A che punto sono le misure del Pnrr per le politiche del lavoro #OpenPNRR

Negli ultimi anni i dati sull’occupazione sono stati in costante miglioramento, soprattutto per cause legate alla demografia. In alcuni settori il Pnrr ha influito, anche se l’impatto probabilmente è stato inferiore alle attese. Un’analisi della situazione, regione per regione.

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Negli ultimi anni il mercato del lavoro in Italia ha fatto registrare un importante trend di crescita. Il tasso di occupazione infatti è risultato in costante aumento mentre quello di disoccupazione ha fatto registrare il percorso inverso. Dinamiche positive che sembrerebbero essere confermate anche per quanto riguarda il 2025, come mostrano i dati Istat.

Si tratta di dati che riflettono anche le tendenze demografiche. Gli incrementi più consistenti riguardano infatti gli over 55. Testimoniando da un lato il loro maggior peso demografico (che trascina l’intero dato della popolazione), dall’altro l’innalzamento dei requisiti pensionistici, come ricostruito dagli osservatori. Trend significativi a cui si aggiungono altre criticità che ancora affliggono il mondo del lavoro: dal lavoro povero a quello precario a quello sommerso, dal tema della sicurezza a quello degli inattivi.

Per quanto riguarda l’occupazione ha certamente contribuito, in maniera diretta o indiretta, anche il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il piano infatti ha certamente sostenuto la crescita del Pil e il miglioramento degli indicatori occupazionali, come evidenziato anche nel piano strutturale di bilancio di medio termine. Tuttavia il suo impatto è risultato forse inferiore alle stime iniziali. Ciò anche a causa di previsioni che non potevano tenere conto del repentino peggioramento del contesto internazionale.

Il contributo del Pnrr all’occupazione tuttavia non è solo legato alla realizzazione dei progetti, in particolare le grandi opere che richiedono molta mano d’opera. Si tratta anche di andare a intervenire su alcune delle criticità strutturali menzionate. In occasione della festa dei lavoratori, abbiamo passato in rassegna alcune delle misure che intervengono in questo ambito. Abbiamo selezionato alcuni investimenti e riforme particolarmente significativi: le politiche attive del lavoro, il potenziamento dei centri per l’impiego, il sistema duale, la lotta al lavoro sommerso e il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura.

5,7 mld € gli investimenti del Pnrr per il potenziamento delle politiche del lavoro.

Le misure analizzate hanno risentito di criticità organizzative, in particolare a livello territoriale. Ciò ha reso necessarie diverse revisioni degli interventi. Resta inoltre un rischio già evidenziato più volte: che l’attenzione si concentri più sul raggiungimento formale di milestone e target – indispensabile per ottenere le risorse europee – che sulla qualità effettiva dei servizi offerti.

Politiche attive del lavoro e formazione

La riforma delle politiche attive del lavoro rappresenta l’intervento più rilevante del Pnrr in questo ambito, sia per risorse impiegate – circa 4,6 miliardi di euro – sia per centralità nel disegno complessivo del piano. Con questa misura si punta infatti a superare la storica frammentazione territoriale dei servizi e costruire un sistema nazionale fondato su livelli essenziali delle prestazioni, integrando politiche attive e formazione. Il modello prevede una presa in carico personalizzata degli utenti e la loro collocazione in diversi percorsi, calibrati sulla distanza dal lavoro e sulle caratteristiche individuali.

Architrave di questa riforma è il programma Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) che punta a rafforzare i servizi per l’impiego e favorire il reinserimento lavorativo, soprattutto per le persone più distanti dal mercato del lavoro.

Dal punto di vista degli obiettivi europei, la misura prevedeva inizialmente due milestone, raggiunte tra il 2021 e il 2022, relative all’adozione del quadro normativo e dei piani regionali. A queste si aggiungevano tre target principali da conseguire entro il 2025. Il più rilevante era quello di raggiungere almeno 3 milioni di beneficiari, di cui almeno il 75% fragili. Rientrano in questa categoria Neet, donne svantaggiate, disabili, lavoratori over 55, disoccupati di lunga durata e lavoratori poveri. A questo si accompagnava anche un obiettivo sulla formazione (800mila persone) e uno sulla capacità dei centri per l’impiego di garantire i livelli essenziali delle prestazioni (Lep).

I milestone e i target sono gli obiettivi e i traguardi da conseguire ogni trimestre fino al 2026, per completare tutte le misure del Pnrr. Vai a “Che cosa si intende per scadenze del Pnrr”

Nel tempo tuttavia, questi target sono stati oggetto di modifiche significative. In particolare, con la revisione del Pnrr del 2025, è stato eliminato il vincolo del 75% di beneficiari appartenenti a categorie vulnerabili, mentre l’obiettivo relativo ai centri per l’impiego è stato reso più flessibile. Non è più riferito a ciascuna regione ma all’insieme del territorio nazionale. Anche il target sulla formazione ha visto una rimodulazione, con una parte degli obiettivi (200mila beneficiari) posticipata al 2026.

Anche per quanto riguarda la dotazione finanziaria ci sono stati dei cambiamenti rilevanti. Inizialmente infatti l’importo assegnato era stato incrementato di un miliardo rispetto all’ammontare inizialmente stabilito. Ciò per fare fronte all’aumento dei costi. La riforma era quindi arrivata ad avere un valore di circa 5,4 miliardi. Successivamente, date le difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi, è stata nuovamente ridimensionata.

In seguito a queste rimodulazioni, in base alle informazioni messe a disposizione dal ministero del lavoro, gli obiettivi risultano conseguiti. A settembre 2025 infatti i beneficiari avevano superato i 3 milioni. Anche l’obiettivo intermedio sulla formazione è stato sostanzialmente conseguito, pur con una ridefinizione dei criteri di conteggio.

Gli obiettivi delle politiche attive sono finalizzati al rispetto delle scadenze. Meno alla qualità del servizio erogato.

Se da un lato la revisione della misura ha consentito di rispettare le scadenze europee, dall’altro ha comportato anche alcune criticità. Nel tempo, infatti, la definizione di “beneficiario” è stata ampliata, includendo anche soggetti che hanno svolto attività minime. Come la semplice sottoscrizione del patto di servizio (uno dei primi step nell’iter di presa in carico di un soggetto), oppure l’avvio di attività formative senza portarle a conclusione. Questo ha consentito di rispettare le scadenze europee ma ha spostato l’attenzione dalla qualità degli esiti occupazionali alla quantità delle prestazioni erogate ai fini di rendicontazione.

Un ulteriore elemento riguarda la capacità del programma di incidere sui soggetti più fragili. I dati mostrano come i risultati migliori si concentrino tra gli utenti più vicini al mercato del lavoro, mentre per le categorie più vulnerabili i percorsi risultano più complessi e meno efficaci. Anche la componente formativa, pur centrale nella logica della riforma, appare quindi spesso indebolita da un’offerta poco mirata e da incentivi che privilegiano il raggiungimento dei target quantitativi rispetto alla qualità degli interventi.

Potenziamento dei centri per l’impiego

Strettamente collegato alla riforma delle politiche attive del lavoro troviamo anche l’investimento riguardante il potenziamento dei centri per l’impiego. Con una dotazione di circa 482 milioni di euro, l’obiettivo di questo investimento è quello di rafforzare l’infrastruttura, migliorandone la capacità operativa e l’efficacia.

La misura prevedeva una milestone iniziale, raggiunta nel 2022, relativa al completamento di una quota significativa delle attività previste nei piani regionali. A questa si affiancano due target principali: il completamento degli interventi di potenziamento in almeno 326 centri entro la fine del 2025 e la ristrutturazione o il rinnovo di almeno 270 sedi entro il 2026.

In base alle informazioni disponibili, il primo target risulta raggiunto, con un numero di centri coinvolti superiore a quello previsto (347 Cpi rendicontati). Anche sul fronte infrastrutturale l’attuazione è in corso, con centinaia di sedi interessate dagli interventi.

Anche in questo caso tuttavia si sono registrate delle difficoltà attuative che hanno portato a una revisione significativa. In particolare la misura ha subito un parziale definanziamento dovuto alla reale capacità di realizzazione e rispetto dei tempi necessari per completare gli interventi. Questa rimodulazione ha portato all’esclusione di alcune attività non compatibili con le scadenze del Pnrr. Tali interventi dovranno essere eventualmente completati con altre fonti di finanziamento.

-118 mln € le risorse Pnrr tagliate per il potenziamento dei centri per l’impiego.

Permangono inoltre criticità legate al coordinamento tra livelli amministrativi e allo sviluppo dei sistemi informativi, con ritardi nell’allineamento delle piattaforme e nella piena interoperabilità dei dati.

La formazione nel sistema duale

La formazione è certamente un aspetto centrale per quanto riguarda le politiche del lavoro. È in questo senso che opera il sistema duale, iniziativa che il Pnrr finanzia con circa 600 milioni di euro. Questa misura punta a rafforzare l’integrazione tra istruzione e lavoro attraverso percorsi formativi che combinano apprendimento teorico ed esperienza pratica, anche tramite l’apprendistato.

Visto il buon andamento della misura il target finale è stato anticipato di 6 mesi.

Dal punto di vista degli obiettivi Pnrr, la misura prevedeva il raggiungimento di almeno 90mila certificazioni di partecipazione a percorsi che integrano formazione e lavoro entro il 2025. Si tratta di un target che, alla luce dell’andamento positivo della misura, è stato anticipato già al secondo trimestre del 2025 in seguito alla revisione del Pnrr approvata lo scorso novembre.

In base ai dati riportati dal ministero del lavoro sono oltre 106mila le certificazioni rendicontate. Le criticità in questo caso riguardano soprattutto la governance multilivello e la necessità di consolidare nel tempo il legame tra sistema formativo e fabbisogni del mercato del lavoro. Evitando che i risultati raggiunti restino circoscritti alla fase straordinaria del Pnrr.

Lotta al lavoro sommerso

Un altra riforma prevista del Pnrr che riguarda l’ambito d’analisi è quella relativa al lavoro sommerso. Tale misura si inserisce in una strategia più ampia volta a migliorare la qualità del lavoro e a contrastare fenomeni di irregolarità e sfruttamento. Il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso, adottato alla fine del 2022, rappresenta la principale milestone della misura.

A questo si associa anche un obiettivo quantitativo. Vale a dire il rafforzamento dell’attività ispettiva, con una media di almeno 102.895 ispezioni annue nel triennio 2023-2025. Si prevede inoltre anche l’incremento del numero di imprese iscritte alla rete del lavoro agricolo di qualità.

Le informazioni disponibili indicano che questi obiettivi sono stati raggiunti. Il numero medio di ispezioni ha infatti superato le 110mila unità annue, andando oltre quanto previsto. Anche il target relativo alla rete agricola è stato conseguito in anticipo rispetto alle scadenze. Da notare che nell’ambito della riforma è stato creato anche il portale nazionale sommerso. Una banca dati condivisa tra Inl, Inps, Inail e forze dell’ordine per mappare e coordinare efficacemente la vigilanza sul territorio.

La misura prevede ulteriori traguardi. Tra questi l’introduzione degli indici sintetici di affidabilità contributiva (Isac) e la realizzazione di studi e strumenti per favorire l’emersione del lavoro irregolare. Questi interventi sono in parte ancora in corso.

Lotta al caporalato

Un’altra misura del Pnrr di competenza del ministero del lavoro in parte connessa con la precedente è quella riguardante il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura. L’obiettivo dell’investimento era quello di contrastare il caporalato attraverso la realizzazione di soluzioni abitative dignitose per i lavoratori.

Pur avendo una dotazione finanziaria tutto sommato contenuta, tale investimento si è rivelato particolarmente complesso nella sua realizzazione. L’intervento prevedeva come obiettivo finale il completamento delle attività nelle aree individuate entro il secondo trimestre del 2026. Tuttavia, già nelle fasi iniziali sono emerse difficoltà significative, che hanno portato a una revisione sostanziale della misura.

Molti comuni non sono stati in grado di presentare progetti adeguati o hanno rinunciato per l’incapacità di rispettare le scadenze.

Le criticità hanno riguardato diversi aspetti: dall’incapacità di individuare immobili adeguati, ai problemi di sicurezza nei territori interessati (caratterizzati dalla presenza della criminalità organizzata), fino alla limitata capacità amministrativa di alcuni enti locali. A ciò si sono aggiunte discrepanze tra il numero di beneficiari inizialmente stimati e quelli effettivamente presenti che hanno reso necessario un aggiornamento della mappatura.

Queste difficoltà hanno portato alla nomina di un commissario straordinario nel 2024 e a una revisione degli obiettivi concordata con la Commissione europea. In particolare, il target è stato modificato, passando dalla realizzazione di specifici progetti alla più generica creazione di posti letto, considerato un indicatore più realistico e misurabile. C’è stato anche un rafforzamento della governance, con una maggiore centralizzazione e il coinvolgimento diretto delle regioni.

Nonostante questi correttivi, l’attuazione della misura rimane critica. Ben 13 comuni hanno rinunciato ai finanziamenti mentre altri 6 non sono riusciti a rispettare le condizioni imposte dal Pnrr. Anche per questo motivo, la già scarsa dotazione finanziaria della misura è stata ulteriormente ridimensionata potendo contare su circa 30 milioni di euro, ripartiti su 13 progetti.

-169,74 mln € le risorse Pnrr tagliate per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura.

I progetti attivi e lo stato di avanzamento finanziario

Finora ci siamo concentrati sull’analisi delle misure in senso generale, sulla capacità di rispettare le scadenze e sulle difficoltà attuative incontrate. Ma quanti sono i progetti per le politiche del lavoro attualmente in corso? Quanto valgono? A che punto sono? In quest’ultimo paragrafo proveremo a rispondere a queste domande sfruttando i recenti dati pubblicati sul portale italia domani e aggiornati al 26 febbraio.

Complessivamente, i progetti finanziati sono 12.814. La maggior parte si concentra in regioni del mezzogiorno, in particolare in Sicilia (4.380), Calabria (1.917), Basilicata (1.1157) e Puglia (1.073). La diversa distribuzione dei progetti tuttavia non comporta un ammontare direttamente proporzionale delle risorse assegnate. Da questo punto di vista infatti la regione con la maggiore dotazione è la Lombardia con circa 853 milioni di euro. Seguono Campania (721 milioni) e Puglia (365 milioni).

Sono stati esclusi dall’analisi tutti quei progetti che non era possibile attribuire al territorio di una singola regione perché di rilievo nazionale o interregionale. Si tratta in totale di 21 interventi per un finanziamento Pnrr complessivo di circa 257 milioni di euro. Le misure del Pnrr per cui è atteso un impatto sul mercato del lavoro sono moltissime. In questo caso l’analisi si concentra su riforme e investimenti che mirano alla riorganizzazione e al potenziamento del sistema di formazione e collocamento. La selezione è ad opera della redazione di Openpolis.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)

Tale differenza è attribuibile anche alla diversa organizzazione di cui ogni regione si è dotata internamente per la gestione delle risorse del Pnrr. Per quanto riguarda le politiche attive del lavoro ad esempio in Sicilia sono attivi 3.324 progetti per circa 197 milioni (una media di circa 59mila euro a progetto). Viceversa in Lombardia per questa misura sono attivi solamente 3 progetti che però cubano complessivamente 550 milioni (circa 183 milioni ciascuno).

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento degli interventi, un indicatore utile da valutare è il rapporto tra pagamenti già effettuati e il valore totale dei diversi progetti finanziati. Complessivamente possiamo osservare che i pagamenti che risultano già effettuati ammontano a circa 1,7 miliardi, pari al 37% dei finanziamenti Pnrr per i progetti attivi.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)

A livello regionale, il territorio più avanti da questo punto di vista è il Veneto, regione che ha già erogato circa 237 milioni di euro a fronte dei circa 335,4 milioni assegnati (70,6%). Solamente altre due regioni hanno già superato la soglia psicologica del 50%. Si tratta di Liguria (64,6%) e Marche (63,5%). Le aree più indietro da questo punto di vista invece sono Basilicata (7,85), Lazio (14,3%) e Sardegna (24,3%).

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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