Il business dell’accoglienza alla prova del decreto Salvini Accoglienza

L’inchiesta denominata Fake Onlus ha riaperto la questione del cosiddetto business dell’accoglienza. Analizzando gli atti però sembra che le nuove regole volute da Salvini non siano servite a evitare che la criminalità organizzata si infiltrasse nella gestione dell’accoglienza.

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L’inchiesta

Ad una prima lettura l’inchiesta Fake Onlus potrebbe sembrare un caso, purtroppo non raro, di fraudolenta gestione dell’accoglienza degli stranieri. L’inchiesta, rivelata il 2 luglio scorso, riguarda i territori delle prefetture di Lodi, Pavia e Parma.

Le onlus implicate avrebbero usato i fondi del l’accoglienza per affari che nulla hanno a che vedere con i migranti.

Le presunte “false onlus” (Milano Solidale, Volontari senza frontiere, Amici di Madre Teresa, Area solidale) secondo gli inquirenti, avrebbero costituito un’associazione per delinquere con lo scopo di truffare denaro pubblico. Denaro che, invece di essere usato per i servizi dei centri di accoglienza, sarebbe stato destinato a uso personale e per finanziare noti pregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta. Questi infatti risultavano falsamente assunti in modo da consentirgli di ottenere misure alternative al carcere.

Lo schema è noto. Finti soggetti del terzo settore che si mascherano dietro nomi caritatevoli e carte false per mettere le mani su appalti da milioni di euro. Per poi gestire centri in cui le persone vengono tenute in condizioni vergognose senza i servizi dovuti (in questo caso il lucro ingiusto ammonterebbe a circa 4,5 milioni di euro su 7,5 milioni di appalti vinti).

Questa volta al governo ci sono Lega e Movimento 5 Stelle. Due forze politiche che hanno costruito una campagna politica di successo attaccando la gestione dei centri e sostenendo che il sistema favorisse il “business dell’accoglienza”. E infatti, subito dopo la rivelazione dell’inchiesta, il ministro dell’interno ha prontamente rilasciato il proprio commento attraverso i social.

Un nuovo appalto affidato alla onlus incriminata

Andando a leggere i documenti reperibili sul sito della prefettura di Lodi, risulta che Milano solidale onlus abbia ottenuto un nuovo contratto molto di recente. L’attuale gestione dei centri infatti deriva da un appalto ottenuto nel 2018 (CIG 7466372516). Ma il 10 giugno di quest’anno sempre Milano Solidale è risultata la prima delle due società che sono risultate aggiudicatarie di un accordo quadro da 6,5 milioni di euro per la gestione di centri di accoglienza da 50 posti.

6,5 milioni di euro il valore dell’accordo quadro per la gestione di centri di accoglienza cui Milano solidale onlus è stata ammessa a inizio giugno 2019.

Si tenga presente che l’importo di un accordo quadro dipende da una previsione di presenze nel sistema di accoglienza. Una previsione che non rifletterà poi necessariamente i numeri effettivi. Le società vincitrici dunque ottengono una remunerazione legata al numero di persone che verranno poi effettivamente accolte.

In ogni caso si tratta di un bando per un importo a base d’asta davvero rilevante che è stato assegnato meno di un mese prima della rivelazione dell’indagine. E ancor più rilevante è il fatto che l’assegnazione sia avvenuta 7 mesi dopo l’entrata in vigore del decreto sicurezza e del nuovo capitolato di gara, messo a punto dal ministero dell’interno per sconfiggere o quanto meno contrastare il malaffare nel settore dell’accoglienza. Nel linguaggio del ministro Salvini: per mettere fine “alla pacchia”.

Un’offerta anomala

Altra curiosità del caso è che il progetto con cui Milano Solidale si era aggiudicata l’appalto era risultato doppiamente “anomalo”, come si dice nel linguaggio del codice degli appalti.

Anomalie che riguardano sia l’offerta economica sia quella tecnica. Infatti la onlus per vincere la gara prometteva servizi molto al di sopra della norma chiedendo come corrispettivo assai meno soldi del normale, un ribasso, cioè uno sconto, eccessivo.

Scarica il verbale di verifica della prefettura di Lodi delle

Nonostante un’offerta doppiamente anomala Milano solidale si è aggiudicata l’appalto.

Ma la prefettura di Lodi non ha ritenuto sufficienti queste chiare anomalie né per escludere la Milano Solidale dalla gara né per avviare qualche indagine sulla gestione degli appalti nel territorio. La prefettura si è invece contentata delle motivazioni, anche queste a dir poco anomale, con cui la presunta falsa onlus ha giustificato la generosità così spinta della sua offerta: l’uso dei volontari e il fatto che la onlus in quanto tale, non è interessata al lucro, è solidale appunto.

Il nuovo capitolato

Insomma tagliare i costi, ridurre i servizi nei centri, come previsto dal nuovo capitolato voluto fortemente dal ministro Salvini, non pare, alle prime verifiche dei fatti, essere sufficiente a tenere lontani gli appetiti dei malfattori dagli appalti dell’accoglienza.

Anzi, il rischio è proprio quello contrario: che le realtà migliori, più competenti e motivate, siano costrette a rinunciare per lasciare campo libero principalmente a soggetti interessati a fare un business lecito, fornendo solo i servizi strettamente necessari senza curarsi degli aspetti d’integrazione, o illecito non fornendo nemmeno i servizi minimi previsti dal nuovo capitolato.

Il ruolo delle prefetture

La realtà è che in Italia da anni l’accoglienza viene gestita attraverso un ingiustificato regime di emergenza per cui circa l’80% dei profughi e richiedenti asilo vengono affidati alle prefetture. Le quali gestiscono appalti per miliardi di euro l’anno, spesso senza disporre di personale e di professionalità sufficienti a gestire quello che è a tutti gli effetti un servizio di assistenza sociale e non di pubblica sicurezza.

Sono gli uffici delle prefetture che pubblicano i bandi, che selezionano i vincitori, che hanno la responsabilità di controllare la corretta esecuzione dei contratti, dei servizi, delle forniture e le condizioni in cui le persone sono ospitate. En passant, l’inchiesta fake onlus è partita dalla denuncia di alcuni profughi ospiti dei centri incriminati.

Alcune prefetture i controlli li fanno e le cose funzionano, altre no. Da queste elementari considerazioni dovrebbe partire una politica che fosse realmente interessata a mettere mano a un sistema tarato da disfunzioni croniche. Un sistema che ha prodotto e continua inevitabilmente a produrre scandali anche questi falsi, perché le cause sono ampiamente note. Occorrerebbe partire dagli uffici centrali e periferici – le prefetture – della macchina di cui il ministro Salvini è a capo e di cui è responsabile, per capire quando i controlli falliscono e perché.

L’importanza della trasparenza

Bisognerebbe fare vera trasparenza e pubblicare informazioni complete e di dettaglio sui centri, la loro gestione, i vincitori dei bandi e i finanziamenti erogati. Perché, come sempre, l’inefficienza, il malaffare e la corruzione prolificano nell’opacità del sistema.

Leggi il diniego del ministero dell’interno alla

Una trasparenza che da anni cerchiamo di ottenere e che continua a esserci negata dal ministero dell’interno che ripetutamente si rifiuta di darci accesso agli atti, negando a tutti il diritto di sapere, d’informare ed essere informati.

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