L’importanza dell’offerta culturale del territorio per bambini e famiglie #conibambini

L’Italia è uno dei paesi con il patrimonio culturale più esteso al mondo, eppure la quota di giovani che vi ha accesso è inferiore alla media Ue. Ecco perché è importante valorizzare l’offerta di musei e siti culturali rivolta ai minori e alle loro famiglie, insieme alla comunità educante.

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Sono meno della media europea i giovani italiani che visitano luoghi culturali, come musei, monumenti storici, gallerie d’arte. Nell’indagine svolta da Eurostat nel 2015, il 60,4% dei residenti tra 16 e 24 anni non aveva visitato un sito culturale nei 12 mesi precedenti, contro una media Ue di quasi 10 punti inferiore: 52,8%.

Un dato che colpisce nel confronto con gli altri maggiori paesi dell’Unione, come Germania (52,5%) e Francia (47%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)

Ma che soprattutto appare paradossale se si pensa al patrimonio culturale dell'Italia. Ad esempio alla luce del primato nel numero di beni nella lista del patrimonio Unesco.

Sono 58 i beni nazionali presenti, di cui 53 culturali e 5 naturali. Un dato che conferisce al nostro paese il primo posto a livello mondiale, riguadagnato l'anno scorso grazie ai 3 nuovi riconoscimenti ottenuti nel 2021: i cicli di affreschi del XIV secolo di Padova, i portici di Bologna e la città di Montecatini Terme, parte del bene transfrontaliero "grandi città termali d’Europa".

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Unesco
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Dicembre 2021)

Un patrimonio culturale peraltro diffuso sul territorio, aspetto che costituisce una caratteristica peculiare del nostro paese, anche se non sempre pienamente valorizzato.

Il nostro Paese è storicamente caratterizzato da una diffusione capillare delle strutture museali (per oltre un terzo localizzate in comuni fino a 5.000 abitanti e quasi per il 40% anche in aree di difficile accesso) ma anche da una forte concentrazione dei flussi: solo il 12% delle strutture si trovano nelle città metropolitane, che tuttavia accolgono il 43,0% dei visitatori nel 2020 (...) Risulta quindi evidente come il deficit infrastrutturale contribuisca a limitare la piena fruizione di una parte rilevante del patrimonio museale.

Nonostante un'offerta diffusa sul territorio, molti bambini non hanno accesso a siti culturali.

Non a caso, la causa addotta per il mancato accesso al patrimonio culturale solo in una minoranza di casi si riferisce all'assenza di siti sul territorio (5,5% dei 16-24enni indica questo come motivo). Cause economiche sono segnalate in più di un caso su 10 (14,1%), ma il motivo di gran lunga prevalente è indicato anche nella mancanza di interesse (41,5%). Una quota inferiore rispetto ad altri maggiori paesi, come Germania e Francia, dove si attesta attorno al 60%, ma che sicuramente segnala una tendenza preoccupante.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

La questione dell'accesso dei minori alla cultura è quindi legata anche alla capacità di valorizzare e rendere fruibile un patrimonio così vasto per un pubblico non adulto. Anche attraverso la collaborazione tra le istituzioni culturali, le scuole e la comunità educante del territorio.

L'importanza di valorizzare il patrimonio culturale sul territorio

Già prima dell'emergenza pandemica, nel 2019, poco più della metà dei bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni aveva visitato un museo o una mostra nei 12 mesi precedenti. Con un minor accesso registrato nelle regioni del mezzogiorno, in particolare Molise, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Dicembre 2021)

Mentre in alcune regioni – come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento – oltre il 60% dei bambini aveva visitato almeno un museo o una mostra nel 2019, in altre – quasi tutte collocate nel mezzogiorno – la quota spesso non ha raggiunto il 50%.

Tale disparità nell'accesso all'offerta culturale chiama in causa la capacità di valorizzare il patrimonio disponibile sul territorio. In particolare, attraverso l'attività divulgativa svolta dai musei. Questi, proponendo laboratori didattici e percorsi dedicati ai bambini, possono allargare la fruizione del patrimonio culturale del territorio.

L'accesso dei bambini alla cultura attraverso i musei

Nel 2020 circa il 92% dei musei italiani è rimasto aperto, seppur parzialmente a causa della pandemia. L'emergenza ha chiaramente posto un freno alla possibilità di svolgere attività didattiche, tanto nelle scuole quanto al di fuori. Ma quanti sono i musei che offrono servizi e percorsi didattici rivolti specificamente ai minori? È possibile ricostruirlo analizzando i dati relativi all'indagine svolta da Istat nel 2019.

In media, il 19,2% dei musei dispone di percorsi e materiali informativi dedicati ai bambini e il 56,4% prima dell'emergenza svolgeva laboratori didattici rivolti a minori, ragazzi e scolaresche. Tuttavia con profonde differenze sia in base al tipo di museo che al territorio in cui si trova.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Marzo 2021)

Le istituzioni museali e assimilate che più spesso dispongono di laboratori didattici sono quelle di archeologia (72,8%). Seguono i parchi e giardini di interesse storico o artistico, i musei di scienze naturali e quelli di arte. Anche i percorsi e materiali specificamente dedicati ai bambini sono generalmente più presenti proprio in questo tipo di istituti.

28,9% dei musei di scienze naturali hanno percorsi e materiali informativi pensati per i minori.

A variare molto tra le regioni è anche la previsione di laboratori in cui bambini e ragazzi, con la scuola o la famiglia, possano partecipare ad attività educative e didattiche. In media il 56,4% delle strutture dichiara di disporne, il 26,6% non prevede laboratori e il restante 17% non risponde. Il Trentino Alto Adige è la regione con più musei che li prevedono: quasi 3 strutture su 4 svolgono laboratori didattici. Seguono Lombardia (69,2%), Umbria (68,2%), Emilia Romagna (65,7%), Toscana (65,3%) e Sardegna (63,2%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Dicembre 2020)

Le regioni in cui meno musei dichiarano di svolgere laboratori didattici per minori e scolaresche si trovano in Sicilia, Molise, Calabria e Campania. Un dato purtroppo confermato approfondendo l'analisi a livello locale, provincia per provincia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 18 Dicembre 2021)

Tra le province dove la percentuale di musei che svolgono laboratori didattici è più elevata si possono citare Ferrara, Lecco, Brescia, Milano e Rovigo, tutte al di sopra del 75%. La quota non raggiunge il 30% a Brindisi, Caltanissetta, Avellino, Catanzaro, Pescara, Benevento, Agrigento e Ragusa.

Se si considerano i 10 comuni italiani più popolosi, emerge come sia Torino la città dove la quota più ampia di musei svolge attività didattiche rivolte a bambini, ragazzi e scolaresche. Il 91,1% delle strutture censite ha svolto questo tipo di attività nel 2019. Seguono Genova e Napoli, entrambe al di sopra del 75%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 18 Dicembre 2021)

Agli ultimi posti 2 città siciliane: Palermo, con il 46,2%, e Catania, con un terzo delle strutture censite che dichiara lo svolgimento di laboratori didattici nel 2019.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sulle strutture che dispongono di laboratori sono di fonte Istat.
Foto: Portobeseno (Flickr) - Licenza

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