Quante famiglie non possono permettersi le vacanze #conibambini

Le vacanze estive rappresentano un momento importante per il bambino, perché riguardano il suo diritto al gioco e al tempo libero. Purtroppo molte famiglie non possono permettersi una settimana lontano da casa.

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Le vacanze estive sono un momento importante per il bambino. Tra le altre cose, riguardano il suo diritto al riposo, al gioco e al tempo libero, una prerogativa inalienabile sancita dall’articolo 31 della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

In questo senso la possibilità di viaggiare, come quella di trascorrere alcuni giorni lontano da casa con la propria famiglia, può costituire un’esperienza formativa e di crescita personale.

Purtroppo non tutti i bambini vivono in famiglie che possono permettersi di trascorrere anche solo alcuni giorni lontano da casa. Come spesso emerge leggendo gli indicatori sul disagio economico, la difficoltà di offrire opportunità ai propri figli aumenta al crescere del numero di bambini in famiglia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra le famiglie con uno o due figli piccoli, la percentuale di quelle che non possono permettersi una settimana di ferie in un anno è pari al 40% circa. Questa quota sale al 49,1% tra quelle con 3 o più figli minori.

Questo dato ha subito oscillazioni anche molto significative negli ultimi 15 anni, di pari passo con una crisi economica che ha colpito soprattutto i bambini, gli adolescenti e le loro famiglie. Nel 2004 le famiglie che non potevano permettersi una settimana di vacanze fuori casa all'anno erano il 36-37% in quelle con uno o due figli e il 50,5% in quelle con 3 figli.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Con la crisi economica queste percentuali sono cresciute. Tra il 2010 e il 2012 la quota di famiglie che hanno rinunciato alle vacanze per motivi economici è aumentata di circa 12 punti. Arrivando al 50% in quelle con uno o due figli e superando il 60% dai 3 figli in su.

Nell'ultimo triennio la situazione è migliorata, ma tante famiglie non possono permettersi vacanze.

Negli anni successivi, la situazione sembra essere ritornata, almeno in parte, ai livelli pre-crisi. Ciò non vuol dire che il problema non esista più, o sia risolto. Nel 2017 le famiglie con 3 figli che rinunciano alle vacanze sono tornate sulla soglia del 50%, un dato che, per quanto inferiore a quello registrato nelle fasi più acute della crisi, è comunque preoccupante. Nell'ultimo triennio per cui abbiamo i dati (2005-17) è in parte migliorata anche la situazione delle famiglie con 1 o 2 figli, anche se la quota è ancora al di sopra rispetto all'inizio della serie storica.

+3,3 punti l'aumento delle famiglie con un figlio che non possono permettersi una vacanza tra 2004 e 2017.

Povertà economica e educativa sono legate

I dati che segnalano un disagio economico, sono spesso collegati a un basso livello di istruzione del nucleo familiare. Non fanno eccezione quelli sull'impossibilità di permettersi almeno una settimana di ferie all'anno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Le famiglie la cui persona di riferimento è laureata, hanno dovuto rinunciare alle vacanze per motivi economici nel 19% dei casi. Quota che sale al 35,4% se la persona di riferimento ha il diploma e al 52,3% se ha la licenza media. In caso di licenza elementare, 2/3 delle famiglie casi hanno dovuto rinunciare alle vacanze per ragioni economiche.

Questo dato aiuta anche a focalizzare l'aspetto più odioso della povertà educativa: la sua tendenza all'ereditarietà. Le famiglie con meno istruzione e quelle più povere tendono a coincidere. In mancanza di mezzi economici e culturali potranno anche offrire meno possibilità ai propri figli. In questo caso quella di una settimana lontano da casa, ma è solo uno dei tanti esempi possibili. L'esito è che il bambino, diventato grande, tenderà a riprodurre la condizione di partenza dei suoi genitori.

Ricostruire il fenomeno sul territorio

Quali sono le ricorrenze territoriali della difficoltà di permettersi una vacanza lontano da casa? Sono ancora i dati Istat a chiarire alcune tendenze nel nostro paese.

Dai dati 2017, emerge come siano soprattutto le famiglie del sud a non poter sostenere i costi di una settimana lontano da casa. Purtroppo questi dati non sono disponibili disaggregati per presenza e numero di figli; ma emerge come questa situazione riguardi poco meno del 60% dei nuclei familiari meridionali (sud e isole).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Le percentuali sono più contenute al centro e al nord, ma è proprio in queste aree del paese che si registra la crescita più importante nel lungo periodo. Dal 2004 la percentuale di famiglie che non possono permettersi vacanze è aumentata di 2,6 punti nel nord-est, 7 punti nel centro Italia e 11 punti nel nord-ovest. L'area nord-occidentale del paese è quella dove la quota di nuclei che non possono andare in vacanza è aumentata di più.

34,9% le famiglie del nord-ovest che non possono permettersi una settimana di vacanze lontano da casa.

Da segnalare anche una crescita di circa 8 punti percentuali nelle aree metropolitane. Nei centri è passata dal 32,9% del 2004 al 40,8% del 2017. Nelle periferie nello stesso periodo si registra una crescita analoga: dal 37,6 al 45,6%.

Il caso di Torino

I dati hanno messo in evidenza un aumento delle difficoltà di permettersi vacanze particolarmente marcato nel nord-ovest e nelle aree metropolitane, centri ma soprattutto periferie. Ma cosa sappiamo a un livello ancora più locale, comune per comune? Purtroppo informazioni come queste generalmente non sono disponibili con una disaggregazione simile.

Richiedono attività di raccolta dati molto complesse, perciò vengono generalmente stimate attraverso indagini campionarie, con disaggregazione regionale. Solo in occasione dei censimenti è possibile collezionarle con un dettaglio maggiore. Perciò nell'approfondire la questione a livello comunale dobbiamo utilizzare gli indicatori prodotti da Istat con i dati censuari. Il tema, evidentemente collegato con il disagio economico delle famiglie, può essere approfondito proprio con l'apposito indicatore dell'istituto di statistica.

Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, Istat calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)

Come abbiamo messo in evidenza in altre occasioni, sono soprattutto i capoluoghi del sud a presentare una quota più elevata di famiglie in potenziale disagio economico. Tra le città del nord invece è Torino quella con la più alta percentuale di famiglie in potenziale economico.

Il quarto comune italiano per dimensione demografica. Baricentro di un'area metropolitana collocata in quel nord-ovest che abbiamo visto essere la parte di paese con il maggior aumento delle famiglie che non possono permettersi vacanze. Perciò è interessante verificare come si distribuisca il disagio economico all'interno della città metropolitana di Torino. Tenendo conto che il dato più recente per verificarlo a livello comunale è quello del censimento 2011.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat censimento 2011
(ultimo aggiornamento: domenica 1 Gennaio 2012)

I comuni della ex provincia di Torino con la più elevata percentuale di famiglie in potenziale disagio sono tutti di ridotte dimensioni: Calviere (5,8%), Trausella (4,8%), Cinzano (4,5%).

Se isoliamo i 15 comuni più popolosi della città metropolitana, la quota di famiglie in disagio oscilla in modo più contenuto, tra l'1,1% di Orbassano e il 2% di Carmagnola, due realtà a sud del capoluogo. È proprio Torino, insieme a Nichelino e Pinerolo, al secondo posto per questo indicatore tra i centri maggiori, con l'1,7% di famiglie in disagio.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle famiglie in potenziale disagio economico è Istat, che ha elaborato l'indicatore con le informazioni del censimento 2011.

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