Perché le risorse per l’accoglienza sono un investimento e non un semplice costo Hate speech

L’accoglienza dei migranti è una politica che si propone di velocizzare e rendere più efficace il processo di integrazione a vantaggio di tutti. Eppure il suo finanziamento è stato al centro di forti campagne mediatiche che hanno assunto a tratti il carattere di veri e propri discorsi d’odio.

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Il tema delle risorse per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, i famosi 35 euro al giorno, è stato un argomento politico e propagandistico molto presente negli scorsi anni. Oggi è meno all’ordine del giorno, come tutta la questione legata agli sbarchi nel mediterraneo. D’altronde negli ultimi anni i flussi migratori provenienti dal nord Africa sono decisamente calati mentre al contempo la pandemia ha catalizzato l’attenzione politica e mediatica.

Non è affatto detto tuttavia che questo tema non torni di attualità nel prossimo futuro, polarizzando nuovamente il dibattito e facendo riemergere atteggiamenti di matrice xenofoba e discorsi d’odio. Per questo è importante continuare a raccontare  il sistema di accoglienza nella sua organicità e complessità. Spiegando perché le risorse destinate all’accoglienza debbano essere considerate un investimento e non un costo.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.

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La politica pubblica dell’accoglienza

Quello delle migrazioni è un fenomeno con caratteristiche epocali. Al di là dei flussi in ingresso, che a seconda degli anni possono essere più alti o più bassi, si tratta di un tema da sempre presente nelle società, e che certo non si esaurirà in pochi anni. È fondamentale quindi imparare a conviverci.

D’altronde l’immigrazione porta con sé anche molti aspetti positivi per una società a patto che questa sia organizzata per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. L’obiettivo di queste politiche infatti dovrebbe essere quello di porre chi arriva nelle condizioni di essere economicamente autonomo e in grado di contribuire al benessere collettivo, nel più breve tempo possibile.

Certo come è ovvio i programmi di integrazione e accoglienza hanno un costo, che tuttavia andrebbe letto come un investimento. Più efficace è il sistema di accoglienza e prima gli ospiti possono integrarsi e diventare una risorsa per il paese.

Eppure nel corso degli anni i costi di gestione dell’accoglienza sono stati spesso oggetto di attacchi politici e considerati alla stregua di un regalo fatto ai migranti, piuttosto che come una politica pubblica.

È vero che nel sistema di accoglienza non sono mancate inefficienze, mala gestione e persino vere e proprie truffe ai danni dello stato. Ma questi sono i tipici problemi che possono caratterizzare una qualunque politica pubblica. Come tali peraltro danneggiano sia la collettività che le persone che usufruiscono di questi servizi. Non è chiaro dunque né come queste inefficienze possano essere imputate agli ospiti dei centri di accoglienza né come la riduzione delle risorse investite possa rendere i programmi di integrazione più efficaci nel raggiungere i loro obiettivi.

La gestione e le criticità dell’accoglienza tra 2014 e 2017

Tra 2014 e 2017 abbiamo assistito a un numero considerevole di arrivi rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, non si trattava di per sé di cifre ingestibili. Ma certamente l’Italia si è trovata impreparata a ricevere quella quantità di richiedenti asilo che necessitavano di un percorso di accoglienza.

L’urgenza con cui si è dovuto provvedere a riorganizzare il sistema ha sicuramente prodotto gravi distorsioni e problemi nella gestione degli ospiti. Come abbiamo denunciato in più occasioni, attraverso vari approfondimenti dedicati, le ragioni di questi problemi sono state in larga parte legate alla gestione emergenziale di un fenomeno ormai ordinario. Un modo di affrontare la questione che può essere comprensibile per alcuni mesi, se ci si trova impreparati, ma che invece perdura da anni.

Già nel 2014 il sistema di accoglienza era per oltre il 68% gestito attraverso centri di accoglienza straordinaria (Cas) piuttosto che tramite il sistema ordinario, che allora aveva il nome di Sprar e che poi è diventato prima Siproimi e poi Sai.

L’accoglienza nei Cas è da anni un aspetto strutturale anche se in teoria dovrebbe attivarsi solo in mancanza di posti nel sistema ordinario. Vai a "Come funziona l’accoglienza dei migranti in Italia"

Tuttavia nel 2017, invece che migliorare, la situazione è drammaticamente peggiorata, e la quota di persone ospitate nel sistema straordinario è aumentata di quasi 20 punti percentuali.

86,53% delle persone presenti nel sistema di accoglienza nel 2017 era ospitata in un Cas.

Una gestione emergenziale

Il sistema di accoglienza straordinario, gestito dalle prefetture, vedeva in quegli anni un’amministrazione tutt’altro che ordinata. Le linee di indirizzo ministeriali erano piuttosto vaghe e ciascuna prefettura organizzava il settore in modi anche molto diversi. Una disomogeneità amministrativa che è emersa chiaramente dall’analisi dei contratti pubblici con cui vengono assegnati gli appalti di gestitone. Questi in alcuni territori erano assegnati principalmente tramite procedura aperta, con caratteristiche di trasparenza e concorrenzialità, mentre in altri dominavano gli affidamenti diretti. Una modalità a carattere emergenziale priva dei requisiti minimi di trasparenza.

Alcune procedure sono più trasparenti, altre invece prevedono meccanismi semplificati che riducono gli spazi di competitività e trasparenza fino ad annullarli completamente. Vai a "Cosa sono le procedure di scelta del contraente"

Una gestione così carente ha certamente prestato il fianco a una propaganda che additava la spesa per l’accoglienza alla stregua di costo inutile. Nella retorica pubblica quindi gli ospiti dei centri di accoglienza non erano presentati come individui provenienti da contesti traumatici, a cui fornire gli strumenti per integrarsi nella nostra società. Ma piuttosto come persone che si approfittano della situazione ricevendo immotivatamente ben 35 euro al giorno. Poco importa che le risorse destinate all’accoglienza non vengano affatto date ai richiedenti asilo, ma servano piuttosto a pagare le forniture e gli stipendi dei lavoratori, solitamente italiani, che in quelle strutture di accoglienza lavorano.

Il governo giallo verde e il taglio delle risorse

Ma non solo la destra ha utilizzato la retorica dell’immigrazione clandestina nella sua comunicazione politica. Anche il Movimento 5 stelle ha cavalcato il generale clima d’odio che in quella fase caratterizzava il dibattito sull’immigrazione.

Non a caso uno degli elementi su cui si è saldata l’alleanza tra Lega e Movimento 5 stelle, che ha dato vita al primo governo Conte, è stato proprio l’atteggiamento politico adottato nei confronti dei migranti, se pur con delle differenze tra i due partner di governo.

In ogni caso, dopo poco più di 3 mesi dalla nascita del nuovo esecutivo, il ministro dell’interno Salvini ha varato il decreto sicurezza. Tra i molti suoi effetti questo provvedimento ha avuto anche quello di comprimere ulteriormente il sistema di accoglienza ordinario a favore dei Cas. Al contempo però le risorse destinate a ospitare i richiedenti asilo in questo tipo di strutture sono state drasticamente ridotte.

Invece che riorganizzare il sistema per aumentare la trasparenza e ridurre lo spazio per abusi e mala gestione si è deciso quindi che sarebbe stato sufficiente spendere meno. Senza alcuna considerazione dell’impatto che questa riduzione aveva sull’efficacia del sistema stesso. Minori costi infatti erano possibili solo grazie alla riduzione, quando non alla cancellazione, dei più basilari servizi di integrazione.

Vai al rapporto di

Un effetto che è diventato esplicito con la pubblicazione del capitolato di gara collegato al decreto sicurezza, ovvero il documento che definisce le caratteristiche tecniche di servizi e forniture. Da uno schema di capitolato abbastanza generico che prevedeva un costo medio giornaliero per ospite di circa 35 euro si è quindi passati a un sistema più articolato, con una riduzione generalizzata dei prezzi che tuttavia svantaggiava in particolare l’accoglienza diffusa. Una pratica quest’ultima che pure, fino a poco tempo prima, era lo stesso ministero dell’interno a proporre come modello.

Il decreto sicurezza e il suo capitolato d’appalto

Per i Cas infatti il capitolato Salvini proponeva 3 schemi di contratto: uno per i centri composti da singole unità abitative (21,35 euro pro-die/pro-capite), uno per i centri collettivi fino a 50 posti (26,35 euro pro-die/pro-capite), e uno per i centri collettivi da 51 a 300 posti (25,25 euro pro-die/pro-capite). Il taglio dunque era stato realizzato su tutti i tipi di strutture, gravando maggiormente però proprio sui centri piccoli sia in modo diretto (avevano il costo pro-die/pro-capite più basso) sia in modo indiretto. Nei centri piccoli infatti risulta impossibile compensare la riduzione degli importi tramite economie di scala.

La riduzione dei prezzi all’interno dei bandi ha richiesto tempo per entrare effettivamente in funzione. L’attivazione dei nuovi prezzi dunque è avvenuta in momenti diversi a seconda dei territori. Questo perché in alcuni casi le prefetture hanno rinegoziato gli importi dei contratti in corso, in altri hanno atteso che il contratto andasse a conclusione e ne hanno messi a bando di nuovi e in altri ancora, non trovando gestori disposti a partecipare ai bandi con le nuove tariffe, si sono trovate costrette a prorogare i contratti in corso.

In alcune province, come ad esempio quella di Torino, a fine 2020 i prezzi erano ancora molto simili a quelli del 2018, in altre invece la situazione era profondamente mutata.

Centri d’Italia. L’emergenza che non c’è

FONTE: elaborazione openpolis su dati Centri d'Italia
(ultimo aggiornamento: martedì 1 Marzo 2022)

In ogni caso guardando alla media nazionale, la differenza di importo dopo 2 anni dall'approvazione del decreto sicurezza si esprime in tutta evidenza. In media infatti gli importi giornalieri per ospite sono passati da poco meno di 35 euro a 25,6. Inoltre, se si escludono i centri di prima accoglienza (con capienza superiore a 300 posti) sono proprio i centri piccoli ad aver registrato il taglio più significativo.

 

La spesa giornaliera per ospite nei centri di accoglienza prefettizi tra 2018 e 2020

     
Dimensione dei centri20182020Differenza
2018-2020
Var %
2018-2020
Piccoli35,03 €25,51 €9,53 €-27,19%
Medi34,85 €25,97 €8,88 €-25,49%
Grandi34,81 €26,47 €8,34 €-23,95%
Molto grandi26,93 €13,96 €12,97 €-48,16%
Media34,98 €25,6 €9,39 €-26,83%
DA SAPERE: La tabella mostra i prezzi procapite al giorno per gli anni 2018 e 2020, la variazione di prezzo tra i due periodi e la relativa variazione percentuale, in base alle dimensioni dei centri di accoglienza. Per “centri piccoli” si intendono i centri con capienza fino a 20 posti, per “centri medi” con capienza da 21 a 50 posti, per “centri grandi” da 51 a 300 posti, per “centri molto grandi” oltre i 300 posti. Sono stati considerati i centri di accoglienza straordinaria (Cas) e i centri di prima accoglienza attivi al 31 dicembre di ogni anno.
Fonte: elaborazione openpolis su dati Centri d'Italia

 

Il problema dei bandi deserti

Come accennato, le prefetture si sono mosse in modo diverso nell'applicazione del decreto sicurezza. Infatti osservando i contratti messi a bando tra la fine del 2018 e i primi 6 mesi del 2019 emerge come le prefetture del nord abbiano provato ancora a privilegiare i piccoli centri, mentre al sud la tendenza è stata chiaramente quella di favorire le grandi strutture.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Anac
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Agosto 2019)

Ma indipendentemente dalle decisioni iniziali delle prefetture, affinché si attivi un contratto pubblico è necessario che ci siano operatori disponibili a partecipare alla gara. E possibilmente di operatori qualificati e con esperienza nel settore.

Già dai primi mesi del 2019 però, in particolare in alcuni territori, le prefetture hanno trovato grosse difficoltà ad assegnare i bandi per l'accoglienza, e in particolare per quella diffusa, dovendo in varie occasioni ripetere gare andate deserte.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Anac
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Luglio 2020)

La ragione per cui molti bandi sono andati deserti è che vari gestori hanno deciso di non presentarsi per ragioni etiche. Per molte realtà del privato sociale infatti, limitarsi a fornire servizi di vitto ed alloggio non giustifica la partecipazione.

Un atteggiamento assolutamente comprensibile che tuttavia porta con sé il rischio che nel sistema rimangano solo soggetti disposti a gestire grandi strutture ridotte a dormitori. Talvolta non si tratta neanche di realtà del terzo settore ma di enti con dichiarato scopo di lucro oppure senza competenze ed esperienze nel lavoro sociale.

La riforma Lamorgese

Questo insieme di elementi ha provocato situazioni tutt'altro che semplici da gestire in alcuni territori. Tuttavia non ha mai assunto una dimensione critica sul piano nazionale grazie al fatto che nel frattempo il numero di arrivi di richiedenti asilo e rifugiati nel nostro paese si è ridotto in modo molto significativo.

Dopo 2 anni dall'approvazione del decreto sicurezza poi il nuovo governo, questa volta sostenuto da M5s e Partito democratico, e la nuova ministra Luciana Lamorgese hanno di nuovo modificato le norme sul sistema di accoglienza. Alcune delle distorsioni più gravi del decreto sicurezza sono state eliminate e il prezzo giornaliero per ospite applicabile nei contratti pubblici è stato rialzato.

Tuttavia il nuovo testo presenta ancora molte criticità e anche i prezzi non sono tornati ai livelli precedenti al decreto sicurezza. In ogni caso le differenze sono evidenti, sia in termini di servizi offerti, sia rispetto ai costi.

Può darsi che il governo abbia deciso di non riportare i prezzi ai livelli del 2018 per convinzione politica, oppure per evitare di fornire strumenti propagandistici all'opposizione. D'altronde è vero che il nuovo decreto ha fatto riemergere la polemica sui 35 euro, ma senza la forza degli anni precedenti.

La riforma dell'accoglienza tra miglioramenti e tanti limiti

Resta il fatto che se da un lato il nuovo decreto ha migliorato la situazione, dall'altro ha ribadito molte distorsioni e ingiustizie del sistema.

 

I Cas e gli importi giornalieri per ospite previsti dai capitolati Salvini e Lamorgese

 
Tipo di centroCapitolato SalviniCapitolato LamorgeseDifferenzaVar. %
Modalità in rete€ 21,35€ 28,74€ 7,3934,61%
Centri
50 posti
€ 26,35€ 33,47€ 7,1227,02%
Centri
51-100 posti
€ 25,25€ 33,16€ 7,9131,33%
Centri
101-300 posti
€ 25,25€ 28,73€ 3,4813,78%
Fonte: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno

 

Rispetto ai costi infatti tocca constatare come l'accoglienza diffusa in piccoli centri resti ancora la forma più svantaggiata da un punto di vista economico. Nonostante sia noto che si tratta del modello di integrazione più efficace.

Quanto ai servizi un merito del provvedimento è certaente la reintroduzione dei servizi psicologici, legali e dei corsi di lingua. Alcune modifiche poi sono intervenute anche sui servizi già presenti prevedendo ad esempio l’aumento delle ore di servizio degli operatori dei centri, l’aggiunta di materiale per l’igiene personale come i pannolini per i neonati, altri beni e servizi come ad esempio il materiale didattico, i farmaci e alcune prestazioni sanitarie non coperte dal servizio sanitario nazionale.

Aspetti dunque molto positivi ma ancora insufficienti. Si tratta infatti di un insieme di servizi che restano ancora molto distanti dal modello Sai. Eppure richiedenti asilo con gli stessi identici diritti possono finire in una o nell'altra forma di accoglienza, per ragioni che riguardano esclusivamente la disponibilità di posti all'interno del sistema ordinario.

Una differenza di trattamento che non trova alcuna giustificazione e che dovrebbe spingerci ancora di più a potenziare la rete Sai in modo da garantire un posto nel sistema ordinario a tutti i richiedenti asilo. Almeno nelle fasi in cui i flussi di arrivo non subiscono crescite improvvise e impreviste.


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

Foto: Andrea Mancini

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