Le ondate di calore in Italia Ambiente

Nel mezzogiorno sono in aumento i periodi prolungati di caldo intenso. Un dato che va contestualizzato tenendo conto anche dell’incremento delle temperature medie in tutto il paese.

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Nelle ultime settimane l’Italia è stata investita da forti ondate di calore. Il 25 luglio, secondo i bollettini del ministero della salute, in 19 delle 27 città monitorate il livello di rischio era quello più elevato (livello 3). Una condizione particolarmente pericolosa per le categorie più fragili come anziani e bambini ma dannosa per la salute di tutti.

Le ondate di calore si verificano quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione. Queste condizioni climatiche possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione.

Negli anni le ondate di calore sono diventate un fenomeno sempre più rilevante, registrando un aumento consistente soprattutto nel meridione. A causare questo incremento è il cambiamento climatico, che ha comportato un aumento delle temperature medie, con un’intensificazione dei periodi di forte caldo.

L’indice di durata dei periodi di calore

Si tratta di uno degli indici di estremi meteoclimatici, relativo alle temperature elevate, e misura l’incidenza di periodi prolungati di caldo intenso.

[Con “indice di durata dei periodi di caldo” si intende il] numero di giorni nell’anno in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile per almeno 6 giorni consecutivi.

Il caldo intenso comporta molti rischi per la salute.

Questi dati sono raccolti da Istat all’interno del rapporto Bes, sul benessere equo sostenibile in Italia. I periodi prolungati di caldo forte hanno infatti un effetto significativo sul benessere della popolazione. Oltre alle insolazioni causate dall’esposizione prolungata a radiazioni solari intense, il caldo eccessivo causa anche crampi, edemi, congestioni e disidratazione – quest’ultima una condizione molto pericolosa che comporta gravi malfunzionamenti dell’organismo. Ma ha anche effetti sulla pressione arteriosa e causa stress, malessere e spesso un aggravamento delle condizioni patologiche preesistenti.

14 i periodi di caldo intenso di durata superiore ai 6 giorni consecutivi, mediamente in Italia, nel 2021.

La cifra è in leggero calo rispetto al 2020, quando se ne erano registrati 17, ma si tratta comunque di valori decisamente più elevati rispetto al periodo climatico di riferimento, cioè il valore medio registrato negli anni tra il 1981 e il 2010.

A risultare maggiormente colpite sono state le regioni del meridione e in particolare la Calabria.

I dati indicano il numero di giorni nell’anno in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile della distribuzione nel periodo climatologico di riferimento (1981-2010), per almeno 6 giorni consecutivi. Per il 2021, non sono disponibili i dati veneti, lombardi e della provincia autonoma di Bolzano.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Luglio 2022)

La Calabria ha registrato 28 periodi di caldo intenso nel 2021. Si tratta inoltre del dato più elevato riportato dalla regione dal 2011, l'anno in cui è iniziato il rilevamento. Basti pensare che nel 2019 (il dato del 2020 non è disponibile) i periodi di caldo intenso sono stati 7. Cifre elevate si registrano anche in Puglia (25 periodi), Campania (24,5), Abruzzo e Basilicata (24).

Nel passaggio tra il 2020 e il 2021, sono state soprattutto le regioni del meridione a registrare l'aumento più consistente del numero di periodi di calore.

I dati indicano il numero di giorni nell’anno in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile della distribuzione nel periodo climatologico di riferimento (1981-2010), per almeno 6 giorni consecutivi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Luglio 2022)

Si è passati da 10 a 19 periodi di caldo nelle isole e da 8 a 25 nel sud. Mentre nel nord del paese si è registrato un graduale calo e i valori del centro sono rimasti sostanzialmente invariati.

Il dato sulle ondate di calore va contestualizzato.

È importante sottolineare che anche se a livello nazionale c'è stato un calo - l'indice è passato da un valore pari a 20 nel 2012 a uno di 14 nel 2021 - si tratta di una diminuzione relativa, in quanto il valore costituisce sempre un'anomalia rispetto al periodo climatologico di riferimento (1981-2010). Inoltre, meno periodi di calore non indicano una minore incidenza di calore in generale: si potrebbe infatti trattare di periodi più intensi o più lunghi.

Come abbiamo visto in un recente approfondimento, è aumentato infatti sensibilmente in molti comuni italiani il numero di cosiddetti "giorni estivi", ovvero le giornate in cui la temperatura supera i 25° C (gradi centigradi). Un fenomeno che ha colpito maggiormente l'area settentrionale della penisola. Per questo è importante contestualizzare il dato, evidenziando quali sono le temperature medie nel corso dell'anno.

Le temperature medie sono sempre più elevate

Come sottolinea la European environmental agency (Eea), tra il 2012 e il 2021 le temperature medie nei paesi dell'Unione europea si sono attestate a quasi 2° C al di sopra dei livelli pre-industriali. In particolare a partire dagli anni '70, l'aumento della temperatura è stato pari a circa 0,2° C ogni decennio.

Questo aumento è rilevato anche nei centri urbani del nostro paese. I centri urbani sono infatti particolarmente esposti all'aumento delle temperature per via dell'elevata quota di suolo consumato, del traffico e della mancanza di verde. Una serie di fattori che facilitano l'intensificazione del caldo.

L’anomalia è calcolata solo per i capoluoghi di regione per i quali sono disponibili le serie storiche di dati 1971-2020. Non sono disponibili i dati dei comuni di Messina, Catania e Reggio Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Luglio 2022)

L’anomalia più marcata rispetto al periodo di riferimento si è registrata a Perugia (+2,1° C) e a Roma (+2). Mentre sono solo 6 i comuni (Genova, Potenza, L’Aquila, Ancona, Bari e Palermo) in cui la differenza è stata inferiore a 1 grado centigrado. Comunque tutti i centri monitorati, senza eccezioni, hanno registrato anomalie.

 

Foto: Florent Delafosse - licenza

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