Il caldo e le piogge nelle città italiane Ambiente

Alcuni effetti del cambiamento climatico colpiscono più duramente i centri urbani. Secondo le ultime rilevazioni Istat relative al 2020, la tendenza è quella di un aumento della temperatura media e un calo delle precipitazioni.

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Tra gli effetti del cambiamento climatico ci sono le anomalie nelle temperature e nelle precipitazioni. Questo fenomeno riguarda soprattutto le città che, per una serie di ragioni legate alla maggiora incidenza di abitanti e quindi di traffico e impianti di riscaldamento e alla carenza di aree verdi, si trovano a a subirne ancora più pesantemente gli effetti.

I fenomeni meteoclimatici possono interagire con le caratteristiche strutturali dei sistemi urbani – specialmente se di maggiori dimensioni – favorendo il fenomeno dell’Isola di Calore (Urban Heat Island), un surriscaldamento locale determinato dalle caratteristiche termiche e radiative di superfici in asfalto, cemento e metallo, con differenze significative di temperatura rispetto ad aree rurali circostanti.

Abbiamo parlato di questo fenomeno in un approfondimento precedente sui comuni capoluogo. Intanto Istat ha continuato il suo monitoraggio delle principali città italiane – 24 in totale, tra capoluoghi di regione, di città metropolitana e i comuni di Trento e Bolzano. Con alcune differenziazioni geografiche lungo la penisola, la maggior parte dei grandi centri urbani nel nostro paese sta registrando aumenti delle temperature medie e cali delle precipitazioni.

Le città italiane sono sempre più calde

Secondo i dati raccolti dal programma europeo Copernicus climate change service, in tutta l’Ue il 2020 è stato uno degli anni più caldi mai registrati mai registrati dall’inizio delle rilevazioni, che in Europa risalgono all’epoca pre-industriale. Un risultato che si è verificato ogni anno nell’ultima decade, a partire dal 2011.

L’aumento delle temperature incide particolarmente nei centri urbani maggiori, per via di alcune loro caratteristiche che favoriscono l’accumulo di calore, come accennato in precedenza.

83,3% delle principali città in Italia ha registrato un incremento della temperatura media annua nel 2020 rispetto al periodo 2006-2015.

I dati relativi alle città colorati in rosso indicano un aumento della temperatura media, mentre quelli in blu indicano l’assenza di mutamento e quelli in verde un calo. L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

La città che ha registrato il maggior aumento della temperatura media è stata Bologna, dove nel 2020 la temperatura era superiore di 1,2 gradi rispetto al valore medio degli anni 2006-2015. Era seguita sotto questo aspetto da Catania (+1°C) e Roma (+0,9°C).

Soltanto in 3 dei centri urbani analizzati si è osservata invece la tendenza opposta. Il calo più consistente è stato pari a -0,8 gradi ad Ancona, seguita da Bari (-0,2°C) e L'Aquila (-0,1°C). Solo a Potenza non c'è stato alcun mutamento.

Un indicatore importante è la variazione rispetto al valore di lungo periodo.

Oltre alla variazione nella temperatura rispetto alla media di un periodo precedente ma comunque vicino, un altro indicatore climatico importante è la cosiddetta anomalia della temperatura. Come riporta Istat, il cambiamento climatico è infatti definito come lo "spostamento del valore medio di lungo periodo di una grandezza meteorologica", in questo caso della temperatura. Il valore di lungo periodo preso a riferimento da Istat è la temperatura media degli anni tra 1971 e 2000, che in questo senso corrisponde alla "normale climatologica".

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso la temperatura media 2020) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso la temperatura media 1971-2000). I dati sono riferiti alle città di grandi dimensioni (con più di 200mila abitanti). Non sono disponibili i dati per Catania e Messina. L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Nel periodo 1971-2000 la temperatura media più alta era quello di Palermo, pari a 18,5 gradi, seguita da Bari (17°C). Osservando invece le anomalie del 2020 rispetto al valore climatico, Roma registra il maggiore aumento, pari a +2°C, seguita da Milano (+1,9°C), Bologna (+1,8°C) e Torino (1,7°C).

In sintesi, le città del centro-nord registrano anomalie maggiori rispetto a quelle del sud. Una situazione che, almeno in parte, potrebbe essere spiegata dall’inquinamento atmosferico, che è più incisivo nell’Italia settentrionale che nel meridione ed è la causa principale dell’innalzamento delle temperature.

Piogge, temporali e neve sono sempre meno frequenti

A differenza delle temperature, che in quasi tutte le principali città italiane sono aumentate, nel 2020 le precipitazioni totali annue hanno visto una sostanziale riduzione. Parliamo di 661 millimetri di acqua depositatasi sui suoli dei più grandi centri urbani italiani nel corso dell'anno.

-132 mm il calo della precipitazione annua nelle principali città italiane, nel 2020, rispetto agli anni 2006-2015.

Istat con precipitazioni intende tutti i fenomeni climatici in cui particelle di acqua cadono al suolo - sia quelle liquide che quelle solide. Sono quindi incluse nel monitoraggio pioviggine, pioggia, rovesci, temporali, rugiada e brina, ma anche neve e grandine.

I dati relativi alle città colorate in rosso indicano un aumento nelle precipitazioni medie annuali, mentre quelle colorati in verde segnano un calo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Solo nelle città di Bolzano e Perugia le precipitazioni, in senso assoluto, sono aumentate, rispettivamente di 133,8 e 83 millimetri. Nelle restanti 22 città monitorate da Istat si è invece visto un calo. Soprattutto a sud della penisola e in particolare a Napoli, dove nel 2020 le precipitazioni totali sono state di 423,5 mm inferiori rispetto alla media 2006-2015. Sotto questo aspetto la seguono Catanzaro (-416 mm) e Catania (-359,7).

Anche per quanto riguarda poi quelli che Istat definisce come i "giorni piovosi", ovvero i giorni, in un anno, in cui le precipitazioni sono state pari o superiori a 1 mm, si è registrato un calo.

-14 i giorni piovosi nel 2020, rispetto alla media 2006-2015.

Anche in questo caso, è utile analizzare la normale climatica riferita al trentennio 1971-2000 per riscontrare le maggiori anomalie rispetto al valore di lungo termine.

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso il valore assoluto, in millimetri, di pioggia nel 2020) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso il valore assoluto, in millimetri, di pioggia nel periodo 1971-2000). I dati sono riferiti alle città di grandi dimensioni (con più di 200mila abitanti). Non sono disponibili i dati per Catania e Messina.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Napoli si riconferma come la città italiana con il maggior calo delle precipitazioni annue, pari a -439,6 millimetri rispetto alla normale climatica. Seguita da Genova (-276,9 mm), che tra i comuni considerati era quello con le precipitazioni più elevate (1.263,8 mm nel periodo 1971-2000) e Firenze (-221,6 mm).

Mentre soltanto a Palermo c'è stato un incremento delle precipitazioni, pari a 60,7 millimetri, nonostante rispetto al periodo 2006-2015 anche la città siciliana avesse registrato un calo.

 

Foto credit: Tolga Kilinc - licenza

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