione ha un impatto ambientale molto pesante.

Definizione

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi della tavola periodica (tra cui il lantanio, il cerio e lo scandio) che trovano un’ampia applicazione nei settori della tecnologia avanzata e delle energie rinnovabili.

Sono fondamentali ad esempio per creare magneti permanenti, fibre ottiche e batterie ricaricabili, cruciali nell’industria delle auto elettriche e ibride, ma anche per costruire le turbine eoliche e i pannelli solari. Costituiscono inoltre un elemento imprescindibile negli schermi di desktop e smartphone e sono insostituibili nella realizzazione di apparecchiature di medicina avanzata (tra gli altri, per le macchine chirurgiche e la risonanza magnetica). Addizionalmente, sono largamente utilizzate anche nell’industria della difesa, ad esempio per la realizzazione di radar.

Per queste ragioni le terre rare sono considerate essenziali per le transizioni ecologica, energetica e digitale. Per i prossimi decenni la banca mondiale prevede infatti un aumento esponenziale nella domanda di tali minerali.

L’utilizzo crescente di terre rare comporta tuttavia dei problemi. In primo luogo le terre rare, pur essendo presenti in moltissimi siti diffusi globalmente, si presentano in natura in quantità estremamente ridotte e poco concentrate, legate con altri minerali all’interno di composti. Estrarle è un processo lungo e difficoltoso, variabile anche a seconda del materiale e dello specifico sito. Ma soprattutto è un processo altamente inquinante, come evidenzia la conferenza delle nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad).

L’estrazione è un processo lungo, complesso e inquinante.

Per prima cosa, riporta Unctad, il minerale deve essere separato dalla ganga (il materiale inerte a cui si trova associato), tramite una serie di tecniche a seconda del materiale stesso. Questa fase genera molti rifiuti e va effettuata in prossimità della miniera, per evitare la contaminazione dei territori e per ridurre i costi di trasporto. Successivamente, il materiale ricavato, che ancora non è una terra rara in purezza ma un ossido, va estratto dal concentrato – è questa la fase di estrazione vera e propria. Infine, ha luogo un’ulteriore raffinazione per ottenere i metalli puri dagli ossidi.

Dati

A oggi il principale produttore di terre rare a livello globale è la Cina. Secondo i dati forniti dall’agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), nel 2020 il paese asiatico da solo produceva 140mila tonnellate metriche di terre rare, il 33% in più rispetto al 2016, quando ne produceva 105mila. Al secondo posto si trovano gli Stati Uniti, la cui produzione, decisamente inferiore rispetto a quella cinese, è però aumentata del 171% tra il 2018 (quando ne produceva 14mila) e il 2020 (38mila).

Altri importanti produttori sono il Myanmar, con 30mila tonnellate metriche nel 2020, e l’Australia (17.000). Seguono Madagascar (8.000), India (3mila), Russia (2.700), Thailandia (2.000), Vietnam e Brasile (entrambi con 1.000) e Burundi (500). Tutti gli altri stati insieme arrivano ad appena 100 tonnellate.

243.300 t la produzione globale di terre rare nel 2020, secondo Irena.

I dati si riferiscono alla ripartizione di riserve di terre rare, in tonnellate, tra i paesi che ne hanno sul proprio territorio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Irena
(consultati: martedì 18 Ottobre 2022)

Oltre alla produzione, la Cina si profila come l’attore globale più importante anche in quanto a disponibilità di riserve. Parliamo di un quantitativo pari a 44 milioni di tonnellate, cioè il 38% delle riserve globali (che in totale, secondo Irena, ammontano a circa 115,8 miliardi di tonnellate).

Seguono il Vietnam con 22 milioni di tonnellate (19% del totale globale), il Brasile (21 milioni, 18,1%), la Russia (12 milioni, 10,4%), l’India (6,9 milioni, 6%) e l’Australia (4,1 milioni, 6%). Mentre gli Stati Uniti, secondi a livello globale per la produzione, detengono appena l’1,3% delle riserve, al pari della Groenlandia.

Analisi

Le terre rare sono imprescindibili, nel medio termine, per raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica. Ciononostante, presentano numerose problematiche. La loro estrazione è onerosa e inquinante. Risulta particolarmente dannosa anche per la qualità della vita e la salute delle persone che vivono in prossimità delle miniere e costituisce quindi un rischio anche a livello sociale. Ragioni queste che hanno generato una campagna di sensibilizzazione nel comune spagnolo di Campo de Montiel sui pericoli per le persone e per l’ambiente. Un progetto che ha prevenuto con successo l’apertura di una miniera di terre rare nella zona.

A questo si aggiunge il fatto che il processo produce molti rifiuti, che necessitano di un trattamento specifico. Oltre agli effetti nocivi sull’ambiente circostante, con un impatto particolarmente forte sulla biodiversità. Il che comporta che l’utilizzo delle terre rare dovrà essere accompagnato dal riciclo e dal riuso – come riporta uno studio del 2018, appena l’1% di tali materiali viene riciclato – e da una particolare attenzione al benessere ambientale, animale e umano.

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