Nel silenzio generale aumentano le indennità degli amministratori locali Mappe del potere

Dopo anni di tagli la legge di bilancio per il 2022 ha aumentato le indennità previste per i sindaci e per gli atri membri delle giunte e dei consigli comunali. Un provvedimento con molte ragioni, adottato però in assenza di un dibattito pubblico.

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Dopo anni di tagli, con la legge di bilancio per il 2022, il parlamento è intervenuto in senso opposto aumentando le indennità dei componenti delle giunte comunali.

Si tratta di un aumento considerevole che in vari casi raddoppia gli importi precedentemente ricevuti dagli amministratori locali. Sono molte le ragioni alla base di un provvedimento di questo tipo. Indennità eccessivamente basse infatti rappresentano un disincentivo alla partecipazione politica a tempo pieno.

Inoltre i sindaci, a maggior ragione dei comuni più grandi, sono figure con responsabilità molto importanti che al contempo non dispongono delle tutele giuridiche previste invece per i parlamentari e i membri del governo.

Se ci sono valide ragioni per un provvedimento di questo tipo, sarebbe stato utile affrontarle in un dibattito pubblico.

Tuttavia dopo anni di discussioni sulla riduzione del costo della politica, lascia perplessi che un provvedimento che interviene su questa materia in modo così significativo sia passato praticamente inosservato. Al contrario affrontare pubblicamente il tema sarebbe stato forse più corretto oltre che più efficace per contrastare narrazioni di tipo populista. Questa poi sarebbe potuta essere anche l’occasione per iniziare una più ampia discussione sia sui costi della politica sia sulla capacità dei vari livelli amministrativi di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Infine salta agli occhi il fatto che il provvedimento sia stato adottato in questo particolare momento. La legislatura infatti si avvia verso la sua conclusione e dopo le prossime elezioni saranno molti di meno i seggi disponibili in parlamento.

Le norme approvate nella legge di bilancio

Prima dell’approvazione dell’ultima legge di bilancio le indennità percepite dai sindaci e degli altri amministratori comunali erano regolate da un decreto del ministero dell’interno del 2000. Su questa norma di base il parlamento era già intervenuto. Prima con la legge finanziaria per il 2006 (articolo 1 comma 54), disponendo una riduzione del 10%, e poi nel 2019 (D.l. 124/2019 articolo 57 quater) con un incremento che tuttavia riguardava solo i comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti.

La nuova norma invece prevede, per i comuni delle regioni a statuto ordinario, che l’indennità del sindaco sia parametrata a quella del presidente di regione, in proporzione al numero di residenti ma anche alle funzioni ricoperte dal comune. Ovvero se si tratta di città metropolitane, capoluoghi di regione o di provincia.

[…] l’indennità di funzione dei sindaci metropolitani e dei sindaci dei comuni ubicati nelle regioni a statuto ordinario è parametrata al trattamento economico complessivo dei presidenti delle regioni […] in relazione alla popolazione risultante dall’ultimo censimento ufficiale […]

Come vedremo più avanti poi dall’indennità del sindaco è possibile determinare le indennità degli altri amministratori e la cifra massima percepibile dai consiglieri comunali attraverso i gettoni di presenza.

La legge di bilancio in ogni caso non ha introdotto questi aumenti già dal primo anno, o almeno non integralmente. L’incremento infatti è applicato per il 45% nel 2022, per il 68% nel 2023 e integralmente dal 2024.

FONTE: elaborazione opnepolis su legge di bilancio 2022
(ultimo aggiornamento: venerdì 13 Maggio 2022)

Le indennità dei sindaci

Come accennato, la legge stabilisce l'indennità lorda attribuita ai sindaci in proporzione alla popolazione e alle funzioni specifiche del comune. Così mentre l'indennità dei sindaci metropolitani è integralmente equiparata a quella dei presidenti di regione (13.800 euro lordi al mese), l'indennità attribuita ai sindaci di capoluoghi di regione è pari all'80% e via via a calare fino al 16% dei primi cittadini di comuni fino a 3mila abitanti.

FONTE: elaborazione opnepolis su legge di bilancio 2022
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

Si tratta di un incremento importante, che in alcuni casi aumenta di una volta e mezzo importo dell'indennità percepita dai sindaci (ad esempio nei capoluoghi di provincia fino a 50mila abitanti).

Tuttavia questo incremento è più modesto per i piccoli comuni (+33% per quelli fino a 3mila abitanti). Dunque visto che proprio i piccoli comuni sono la maggior parte, in media la crescita percentuale delle indennità si assesta poco sotto il 50%.

+47,14% la crescita media delle indennità percepite dai sindaci degli oltre 6.500 comuni di regioni a statuto ordinario.

Il criterio appare in effetti piuttosto lineare considerando da un lato la popolosità del comune e dall'altro le sue funzioni amministrative, che derivano dall'essere o meno una città metropolitana o un capoluogo di regione o di provincia.

Le quote individuate tuttavia lasciano in alcuni casi delle perplessità. La più evidente riguarda il confronto tra città capoluogo di provincia con popolazione inferiore a 50mila abitanti e quelle che, pur non essendo capoluogo, hanno una popolazione superiore ai 100mila abitanti. Nel primo caso infatti l'indennità lorda attribuita al sindaco arriva a 9mila 600 euro al mese, mentre nel secondo è pari a 6mila 600, una cifra considerevolmente inferiore. Ad ogni modo si tratta di un caso molto raro. Ad oggi infatti l'unica città non capoluogo di provincia a superare i 100mila abitanti è Giugliano in Campania.

Il difficile ruolo dei sindaci

Quello del sindaco è un mestiere notoriamente complicato, con molte responsabilità che non di rado possono portare a contestazioni giudiziarie a cui il politico in questione deve rispondere in prima persona. Negli anni infatti sono cresciute sempre di più le leggi che attribuiscono nuove funzioni gestionali ai sindaci, dalle quali possono derivare responsabilità penali ed erariali.

Una questione che dunque può pesare nella scelta di un politico di correre per questo tipo di carica, a maggior ragione se si considerano le tutele che invece sono previste per i politici nazionali. Certo confrontare il ruolo di un sindaco con quello di un parlamentare è un'operazione da molti punti di vista impropria. Innanzitutto perché si tratta di due funzioni del tutto diverse. I sindaci esercitano una funzione di tipo amministrativo, mentre i parlamentari sono dei legislatori. Ma disporre di un metro di confronto può essere comunque utile per comprendere la scelta di fronte alla quale si trova una persona che, disponendo di un ruolo politico, debba scegliere se partecipare alla contesa elettorale per essere eletto sindaco, oppure a quella per diventare parlamentare.

Diversamente dai sindaci, ad esempio, i parlamentari si possono avvalere dell'insindacabilità sancita dall'articolo 68 della costituzione. Ma anche i membri del governo, rispetto ai quali questa disposizione non si applica, dispongono di meccanismi di tutela. La legge legge costituzionale 1/1989 (articolo 9 comma 3) infatti prevede che per procedere penalmente nei confronti di un membro dell'esecutivo sia necessaria l'autorizzazione da parte del parlamento. È escluso infatti che si possa procedere  nel caso in cui il politico abbia agito "per la tutela di un interesse dello stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico".

Le indennità dei parlamentari

Certamente però questo tema non poteva essere risolto con la legge di bilancio. Ma è anche in virtù di queste considerazioni che, attraverso questo strumento, si è deciso di conferire un maggiore riconoscimento economico alle persone che ricoprono la carica di sindaco.

l'iniziativa legislativa è volta a risolvere la questione della grave sproporzione del trattamento economico dei sindaci, tale da essere percepito come ingiusto e non equo a fronte dell'importanza del ruolo, del carico di responsabilità e talvolta dei rischi a cui i sindaci devono far fronte.

Anche da questo punto di vista dunque può essere utile un confronto con i politici nazionali. Purtroppo anche solo ricostruire quale sia l'importo che percepiscono deputati e senatori non è una questione per nulla semplice. Approssimativamente però si può dire che ai deputati spetti un indennizzo lordo di circa 10mila euro, a cui ne vanno aggiunti altri 7mila circa tra diaria e rimborsi.

Come accennato si tratta di una cifra del tutto approssimativa che non considera le indennità aggiuntive ricevute da chi ricopre particolari incarichi (come i presidenti di commissione), ulteriori tipi di rimborsi ma anche le possibili decurtazioni dovute ad esempio alle assenze.

Una decisione in assenza di dibattito

Per quanto fondamentale sia il compito dei parlamentari è indubbio che quella di sindaco sia una funzione complessa che merita un riconoscimento.

Allo stesso tempo tuttavia non può che stupire come questo provvedimento sia passato inosservato e non abbia suscitato una discussione pubblica. E ciò nonostante il tema del costo della politica abbia dominato buona parte del dibattito politico delle ultime legislature, rappresentando anche uno degli argomenti alla base della riforma costituzionale che ha portato alla riduzione del numero dei parlamentari.

Dopo un decennio di discussioni sui costi della politica questa decisione avrebbe meritato di essere spiegata all'opinione pubblica.

Se si riteneva esistessero ottime ragioni per aumentare le indennità degli amministratori locali, sarebbe forse stato corretto spiegarle pubblicamente. D'altronde l'unico modo per contrastare la narrazione populista che vede ogni spesa destinata alla politica come uno spreco è quello di definire un sistema trasparente e di essere in grado di spiegarlo in modo lineare all'opinione pubblica.

Magari poi questa discussione avrebbe potuto allargarsi a temi più generali come il costo della politica ma anche il corretto funzionamenento degli enti amministrativi. Dal primo punto di vista si sarebbe potuto riaprire il capitolo dei rimborsi ricevuti dai parlamentari, mentre dal secondo sarebbe stato utile discutere della scomparsa delle province e più in generale del fenomeno della frammentazione amministrativa.

Come ha fatto notare lavoce.info infatti, l'aumento degli emolumenti può essere utile, in particolare nei piccoli comuni, a spingere le persone ad occuparsi a tempo pieno della propria comunità. Questo però non è sufficiente a rendere i comuni degli enti amministrativi efficienti, non incidendo in alcun modo sulla frammentazione amministrativa. Si tenga presente infatti che in Italia circa la metà dei comuni di regioni a statuto ordinario hanno meno di 3mila abitanti, e circa mille comuni non superano i 500.

Alcuni parlamentari non rieletti potrebbero candidarsi nei comuni.

Infine non si può non notare come questa decisione sia stata presa dai deputati e dai senatori in un momento molto particolare della storia parlamentare. Tra meno di un anno infatti la legislatura volgerà al termine e le nuove elezioni porteranno alla camera e al senato 600 parlamentari invece degli attuali 945. Chi non riuscirà ad essere eletto nel nuovo parlamento dovrà dunque scegliere se interrompere la propria attività di rappresentante politico o se proporsi in altri tipi di elezioni. Come quelle al parlamento europeo, nei consigli regionali o, per l'appunto, nei comuni.

Gli altri amministratori comunali

Ma l'aumento degli emolumenti non riguarda solo i sindaci. Come accennato infatti le indennità previste per i vicesindaci, gli assessori e i presidenti di consiglio comunale sono stabilite in proporzione a quella del rispettivo sindaco. In questo caso la legge di bilancio rimanda nuovamente al decreto del ministero dell'interno 119/2000 (articoli 4 e 5), il quale determina le indennità di questi in proporzione ai sindaci.

Anche in questo caso maggiore è la popolazione, maggiore è la quota riconosciuta agli amministratori. Gli assessori dei comuni sotto i mille abitanti ad esempio hanno diritto a un'indennità pari al 10% di quella prevista per il loro sindaco. Invece per le città con popolazione superiore a 250mila abitanti questa percentuale sale al 65%.

FONTE: elaborazione openpolis su nota di lettura del senato al disegno di legge di bilancio 2022
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

Nessun accenno invece viene fatto in legge di bilancio per quanto riguarda le somme percepite dai semplici consiglieri comunali. Ma questo semplicemente perché si applica automaticamente la quota del 25% dell'indennità dei sindaci indicata all'articolo 82 del Testo unico per gli enti locali (Tuel).

I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni. In nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un mese da un consigliere può superare l'importo pari a un quarto dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco [...].

In questo caso tuttavia la percentuale indicata non riguarda l'indennità, ma la cifra massima percepibile dai consiglieri comunali attraverso i gettoni di presenza. Resta implicito dunque che ciascun comune può stabilire l'ammontare di questi gettoni, pur nei limiti stabiliti dalla legge.

FONTE: elaborazione openpolis su legge di bilancio 2022 e Tuel
(ultimo aggiornamento: giovedì 12 Maggio 2022)

 

Foto: comune di Milano

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