commissioni parlamentari Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/commissioni-parlamentari/ Fri, 06 Dec 2024 09:05:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 I precari equilibri della maggioranza nelle commissioni parlamentari https://www.openpolis.it/i-precari-equilibri-della-maggioranza-nelle-commissioni-parlamentari/ Thu, 05 Dec 2024 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=297729 La recente diatriba sul tentativo della Lega di ridurre il canone Rai ha messo in evidenza ancora una volta quanto siano importanti gli equilibri nelle commissioni. In questi contesti i numeri della maggioranza sono meno solidi di quello che potrebbe sembrare.

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Nelle ultime settimane il dibattito politico è stato caratterizzato dalle forti tensioni che hanno visto protagoniste Lega e Forza Italia a proposito del canone Rai. Gli esponenti del Carroccio presenti nella commissione bilancio del senato infatti hanno provato a presentare un emendamento alla legge di conversione del decreto fiscale che prevedeva la riduzione della quota annuale che i cittadini devono versare in favore della televisione di stato. La proposta però è stata bocciata per la ferma opposizione di Forza Italia che ha votato contro il provvedimento.

Questo episodio conferma ancora una volta l’importanza del lavoro che viene svolto all’interno delle commissioni, vero cuore del processo legislativo in parlamento. Capire quindi quali sono gli equilibri all’interno di questi organi è fondamentale per avere il polso dello stato di salute della maggioranza.

Le commissioni sono il centro dell’attività legislativa del parlamento. È qui infatti infatti che si svolge la maggior parte del lavoro sui testi e in cui si cercano convergenze politiche.
Vai a “Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti”

I dati ci dicono che i margini della coalizione di governo nelle commissioni sono meno ampi di quello che si potrebbe pensare. Infatti quasi sempre per approvare un provvedimento è necessario l’apporto di tutte e tre le principali forze che compongono la maggioranza. Anche Lega e Forza Italia – oltre a Fratelli d’Italia – godono quindi di una sorta di “potere di veto” che possono esercitare per questioni che reputano particolarmente importanti. Questa dinamica alla lunga può portare all’aumento della tensione tra i tre alleati.

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I numeri nelle commissioni

Come già detto, in parlamento Fratelli d’Italia è la formazione di maggioranza relativa e rappresenta quindi l’architrave della coalizione di centrodestra anche all’interno delle commissioni. Tuttavia i voti di Fdi da soli non bastano a far approvare i vari provvedimenti in discussione. È quindi indispensabile anche l’apporto di almeno una parte degli alleati. Ciò dando per scontato che tutti i componenti siano presenti nel momento della votazione o siano sostituti, come spesso accade, da altri appartenenti allo stesso gruppo.

Di conseguenza se, ipoteticamente, una fra Lega e Forza Italia si impuntasse su alcuni aspetti si rischierebbe di andare incontro a situazioni complesse da gestire per la maggioranza.

Detto che Fdi è il gruppo più presente in tutte le commissioni, possiamo osservare che alla camera la Lega è quasi sempre la seconda formazione più numerosa e Forza Italia la terza. Fanno eccezione solo le commissioni difesa, finanze e politiche Ue dove i due gruppi hanno lo stesso numero di rappresentanti (4).

In quasi tutte le commissioni Lega e Forza Italia hanno il potere di bloccare i provvedimenti sgraditi.

Delle 14 commissioni permanenti presenti a Montecitorio ce ne sono 9 in cui sia il Carroccio che gli azzurri godono di questa sorta di potere di veto. In 3 casi invece è solo la Lega ad essere l’ago della bilancia. Si tratta delle commissioni affari costituzionali, trasporti e sociale. All’interno delle commissioni difesa e politiche Ue invece una defezione di una tra Lega o Forza Italia non ostacolerebbe l’approvazione dei provvedimenti in discussione.

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 2 Dicembre 2024)

Al senato la situazione è più cristallizzata ma, se possibile, ancora più complessa. In tutte le commissioni infatti Fdi si conferma il gruppo più numeroso, la Lega è rappresentata da 3 esponenti e Forza Italia da 2. Fa eccezione la sola commissione finanze dove entrambe le formazioni contano 2 rappresentanti.

A palazzo Madama non ci sono commissioni in cui un’eventuale defezione di Lega o Forza Italia risulterebbe ininfluente ai fini dell’approvazione di un provvedimento. Anzi, all’interno della commissione finanze anche Noi moderati gode di questo potere di veto. Nelle commissioni bilancio e cultura e istruzione invece è indispensabile sia l’apporto della Lega che quello di Fi. In tutti gli altri casi invece è solo il Carroccio l’ago della bilancia.

La “forza” all’interno delle commissioni

Al di là del mero aspetto numerico, per comprendere quali siano gli equilibri all’interno delle commissioni è molto interessante valutare anche come si distribuiscono gli incarichi tra le principali forze della maggioranza. Ricoprire posizioni chiave infatti può essere funzionale per portare avanti determinate istanze rispetto ad altre.

Da questo punto di vista un ruolo particolarmente rilevante è quello del presidente di commissione. Chi ricopre questo incarico infatti – oltre ad avere un peso preponderante nella definizione dei lavori – gestisce le votazioni e viene spesso indicato dai componenti della stessa commissione per fare da relatore ai disegni di legge ritenuti più importanti o complessi.

Per valutare il “peso” dei gruppi all’interno delle commissioni possiamo fare riferimento al nostro indice di forza. Si tratta di un indicatore originale di Openpolis che attribuisce a tutti i parlamentari un valore numerico attraverso un sistema di ponderazione di istituzioni, organi e ruoli.

Non in tutte le commissioni Fdi rappresenta la formazione con indice di forza più alto.

Da questo punto di vista possiamo osservare che i rapporti di forza tra le 3 principali formazioni della maggioranza risultano molto più equilibrati di quello che si potrebbe pensare. Fdi si conferma ovviamente la componente più “forte” anche se non sempre. Nelle commissioni attività produttive, agricoltura, politiche Ue della camera, esteri e difesa e cultura e istruzione del senato infatti la Lega gode di un indice di forza maggiore o uguale rispetto a Fdi. Nella commissione ambiente e lavori pubblici del senato invece è Forza Italia il gruppo più forte, mentre nella bilancio della camera eguaglia il punteggio di Fdi.

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 2 Dicembre 2024)

Focalizzandosi più specificamente sullo confronto tra Lega e Fi si può notare una leggera supremazia del Carroccio ma non così marcata. Le commissioni infatti in cui la Lega supera Fi sono 12 mentre in 9 casi sono gli azzurri a pesare di più. Nella commissione finanze di Montecitorio invece i due gruppi sono in equilibrio.

Come detto, questi valori sono influenzati principalmente anche se non in via eslusiva da chi ricopre il ruolo di presidente. Da questo punto di vista possiamo osservare che la Lega esprime 6 presidenti di commissione e 7 vicepresidenti. Fi invece può contare su 5 presidenti di commissione e 6 vicepresidenti. C’è un solo caso in cui sia la Lega che Fi possono vantare un vicepresidente ciascuno mentre la presidenza appartiene a Fdi. Si tratta della commissione finanze della camera.

Questi numeri ci fanno capire come la maggioranza abbia la possibilità di trovare soluzioni in commissione. In questo modo si evita di arrivare allo scontro in aula che è sempre più traumatico. Tuttavia è indubbio che servano delle trattative per giungere ad accordi non sempre semplici. Quando questo non avviene ci si trova di fronte a uno stallo che, nei casi più difficili, può portare anche a una rottura come nella vicenda del canone Rai.

Foto: Umberto Battaglia – Camera

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La maggioranza e i presidenti delle commissioni permanenti https://www.openpolis.it/la-maggioranza-e-i-presidenti-delle-commissioni-permanenti/ Thu, 13 Apr 2023 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=243070 Le commissioni permanenti sono organi fondamentali per il funzionamento delle camere. Per questo il presidente di commissione è considerato tra i ruoli chiave in parlamento. Anche se la sua attività raramente viene posta sotto i riflettori.

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Quando si forma una maggioranza sono molte le posizioni di potere che i suoi esponenti sono chiamati a ricoprire. Dai ruoli di governo a quelli parlamentari, alcuni incarichi sono più esposti mediaticamente, come quelli dei ministri o dei capigruppo in aula. Altri invece sono meno noti all’opinione pubblica. Tra questi anche i presidenti delle commissioni parlamentari, nonostante ricoprano un ruolo di grande importanza nel funzionamento e nella gestione della macchina parlamentare.

Dei diversi organi interni alle aule, le commissioni permanenti sono il luogo in cui si svolge la maggior parte del lavoro sulle norme, in cui si cercano convergenze politiche e in cui il dibattito entra realmente nel merito delle questioni.


Le commissioni permanenti sono il centro dell’attività legislativa del parlamento.


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“Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti”

In questo contesto il presidente rappresenta la commissione, la convoca formandone l’ordine del giorno, ne presiede le sedute e ne convoca l’ufficio di presidenza. Generalmente viene affidata loro la relazione dei provvedimenti più importanti discussi e approvati in commissione, nonché la presentazione del testo all’aula.

Come abbiamo avuto modo di osservare in passati approfondimenti la posizione di un presidente su un provvedimento può incidere in modo determinante sul suo iter in commissione. Anche per questo è considerato uno dei ruoli chiave in parlamento.

Gruppi e presidenti di commissione

Alla camera dei deputati le commissioni permanenti sono ancora 14, come nella scorsa legislatura e in quelle precedenti. Con il taglio dei parlamentari invece il regolamento del senato è stato modificato e ora le commissioni permanenti sono 10. Questo vuol dire che alcune commissioni di palazzo Madama svolgono compiti di cui a Montecitorio si occupano due commissioni distinte.

24 le commissioni permanenti del parlamento, 14 alla camera e 10 al senato.

Esattamente la metà dei presidenti di commissione è espressione di Fratelli d’Italia (FdI), mentre l’altra metà è suddiviso tra Lega (che ne esprime un po’ di più) e Forza Italia (FI).

Un’equazione che si ripropone esattamente sia alla camera (dove FdI ha 7 presidenti su 14) che al senato (5 su 10).

FONTE: openpolis
(consultati: lunedì 3 Aprile 2023)



Solo 2 di questi incarichi, l’8,3%, sono ricoperti da una donna, in entrambi i casi al senato. Una è Giulia Bongiorno, esponente della Lega e presidente della commissione giustizia. L’altra è Stefania Craxi, esponente di Forza Italia che presiede la commissione esteri. Solo uomini invece per Fratelli d’Italia.

Presidenti alle prime armi

Data l’importanza del ruolo i gruppi devono valutare attentamente a chi conferire le presidenze. Tra i vari elementi bisogna sicuramente considerare l’esperienza delle figure politiche scelte, sia rispetto alla materia di competenza della commissione che ai meccanismi parlamentari che i presidenti sono tenuti a conoscere e far rispettare.

Da questo punto di vista bisogna innanzitutto sottolineare come alcuni dei presidenti di commissione siano alla loro prima esperienza parlamentare.

2 i presidenti di commissione senza alcuna esperienza parlamentare alle spalle.

Si tratta del presidente della commissione politiche dell’Unione europea del senato, Giulio Maria Terzi di Sant’Agata (FdI), e del presidente della commissione agricoltura della camera, Mirco Carloni (Lega).

Certo i profili di questi due politici sono comunque molto diversi. L’ex ambasciatore Terzi di Sant’Agata infatti, pur non avendo alcun trascorso in parlamento, ha una lunga carriera diplomatica alle spalle. Senza contare che nel corso del governo Monti ha direttamente ricoperto il ruolo di ministro degli esteri. Si tratta dunque di un presidente con una elevatissima conoscenza delle materie della sua commissione, anche se meno dei meccanismi parlamentari.

Diverso invece il percorso di Mirco Carloni. Oltre a svariati mandati in giunte e consigli comunali, Carloni è arrivato al consiglio regionale dell’Umbria nel 2020, venendo poi nominato vicepresidente e assessore alle attività produttive. L’esperienza politico amministrativa dunque non manca a Carloni, che tuttavia è ora chiamato a svolgere un ruolo molto diverso.

Altri 12 presidenti di commissione invece hanno avuto una sola esperienza parlamentare prima di quella attuale. La maggior parte sono di Fratelli d’Italia (nelle commissioni giustizia, cultura, finanze, ambiente e trasporti alla camera, affari sociali e bilancio al senato), ma alcuni anche di Forza Italia (bilancio, affari costituzionali e affari sociali alla camera) e Lega (attività produttive e politiche europee alla camera).

FONTE: openpolis
(consultati: martedì 4 Aprile 2023)



Esperienza e coerenza nei percorsi dei presidenti

Dunque 22 presidenti di commissione su 24 hanno almeno un mandato parlamentare alle spalle. Questo però non vuol dire che nella scorsa legislatura svolgessero il proprio mandato nell’ambito della commissione che ora presiedono. In effetti questo caso riguarda meno della metà dei presidenti.

10 i parlamentari che nella scorsa legislatura facevano parte della stessa commissione che ora presiedono.

Tra questi è incluso anche Nazario Pagano (FI), presidente della commissione affari costituzionali della camera, che fino a pochi mesi fa era vicepresidente dell’omonima commissione del senato.

Tra i gruppi di maggioranza quello con più presidenti con un’esperienza coerente è Fratelli d’Italia. Esattamente la metà infatti nella scorsa legislatura si occupava delle stesse materie (giustizia, cultura, finanze e lavoro alla camera e affari sociali e bilancio al senato). Molti meno per Lega (politiche europee alla camera e giustizia al senato) e Forza Italia (affari costituzionali alla camera e esteri e difesa al senato).

Oltre a Pagano infatti il gruppo forzista esprime la presidente della commissione esteri e difesa del Senato, Stefania Craxi che nella scorsa legislatura era vicepresidente. Inoltre alcuni anni prima, durante il quarto governo Berlusconi, ha svolto anche il ruolo di sottosegretario agli esteri.

Perché nonostante la sua esperienza Tremonti è stato eletto presidente della commissione esteri piuttosto che bilancio o finanze?

Ma anche altri presidenti di commissione hanno avuto dei ruoli nell’esecutivo. Il presidente della commissione esteri della camera Tremonti ad esempio è stato più volte ministro. Certo in quella veste si è sempre occupato di economia ma non c’è dubbio che abbia anche accumulato molta esperienza in campo internazionale. In questi termini dunque non appare inappropriato che una persona con il suo profilo ricopra questo incarico. Allo stesso tempo c’è da interrogarsi sul perché la maggioranza non gli abbia attribuito la presidenza di una commissione più naturalmente affine al suo percorso professionale e politico (bilancio o finanze).

Alla commissione Finanze di palazzo Madama invece Garavaglia ci è arrivato dopo essere stato oltre che ministro del turismo, viceministro dell’economia nel primo governo Conte. La presidente della commissione giustizia Giulia Bongiorno come sottosegretaria si è invece occupata di pubblica amministrazione. Tuttavia la sua conoscenza della materia è fuori discussione data la sua rinomata esperienza di avvocato.

Da segnalare infine altri due presidenti con una notevole esperienza alle spalle anche se non nella commissione che oggi presiedono. Il senatore Alberto Balboni (FdI), presidente della commissione affari costituzionali, è giunto ormai alla sua quinta legislatura ma negli scorsi anni si era occupato di temi quali la giustizia, gli affari esteri o le finanze. Anche il senatore Claudio Fazzone (FI) è alla sua quinta legislatura e al contrario di Balboni in passato è stato varie volte in commissione affari costituzionali. In questa occasione però è diventato presidente della commissione ambiente che invece non risulta nel suo curriculum precedente.

Foto: Galleria Fontana – Camera

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La maggioranza ha margini ridotti nelle commissioni https://www.openpolis.it/la-maggioranza-ha-margini-ridotti-nelle-commissioni/ Tue, 06 Dec 2022 14:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=217759 Spesso lontane dai riflettori, è qui che si svolge la maggior parte del lavoro parlamentare. Per questo valutarne gli equilibri interni è molto importante.

L'articolo La maggioranza ha margini ridotti nelle commissioni proviene da Openpolis.

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Nei primi giorni di novembre camera e senato hanno definito la composizione delle commissioni parlamentari. In questo articolo ci concentreremo in particolar modo su quelle cosiddette permanenti. Si tratta cioè di quelle commissioni che sono chiamate, tra le altre cose, a valutare le proposte di legge prima che queste arrivino in aula per l’approvazione definitiva.

Spesso poco considerate da media e opinione pubblica, le commissioni ricoprono invece un ruolo estremamente importante. È proprio in questi ambiti infatti che si svolge la gran parte del lavoro sui testi.


Qui si cercano convergenze politiche e il dibattito entra realmente nel merito delle questioni.


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“Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti”

Avere una maggioranza solida in commissione è quindi fondamentale per permettere un iter più agevole dei disegni di legge. E proprio per questo risulta di fondamentale importanza valutare con attenzione gli equilibri al loro interno. Sia tra maggioranza e opposizione sia all’interno della stessa coalizione di governo.

L’alleanza composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati ha ottenuto una vittoria ampia alle elezioni. Tuttavia analizzando la composizione delle varie commissioni emerge come, soprattutto al senato, i numeri della maggioranza non siano poi così solidi.

Come si compongono le commissioni

Prima di valutarne gli equilibri interni però è importante capire come deputati e senatori vengono assegnati alle commissioni. I regolamenti di camera e senato non prevedono un numero fisso di componenti. L’obiettivo è piuttosto quello di rispettare il più possibile la consistenza dei diversi gruppi.

L’articolo 19 del regolamento della camera prevede che ciascun gruppo debba designare lo stesso numero di componenti per ogni commissione. Tale numero è proporzionale alla ripartizione dei seggi in aula. Spetta al presidente della camera poi – sempre su proposta dei gruppi – distribuire tra le commissioni quei deputati che non siano rientrati nella ripartizione perché in eccesso, sempre cercando di rispettare i rapporti di forza tra le varie formazioni. La stessa procedura si applica anche per quegli esponenti appartenenti a gruppi la cui consistenza numerica sia inferiore a quella delle commissioni. In questo caso, ad alcuni deputati può essere permesso di far parte di più di una commissione.

L’articolo 21 del regolamento del senato prevede passaggi simili. In questo caso in particolare, visto il numero limitato di senatori, coloro che appartengono ai gruppi meno numerosi possono arrivare a far parte di più commissioni fino a un massimo di 3.

I Senatori che non risultino assegnati […] sono distribuiti nelle Commissioni permanenti, sulla base delle proposte dei Gruppi di appartenenza, dal Presidente del Senato, in modo che in ciascuna Commissione siano rispecchiati, per quanto possibile, la proporzione esistente in Assemblea tra tutti i Gruppi parlamentari e il rapporto tra maggioranza e opposizione.

Queste operazioni di distribuzione d’ufficio, per così dire, determinano il fatto che all’interno di ogni singola commissione gli equilibri tra le varie forze politiche siano diversi.

Gli equilibri cambiano da una commissione all’altra.

Per questo diventa molto interessante valutarle caso per caso. Tenendo sempre presenti due elementi. Il primo è che, a seguito del taglio dei parlamentari, il senato ha ridotto le proprie commissioni permanenenti da 14 a 10 aumentando gli ambiti di competenza di quelle rimaste. La camera dei deputati invece non ha ancora approvato la riforma del proprio regolamento (al momento sono state presentate due proposte di modifica). Il secondo è che la composizione delle varie commissioni si rinnova dopo due anni dall’inizio della legislatura. Di conseguenza gli equilibri potrebbero cambiare ulteriormente.

Gli equilibri al senato

Osservando più nel dettaglio la composizione delle commissioni notiamo che, come già anticipato, la situazione più complicata si incontra al senato. Qui infatti in molti casi il margine per la maggioranza è estremamente ridotto.

Da questo punto di vista, la situazione all’interno della commissione giustizia appare particolarmente complessa. Qui infatti, considerando che l’unica esponente del gruppo misto (Ilaria Cucchi) appartiene all’opposizione, la maggioranza ha un margine minimo.

1 voto di scarto tra maggioranza e opposizione all’interno della commissione giustizia del senato.

Come noto, Forza Italia ha una particolare sensibilità sul tema. In questa commissione c’è un solo componente azzurro, ovvero Pierantonio Zanettin. In casi estremi, il venir meno anche solo di questo unico voto rischierebbe di determinare uno stallo dei lavori.

Sostanzialmente però in tutte le commissioni la maggioranza, se non coesa, rischia di non avere i numeri. Considerando anche il posizionamento degli appartenenti al gruppo misto in base a come hanno votato la fiducia al governo, in 3 commissioni (bilancio, ambiente e lavori pubblici, finanze e tesoro) il margine scende a 2. La quarta commissione (politiche Ue) è l’unica in cui il margine è di 4 voti, in tutte le altre invece è di 3. Lo scarto medio rispetto all’opposizione è di appena 2,6 voti.

Il grafico mostra la divisione dei seggi tra maggioranza e opposizione all’interno delle commissioni parlamentari. Il gruppo misto è conteggiato a parte perché non è sempre possibile definire lo schieramento politico dei suoi membri.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 16 Novembre 2022)



Il fatto che i margini siano così ridotti può non rappresentare un problema. Ci sono infatti dei temi su cui la maggioranza appare essere più coesa. Ad esempio all’interno dell’ottava commissione (ambiente, lavori pubblici, comunicazioni) sembra improbabile un rischio di spaccature, anche se quello delle telecomunicazioni è un altro tema dirimente per Fi. Discorso diverso può essere fatto ad esempio per la commissione bilancio dove le 4 forze della maggioranza hanno obiettivi e sensibilità diverse. Come già detto, in questo caso lo scarto è di soli 2 voti e l’apporto di Lega e Forza Italia è indispensabile.

Questa dinamica incide sugli equilibri della maggioranza. Non è forse un caso che, a proposito della legge di bilancio, la presidente Meloni abbia lanciato delle aperture verso la proposta di dialogo avanzata dal leader di Azione-Italia viva Carlo Calenda.

Nelle commissioni la maggioranza non può permettersi spaccature.

Da sottolineare la situazione complessa anche all’interno della terza commissione del senato che si occupa di affari esteri e difesa. Qui, viste anche le sensibilità diverse che Lega e Forza Italia hanno nei confronti della Russia, il rischio di spaccature potrebbe essere più concreto. Anche se c’è da dire che, nel definire la strategia internazionale del nostro paese, il governo svolge certamente un ruolo preponderante.

Al di là degli aspetti politici però è rilevante notare che agli esponenti della maggioranza viene richiesta la massima partecipazione. In molti ambiti infatti bastano anche solo un paio di assenze per malattia per far andare sotto la coalizione. Questo presupponendo ovviamente che gli esponenti dell’opposizione siano tutti presenti. Una situazione molto complessa quindi che rischia di rendere molto difficile la navigazione delle proposte di legge e, di conseguenza, l’attuazione del programma di governo.

Gli equilibri alla camera

Come già detto, la situazione appare meno complessa alla camera. All’interno delle commissioni permanenti infatti i numeri della maggioranza sono più solidi. C’è solo un caso, quello della commissione cultura e istruzione, in cui il margine è di 3 voti. In tutti gli altri ambiti il margine è superiore, fino a raggiungere i 9 voti all’interno della commissione difesa.

Anche se a Montecitorio la situazione risulta meno complicata, è bene sottolineare che anche qui la Lega rappresenta l’ago della bilancia in molti contesti.

50% le commissioni della camera in cui la Lega può essere l’ago della bilancia.

È così all’interno delle commissioni:

  • affari costituzionali;
  • esteri;
  • trasporti;
  • finanze; 
  • cultura (qui anche i voti di Forza Italia sono decisivi);
  • lavoro;
  • affari sociali.

Ovviamente in caso di una rottura politica che veda l’uscita dalla maggioranza di una tra Lega e Forza Italia, assisteremmo alla caduta del governo che non avrebbe più i numeri per andare avanti. Tuttavia, anche senza arrivare a scenari così estremi, il Carroccio in queste commissioni può avere un margine di contrattazione molto consistente per portare avanti le proprie istanze.

Come si distribuiscono le presidenze di commissione

Un altro elemento interessante da analizzare riguarda le posizioni chiave all’interno delle commissioni. Nelle dinamiche parlamentari infatti non tutti i deputati e i senatori hanno la stessa importanza. Chi ricopre una key position ha maggiori probabilità di riuscire a portare avanti le proprie istanze.

Abbiamo già detto che la gran parte del lavoro sui progetti di legge avviene all’interno delle commissioni. Di conseguenza, sapere chi ricopre questi incarichi è molto importante per capire chi sono i parlamentari politicamente più rilevanti.


Tra le posizioni chiave ci sono quelle di presidente, vicepresidente, segretario e capogruppo di commissione.


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“Quali sono i ruoli chiave del parlamento”

Un altro ruolo molto importante è quello del relatore. Questa figura però cambia al variare del provvedimento in esame. L’incarico più rilevante in assoluto nell’ambito delle commissioni è quello di presidente. Da questo punto di vista possiamo osservare che, com’era lecito attendersi, è Fratelli d’Italia ad esprimerne il maggior numero. Il partito di Giorgia Meloni infatti può vantare la metà delle presidenze (5 alla camera e 7 al senato). La Lega invece ne ha 4 a Montecitorio e 3 a palazzo Madama mentre Forza Italia rispettivamente 3 e 2.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 16 Novembre 2022)



Un ultimo elemento di rilievo riguarda il rapporto tra governo e parlamento. In particolare tra chi ricopre incarichi chiave in commissione e il ministro competente nella stessa materia. Al netto degli equilibri fragili che abbiamo descritto finora infatti, per un partito poter fare affidamento su due posizioni di rilievo come il ministro e il presidente di commissione significa avere un peso politico maggiore e una più sigificativa capacità di incidere sui disegni di legge.

Per quanto, con la riduzione del loro numero, al senato sia più difficile associare una commissione a un singolo ministro è proprio qui che si registra la maggior quantità di parallelismi. Il caso più eclatante in questo senso è quello della nona commissione che si occupa di industria, turismo e agricoltura. I ministeri coinvolti sono 3 e sono guidati tutti da esponenti di Fratelli d’Italia (rispettivamente Adolfo Urso, Daniela Santanché e Francesco Lollobrigida), così come il presidente della commissione (Luca De Carlo).

Parallelismo a favore di Fdi anche per quanto riguarda la commissione per le politiche dell’Unione europea il cui presidente è Giulio Terzi di Sant’Agata e il ministro di riferimento è Raffaele Fitto.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 16 Novembre 2022)



Parallelismo presidente-ministro a favore della Lega invece all’interno della commissione finanze e tesoro. Qui infatti il presidente è Massimo Garavaglia e il ministro competente Giancarlo Giorgetti. In 2 casi infine Forza Italia esprime un presidente di commissione e uno dei 2 ministri di riferimento. Il presidente della commissione ambiente e lavori pubblici infatti è Claudio Fazzone mentre il ministro è Gilberto Pichetto Fratin (la parte relativa ai lavori pubblici può essere attribuita invece al ministero delle infrastrutture, guidato da Matteo Salvini).

Per quanto riguarda la commissione esteri e difesa la presidente è Stefania Craxi e il ministro azzurro è quello degli esteri, Antonio Tajani. Al dicastero della difesa invece troviamo Guido Crosetto (Fdi).

Alla camera invece solo in un caso il presidente della commissione e il ministro appartengono allo stesso partito, in questo caso Fratelli d’Italia. Si tratta della commissione giustizia dove il presidente è Ciro Maschio e il ministro di riferimento Carlo Nordio.

Foto: Comunicazione camera

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Il Ddl Zan e la lotta contro l’omotransfobia https://www.openpolis.it/il-ddl-zan-e-la-lotta-contro-lomotransfobia/ Tue, 04 May 2021 10:21:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=136951 Dopo uno stallo durato mesi, la discussione sul ddl Zan potrebbe riprendere nelle prossime settimane. Tra chi la ritiene una legge inutile o liberticida e chi invece una legge necessaria, vediamo di cosa tratta la proposta contro l'omotransfobia.

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Nelle ultime settimane il cosiddetto ddl Zan, la proposta di legge che prevede l’introduzione nel nostro ordinamento di misure di contrasto a omofobia, transfobia e altre discriminazioni riferite all’identità di genere e la disabilità, è tornato prepotentemente al centro del dibattito. Dopo essere stato approvato alla camera nel novembre scorso infatti adesso la proposta deve concludere il proprio iter al senato.

Prima di approdare in aula però il provvedimento deve essere discusso e approvato nella commissione di palazzo Madama competente per materia. Cioè la commissione giustizia presieduta dall’esponente della Lega Andrea Ostellari. E proprio il Carroccio, fortemente contrario al provvedimento, ha cercato tramite il proprio senatore di rallentarne il più possibile l’iter rinviandone la calendarizzazione. Una situazione di stallo che si è sbloccata solo nei giorni scorsi grazie al voto della maggioranza dei membri della commissione.

Giudicata una legge divisiva da alcuni, liberticida da altri o inutile da altri ancora, il percorso per arrivare all’approvazione di questa proposta di legge pare essere ancora molto lungo e ricco di ostacoli. In questo approfondimento cercheremo di capire meglio quali sono i contenuti di questa proposta, quali sono i suoi obiettivi e se presenta delle criticità.

Lo spirito della legge

Negli ultimi anni l’utilizzo di parole d’odio, specie online, è diventato un fenomeno dalle proporzioni preoccupanti. Secondo alcuni studi infatti quando personaggi influenti adottano linguaggi d’odio, incoraggiando forme di violenza e discriminazione, questo fenomeno può portare anche a gravi conseguenze per le vittime.

Il termine hate speech deve essere inteso come l’insieme di tutte le forme di espressione che si diffondono, incitano, sviluppano o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo ed altre forme di odio basate sull’intolleranza contro le minoranze.
Vai a "Che cos’è l’hate speech e com’è regolamentato"

In Europa queste dinamiche sono oggetto di monitoraggio da diversi anni. L’istituzione più attiva nel contrasto ai discorsi d’odio è il consiglio d’Europa (Coe, organo di cui fanno parte 47 stati tra cui l’Italia). Questa organizzazione ha lanciato diverse iniziative e campagne di sensibilizzazione ed ha promosso la creazione di una “Alleanza contro l’odio” europea. Un invito che l’Italia ha raccolto nel 2016 con l’istituzione della commissione parlamentare Jo Cox (di cui abbiamo già parlato qui).

Secondo l’Eurobarometro in Italia i fenomeni di discriminazione sarebbero più marcati che nel resto d’Europa.

Il Coe ha anche adottato un protocollo riguardante gli atti di razzismo e xenofobia commessi attraverso la rete. Convenzione che l’Italia ha firmato ma non ha ancora ratificato. Nonostante queste iniziative però secondo l’Eurobarometro speciale 2019 fenomeni di discriminazione sarebbero percepiti in maniera molto più marcata nel nostro paese che nel resto d’Europa. Secondo il rapporto infatti i pregiudizi maggiori ancora oggi si ritrovano nelle discriminazioni etniche e razziali ma sono molto forti anche quelle legate all’identità di genere.

Ad oggi, in Italia non esiste una legislazione specifica a tutela delle persone vittime di cimini d’odio legate a quest’ultima fattispecie. A confermarlo è un report dell’agenzia europea dei diritti fondamentali (Fra) pubblicato nel 2020. Il disegno di legge Zan (che prende il nome dal deputato del Pd Alessandro Zan, relatore del testo approvato alla camera) vorrebbe sanare questa lacuna.

Che cosa prevede il ddl Zan

Tra i detrattori della proposta di legge c’è chi la ritiene inutile poiché sostiene che le misure per punire i crimini d’odio siano già previste nel codice penale. Altri invece la ritengono una norma che andrebbe a limitare la libertà di espressione garantita dall’articolo 21 della costituzione. Ma che cosa dice esattamente il testo approvato alla camera?

Il testo della proposta di legge (che durante il suo iter ha assorbito altri ddl simili) non introduce nuovi reati nel nostro ordinamento ma estende pene già previste per altre fattispecie – come l’odio razziale o religioso – anche ai crimini d’odio legati all’orientamento sessuale o alla identità di genere oltreché verso i disabili. Sa da un lato è quindi vero che le pene erano già previste, dall’altro le norme non tutelavano le vittime di queste tipologie di violenza. Per questo il ddl Zan prevede la modifica di 6 norme del nostro ordinamento. Si tratta in particolare di:

Tra le modifiche più rilevanti, quella dell’articolo 604 bis del codice penale che prevede la reclusione fino a 4 anni per l’autore del reato nei casi in cui venga appurata la propaganda o l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica o religiosa. Il ddl Zan amplia il campo di queste fattispecie anche a discriminazioni fondate “sul sesso, sul genere, sull’orienta­mento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità“. Le stesse fattispecie sono poi aggiunte anche all’articolo 604 ter c.p. che prevede un aggravamento della pena nei casi in cui l’autore del reato intenda agevolare l’azione di organizzazioni che tra le loro attività prevedono l’istigazione all’odio e alla discriminazione.

6 gli atti aventi forza di legge modificati dal ddl Zan qualora fosse approvato.

Un’operazione simile è stata effettuata anche per quanto riguarda l’articolo 90 quater del codice di procedura penale il quale prevede che, nella valutazione complessiva delle vicende, venga anche considerata la condizione di particolare vulnerabilità della vittima. Anche in questo caso, il ddl Zan andrebbe ad aggiungere a questa condizione elementi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale o identità di genere.

Il ddl Zan prevede l’introduzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia in cui organizzare iniziative di sensibilizzazione alla tolleranza.

Un altro elemento interessante è l’introduzione, prevista dall’articolo 7, della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Si tratta di una giornata che viene celebrata a livello internazionale già dal 2005 il 17 maggio di ogni anno e che ricorda la rimozione da parte dell’organizzazione mondiale della sanità dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Tale ricorrenza veniva già celebrata anche in Italia attraverso un messaggio da parte delle più alte cariche dello stato come il presidente della repubblica. Ciò che il ddl Zan prevede su questo fronte è semplicemente l‘impegno per le scuole e le altre amministrazioni pubbliche a realizzare iniziative di sensibilizzazione sul tema della tolleranza.

Un ultimo elemento riguarda la destinazione di fondi a favore di centri a sostegno delle vittime di violenza motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, e anche vitto e alloggio. Tale somma era già stata prevista all’interno del decreto rilancio del 2020. La modifica apportata dal ddl in questo caso prevede l’estensione di queste risorse a tutte le vittime di reati rientranti nel nuovo articolo 604 bis del codice penale che abbiamo già visto.

10 articoli del ddl Zan.

Le critiche al provvedimento

Questa proposta di legge ha scatenato ampi dibattiti e polemiche. Sono molte infatti le critiche  mosse al testo approvato alla camera. Tra le principali osservazioni c’è anche quella secondo la quale tale norma sarebbe inutile poiché le tutele contro questo tipo di reati sono già previste nel nostro ordinamento.

Come abbiamo visto però si tratta di una critica poco corretta. Infatti è vero che ci sono già leggi che prevedono delle pene contro i reati d’odio. Queste però non contemplano esplicitamente che tali reati possano essere estesi anche all’omotransfobia. Stesso ragionamento vale anche nel caso delle aggravanti legato al sostegno ad associazioni dedite all’istigazione all’odio e alla violenza. Lacune che il ddl Zan andrebbe a colmare.

Un’altra critica avanzata alla proposta è quella di essere una “legge liberticida“. Un’accusa mossa anche da una parte importante del mondo cattolico, da sempre contrario al riconoscimento di pari opportunità, in termini ad esempio di matrimonio e adozione per le coppie omosessuali. Chi sostiene questa tesi afferma che il ddl Zan causerebbe un grave limite alla libertà di espressione di simili posizioni.

In realtà però, come abbiamo visto, nel ddl questi temi non vengono affrontati. Inoltre l’articolo 4 del testo approvato alla camera prevede una specifica clausola a tutela del pluralismo delle idee.

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime conducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Un’ultima critica mossa al provvedimento, fonte di preoccupazione anche per molti cittadini che hanno chiesto chiarimenti nella nostra sezione checknews, è che questa possa rappresentare un primo passo verso l’introduzione nelle scuole dell’insegnamento delle cosiddette “teorie gender”.

Sono state dette tantissime cose strampalate, inventate. L’ultima è stata di Giorgia Meloni al Maurizio Costanzo Show dove ha detto che con questa legge i bambini di sette anni dovrebbero scambiarsi i vestiti per spiegare l’omosessualità. Questa è una cosa becera, volgare, che non è degna secondo me di una che ricopre una posizione così importante di leader politica e soprattutto perché è una donna.

In realtà però nel testo approvato non viene fatto alcun riferimento all’introduzione nei programmi scolastici dell’insegnamento di queste teorie. L’unico riferimento alla scuola fatto dal ddl Zan è quello dell’articolo 7 in cui alle istituzioni scolastiche, così come alle altre pubbliche amministrazioni, viene richiesto di organizzare iniziative di sensibilizzazione in occasione della giornata del 17 maggio.

L’iter del provvedimento

Fin qui abbiamo visto quali sono i contenuti del ddl Zan ma a che punto è l’iter parlamentare per la sua approvazione? Come abbiamo già detto la proposta di legge è già stata approvata alla camera lo scorso 4 novembre. All’epoca il provvedimento fu adottato con 265 voti favorevoli e 193 contrari.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)

Non è possibile conoscere nel dettaglio come votarono i singoli deputati in quell'occasione dato che la votazione avvenne con scrutinio segreto. Tuttavia su questo tema si sono formati dei raggruppamenti trasversali. Se da un lato infatti una parte del centrodestra si è schierata a favore del provvedimento, dall'altra una parte significativa del mondo femminista non ha lesinato critiche, in particolare all'articolo 1. Che fornisce alcune definizioni come quella di "genere" e di "identità di genere".

La proposta di legge è ferma in commissione giustizia del senato.

Al di là di queste critiche il provvedimento adesso deve passare all'esame del senato. Il primo passaggio necessario da questo punto di vista è rappresentato dalla discussione all'interno della commissione competente per materia. Che a palazzo madama è la numero 2, giustizia, presieduta dall'esponente della Lega Andrea Ostellari. Qui l'iter del provvedimento si è arenato.

Il presidente di commissione ha infatti un ruolo di primo piano nella definizione del calendario dei lavori e di conseguenza nella scelta delle proposte di legge da trattare. Secondo l'articolo 29 del regolamento del senato infatti il calendario dei lavori viene definito nell'ambito dell'ufficio di presidenza. In quest'organo ristretto, la destra oltre ad esprimere il presidente ha anche uno dei due vicepresidenti: il senatore di Fdi Alberto Balboni. Due membri importanti di questo ufficio quindi appartengono a partiti apertamente contrari alla proposta di legge.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)

Ostellari ha più volte rinviato la calendarizzazione del provvedimento dato che il suo partito lo definisce "divisivo" per la maggioranza e non urgente. La situazione si è sbloccata solo pochi giorni fa. Una nota al già menzionato articolo 29 infatti stabilisce che, in caso di mancanza di accordo tra le forze politiche sulla definizione dei lavori, questa dovrà essere discussa da tutta la commissione. E proprio grazie al voto dell'assemblea (13 favorevoli a fronte di 11 contrari) si è potuto procedere alla calendarizzazione.

La commissione ha votato per la calendarizzazione della proposta di legge. Ma gli ostacoli sono ancora molti.

Nonostante ciò, l'iter del provvedimento è tutt'altro che in discesa. Ostellari infatti ha mantenuto per sé l'incarico di relatore. Si tratta di una prassi insolita ma che rientra nei poteri del presidente della commissione. L'articolo 41 comma 2 del regolamento di palazzo Madama afferma infatti che il ruolo di relatore spetta al presidente o ad un senatore da lui stesso delegato. Solitamente il presidente di commissione delega un altro membro come relatore. Ma la decisione di Ostellari di mantenere per sé questo incarico è del tutto legittima.

L'esponente leghista dunque eserciterà un doppio "ruolo chiave" nei confronti del provvedimento. Non solo infatti in quanto presidente di commissione definirà l'ordine del giorno delle sedute ma, come relatore, diventa di fatto il "regista politico" del provvedimento. Questo può rallentare non poco i lavori.

Il presidente rappresenta la commissione, la convoca formandone l’ordine del giorno, ne presiede le sedute e ne convoca l’ufficio di presidenza. Generalmente viene affidata loro la relazione dei provvedimenti più importanti, nonché la relativa presentazione del testo all’aula.
Vai a "Quali sono i ruoli chiave del parlamento"

Per quanto i poteri del presidente e del relatore non siano illimitati, questa doppia posizione espressa da un senatore apertamente contrario al provvedimento può dunque allungare anche di molto i tempi dell'iter. Come abbiamo visto infatti sono stati necessari diversi mesi solo per procedere alla calendarizzazione della discussione. Ostellari ha fatto sapere che avrà bisogno di alcune settimane per presentare la sua relazione. Probabilmente dunque dovrà passare ancora molto tempo prima che venga presentato il documento da cui potrà partire la discussione vera e propria.

Foto credit: Twitter Simone Alliva - Licenza


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In senato c’è una nuova commissione straordinaria contro l’odio https://www.openpolis.it/in-senato-ce-una-nuova-commissione-straordinaria-contro-lodio/ Wed, 28 Apr 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=131465 Lo scorso 15 aprile si è tenuta la prima seduta della commissione speciale voluta da Liliana Segre che è stata eletta presidente del nuovo organo. Un segnale forte e che punta a riprendere il lavoro della "commissione Jo Cox" della scorsa legislatura.

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Lo scorso 15 aprile si è tenuta la prima seduta della nuova commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Nel corso della sessione è stata eletta presidente la senatrice Liliana Segre. Una scelta dall’alto valore simbolico.

La costituzione di questo nuovo organo era stata deliberata più di un anno e mezzo fa, il 30 ottobre 2019, quando il senato approvò una mozione che vedeva proprio la senatrice a vita come prima firmataria. All’epoca l’atto passò con 151 voti favorevoli e l’astensione di 98 senatori del centrodestra.


FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 23 Aprile 2021)


La commissione, in alcuni casi specifici, potrà approvare proposte di legge senza passare dall'assemblea del senato. 

I compiti della commissione saranno quelli di proporre ed esaminare preventivamente le proposte di legge in tema di istigazione all’odio e alla violenza e, in casi specifici, procedere direttamente alla loro approvazione. La commissione è inoltre chiamata a sollecitare l’attuazione delle leggi e delle convenzioni relative ai fenomeni di intolleranza. Infine dovrà anche promuovere iniziative e campagne di sensibilizzazione sia a livello nazionale che internazionale.

Io spero che possa diventare un momento importante per la Repubblica visto che il linguaggio dell'odio è una cosa che mi ha ferito tutta la vita. Ho cominciato a sentire molto presto le parole dell'odio e se posso concludere la mia vita mettendo una di quelle piccole pietre che nei cimiteri ebraici si mettono sulle tombe per dire ‘io sono venuto a trovarti', allora anche questo inizio di commissione è una piccola pietra

I lavori di questa commissione proseguiranno in parte quanto fatto dalla commissione "Jo Cox" sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio che era stata istituita nella scorsa legislatura alla camera.

Il ruolo delle commissioni nel parlamento italiano

Abbiamo brevemente elencato quelli che saranno i compiti affidati al nuovo organo presieduto dalla senatrice Liliana Segre ma qual è il reale impatto delle commissioni sull'attività del parlamento? In realtà le commissioni hanno un ruolo estremamente importante. È qui infatti che si concentra il cuore del processo legislativo.

In base ai loro regolamenti, camera e senato sono entrambi dotati di 14 commissioni permanenti a cui è affidato l'approfondimento di specifici temi (affari costituzionali, ambiente, scuola, lavoro ecc.). Accanto a queste commissioni tuttavia le camere possono istituirne anche altre, generalmente definite come speciali o straordinarie.

Le commissioni speciali possono essere create in qualsiasi momento e, in alcuni casi, possono approvare disegni di legge senza il coinvolgimento dell’aula.
Vai a "Che cosa sono le commissioni speciali"

L’articolo 24 del regolamento di palazzo Madama dispone che questi organi possono essere formati in qualsiasi momento nel corso della legislatura e che devono essere composti in modo tale da rispecchiare il peso dei gruppi parlamentari. La commissione presieduta da Liliana Segre è formata in totale da 25 senatori di cui circa un quarto appartenenti al Movimento 5 stelle.

La commissione sull’odio è composta in totale da 25 senatori. Sei di questi (il 24%) appartengono al Movimento 5 stelle. Seguono Lega e Forza Italia con 5 membri ciascuno. Il Partito democratico ne ha 4.

FONTE: elaborazione openpolis su dati senato
(ultimo aggiornamento: venerdì 23 Aprile 2021)

Relativamente ai poteri di queste commissioni, l’articolo 35 stabilisce che il presidente del senato può assegnare singoli disegni di legge alle commissioni speciali in sede deliberante. Questa fattispecie prevede la possibilità per la commissione di dibattere e approvare un testo senza la necessità di coinvolgere l’aula in nessun modo. Ciò vuol dire che l’iter legislativo si può completare esclusivamente in questa sede.

Nel corso della XVIII legislatura in senato sono state istituite tre commissioni speciali. Oltre a quella presieduta dalla senatrice Segre, ci sono infatti anche la commissione speciale sugli atti urgenti del governo (attiva tra l'aprile e il giugno 2018) e la commissione straordinaria sui diritti umani (creata per la prima volta nella XIV legislatura e tutt'ora attiva).

3 commissioni speciali o straordinarie istituite dal senato nella XVIII legislatura.

Dalla "commissione Jo Cox" alla commissione Segre

Come abbiamo detto, questa commissione prosegue idealmente i lavori di quella che era stata istituita nella precedente legislatura alla camera e che era stata intitolata a Joe Cox. Una giovane rappresentante della camera dei comuni britannica uccisa nel 2017 alla vigilia del referendum popolare sulla Brexit.

L’omicidio della parlamentare, già ex campaigner per Oxfam e Save The Children, impegnata non solo nella campagna per far rimanere il Regno Unito nell’Unione Europea, ma anche su temi quale il sostegno ai diritti dei rifugiati, per i giudici fu a tutti gli effetti un crimine d’odio.

La Commissione di ricerca sui fenomeni sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio è stato il primo organismo nato a livello di camera e senato per occuparsi specificatamente di questo tema. Anche se altri organi dedicati ai diritti umani sono tuttora attivi in parlamento.

La commissioni parlamentari operanti in tema di diritti umani

Nome commissioneAulaCompitoAncora in attività
Comitato permanente per i diritti umaniCameraEsamina tematiche generali relative ai diritti umani anche a livello internazionale. Segue l'iter dei provvedimenti in tema di diritti umani.
Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umaniSenatoSvolge indagini conoscitive sui meccanismi di tutela dei diritti umani sia in Italia che all'estero ovvero sul mancato riconoscimento di tali diritti.
Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenzaSenatoEsame e proposta di disegni di legge in tema di odio e istigazione alla violenza. Stimolo all'applicazione delle leggi e delle convnezioni internazioni. Promozione di iniziative volte a contrastare l'odio.
Commissione di studio “Jo Cox” sui fenomeni sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odioCameraPrimo organismo ad occuparsi del tema ha svolto funzioni di studio e ricerca avvalendosi anche del contributo di esperti.No
Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione massiva di informazioni falseSenatoContrasto alla diffusione massiva di informazioni false, anche valutando l'adeguatezza delle norme vigenti.
Fonte: Oxfam Italia - openpolis

 

In un anno di lavoro, la "commissione Joe Cox" si è riunita 13 volte consultando 31 soggetti. La relazione finale, pubblicata nel luglio 2017, rappresenta un contributo importante nel dibattito su questi temi mostrando chiaramente come i crimini ed il linguaggio d’odio poggino su un sostrato diffuso di stereotipia. Un fenomeno che è amplificato dalle interazioni digitali e dall’accelerazione della diffusione delle informazioni senza possibilità di verifica.

31 soggetti ascoltati dalla"commissione Joe Cox" durante la sua attività.

Per questo la commissione tra le sue raccomandazioni ha menzionato anche la necessità di esigere l'autoregolazione delle piattaforme al fine di rimuovere l’hate speech online.

Esigere da parte delle piattaforme dei social network l'istituzione di uffici dotati di risorse umane adeguate, al fine della ricezione delle segnalazioni e della rimozione tempestiva dei discorsi d'odio, anche attivando alert sulle pagine online e numeri verdi a disposizione degli utenti

Un tema, quello delle false informazioni e dei discorsi d’odio, emerso in tutta la sua gravità anche nel contesto pandemico, con l’accusa rivolta ai migranti di essere portatori del virus, ma anche con il dilagare delle fake news in ambito sanitario. Prima rispetto alle caratteristiche del Covid e successivamente rispetto al tema dei vaccini.

 

Foto credit: Quirinale - Licenza

 


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I sottosegretari e gli equilibri interni alla nuova maggioranza https://www.openpolis.it/i-sottosegretari-e-gli-equilibri-interni-alla-nuova-maggioranza/ Fri, 26 Feb 2021 09:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=125523 Con la nomina dei sottosegretari avvenuta mercoledì scorso, la squadra del governo Draghi può definirsi completata. Nell'assegnare gli incarichi i partiti hanno seguito le loro priorità ma hanno anche cercato di "controllare" da vicino i rivali.

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Con la nomina dei sottosegretari avvenuta mercoledì scorso, la squadra del governo Draghi può definirsi completata. In attesa dell’attribuzione delle deleghe e della nomina del sottosegretario allo sport, è già possibile fare qualche analisi sulla composizione del nuovo esecutivo. Come abbiamo già raccontato, tra i ministri c’è una componente importante di tecnici. Per quanto riguarda le posizioni del cosiddetto “sottogoverno” invece, queste sono state assegnate quasi del tutto ad esponenti politici.

Dei 40 sottosegretari nominati infatti solo due possono essere definiti “tecnici”: Roberto Garofoli (sottosegretario alla presidenza del consiglio) e Franco Gabrielli (a cui sono state attribuite le deleghe ai servizi segreti e alla sicurezza). Tutti gli altri sono espressione più o meno diretta dei partiti che sostengono la nuova maggioranza di governo.

I sottosegretari coadiuvano i ministri nell’esercizio delle loro funzioni. In un momento successivo alla nomina vengono attribuite loro delle deleghe specifiche. Fino a un massimo di 10 sottosegretari possono diventare viceministri.
Vai a "Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato"

Possiamo notare che anche tra i sottosegretari la forza politica più rappresentata è il Movimento 5 stelle. L’elemento di analisi più rilevante però è che mentre all’interno del consiglio dei ministri gli esponenti di Lega, Partito Democratico e Forza Italia sono presenti in egual numero, nel caso dei sottosegretari è il Carroccio a prevalere rispetto agli altri due partiti. Una composizione che rispecchia gli equilibri interni al parlamento.

Quanti sono i sottosegretari

Attualmente quindi la squadra di governo è composta da 64 elementi. Di questi, 39 sono sottosegretari a cui dobbiamo aggiungere il già citato Roberto Garofoli, sottosegretario alla presidenza del consiglio (l’unico a partecipare alle sedute del consiglio dei ministri anche se solo con funzioni di segreteria e senza diritto di voto). Ma come sono distribuiti questi incarichi tra i vari ministeri?

40 i sottosegretari nominati dal governo Draghi.


Non tutti i ministeri hanno lo stesso numero di sottosegretari. Quelli più importanti ne hanno di più.

Ovviamente i dicasteri più importanti hanno un numero maggiore di sottosegretari a loro destinati. Ma la struttura che ne accoglie di più in assoluto è proprio la presidenza del consiglio dei ministri. Ciò non solo perché alcuni dipartimenti (come ad esempio quello per la sicurezza) vengono affidati a sottosegretari ma anche perché i 9 ministri senza portafoglio non hanno una struttura amministrativa alle loro dipendenze ed hanno quindi i propri uffici a palazzo Chigi.

Sono quindi 9 anche i sottosegretari alla presidenza del consiglio nominati. Quattro invece sono stati assegnati al ministero dell’economia, mentre i ministeri degli esteri, degli interni, dello sviluppo economico e delle infrastrutture ne avranno tre ciascuno.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

È interessante notare come non siano previsti sottosegretari destinati al nascente ministero con portafoglio per il turismo, al cui vertice siederà Massimo Garavaglia della Lega. Ciò dipende dal fatto che attualmente questa delega è ancora di competenza del ministero per i beni culturali. In questo dicastero però è stata nominata una sola sottosegretaria (Lucia Borgonzoni della Lega) e sembra difficile che possa essere spostata al turismo lasciando sprovvisto il Mibac.

Un altro elemento degno di nota riguarda invece il ministero dell'ambiente. Come annunciato infatti, tale dicastero dovrebbe cambiare denominazione e funzioni per diventare quello della transizione ecologica. Un ministero peraltro che dovrebbe avere un ruolo di primo piano nell'attuazione dei progetti legati al Recovery plan. In questo caso i sottosegretari nominati sono soltanto due.

2 i sottosegretari assegnati al ministero della transizione ecologica.

I sottosegretari e la spartizione tra i partiti

Come abbiamo detto, la forza politica più rappresentata all’interno del governo è il Movimento 5 stelle, sia come numero di ministri che di sottosegretari. Quanto agli altri partiti, la distribuzione è invece diversa. Partito democratico, Lega e Forza Italia hanno infatti tre ministri ciascuno. Ma nel caso dei sottosegretari la Lega ne ha di più.

Il partito di Matteo Salvini ne ha ottenuti 9, mentre Pd e Fi ne hanno 6 a testa. Italia viva ne ha due, così come due (Bruno Tabacci e Andrea Costa) sono i sottosegretari espressione di componenti del gruppo misto (rispettivamente Centro democratico e Noi con l'Italia). Una scelta che riflette i rapporti di forza interni al parlamento tra i partiti della maggioranza.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Analizzando l’organigramma della squadra di governo possiamo notare come la distribuzione dei sottosegretari nei diversi ministeri rifletta le priorità dei partiti di appartenenza. La Lega, ad esempio, è riuscita a piazzare Nicola Molteni al ministero dell'interno; Forza Italia ha ottenuto posizioni al ministero dello sviluppo economico con Gilberto Pichetto Fratin e al ministero della giustizia con Francesco Paolo Sisto; il M5s ha Ilaria Fontana al ministero per la transizione ecologia, Anna Macina alla giustizia ed ha confermato Laura Castelli all'economia; mentre il Pd con Vincenzo Amendola ha mantenuto l'incarico sugli affari europei (oltre ad aver ottenuto con il vicesegretario Andrea Orlando la guida del ministero del lavoro).

18 su 40 i sottosegretari espressione di M5s, Pd e Leu.

Scomponendo l'attuale maggioranza in due grandi blocchi inoltre (uno di centrodestra composto da Lega e Forza Italia e uno di centrosinistra formato da M5s, Pd e Leu) possiamo notare che laddove è stato nominato un ministro di un certo partito politico, i suoi sottosegretari sono generalmente di "colore" opposto.

Agli esteri e alla salute nessun esponente di Lega e Forza Italia.

Fanno eccezione a questa logica solo il ministero della salute e il ministero degli esteri. Alla Farnesina l'unico sottosegretario non appartenente al centrosinistra è Benedetto Della Vedova (PiùEuropa), che tuttavia non appartiene al campo del centrodestra. Al ministero della salute invece è presente Andrea Costa, esponente vicino a Noi con l'Italia.

Questa scelta potrebbe essere interpretata come un modo per esplicitare la diversità di vedute dei due partiti rispetto alla gestione dei ministri Di Maio e Speranza.

Un altro ministero interessante da analizzare è quello della giustizia. Se al suo vertice è stata nominata una tecnica di grande levatura come l'ex presidente della corte costituzionale Marta Cartabia, come suoi sottosegretari sono stati scelti i già citati Francesco Paolo Sisto (Fi) e Anna Macina (M5s). Sarà interessante osservare la convivenza tra due forze politiche che sul tema della giustizia hanno visioni diametralmente opposte.

I rapporti di forza tra i partiti e le posizioni chiave

Finora abbiamo analizzato gli equilibri interni al nuovo governo con focus particolare sui sottosegretari di recente nomina. Ma la partita tra le varie forze politiche della maggioranza si gioca ovviamente anche in parlamento. Sarà infatti in aula che i partiti cercheranno di portare aventi i temi a cui tengono maggiormente.

Da questo punto di vista però non tutti i parlamentari hanno lo stesso peso. Deputati e senatori che hanno un ruolo chiave infatti riescono ad incidere maggiormente sulla produzione legislativa. Una tra le posizioni più importanti da questo punto di vista è la presidenza di commissione.

Il cuore del processo legislativo risiede nelle commissioni. È in questi organi che si svolge la maggior parte del lavoro sugli emendamenti e in cui il dibattito entra realmente nel merito delle questioni.
Vai a "Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti"

Camera e senato hanno entrambe 14 commissioni permanenti. Esse variano nel nome a seconda dell’argomento di cui si occupano, ma sono accomunate dal tipo di attività legislativa che possono svolgere.

Gli incarichi all'interno delle singole commissioni vengono assegnati ad inizio legislatura ed poi prevista una turnazione dei ruoli a metà del quinquennio. Quindi se la composizione dell’esecutivo rispecchia in maniera abbastanza fedele gli equilibri interni alla nuova maggioranza, le commissioni sono invece il riflesso della coalizione che sosteneva il governo Conte II.


FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Anche nel caso dei presidenti di commissione, la forza politica maggiormente rappresentata rimane il Movimento 5 stelle. Ma mentre all'interno dell'esecutivo anche Lega e Forza Italia hanno un peso rilevante, così non è all'interno delle commissioni. Il partito di Matteo Salvini detiene due presidenze (la II commissione giustizia e la IX agricoltura al senato) mentre gli azzurri non ne hanno nessuna. Il Partito democratico ne conta 9 mentre Italia viva 4.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)


2 su 28 i presidenti di commissione appartenenti al centrodestra (Lega e Forza Italia).

Questo assetto rimarrà invariato fino al termine della legislatura. Ovviamente ci sono anche altre posizioni chiave (come quella del relatore) tuttavia il presidente della commissione riveste un ruolo particolarmente importante nella definizione dell'agenda dei lavori. Una composizione delle presidenze così spostata a sinistra potrebbe dunque essere fonte di tensioni all'interno della maggioranza.

Foto credit: Facebook Laura Castelli - Licenza

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La sfida per un parlamento più efficiente inizia ora https://www.openpolis.it/la-sfida-per-un-parlamento-piu-efficiente-inizia-ora/ Mon, 14 Oct 2019 07:25:01 +0000 https://www.openpolis.it/?p=58315 Approvata la riforma costituzionale, inizia la partita dei regolamenti parlamentari. Qui si gioca la vera sfida e due devono essere i concetti chiave: la centralità del parlamento e una vera trasparenza delle istituzioni.

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La scorsa settimana la camera ha dato l’ultima approvazione al disegno di legge costituzionale per ridurre il numero di parlamentari. Gli obiettivi del governo sono di abbassare i costi di camera e senato, e soprattutto migliorare il funzionamento del parlamento. Ma il taglio di deputati e senatori porta con se la necessità di rimettere mano ai regolamenti di camera e senato.


Se si vuole rendere il parlamento più efficiente, la partita si gioca sui regolamenti parlamentari.

Una necessità che può diventare un’opportunità, perché ridurre il numero dei parlamentari non basta per rendere il parlamento più efficiente. La vera partita comincia ora, e se le intenzioni del governo sono sincere, bisogna mettere al centro del prossimo dibattito due obiettivi: ridare centralità al parlamento e soprattutto renderlo più trasparente.

La camera, con il presidente Fico, ha già avviato la discussione, con la prima seduta della giunta per il regolamento dedicata alla questione. Da Palazzo Madama tutto tace, sarà fondamentale che l’iter della riforma vada di pari passo tra un ramo e l’altro.

Cos’è successo in giunta alla camera

Il 3 ottobre è stata convocata la giunta per il regolamento di Montecitorio. Lo scopo era quello di avviare una riflessione in vista dell’ultima approvazione sulla riforma costituzionale. In particolare andando a capire quali fossero le implicazioni e gli effetti della riduzione del numero di parlamentari sul regolamento della camera.

[…] come già rappresentato in sede di Conferenza dei Capigruppo nella riunione del 1° agosto scorso, ad esito della seconda deliberazione della Camera sulla proposta di legge costituzionale relativa alla riduzione del numero dei parlamentari, sarà necessario procedere tempestivamente ad un’analisi degli effetti della riforma costituzionale sul piano regolamentare.

Durante l’incontro sono stati accennati diversi aspetti da non sottovalutare: dal funzionamento del quorum alla possibile riduzione degli organi parlamentari passando per la composizione degli organi bicamerali. L’intento era quello di avviare un’attività istruttoria per arrivare, una volta promulgata la legge, a delle proposte concrete di riforma. Periodo in cui sarà anche possibile raccogliere le firme per il referendum popolare. Tra i vari elementi sollevati dalla giunta, anche quello dei gruppi parlamentari.

Vi è poi l’esigenza di verificare l’impatto della riforma costituzionale sulla disciplina dei Gruppi parlamentari e delle componenti politiche del Gruppo misto, nella parte in cui se ne stabiliscono i requisiti numerici minimi (ossia, venti deputati per la formazione di Gruppi senza autorizzazione; dieci per la formazione di componenti politiche del Gruppo Misto senza autorizzazione; tre per le componenti autorizzate e per quella delle minoranze linguistiche).

Cosa succede al senato

Nel frattempo tutto tace al senato. Come noto in Italia vige il “bicameralismo perfetto”, presupposto che dà alla camera e al senato gli stessi poteri e funzioni. Ciò nonostante i regolamenti di camera e senato sono differenti. Questo ovviamente crea dei problemi, uno su tutti la possibilità di portare avanti delle riforme da una parte, e non dall’altra.

Eventualità che può risultare in forti differenze procedurali nei due rami, come è successo nella scorsa legislatura con la riforma del regolamento del senato voluta dall’allora presidente Grasso. Riforma che ha drasticamente modificato, tra le altre cose, le regole per i cambi di gruppo e per la formazione di nuovi gruppi parlamentari. Ad oggi infatti i cambi di gruppo, uno dei tratti caratteristici dell’ultima fase politica, hanno un funzionamento diverso tra camera e senato.

3 le riunioni delle giunte per il regolamento da inizio legislatura: due alla camera e una al senato

Per questo motivo è controproducente affrontare un discorso di riforma dei regolamenti in un solo ramo, e sarebbe auspicabile che la discussione in materia fosse quindi avviata anche al senato. Chiediamo quindi un lavoro organico delle giunte per il regolamento di Montecitorio e Palazzo Madama, avviando un’istruttoria congiunta che porti quindi a risultati comuni.

Se l’intento della riforma costituzionale era quello di rendere più efficiente il parlamento, continuare ad avere i due rami con regolamenti diversi va certamente nella direzione opposta. Ad oggi però non ci sono state nuove convocazioni della giunta per il regolamento di Palazzo Madama, e non è chiaro quali siano le intenzioni della presidenza in questo senso.

Gli errori da non ripetere: nuovi gruppi parlamentari e trasformismo

Oltre alla necessità di portare avanti un processo condiviso tra camera e senato, è equamente importante, per non sprecare quest’opportunità, imparare dagli errori del passato. Bisogna varare una riforma che contribuisca realmente a migliorare il funzionamento del parlamento, e la comprensione dei processi politici al suo interno. In passato si è spesso agito di impeto, e senza realmente analizzare le conseguenze delle decisioni prese.

Un parlamento più efficiente passa per dei migliori regolamenti di camera e senato.

Quanto avvenuto nella scorsa legislatura ne è stato un perfetto esempio. Come reazione al numero record di cambi di gruppo avvenuti tra il 2013 e il 2018, la riforma voluta dall’allora presidente Grasso ha inserito delle nuove regole per la formazione dei gruppi parlamentari.

Fino a quel momento infatti, come continua ad essere alla camera, per creare un gruppo parlamentare autonomo bastava raggiungere il numero minimo di parlamentari richiesti: 20 alla camera e 10 al senato.

Con le modifiche apportate le cose sono cambiate, e attualmente a Palazzo Madama, per evitare la continua creazione di nuovi schieramenti e un eccessivo distaccamento con l’elettorato, possono nascere solamente gruppi che rappresentano un partito o un movimento che ha partecipato alle precedenti elezioni politiche.

Ciascun Gruppo dev’essere composto da almeno dieci Senatori e deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di Senatori

Ma come abbiamo avuto modo di vedere questa regola non è perfetta. La recente nascita di Italia Viva ne è un perfetto esempio. Il neonato movimento di Matteo Renzi, non presente alle scorse elezioni, è riuscito a creare un gruppo autonomo, rispettando quindi il regolamento, grazie ad un accordo con il Psi che ha “prestato” il nome al politico toscano.

Non a caso il gruppo a Palazzo Madama si chiama Italia Viva – Psi. Come avevamo sottolineato al tempo, la regola non solo sembra essere troppo draconiana (ignorare la possibilità che in 5 anni di legislatura nascano nuovi movimenti politici è poco realistico), ma soprattutto è facilmente aggirabile.

Gli errori da non ripetere: commissioni parlamentari e trasparenza

Altro tema su cui la riforma Grasso era intervenuta era quella delle commissioni parlamentari.

Di regola, secondo il nuovo articolo 34, approvato nel 2017, i disegni di legge sono ora assegnati in sede deliberante o in sede redigente alle commissioni parlamentari. Nel primo caso il testo di legge verrà trattato solo in commissione, escludendo il passaggio in aula, mentre nel secondo caso il passaggio in aula sarà previsto solo per il voto finale. Eccezione è fatta solamente per le proposte in materia costituzionale, elettorale, per le leggi delega, le conversioni dei decreti legge, le ratifiche dei trattati internazionale e l’approvazione di bilanci. In sostanza viene dato molto più potere alle commissioni, con l’intento di velocizzare l’iter legislativo.

Se si vuole, come è giusto che sia, dare più potere alle commissioni, bisogna anche renderle più trasparenti.

Anche questo tentativo, seppur lodevole in quanto dà più potere alle commissioni parlamentari, ignora completamente una grossa questione: quella della mancanza di trasparenza. Attualmente, come denunciamo da tempo con la campagna #ParlamentoCasadiVetro, le commissioni parlamentari sono luoghi oscuri e di quanto vi avviene trapela molto poco.

Per esempio né il resoconto integrale, né le votazioni elettroniche sono la norma nelle commissioni parlamentari. Questo vuol dire che dei disegni di legge approvati in sede deliberante in questa legislatura (qui un esempio) non è disponibile il voto finale. Abbiamo un semplice resoconto sommario, in cui ci viene comunicato che il testo è stato approvato. Non è corretto trasferire poteri alle commissioni, se queste continuano a essere un luogo non trasparente. Una maggiore capacità legislativa delle commissioni, doveva risultare anche in una migliore pubblicità dei lavori.

Ridare centralità al parlamento

Un parlamento più efficiente passa evidentemente per dei migliori regolamenti parlamentari, rendendo la prossima fase molto delicata. La discussione dovrà ruotare attorno alla necessità di ridare centralità al parlamento, rendendo nuovamente l’istituzione protagonista dell’iniziativa legislativa. Questo vorrà anche dire un esecutivo meno protagonista, che ha nella riduzione della decretazione d’urgenza una delle sue prerogative.

Coinvolgere la società civile nel tavolo “partecipato e condiviso” voluto da Fico

È altrettanto importante coinvolgere la società civile in quel tavolo “partecipato e condiviso” che Fico ha richiamato nel suo intervento in giunta. Coinvolgere quindi soggetti che, come openpolis, fanno della comprensione dei processi politici e dall’accountability il loro lavoro, e non limitare la discussione sulla riforma dei regolamenti parlamentari ai membri dell’istituzione stessa.

Foto credit: Presidenza camera dei deputati

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Presidente Fico, serve più trasparenza nelle commissioni parlamentari https://www.openpolis.it/presidente-fico-serve-piu-trasparenza-nelle-commissioni-parlamentari/ Mon, 07 Jan 2019 08:39:01 +0000 http://www.openpolis.it/?p=32936 Il presidente della camera preannuncia una riforma dei regolamenti per ridare centralità al parlamento. L'occasione per ridurre l'opacità intorno ai lavori delle commissioni parlamentari.

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Lo scorso 2 gennaio il presidente della camera Roberto Fico ha scritto una lettera al direttore del Sole24Ore, in cui indicava la centralità del parlamento come il faro da seguire nei prossimi mesi. Un tema che già nel suo discorso di insediamento a inizio legislatura aveva affrontato.

Diversi gli elementi presenti nella lettera, ma tutti collegati all’attuale ruolo che ha il parlamento nel nostro assetto istituzionale. Un ruolo, come analizzato nel nostro report sui primi 6 mesi di governo Conte, che sta diventando sempre più marginale. A tal proposito Fico ha sottolineato la necessità di cominciare un percorso di riforma dei regolamenti della camera, per avviare da dentro l’istituzione stessa un processo per ridare valore a camera e senato. Un percorso che passa, come ricordato dal presidente di Montecitorio, attraverso una maggiore valorizzazione delle commissioni parlamentari, definite da Fico stesso come il cuore propulsivo del procedimento legislativo. Un modo per farlo è certamente fornendo maggiori informazioni sul loro funzionamento, rendendole più trasparenti.

Credo sia ingenuo vagheggiare una centralità perduta se il Parlamento non è disposto a riflettere su sé stesso, dunque a riformarsi. Perché un’assemblea parlamentare deve anticipare, non rincorrere, i processi economici e sociali. A gennaio proporrò alla Giunta per il Regolamento una serie di possibili interventi di riforma che incidono su organizzazione dei lavori, procedure, qualità legislativa.

Bicameralismo (im)perfetto

Lo spunto di Fico è giusto, necessario e soprattutto lungamente atteso. Durante tutta la scorsa legislatura ci siamo resi protagonisti di vare campagne per riformare il regolamento di camera e senato, spinti dalla convinzione che la vita parlamentare vada regolamentato di più e meglio.

Nel bicameralismo perfetto camera e senato hanno regolamenti e procedure diverse, e questo crea problemi.

La prima questione, non da poco, vede i due rami del parlamento avere regolamenti diversi. Nonostante il nostro sia un bicameralismo perfetto infatti, camera e senato funzionano in maniera differente. Questo vuol dire che un ramo può portare avanti una riforma senza che l’altro necessariamente lo segua.

Era successo per esempio alla fine della scorsa legislatura, quando l’allora presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso fece approvare una riforma del regolamento, senza che lo stesso avvenisse a Montecitorio. Una riforma che aveva tante criticità, e tra queste proprio il fatto che rendeva i due rami ancora più diversi nel loro funzionamento. Tutto questo trasforma qualsiasi tentativo di miglioramento in potenzialmente dannoso, rendendo il processo parlamentare poco lineare e meno comprensibile. 

#ParlamentoCasadiVetro, la proposta di openpolis

Prendendo la lettera di Fico come un invito, vogliamo suggerire le nostre priorità per l’imminente tentativo di riforma del regolamento di Montecitorio, augurandoci che sia di buon auspicio anche per Palazzo Madama. La speranza è ovviamente quella di instaurare un dialogo costruttivo con entrambi i presidenti, Fico e Casellati, al fine di migliorare la qualità del nostro parlamento, e quindi, della nostra democrazia. 

Durante la XVII legislatura abbiamo raccolto molti consensi con la nostra campagna #ParlamentoCasadiVetro, incentrata totalmente sul funzionamento delle commissioni parlamentari. L’importanza assoluta di questi organi nella produzione legislativa del nostro paese non è al momento pareggiata da un’adeguato livello di trasparenza sul loro funzionamento. Ad oggi non sono disponibili i dati delle presenze ai lavori, i resoconti integrali delle sedute e i tabulati delle votazioni. Al centro della nostra proposta proprio la necessità di mettere fine a questa situazione.

La stragrande maggioranza dei deputati firmarono il nostro appello, tra cui Roberto Fico stesso, permettendoci di depositare il 15 gennaio del 2014 un testo di modifica del regolamento. Nonostante i presupposti fossero i migliori, l’avvio dell’iter parlamentare della riforma costituzionale Boschi voluta dal governo Renzi ha lungamente paralizzato qualsiasi discorso di modifica dei regolamenti parlamentari durante la scorsa legislatura. Questo sospese durante tutto lo svolgimento della legislatura il successo effettivo della nostra campagna.


Chiediamo il voto elettronico e il resoconto integrale nelle commissioni permanenti di camera e senato.

Vista la presa di posizione del presidente Fico, pensiamo sia necessario riavviare il discorso in materia. Una riforma dei regolamenti del parlamento non può escludere un miglioramento della trasparenza dei lavori delle commissioni parlamentari. Se si considera il parlamento il faro da seguire, bisogna mettere al centro della riforma gli organi in cui avviene la maggior parte del lavoro, contrattazione e dibattito sui provvedimenti che escono da camera e senato. Nella necessità di migliorare l’accountability delle nostre istituzioni, e per consegnare ai cittadini e alla storia una più piena comprensione di quanto avviene, alcune cose vanno cambiate con urgenza.

Chiediamo quindi l’introduzione:

  • del voto elettronico come prassi per tutte le votazioni nelle commissioni parlamentari;
  • del resoconto integrale per tutte le sedute delle commissioni parlamentari.

In questo modo sarebbero finalmente rese pubbliche informazioni basilari come presenze, discussioni e votazioni. Informazioni che adesso sono disponibili solamente in modo sommario e sporadico. Basterebbe questa piccola modifica ai regolamenti parlamentari, praticamente a costo zero, per rendere il cuore del processo legislativo meno opaco.

La proposta sui cambi di gruppo

Il tema dei cambi di gruppo è un altro che ha lungamente caratterizzato la vita parlamentare del nostro paese. Il fenomeno, che ha raggiunto un apice nella scorsa legislatura, ad oggi mantiene numeri molto contenuti. Ciò nonostante la necessità di regolamentare meglio i cambi di gruppo rimane un tema, anche perché quanto fatto al senato nella scorsa legislatura andava decisamente nella direzione sbagliata.


Deputati e senatori esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato. Un principio alla base della nostra democrazia rappresentativa, che non può essere messo in discussione dal forte incremento dei cambi di gruppo.
Vai a "Che cos’è il vincolo di mandato"

Per regolamentare meglio la materia chiediamo:

  • di inserire l’obbligo di corrispondenza fra lista di elezione e primo gruppo di appartenenza;
  • di normare la presenza delle componenti in tutti i gruppi parlamentari (non solo il Misto);
  • di individuare regole più stringenti per la creazione di mini gruppi parlamentari.

Tre semplici elementi che possono contribuire a controllare meglio il fenomeno dei cambi di gruppo, quantomeno per aiutare la comprensione dei processi politici e migliorare il rapporto fra elettori ed eletti.

Riformare poco, riformare bene

La nostra è una repubblica parlamentare, e questo deve essere il punto di partenza per qualsiasi discussione quando si affronta una riforma dei regolamenti. Presentare riforme corpose e complicate rischia di essere, soprattutto nell’attuale clima politico, molto complicato. Le nostre proposte sono semplici, dal basso impatto normativo, e soprattutto poco costose.

Fico e Casellati devono lavorare assieme per riformare i regolamenti, non bisogna creare ulteriori differenziazioni di funzionamento.

Ricordiamo a questo proposito l’importanza di portare avanti riforme in entrambi i rami, contemporaneamente, proprio evitare ulteriori differenziazioni nel funzionamento di camera e senato. È necessario quindi che qualsiasi tentativo portato avanti dal presidente Fico venga pareggiato dal presidente Casellati. Infine, come già detto, se siamo in un democrazia parlamentare è necessario partire dalle commissioni per ridare la giusta e dovuta importanza a camera e senato.

Foto credit – Twitter Roberto Fico

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L’abbandono scolastico è un problema serio, al sud e non solo https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-e-un-problema-serio-al-sud-e-non-solo/ Tue, 23 Oct 2018 11:05:27 +0000 http://www.openpolis.it/?p=28113 L'Italia è quarta in Ue per quota di giovani che lasciano prematuramente gli studi. L'abbandono scolastico colpisce soprattutto nel mezzogiorno, ma anche alcune province del centro-nord non ne sono immuni.

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L’abbandono scolastico è uno dei problemi più seri tra quelli che affliggono non solo il mondo della scuola, ma l’intera società italiana. I motivi per cui una ragazza o un ragazzo abbandona la scuola prima del diploma superiore possono essere diversi. Spesso incidono condizioni di marginalità sociale, che possono portare sia a una frequenza saltuaria, sia all’abbandono definitivo degli studi.

L'abbandono scolastico precoce riguarda i giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media. Un fenomeno grave, sia per le sue cause più frequenti (disagio economico e sociale) sia per gli effetti a breve e lungo termine (difficoltà di trovare lavoro e aggravamento delle disuguaglianze).
Vai a "Che cos’è l’abbandono scolastico"

All’interno dell’Unione europea, l’Italia rientra tra i paesi dove il problema degli abbandoni è più consistente.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Ottobre 2018)

Va detto che il fenomeno non è facile da misurare, perché richiederebbe dati in grado di tracciare il percorso scolastico del singolo studente.

La scelta metodologica adottata a livello europeo è utilizzare come indicatore indiretto la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. Tra questi viene incluso anche chi ha conseguito una qualifica professionale regionale di primo livello con durata inferiore ai due anni.

Seguendo questo indicatore, come si nota dalla mappa, l'Italia nel 2017 è il quarto paese con più abbandoni (14%), dopo Malta, Spagna e Romania.

Perché l'abbandono scolastico è un problema sociale

Un ragazzo che abbandona la scuola è un fallimento educativo, e segnala che qualcosa non ha funzionato. Le ricerche indicano che a lasciare gli studi prima del tempo sono spesso i giovani più svantaggiati, sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Un meccanismo molto pericoloso perché aggrava le disuguaglianze già esistenti.

Ciò produce una serie di conseguenze negative che non colpiscono solo il singolo ragazzo o la ragazza. Quando il fenomeno colpisce ampi strati della popolazione, è l'intera società che diventa complessivamente più debole, povera e insicura.

Un maggiore livello di istruzione (...) può portare una serie di risultati positivi per l’individuo così come per la società in relazione a impieghi, salari più alti, migliori condizioni di salute, minore criminalità, maggiore coesione sociale, minori costi pubblici e sociali e maggiore produttività e crescita.

Per queste ragioni, uno degli obiettivi stabiliti dall'Ue è che la quota di giovani che abbandonano prematuramente gli studi scenda sotto il 10% entro il 2020. Questo target rappresenta una media europea, ed è stato successivamente parametrato per le diverse situazioni nazionali. Ad esempio per la Francia l'obiettivo da raggiungere è il 9,5%, per la Spagna è il 15%, mentre per l'Italia è il 16%.

Italia in miglioramento, ma...

Per ridurre dispersione e abbandono scolastico, il governo italiano è intervenuto nel 2013 con un decreto, poi convertito in legge. Il provvedimento provava ad allargare l'offerta di attività didattiche, almeno in via sperimentale. A partire dagli alunni delle primarie e dalle aree a maggior rischio di evasione scolastica, l'obiettivo era tenere aperte le scuole oltre l'orario, ma anche promuovere le attività sportive.

11,4 milioni stanziati dal decreto nel 2014 per ampliare l'offerta didattica.

Successivamente, la commissione cultura e istruzione ha avviato un'indagine conoscitiva sulle strategie per ridurre la dispersione. In questa sede sono state portate all'attenzione del parlamento diverse istanze. Dalla necessità di contrastare il fenomeno a partire dalla scuola dell'infanzia, al ripensamento della stessa formazione degli insegnanti. Fino al ruolo dell'apprendimento della lingua nell'integrazione dei ragazzi di origine straniera, tra i più soggetti al fenomeno.

Nel frattempo, come sono andati gli abbandoni in Italia?

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Ottobre 2018)

Dal 2008 ad oggi, il dato italiano (come quello dei maggiori partner europei) è migliorato. In quell'anno i giovani tra 18 e 24 anni che avevano al massimo la licenza media e non erano inseriti in nessun percorso di formazione erano quasi il 20% del totale. Da allora questo valore è migliorato costantemente, per poi assestarsi attorno al 14% negli ultimi due anni.

Da un lato quindi l'Italia ha superato il target nazionale, dall'altro, resta ancora abbastanza lontana la soglia del 10%. È stata invece superata dalla Francia (8,9%), e pressoché raggiunta da Germania (10,1%), Regno Unito (10,6%) e Unione europea nel suo complesso.

Ma sul risultato nazionale pesano delle profonde differenze territoriali. Alcune aree del paese hanno raggiunto (o quasi) l'obiettivo europeo: nord-est (10,3% nel 2017), nord-ovest (11,9%), centro (10,7%). Nell'Italia meridionale invece gli abbandoni sono ancora al 18,5%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Ottobre 2018)

La maggiore difficoltà del sud del paese si può leggere anche da un altro punto di vista.

Dal 2009 al 2017, il nostro paese ha recuperato circa 5 punti percentuali, passando dal 19 al 14%. Ma lo ha fatto con velocità differenti tra le diverse aree. Il mezzogiorno già all'inizio della rilevazione mostrava una quota di abbandoni più alta (23%), però anche il nord-ovest era quasi al 20%. In 8 anni, quest'ultimo è sceso di oltre 7 punti (arrivando all'11,9%), mentre il mezzogiorno, che pure ha avuto una contrazione significativa (-4,5 punti), rimane al 18,5%.

Ancora tanti abbandoni nelle isole, in Campania e in Puglia

Il dato regione per regione mostra che nelle due isole, Sardegna e Sicilia, la quota di giovani che abbandonano prematuramente gli studi supera il 20%. Poco sotto il 20% anche Campania (19,1%) e Puglia (18,6%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Ottobre 2018)

Esclusa la Calabria (16%), tutte le altre regioni si trovano sotto la media italiana del 14%. Le regioni con meno abbandoni sono Abruzzo (7,4%), Umbria (9,3%) ed Emilia Romagna (9,9%). Poco sopra l'obiettivo europeo anche Marche (10,1%) e Friuli Venezia Giulia (10,3%).

Dal 2013, anno in cui il governo emanò il decreto contro la dispersione, i miglioramenti maggiori si sono registrati in Valle d'Aosta (-5,7 punti percentuali), Toscana (-5,3), Emilia Romagna (-5,2), Sicilia (-4,5) e Piemonte (-4,4).

Alcune province in controtendenza

Dai dati regionali emerge una maggiore difficoltà nel mezzogiorno, in particolare nelle isole. Nonostante negli ultimi anni il fenomeno dell'abbandono si sia ridotto in modo generalizzato, le grandi regioni del sud ancora presentano percentuali prossime al 20%.

Ma questo dato è vero in tutti i territori di quelle regioni? Possiamo verificarlo attraverso i dati sulle singole province, recentemente elaborati da Svimez a partire dai dati Istat.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Svimez e Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Settembre 2018)

Nella regione con più abbandoni, la Sardegna, i dati per provincia fanno emergere profonde differenze territoriali. Sud Sardegna, Nuoro e Sassari confermano il valore regionale, attestandosi sopra il 20%. Anche la città metropolitana di Cagliari è poco distante da quella cifra (19,1%). Al contrario, in completa controtendenza con il dato regionale, la provincia di Oristano ha una quota di abbandoni inferiore al 10%.

8,7% la quota di giovani tra 18 e 24 anni con la sola licenza media nella provincia di Oristano.

In Sicilia, l'altra regione dove l'abbandono scolastico è più presente, Caltanissetta e Catania superano il 25%, e anche altre province mostrano valori molto alti. In particolare Ragusa (23,8%), Enna (22,9%), la città metropolitana di Palermo (20,4%) e Trapani (20,3%). Messina e Agrigento, pur mantenendosi sopra la media nazionale, presentano una quota di abbandoni più contenuta, attorno al 16%. In Campania, a fronte di un dato medio regionale del 19%, si va dal 22% di Napoli a realtà come Avellino dove i giovani con solo la licenza media sono meno dell'8% del totale.

Anche in regioni più virtuose possono convivere profonde differenze. In Toscana (dato medio regionale 10,9%), quasi tutte le province hanno una percentuale di abbandoni inferiore al 10%, ad esempio a Firenze (6,4%), Pistoia (8,3%), Pisa (8,50%) e Grosseto (8,8%). Al contrario Siena (18,5%) e soprattutto Arezzo (22%) presentano valori più simili alle province del mezzogiorno. In Liguria, analogamente, convivono Imperia (22,3%) e La Spezia, con una quota di abbandoni inferiore al 5%.

I limiti dell'indicatore attuale

Misurare gli abbandoni attraverso la quota di giovani che ha al massimo la terza media è la scelta metodologica che meglio ci consente di fare confronti, dal livello europeo a quello regionale, fino a scendere su scala locale. Ci sono però alcuni limiti che non vanno trascurati:

  1. questo metodo ci offre un punto di vista retrospettivo sugli abbandoni scolastici, ex post, ma per avere contezza del fenomeno nella sua evoluzione dovremmo monitorare il percorso scolastico del singolo studente, anno per anno;
  2. l'indicatore valuta come abbandono il mancato conseguimento di un titolo (il diploma superiore), ma gli esperti hanno sottolineato in diverse occasioni come questo criterio sia spesso insufficiente. A parità di titolo conseguito, infatti, si registrano livelli di competenza molto diversi tra gli studenti. Il raggiungimento del diploma, da solo, non necessariamente certifica che il rischio di fallimento formativo sia stato davvero evitato;
  3. per questo indicatore, che pure offre una discreta profondità locale, i dati comunali non esistono, se non risalenti al censimento. Nel contesto attuale, in cui il nostro paese sta cercando di raggiungere l'obiettivo europeo, possiamo fotografare la situazione comunale al 2011, ma non analizzare le più recenti evoluzioni sul territorio. Un limite enorme per comprendere davvero il fenomeno in un paese di profonde differenze territoriali, come l'Italia.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati è Istat.

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Formate le commissioni, parte il parlamento https://www.openpolis.it/formate-le-commissioni-parte-il-parlamento/ Fri, 22 Jun 2018 14:20:03 +0000 http://www.openpolis.it/?p=26246 ll 50% dei presidenti non ha mai fatto parte della commissione che presiede. Il 35% è alla prima esperienza parlamentare.

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Dopo oltre 100 giorni dalle elezioni e 20 dall’insediamento del governo può realmente iniziare l’attività della XVIII legislatura. Ieri sono state formate le 28 commissioni permanenti (14 per ramo), con l’elezione dei vari uffici di presidenza. Un momento di snodo fondamentale per questa fase politica, soprattutto per quanto riguarda due aspetti: l’equilibrio di potere 5stelle-Lega, che ha portato a nomine incrociate tra presidenze e vice presidenze, e la situazione al senato, dove il governo continua ad avere un margine di vantaggio poco rassicurante.

Perché le commissioni sono importanti

Le commissioni parlamentari sono il centro dell’attività legislativa del nostro parlamento.

Sono il luogo in cui comincia l’iter di ogni proposta di legge, e in cui avviene la maggior parte del lavoro di deputati e senatori. Proprio per questo motivo l’attesa per la loro costituzione era molta, sia per sbloccare lo stallo legislativo in cui ci trovavamo, sia per analizzare in maniera definitiva gli equilibri di potere all’interno del nostro parlamento.

Come abbiamo analizzato nell’Indice di produttività parlamentare 2017 sono proprio gli incarichi apicali nelle commissioni a determinare la capacità di un deputato o senatore di influire sui lavori dell’aula
Vai a "Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti"

Gli equilibri interni alla maggioranza

Un primo elemento da considerare sono gli effetti di questo evento sull’equilibrio di maggioranza tra Movimento 5 stelle e Lega. Per prassi gli incarichi negli uffici di presidenza sono divisi nel seguente modo:

  • 1 presidenza per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): tutte e 28 alla maggioranza;
  • 2 vice presidenze per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): divise equamente tra maggioranze e opposizione, 28 e 28;
  • 2 segretari per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): divise equamente tra maggioranze e opposizione, 28 e 28.

Questo vuole dire che i gruppi parlamentari che sostengono il governo devono riempire 84 caselle (28 presidenze, 28 vice presidenze e 28 segretari).

Sono stati analizzati i seguenti incarichi: presidente, vice presidente e segretario delle 14 commissioni permanenti di camera e senato.

FONTE: elaborazione openpolis

Al Movimento 5 stelle sono andate 17 presidenze su 28, lasciando le rimanenti 11 alla Lega. Per controbilanciare il tutto, sia le vice presidenze (17 su 28) che le segreteria (17 su 28) sono andate per il 60% a parlamentari leghisti. In totale quindi il 53,57% degli incarichi negli uffici di presidenze delle commissioni permanenti sono andati a deputati e senatori del movimento guidato da Matteo Salvini, nonostante questo abbia la metà dei parlamentari del Movimento 5 stelle.  

17 vs 11 Al Movimento 5 stelle sono andate 17 presidenze di commissione, mentre le rimanenti 11 alla Lega

Come è andata per le opposizioni

L'altra fetta della torta riguarda chi non sostiene il governo Conte. All'insediamento dell'esecutivo ai voti contrari di gruppi come il Partito democratico, Forza Italia e Leu, hanno fatto eco le astensioni di Fratelli d'Italia e delle minoranze linguistiche. I 56 incarichi (28 vice presidenze e 28 segreterie) che quindi spettano al resto della platea parlamentare sono stati divisi perlopiù tra membri apertamente opposti al governo 5stelle-Lega, ma anche a parlamentari che non hanno negato la possibilità di seguire l'esecutivo su determinati provvedimenti.

Le vice presidenze sono state così spartite: 11 al Partito democratico, 10 a Forza Italia, 4 a Fratelli d'Italia, 2 a Liberi e uguali e 1 agli autonomisti. Quindi 5 dei 28 incarichi (il 18%) sono andati a gruppi che formalmente non escludono un sostegno al governo. In generale i due principali azionisti di opposizione, appunto Pd e Forza Italia, si sono divisi equamente quanto spettava loro, con 21 incarichi negli uffici di presidenza l'uno.

A Fratelli d'Italia incarichi spettanti all'opposizione. Questo non esclude una collaborazione con il governo.

La posizione di Fratelli d'Italia continua ad essere ibrida, se da un lato con l'elezione di Rampelli alla vice presidenza della camera è andato a occupare uno slot spettante alla maggioranza, con la costituzione delle commissioni permanenti ha ottenuto incarichi spettanti all'opposizione.

L'esperienza parlamentare dei presidenti di commissione

Come abbiamo avuto modo di vedere la XVIII legislatura ha portato il più alto ricambio parlamentare della nostra storia repubblicana. In aggiunta il governo Conte è quello con la percentuale più alta di esordienti. Uno discorso analogo si può fare per le commissioni permanenti. Il 35,71% dei presidenti è alla prima esperienza in parlamento, e il 50% non ha mai fatto parte della commissione che presiede.

È stata calcolata la percentuale di presidenti di commissione al primo incarico parlamentare, e la percentuale che presiede una commissione di cui non ha mai fatto parte

FONTE: elaborazione openpolis

Tra i due partiti al governo, a spingere in alto le percentuali è la Lega. Ben 7 degli 11 presidenti di commissione della Lega sono alla prima esperienza parlamentare: Bagnai, Benvenuto, Borghi, Giaccone, Morelli, Ostellari e Tesei. A loro aggiungiamo Borghesi e Saltamartini che non hanno mai fatto parte della commissione che presiedono.

La situazione al senato

Nel corso delle ultime settimane il governo Conte ha messo in piedi una serie di operazioni per salvaguardare i numeri della maggioranza a Palazzo Madama, dove il margine di vantaggio non è dei più solidi.

Sei dei 14 presidenti di commissioni al senato sono alla prima esperienza politica in parlamento. Sarà decisivo analizzare la loro capacità di districarsi nei complessi meccanismi parlamentari per assicurare che l'esecutivo non vada mai sotto in commissioni centrali per l'attività di governo come le commissioni giustizia, difesa e quella finanza-tesoro.

Avere dei presidenti di commissione alla prima esperienza parlamentare può essere rischioso, soprattutto al senato dove i numeri della maggioranza sono meno solidi.

Il tema degli esordienti negli incarichi apicali delle commissioni non è da sottovalutare, soprattutto a Palazzo Madama. Oltre a molto del lavoro di contrattazione e mediazione che avviene sui testi in discussione, spesso e volentieri ai presidenti e vice presidenti di commissione viene affidato il ruolo di relatore per i provvedimenti del governo. È evidente quindi che si tratta di un ruolo molto dedicato, e l'inesperienza potrebbe avere delle ricadute sulla solidità del governo.

Parità di genere nelle commissioni

Per quanto riguarda la distribuzione degli incarichi apicali tra uomini e donne, una piena uguaglianza tra i due sessi sembra lontana. Dei 140 incarichi il 60% sono in mano a uomini, e il restante 40% a donne. Purtroppo più ci si avvicina ai ruoli più importanti, più aumenta il gap tra i generi. Le donne ricoprono il 46,43% dei ruoli da segretario, il 39,29% delle vice presidenze e 28,57% delle presidenze. 

Sono stati analizzati i seguenti incarichi: presidente, vice presidente e segretario delle 14 commissioni permanenti di camera e senato.

FONTE: elaborazione openpolis

 

Foto credit - Camera dei deputati

 

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