Che cos’è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali

È la sede in cui si incontrano i presidenti di regione in preparazione della conferenza stato regioni. Qui si cercano posizioni comuni per le trattative con il governo.

Definizione

La conferenza delle regioni e delle province autonome è la sede destinata al coordinamento politico fra i presidenti delle giunte regionali.

Istituita nel 1981, per molto tempo il funzionamento di questa conferenza è stato assicurato dalle decisioni prese di volta in volta dai propri membri e dalla prassi. Solo nel 2005 è stato adottato un regolamento ispirato al principio della “leale collaborazione tra lo stato e gli enti locali” e alla volontà di “consolidare il patto tra le regioni teso a perseguire con maggiore efficacia un’azione coordinata”.

La Conferenza delle regioni è stata costituita subito dopo la nascita della Conferenza stato, regioni e province autonome

Scopo principale di questa assemblea è quello di definire posizioni comuni su temi di interesse delle regioni e di elaborare documenti e proposte al fine di rappresentarle al governo, al parlamento e agli altri organismi centrali dello stato e alle istituzioni europee.

La conferenza al suo interno è articolata in diversi organi: l’assemblea che esamina ogni materia di interesse regionale, elegge presidente, vice presidente e ufficio di presidenza e approva un documento programmatico annuale con indicazione delle priorità; il presidente che convoca, presiede e rappresenta l’assemblea e resta in carica per 5 anni; il vice presidente che sostituisce il presidente in caso di assenza o impedimento; e l’ufficio di presidenza (composto da presidente, vice presidente e altri 3 rappresentanti eletti dall’assemblea) che coadiuva il presidente nei lavori preparatori degli argomenti da sottoporre al dibattito in assemblea.

Il regolamento prevede anche diversi quorum che sono richiesti in base al tipo di atto da adottare. Inoltre, per facilitare il lavoro dell’assemblea, sono anche previste 11 commissioni tecniche (con la possibilità di istituirne altre in caso di necessità).

L’attuale presidente della conferenza è il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, mentre il vice presidente è il governatore della Liguria Giovanni Toti.

Dati

Con il progressivo decentramento delle funzioni statali, culminato con l’attribuzione alle regioni di nuove competenze a seguito della riforma del titolo V della costituzione, avvenuta nel 2001, la conferenza stato-regioni ha acquisito un’importanza crescente. Di conseguenza, anche il ruolo ricoperto dalla Conferenza delle regioni è cresciuto di pari passo.

Alla luce dell’ampliamento delle prerogative regionali in ambito legislativo e della prassi secondo cui gli atti in seno alla conferenza stato-regioni vengono approvati all’unanimità (quindi senza un reale dibattito in quella sede), ecco che il ruolo di questa assemblea diventa molto rilevante. È qui infatti che si ricerca l’intesa sugli atti da approvare in sede di conferenza stato-regioni.

Con “Altro centrodestra” sono rappresentati il presidente della Liguria, fondatore di Cambiamo, e quello della Sicilia appartenente ad una lista civica.

Con “Regionale” è rappresentato il presidente della regione Valle d’Aosta, esponente della Union valdotaine e quello della provincia autonomia di Bolzano appartenente al Sudtiroler volkspartei (alleato in questa legislatura con la Lega nord).

 

FONTE: elaborazione openpolis su dati conferenza delle regioni
(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Maggio 2020)

In questo senso, un diverso "colore politico" tra lo stato centrale e chi guida la conferenza delle regioni può rappresentare un problema non di poco conto, rendendo tutta l'attività di raccordo tra stato ed enti locali molto più difficile. Data la prassi, già menzionata, di approvare gli atti all'unanimità in conferenza stato-regioni, si può capire come le maggioranze che scaturiscono dalla Conferenza delle regioni possano avere un peso determinante sull'attività legislativa del governo.

14 su 21 i membri della conferenza appartenenti al centrodestra nel 2020

Il quadro attuale può essere un buon esempio. Nel 2020, la gran parte dei presidenti di regione sono espressi da partiti politici nazionali di centrodestra: la Lega ne ha 6, Forza Italia 4, Fratelli d’Italia e Cambiamo 1. L’unica forza di centrosinistra è il Partito democratico che esprime 6 presidenti (a cui si può aggiungere la Valle d'Aosta il cui presidente appartiene all'Union valdôtaine).

 

I presidenti della conferenza delle regioni

AnnoNomeArea politicaArea geografica
1981Lanfranco TurciPartito comunista italianoEmilia Romagna
1981Antonio ComelliDemocrazia cristianaFriuli Venezia Giulia
1981-1982Giulio SantarelliPartito socialista italianoLazio
1982Giuseppe GuzzettiDemocrazia cristianaLombardia
1982Emidio MassiPartito socialista italianoMarche
1982-1983Ezio EnriettiPartito socialista italianoPiemonte
1983Nicola QuartaDemocrazia cristianaPuglia
1983Angelo RojchDemocrazia cristianaSardegna
1984Rinaldo MagnaniPartito socialista italianoLiguria
1984-1985Gianfranco BartoliniPartito comunista italianoToscana
1985-1986Carlo BerniniDemocrazia cristianaVeneto
1986Germano MarriPartito comunista italianoUmbria
1987Rino NicolosiDemocrazia cristianaSicilia
1987-1988Gianni BazzanellaDemocrazia cristianaTrentino Alto Adige
1989-1990Augusto RollandinUnion valdôtaineValle d'Aosta
1990Gianni BondazDemocrazia cristianaValle d'Aosta
1990-1991Adriano BiasuttiDemocrazia cristianaFriuli Venezia Giulia
1992Vinicio TurelloDemocrazia cristianaFriuli Venezia Giulia
1992Enrico SantoroDemocrazia cristianaMolise
1992-1993Luigi Di BartolomeoDemocrazia cristianaMolise
1993Ferdinando Clemente di San LucaDemocrazia cristianaCampania
1993Giovanni GrassoDemocrazia cristianaCampania
1993Vincenzo Del ColleDemocrazia cristianaAbruzzo
1994Guido RhodioDemocrazia cristianaCalabria
1994-1995Antonio BocciaDemocrazia cristiana
Partito popolare italiano
Basilicata
1995Pier Luigi BersaniPartito democratico della sinistraEmilia Romagna
1995-1996Alessandra GuerraLega nordFriuli Venezia Giulia
1996-2000Piero BadaloniL'UlivoLazio
2000-2005Enzo GhigoForza ItaliaPiemonte
2005-2014Vasco ErraniDemocratici di sinistra
Partito democratico
Emilia Romagna
2014-2015Sergio ChiamparinoPartito democraticoPiemonte
2015-in caricaStefano BonacciniPartito democraticoEmilia Romagna

Un dato interessante da questo punto di vista può essere rappresentato anche dal fatto che, negli ultimi 25 anni, la presidenza della conferenza sia quasi sempre (con l'eccezione del Lazio) stata affidata ad esponenti delle regioni del nord. In particolare, Piemonte ed Emilia Romagna hanno espresso 5 presidenti su 7. Per trovare l'ultimo presidente di una regione meridionale si deve tornare alla prima parte del 1995 quando presidente era Antonio Boccia (Basilicata). Questa può essere una indicazione di quanto sia divenuto importante, soprattutto negli ultimi anni, riuscire ad indirizzare i lavori della conferenza.

Analisi

Alla luce di quanto detto, risulta evidente come la Conferenza delle regioni rivesta oggi un ruolo chiave nei rapporti tra stato ed enti locali. Eppure quest'organo così centrale nella formazione del processo decisionale è sostanzialmente una riunione informale dei presidenti di giunta.

Sebbene infatti, anche la conferenza stato-regioni non sia un organo previsto dalla costituzione ed il suo funzionamento sia caratterizzato da un ampio ricorso all'informalità, quanto meno quest'organo si muove all'interno di un quadro delineato da leggi e decreti legislativi.

La Conferenza delle regioni non è né un organo, né un’istituzione e neppure un’associazione, ma esclusivamente una modalità di incontro informale dei rappresentanti delle regioni

La Conferenza delle regioni invece sfugge ad ogni tipo di inquadramento nell'assetto istituzionale ed anche il regolamento che essa stessa si è data è stato creato in maniera molto tardiva. La conferenza delle regioni è diventato il luogo in cui si cercano le intese che poi verranno ratificate dalla conferenza stato-regioni. Oltretutto, spesso non tutti i presidenti di regione partecipano alle riunioni di questa assemblea, delegando di fatto la decisione all'ufficio di presidenza.

La presidenza della conferenza delle regioni può rappresentare un trampolino di lancio verso incarichi a livello nazionale

L'ampio ricorso all'informalità fa sì che le decisioni che vengono prese sfuggano a qualsiasi tipo di controllo: non è possibile infatti avere i resoconti stenografici delle discussioni (come avviene per le sedute del parlamento), quindi non c'è modo di capire quali erano le diverse posizioni in discussione.

Il presidente svolge dunque un ruolo chiave nell'indirizzare l'atteggiamento della conferenza nei confronti del governo. L'attuale presidente (Stefano Bonaccini) è infatti giunto alla fine del suo mandato. E se, come come possibile dopo la prossima tornata elettorale, questo ruolo dovesse essere ricoperto da un esponente di colore politico "opposto" a quello del governo, i rapporti tra stato e regioni potrebbero diventare più conflittuali.

Parliamo di una sorta di burocrazia parallela, un “non luogo” per eccellenza (...). Spesso i rappresentanti delle regioni non arrivano alla metà, è tutto orchestrato addirittura prima, in una precedente riunione ristrettissima che viene chiamato ufficio di presidenza. Siamo quasi al decisore unico, al commissariamento di tutte le regioni e le province autonome.

In Italia non esiste una camera rappresentativa di regioni e autonomie locali che prenda parte al processo decisionale. Questo ruolo è svolto, di fatto, dalla conferenza delle regioni e della conferenza stato-regioni, organismi la cui attività è largamente lasciata alla prassi e all'informalità. Alla luce della centralità assunta da questi organi con il processo di devoluzione regionale, una maggiore regolamentazione sarebbe dunque doverosa.

 

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