Nell’ultimo mese sciolti 28 nuovi comuni, nessuno per infiltrazioni mafiose Enti locali

Come conseguenza delle elezioni del 20 e 21 settembre, scende a 92 il numero di comuni che si trovano al momento sciolti o commissariati.

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Cos’è successo nell’ultimo mese

Negli ultimi 30 giorni non ci sono stati nuovi commissariamenti per infiltrazioni mafiose. Si è invece conclusa con l’archiviazione la procedura di accesso riguardante Ciminà (Reggio Calabria). Il decreto del ministro dell’interno non fornisce elementi ulteriori al riguardo. Il consiglio dei ministri ha deciso la proroga di sei mesi del periodo di commissariamento del comune di Arzano (Napoli).

Nello stesso periodo sono stati invece sciolti altri 28 comuni in base alle altre disposizioni del testo unico sugli enti locali e alla normativa delle regioni a statuto speciale), gran parte dei quali per motivi politici.

I motivi politici restano la prima causa di scioglimento.

Le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri si sono verificate a Capriati al Volturno,  Beinasco, Cervino, Polia (in quest’ultimo comune le dimissioni fanno seguito all’inchiesta ‘Imponimento’ della Dda di Catanzaro). Hanno rassegnato le dimissioni i sindaci di Lardirago, Piedimonte Matese, Montemesola, Riola sardo, Specchia, Celico, Frignano, Rodengo Saiano (già sciolto nel 2018 sempre per dimissioni del sindaco), Neviano, Guardia SanframondiCapurso (in questi ultimi tre comuni è stato eletto il nuovo sindaco il 20 settembre 2020), Erchie, San Vito dei Normanni. In questi ultimi due comuni le elezioni previste per l’autunno 2020 sono state perciò rinviate. A Teana si è verificata l’impossibilità di surroga a causa delle dimissioni di numerosi consiglieri.

L’impossibilità di surroga si verifica prevalentemente in caso di dimissioni dei consiglieri presentate nel corso del tempo, quando non sia più possibile ricorrere alla sostituzione dei seggi vacanti con i primi non eletti Vai a "Come e perché si arriva allo scioglimento di un comune in Italia"

Per Castelvenere e Sambuci lo scioglimento è seguito alla mancata approvazione dei documenti di bilancio. A Castellabate è stata dichiarata la decadenza del sindaco a seguito della sua elezione a consigliere regionale. Si sono infine verificati casi di decesso del primo cittadino a Gambara, Bruzolo, Nasino.

Gli enti locali attualmente sciolti

Scende a 92 il numero di comuni sciolti, come conseguenza delle elezioni del 20 e 21 settembre.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 3 Ottobre 2020)

Scompaiono così dalla mappa anche alcuni comuni commissariati per mafia. Nel turno elettorale di settembre si è votato infatti anche in 15 comuni commissariati nel 2017 e 2018 per infiltrazioni mafiose, che quindi tornano alla normalità democratica.

Invece in altri 5 comuni - nonostante le elezioni - il periodo di commissariamento continuerà. A Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) non è stato raggiunto il quorum (nel 2019 era stato sciolto per mancata approvazione del bilancio; in passato era stato commissariato tre volte per mafia). Lo stesso è accaduto a Voltago Agordino (Belluno), come nel 2019, e a Lesina (Foggia), sciolto nel 2019 per dimissioni dei consiglieri. Il comune rimane commissariato, a causa della mancata presentazione di liste, anche a Cenadi (Catanzaro), sciolto per dimissioni del sindaco nel luglio 2020, e Lozzo di Cadore (Belluno), dove era mancato il quorum nel precedente turno elettorale del 2019.

5 i comuni dove il turno elettorale non ha posto fine allo scioglimento in corso.

Non sono state presentate liste neppure a San Lorenzo (Reggio Calabria), Caravino (Torino), Bondone e Terragnolo (Trento). A Bisenti (Teramo) non è stato raggiunto il quorum: anche in questi comuni è stato quindi nominato un commissario. Si segnala infine che sono state sospese le elezioni a Pietrapaola (Cosenza) in seguito ad una decisione interlocutoria del consiglio di stato sulla legittimità del decreto di scioglimento.

In seguito alle elezioni, i comuni che restano sciolti sono soprattutto quelli commissariati per infiltrazioni criminali e quelli che si trovano nelle regioni a statuto speciale, non interessati dalla tornata amministrativa di settembre. Altri enti locali sciolti anticipatamente (si tratta di 6 comuni commissariati per infiltrazioni mafiose e di altri enti locali siciliani e sardi) saranno chiamati al voto tra ottobre e novembre 2020.

In attesa dell'esito di queste elezioni, la metà dei comuni italiani attualmente sciolti si trova in Sicilia e Calabria. Nella prima regione sono 28, di cui 14 commissariati per infiltrazioni criminali. Nella seconda 18 (14 per infiltrazioni).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 3 Ottobre 2020)

Cosa ha portato ai recenti commissariamenti per mafia

A settembre abbiamo dato notizia del commissariamento per infiltrazioni mafiose dei comuni di Cutro e Sant’Eufemia d’Aspromonte, avvenuto in entrambi i casi dopo lo scioglimento per dimissioni del sindaco. Le relazioni allegate al decreto di scioglimento mostrano il contesto territoriale che ha portato alla decisione del governo.

Per quanto riguarda Cutro, il lavoro della commissione di accesso ha ampiamente utilizzato i risultati dell’indagine ‘Thomas’ della Dda di Catanzaro. Dopo aver evidenziato il forte radicamento della cosca di 'ndrangheta crotonese (denominata ‘Grande Aracri’), infiltrata nel  territorio nazionale con diramazioni soprattutto nel nord Italia, si sottolinea la sua capacità di condizionare le scelte del comune, grazie alla fitta rete di rapporti con amministratori e funzionari. L’elusione sistematica della normativa sugli appalti ha favorito l’affidamento diretto di lavori e servizi a ditte strettamente legate alla criminalità organizzata (ad esempio nei settori della gestione e manutenzione del servizio idrico e fognario, della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e della refezione scolastica). Contestata anche la gestione dei tributi locali e dei beni confiscati alle mafie e il mancato contrasto dell’abusivismo edilizio.

Il commissariamento di Sant’Eufemia d’Aspromonte si fonda sulle risultanze dell’inchiesta “Eyphemos” della magistratura, che aveva evidenziato le strette relazioni della ’ndrangheta con diversi amministratori e un dipendente, destinatari di provvedimenti limitativi della libertà. Stando ai resoconti delle relazioni, in cambio del sostegno elettorale, l’organizzazione otteneva provvedimenti utili a soddisfare i propri interessi sul territorio, in particolare in materia di appalti (ad esempio per i lavori per gli impianti di illuminazione pubblica).

39 enti attualmente commissariati per mafia.

Si tratta di 37 comuni e di 2 aziende sanitarie locali. Tutti gli enti in questione sono situati in 5 regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata), ad eccezione del comune di Saint Pierre (Valle d’Aosta). Per 6 di essi (5 comuni siciliani e uno calabrese) le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale si terranno nei prossimi due mesi. Per 10 enti locali sono stati presentati ricorsi contro i decreti di commissariamento che saranno discussi dai giudici amministrativi.

 

FONTE: openpolis

 

 

Accessi in corso

Gli accessi in corso, conosciuti tramite fonti ufficiali, riguardano i comuni di Melfi (Potenza), Tortorici (Messina), Paterno Calabro (Cosenza), l'Asl 1 di Napoli, Barrafranca (Enna), sciolto nell’agosto 2020 a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri e - ultimo in ordine di tempo - San Giuseppe Jato (Palermo). Altri 5 casi sono stati segnalati dai mezzi di informazione.

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

L’esito degli ultimi ricorsi sui commissariamenti

Il consiglio di stato ha ammesso il ricorso presentato dagli ex amministratori del comune di Manfredonia contro il decreto di commissariamento, successivo allo scioglimento in base all'articolo 141 del testo unico sugli enti locali. I giudici hanno ritenuto che sussistesse l'interesse a tutela della propria immagine anche se non avrebbero comunque potuto essere reintegrati nella loro carica. Nel merito, la sentenza ribadisce la validità degli elementi raccolti dalla commissione di accesso con riferimento sia ai collegamenti di amministratori con le organizzazioni criminali del Gargano sia al condizionamento da esse esercitato sulle scelte dell’ente locale (risultano favorite diverse società destinatarie di interdittive antimafia, in particolare con le concessioni demaniali marittime, grazie alla sistematica violazione del codice antimafia e del protocollo sottoscritto con la prefettura di Foggia).

Attraverso ricorsi e sentenze, nel corso degli anni la giurisprudenza, in particolare quella amministrativa, ha chiarito molti ambiti di incertezza nella normativa sui commissariamenti per mafia e stabilito anche modalità di applicazione concreta. Per tenere traccia di questo lavoro, abbiamo raccolto un'analisi di sentenze e decisioni di Tar e consiglio di stato che hanno permesso di capire concretamente cosa significa infiltrazione criminale negli enti locali.

Le interrogazioni ed interpellanze parlamentari sugli enti locali

Dall'analisi degli atti di sindacato ispettivo rivolti dai parlamentari al governo possono emergere ulteriori informazioni su commissariamenti e scioglimenti.

Il governo ha risposto ad un’interrogazione riguardante il comune di Lavello (Potenza), giudicando regolari le procedure seguite per l’assunzione di personale.
Nell'ultimo periodo sono stati presentati 5 atti di sindacato ispettivo, cui il  Governo non ha dato ancora risposta. In particolare, vi sono state due richieste di accesso presso i comuni di Guidonia Montecelio (Roma) e Balestrate (Palermo). Altre interrogazioni riguardano la sospensione dalla carica del sindaco di Casteldaccia e irregolarità nella gestione amministrativa dei comuni di Reggio Emilia e Senise (Potenza).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 3 Ottobre 2020)

 

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto: San Vito dei Normanni

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