Conferenza stato-regioni a maggioranza di centrodestra, da eleggere nuovo presidente L'assetto politico post-voto

Sono aumentate ancora le regioni guidate dai partiti che in parlamento siedono all’opposizione. Questo può comportare rapporti più difficili con il governo. Anche vista l’imminente scadenza di Stefano Bonaccini come presidente della conferenza delle regioni.

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La tornata elettorale che ci siamo appena lasciati alle spalle ha delineato un quadro politico in cui (in attesa della Val d’Aosta) sono diventate 15 le regioni italiane amministrate dal centrodestra. Questo può portare a delle criticità nei rapporti tra governo centrale ed enti locali.

Palazzo Chigi, infatti, non può adottare provvedimenti senza il via libera delle regioni nelle materie a competenza concorrente. Quei settori cioè in cui lo stato definisce la cornice generale e le amministrazioni regionali le norme di dettaglio. Si tratta di materie molto delicate come l’istruzione, la sanità e il trasporto pubblico locale. Questo tipo di accordi viene sancito nell’ambito della conferenza stato-regioni.

La conferenza stato-regioni deve dare l’ok ai provvedimenti del governo nelle materie a competenza concorrente.

Finora i rapporti in seno a quest’organo sono stati improntati alla ricerca del compromesso ma già negli scorsi mesi erano emerse diversità di vedute tra governo e amministratori regionali su molte questioni. Per citare alcuni esempi recenti, ci sono stati disaccordi sulle modalità di riapertura delle scuole e degli stadi ma anche sulla capienza degli autobus. In queste occasioni, la distanza tra governo e regioni è apparsa evidente. Con l’esecutivo che spesso si è trincerato dietro ai pareri del comitato tecnico scientifico per tenere il punto.

In questo contesto di relazioni difficili, un ruolo importante è stato certamente quello del presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini che, dal 2015, è presidente della Conferenza delle regioni e delle autonomie locali. Quest’organo rappresenta la sede in cui i governatori definiscono posizioni comuni in vista del confronto con il governo. Il fatto che questo ruolo fosse ricoperto da un esponente di un colore politico “non avverso” all’esecutivo, ha probabilmente contribuito a stemperare le divergenze più accese.

15 su 21 i presidenti di regione e province autonome appartenenti al centrodestra nel 2020.

Il mandato di Bonaccini però scadrà a fine anno e, con ogni probabilità, il suo successore sarà espressione del centrodestra. Le forze che siedono all’opposizione in parlamento infatti godono di una maggioranza schiacciante all’interno della conferenza delle regioni.

Deve essere ancora eletto il nuovo presidente della regione Valle d’Aosta che sarà nominato trai i membri eletti al consiglio regionale.
Con “Altro centrodestra” sono rappresentati il presidente della Liguria, fondatore di Cambiamo, e quello della Sicilia appartenente ad una lista civica.
Con “Partito regionale” sono rappresentati il presidente della regione Sardegna, esponente del Partito sardo d’azione e quello della provincia autonomia di Bolzano appartenente al Sudtiroler volkspartei (entrambi vicini alla lega).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 23 Settembre 2020)

Un candidato molto credibile per la successione a Bonaccini potrebbe essere il confermato presidente del Veneto Luca Zaia, che gode di ampio consenso anche per la gestione dell'emergenza Covid. Dato questo contesto, di fatto il centrodestra assumerà il controllo della conferenza delle regioni e questo potrebbe portare a rapporti più conflittuali con il governo, finanche alla paralisi istituzionale.

Chi sono i presidenti di regione

RegionePresidenteLista/partito
AbruzzoMarco MarsilioFratelli d'Italia
BasilicataVito BardiForza Italia
CalabriaJole SantelliForza Italia
CampaniaVincenzo Del LucaPartito Democratico
Emilia RomagnaStefano BonacciniPartito Democratico
Friuli Venezia GiuliaMassimiliano FedrigaLega
LazioNicola ZingarettiPartito Democratico
LiguriaGiovanni TotiCambiamo!
LombardiaAttilio FontanaLega
MarcheFrancesco AcquaroliFratelli d'Italia
MoliseDonato TomaForza Italia
PiemonteAlberto CirioForza Italia
Provincia autonoma di BolzanoArno KompatscherSüdtiroler Volkspartei
Provincia autonoma di TrentoMaurizio FugattiLega
PugliaMichele EmilianoPartito Democratico
SardegnaCristian SolinasLega/Partito sardo d'azione
SiciliaNello MusumeciDiventeràBellissima
ToscanaEugenio GianiPartito Democratico
UmbriaDonatella TeseiLega
Valle d'Aosta--
VenetoLuca ZaiaLega

Che cos'è la conferenza stato-regioni e perché è importante

Ma che cosa sono esattamente conferenza stato-regioni e conferenza delle regioni? Andiamo con ordine. La conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano rappresenta oggi la principale sede di confronto e coordinamento tra lo stato e gli enti regionali. Ad oggi infatti, non esiste in Italia una camera rappresentativa delle amministrazioni locali che partecipi ai processi decisionali.

Le sedute della conferenza stato-regioni sono presiedute dal presidente del consiglio dei ministri o da un ministro da lui delegato. Vi partecipano rappresentanti del governo e delle regioni. Vai a "Che cos’è la conferenza stato-regioni"

Compito di questo ente è quindi quello di contribuire alla formazione di una volontà unitaria tra stato e regioni. In questo senso, la conferenza deve essere obbligatoriamente sentita e contribuisce alla definizione del contenuto di disegni di legge, decreti legislativi e regolamenti su materie di interesse regionale.

La conferenza stato-regioni non è un organo costituzionale ma è regolato da leggi ordinarie.

Nonostante ricopra un ruolo così importante, la conferenza stato-regioni non è prevista dalla nostra costituzione. È stata infatti istituita con un decreto del presidente del consiglio dei ministri nel 1983. Mentre il suo funzionamento e gli ambiti di competenza sono regolati, per gli aspetti generali, dall’articolo 12 della legge 400 del 1988 e dal decreto legislativo 281 del 1997.

Il peso della conferenza stato-regioni

Con il progressivo decentramento delle funzioni statali, culminato con la riforma del titolo V della costituzione, la conferenza stato-regioni ha acquisito un’importanza crescente. Per questa ragione, anche la tipologia di atti pubblicati è cambiata nel tempo.

Governo e regioni concordano il contenuto dei provvedimenti da prendere.

Se negli anni novanta si avevano sopratutto atti non vincolanti come i pareri, oggi si registrano in maggior parte strumenti come intese e accordi. Atti con cui governo e regioni di fatto concordano i contenuti dei provvedimenti da prendere e coordinano l’esercizio delle rispettive competenze.

Nel 2020, per esempio, queste due tipologie rappresentano insieme il 60,1% degli atti approvati. L'attività della conferenza, infatti, non si è fermata nemmeno durante la pandemia. Con governo e regioni che in media si sono riuniti due volte al mese. Ad oggi, sono 153 in totale gli atti pubblicati dalla conferenza stato-regioni. Di questi 74 sono intese, 37 pareri, 23 designazioni, 18 accordi e una delibera.

Intese
Le intese vengono espresse, nei casi previsti dalla legge, su una proposta di iniziativa dell’amministrazione centrale. Consistono nella determinazione concordata, all’unanimità, dei contenuti dei provvedimenti.

Pareri
Sono obbligatori su tutti gli schemi di disegni di legge, di decreto legislativo o di regolamento del governo nelle materie che risultino di interesse per la conferenza e quando è previsto da specifiche disposizioni normative.

Designazioni
La Conferenza stato-regioni può nominare suoi rappresentanti in seno agli organismi misti stato-regioni operanti presso le amministrazioni statali.

Accordi
Rappresentano lo strumento con il quale governo, regioni e province autonome coordinano l’esercizio delle rispettive competenze e lo svolgimento di attività di interesse comune in attuazione del principio di leale collaborazione; anche in questo caso è prevista l’unanimità.

Delibera
Comporta l’espressione di una volontà comune di governo e regioni per l’adozione di un atto a rilevanza esterna nei casi previsti dalla legge.

FONTE: elaborazione openpolis su dati conferenza stato-regioni
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Settembre 2020)

153 gli atti adottati dalla conferenza stato-regioni nel 2020.

Molti i temi affrontati nel corso di quest'anno. Dei 153 atti pubblicati, il 24,2% ha riguardato la sanità, il 22,9% le politiche agricole, il 14,4% processi di nomina. Altri temi importanti affrontati sono stati l’istruzione, i beni e le attività culturali, il lavoro e l’ambiente.

FONTE: elaborazione openpolis su dati conferenza stato-regioni
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Settembre 2020)

La centralità della conferenza è stata inoltre confermata anche dalla corte costituzionale che, con la sentenza 74/2018, ha ribadito che lo stato, se vuole intervenire in materie di competenza concorrente, non può prescindere dal placet delle regioni.

La mancanza di un accordo tra governo centrale e regioni può rallentare la macchina amministrativa.

Per il governo quindi, non è così facile adottare provvedimenti in settori comunque strategici per il paese. A questo si aggiunga che i presidenti delle regioni sono stati nominati soggetti attuatori per l'emergenza Covid dalla protezione civile. Una scelta che ha ulteriormente rafforzato la loro posizione.

Il ruolo della Conferenza delle regioni e delle autonomie locali

Come abbiamo visto, la conferenza stato-regioni ha un peso molto significativo. Il suo funzionamento, tuttavia, non è ancora codificato nel dettaglio. L'attività, infatti, si basa essenzialmente su prassi consolidate e su un ampio ricorso all'informalità. D'altra parte, secondo alcuni studiosi, la conferenza non farebbe altro che ratificare il contenuto di decisioni già prese in altre sedi.

In effetti, i resoconti delle assemblee sono piuttosto scarni e si limitano a riportare l'atto approvato in funzione dei vari punti all'ordine del giorno. Ma allora, dov'è che vengono prese le decisioni? È qui che entra in gioco la conferenza delle regioni e delle autonomie locali.

Si tratta della sede destinata al coordinamento politico fra i presidenti delle giunte regionali. Vai a "Che cos’è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali"

Scopo principale di questa assemblea è quello di definire posizioni comuni tra i presidenti di regione, sia sui provvedimenti proposti dal governo che su questioni da porre alla sua attenzione. L'attività dei due organi è quindi strettamente interconnessa. Tanto che in alcuni dossier si parla di "sistema delle conferenze".

In questo contesto, a ricoprire un ruolo centrale è il presidente dell'assemblea. Non sempre infatti tutti i presidenti di regione partecipano alle riunioni di quest'organismo. In molti casi, quindi, la decisione finale sull'atteggiamento da tenere nei confronti del governo viene delegata all'ufficio di presidenza.

Il presidente della Conferenza delle regioni ha un ruolo cruciale nel definire l'atteggiamento nei confronti del governo.

Come abbiamo visto, l'attuale presidente è Stefano Bonaccini, il quale però è alla fine del suo mandato. Il regolamento della conferenza (approvato nel 2005) prevede infatti che il presidente resti in carica per 5 anni. È molto probabile che il centrodestra farà valere il proprio peso per la nomina del successore, come del resto era accaduto nel 2015 a parti invertite. Allora, le uniche regioni non amministrate dal centrosinistra infatti erano Lombardia, Veneto e Liguria, oltre alla provincia autonoma di Bolzano.

Che si tratti di un incarico particolarmente delicato lo dimostra anche il fatto che spesso, negli ultimi anni, la scelta è ricaduta su persone di alto profilo, che poi sono andate a ricoprire ruoli di rilievo nazionale. Tra questi possiamo ricordare Vasco Errani (poi commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma) e Pierluigi Bersani (più volte ministro nei governi di centrosinistra).

Scenari futuri

Negli ultimi mesi, i presidenti di regione hanno ulteriormente accresciuto i loro poteri e il loro prestigio. Molti cittadini hanno guardato a loro come punto di riferimento durante i momenti più difficili dell'emergenza. Una tendenza confermata anche dalle urne: dove si è votato, infatti, i governatori candidati al secondo mandato sono stati tutti rieletti.

Le logiche locali stavolta hanno prevalso sulla politica nazionale. E questo ha finito per far emergere un 'partito dei governatori' trasversale ed emancipato dai leader di partito. Sono personaggi radicati, al contrario di un grillismo che non a caso fatica a diventare proposta o alternativa

Questo ruolo accresciuto dei presidenti di regione avrà probabilmente delle ripercussioni anche nel rapporto con il governo. Specie se, com'è probabile, il nuovo presidente della conferenza delle regioni dovesse avere un colore politico diverso rispetto a quello dell'esecutivo.

Spesso chi diventa presidente della conferenza delle regioni poi ricopre ruoli di rilievo nazionale.

In questo contesto, diventa molto autorevole la candidatura di Luca Zaia. Sia per l'ampio consenso con cui è stato rieletto (la lista che portava il suo nome ha preso oltre il doppio dei voti della Lega) che per il giudizio positivo sulla sua gestione dell'emergenza in Veneto. Zaia, inoltre, già ministro per le politiche agricole nel governo Berlusconi IV ed indicato da molti osservatori come possibile leader nazionale della Lega, rientra perfettamente nel solco dell'identikit tracciato dai suoi predecessori.

La partita della conferenza stato-regioni è dunque in mano al centrodestra che può decidere se cercare la via del dialogo con il governo o provocare una paralisi istituzionale. Questo potrebbe rallentare notevolmente gli ingranaggi della macchina amministrativa, con inevitabili ricadute negative per i cittadini. Un aspetto da non sottovalutare, vista anche la situazione di emergenza che stiamo attraversando, e che ancora non è terminata.

Foto credit: conferenza delle regioni - Licenza

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