La condizione abitativa delle famiglie e il rischio di povertà energetica #conibambini

Sono ancora molte le famiglie con figli che non riescono a permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Con conseguenze che incidono sul disagio familiare e sulla qualità della vita dei nuclei.

|

Partner

Avere a disposizione una casa confortevole e accogliente è un fattore cruciale per la crescita sana di bambini e ragazzi. L’emergenza di quest’anno, con la necessità per bambini e famiglie di condividere per molto tempo le mura domestiche, ha reso evidente quanto la condizione abitativa possa fare la differenza.

Ma la questione va molto oltre la situazione attuale. Difatti dal 1989 la convenzione sui diritti dell’infanzia sancisce l’impegno per gli stati di garantire programmi di sostegno anche in relazione all’alloggio. Durante l’inverno, come ogni anno, la condizione abitativa della famiglia si lega anche alla possibilità del nucleo di permettersi spese basilari, come quella di riscaldare la casa in modo adeguato.

11,9% delle coppie con figli minori ha dichiarato di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la casa nel 2018. Dato che sale al 15,7% in presenza di un solo genitore.

Si tratta di un fenomeno che è stato approfondito molto negli ultimi anni, e che ad oggi viene monitorato dagli istituti di statistica europei attraverso due fonti: i questionari dell’indagine sulle condizioni di vita e quelli sulla spesa energetica delle famiglie.

Nel suo ultimo rapporto uscito a dicembre, l’Oipe – osservatorio italiano sulla povertà energetica – ha confrontato 4 indicatori sul tema, mettendo in luce quanto resti difficile dare una piena misurazione del fenomeno allo stato attuale.

Si conferma, in definitiva, l’estrema difficoltà di cogliere un fenomeno complesso come la povertà energetica con le attuali basi dati e con gli indicatori unidimensionali.

Come in tutti i campi delle politiche sociali ed educative, disporre di informazioni strutturate e qualitativamente solide è la premessa per intervenire efficacemente. Per questo il dato di partenza è la stima delle famiglie in povertà energetica effettuata dalla strategia energetica nazionale (Sen), sulla base di un indicatore sviluppato proprio a questo scopo.

2,1 milioni di famiglie in povertà energetica nel periodo 2004-15, secondo le stime della strategia energetica nazionale.

Una quota che, nel periodo preso in esame, rappresentava circa l’8% dei nuclei, con un picco del 14% nel mezzogiorno. La tendenza viene purtroppo confermata dal rapporto Oipe di quest’anno. Perciò si tratta – al netto di tutte le difficoltà nel monitoraggio – di un problema ampiamente diffuso sul territorio nazionale, e che quindi va affrontato nelle sue implicazioni.

Una spesa essenziale e le misure per contrastare la povertà energetica

Dal punto di vista delle famiglie in difficoltà, specie se nel nucleo vivono dei bambini, il vero problema del riscaldamento è che si tratta di una voce di spesa difficilmente comprimibile. Questo aspetto è stato indicato chiaramente nella strategia energetica nazionale (Sen):

Negli ultimi 15 anni l’incidenza della spesa energetica delle famiglie sul totale è aumentata (fino al 2013 di quasi un punto percentuale). Tale incremento è risultato maggiore per le famiglie meno abbienti a causa della relativa incomprimibilità dei consumi energetici. La bassa elasticità della domanda, unita alla difficoltà di effettuare i necessari investimenti per migliorare l’efficienza energetica delle proprie abitazioni, suggerisce l’emergenza di un fenomeno, noto anche come povertà energetica

Rispetto ad altri beni, su cui può essere più semplice risparmiare, le spese energetiche sono così essenziali da rendere la domanda particolarmente rigida, e ciò penalizza soprattutto le famiglie con maggiori difficoltà economiche. A maggior ragione se nel nucleo sono presenti minori.

La Sen indica anche una serie di misure per contrastare la povertà energetica. Dalle agevolazioni legate al reddito e alla zona climatica, all’individuazione di una metrica unica per valutare l’incidenza del fenomeno così da poterlo contrastare più efficacemente. Fino al potenziamento degli interventi di efficientamento energetico, in grado di migliorare la qualità della vita delle famiglie e allo stesso tempo contenere i costi della bolletta.

Un aspetto essenziale messo in evidenza è infatti quello di migliorare la condizione abitativa, con la riqualificazione del patrimonio edilizio, pubblico e privato.

Al fine di contribuire a mitigare il fenomeno della povertà energetica saranno (…) rafforzate le misure per la riduzione del fabbisogno energetico degli immobili della popolazione meno abbiente e la riqualificazione profonda degli edifici residenziali pubblici.

Quanto incide la condizione abitativa sul fenomeno

L’importanza della riqualificazione degli immobili fa comprendere quanto il tema della povertà energetica sia fortemente legato a quello della condizione abitativa.

Questo disagio infatti spesso si abbatte su famiglie la cui condizione abitativa è già resa più difficile da immobili vetusti e con meno servizi. La quota di nuclei che dichiarano problemi strutturali (come i danneggiamenti) generalmente si accompagna ad un alta percentuale di quelle che indicano fattori di potenziale insalubrità, come la presenza di umidità nell’edificio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

 

Tali fattori espongono soprattutto le famiglie meno abbienti, più spesso della media in affitto (l'11,9% degli affittuari segnala strutture danneggiate, contro il 7,1% dei proprietari), e che non possono permettersi spese per migliorare la dotazione della casa in cui abitano.

Le famiglie in condizioni di PE [povertà energetica, ndr] potrebbero trarre beneficio da un intervento di efficientamento energetico delle loro abitazioni (...) Tuttavia, come già rappresentato, non vi è evidenza di un flusso di investimenti significativo effettuato dalle famiglie vulnerabili, anche alla luce del numero pressoché costante di famiglie in PE (circa 2 milioni).

I motivi più probabili sono ovviamente economici. Dall'impossibilità di accedere al credito alla mancanza di risorse, senza contare il fatto che per le famiglie che vivono in affitto significherebbe investire in un immobile non di proprietà.

È soprattutto la natura economica del problema a fare sì che non ne siano immuni le famiglie con figli. Queste infatti si trovano più spesso in povertà assoluta (9,2% delle famiglie con figli si trovano in questa condizione, a fronte del 6,4% medio). E sono anche più spesso in affitto. Rispetto a un 79,2% di famiglie che vivono in una casa di proprietà, la quota scende al 75,4 nelle coppie con almeno un figlio minore e al 64,8% tra i nuclei con un solo genitore.

35,2% dei monogenitori con almeno un figlio minore vive in affitto.

Tendenze che hanno effetti anche sulla condizione abitativa. Tra le coppie con almeno un figlio minore, il 7,8% segnala problemi di umidità e l'11,9% dichiara di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la casa. Tra le famiglie monogenitoriali, il dato sale rispettivamente al 8,8% e al 15,7%. Cifre che sebbene mostrino un calo rispetto agli anni della crisi restano ancora preoccupanti, in base ai dati più recenti a disposizione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Si tratta di un tema cruciale per il benessere dei bambini e delle loro famiglie. Per questo è necessario ricostruirlo nelle sue tendenze territoriali e sull'impatto che ha sul paese.

Come varia la condizione abitativa e la presenza di servizi in casa

La disaggregazione offerta dall'indicatore sulla difficoltà di riscaldare casa ci consente di ricostruire il fenomeno fino al livello macro-regionale. Se confrontiamo i dati più recenti con l'inizio della serie storica, notiamo come l'aumento delle famiglie che dichiarano questo disagio riguardi senza eccezioni l'intero territorio nazionale. Nel nord-ovest è cresciuto di quasi 6 punti percentuali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Nel mezzogiorno gli aumenti registrati sull'intero periodo hanno impattato su un dato che era già più elevato. Una conferma di questa tendenza arriva dalla stessa strategia energetica nazionale:

(...) nel periodo 2004-2015, la percentuale di famiglie italiane in stato di PE [povertà energetica, ndr] è stata pari a circa l’8 per cento del totale (2,1 milioni di famiglie), con un’incidenza nel Mezzogiorno pari al 14 per cento.

Ma cosa cosa sappiamo sulla povertà energetica a livello più disaggregato? 

Purtroppo a livello locale i dati a disposizione per ricostruire il fenomeno sono molto pochi, e quasi tutti indiretti. Dal momento che povertà energetica e condizione abitativa sono così legate, un elemento utile da valutare è proprio quest'ultima, a partire dalla maggiore o minore presenza di servizi.

Un indicatore elaborato da Istat, su dati relativi all'ultimo censimento, consente di osservare meglio questo aspetto. Si tratta dell'indice di disponibilità di servizi nelle abitazioni, che è calcolato come media tra le percentuali di presenza di alcune dotazioni di base: riscaldamento, acqua calda, acqua potabile interna, gabinetto interno, vasca o doccia.

Il dato calcola la media aritmetica dei rapporti percentuali tra il numero delle abitazioni occupate fornite di servizio (considerate 5 categorie di servizi: acqua potabile interna, gabinetto interno, vasca o doccia, riscaldamento, acqua calda) all’interno dell’abitazione e il totale delle abitazioni occupate.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Dal momento che stiamo parlando di servizi essenziali, circa 9 comuni su 10 sono compresi tra il 98% e il 100% di case con queste disponibilità. Allo stesso tempo emerge chiaramente come, in coerenza con quanto visto finora, vi sia un legame forte tra la carenza di servizi nell'abitazione e la diffusione di famiglie in disagio economico. I 10 capoluoghi di provincia con meno servizi nell'abitazione sono tutti compresi tra i primi 20 per quota di famiglie in disagio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

La condizione abitativa nei territori più freddi

Possiamo incrociare l'indicatore di carenza di servizi nell'abitazione con quello dei capoluoghi con più giorni di gelo, in modo da capire in quali territori questo tipo disagio rischi di impattare maggiormente.

Tra 2007 e 2016, i capoluoghi in cui si sono registrati mediamente più giorni con la temperatura minima sotto lo 0° sono localizzati in oltre la metà dei casi nel nord-ovest. Altri 2 si trovano nel nord-est (Belluno e Bolzano) e 2 nel mezzogiorno (la molisana Isernia e il capoluogo abruzzese l’Aquila). Quest'ultima è anche l'unica, tra quelle considerate, ad aver registrato un aumento di giorni di gelo nel 2018.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Aprile 2020)

Concentrando l'analisi su l'Aquila e i comuni della provincia, emerge un quadro variegato rispetto alla presenza di servizi. Tra i comuni maggiori della zona, il capoluogo e Sulmona sono quelli con l'indice più elevato (rispettivamente 99,6% e 99,7%). Al di sopra del 99% anche Castel di Sangro (99,4%), Luco dei Marsi (99,3%), Celano (99,2%) e Pratola Peligna (99,1%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Sempre considerando i comuni con oltre 5.000 abitanti, quelli dove l'indice è più basso sono Avezzano (98,7%), Carsoli (98,3%) e Capistrello (98,2%).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi all'indice di disponibilità dei servizi nell'abitazione e alla percentuale di famiglie in potenziale disagio economico sono di fonte Istat (8000 census).

Foto credit: Chromatograph (Unsplash) - Licenza

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.