Quanto sono cambiate le temperature e le precipitazioni nelle città Ambiente

I centri urbani sono particolarmente esposti a fenomeni legati al cambiamento climatico, come l’aumento delle temperature e delle precipitazioni. Monitorare l’evolversi di tali eventi nel corso del tempo, è necessario per mettere in atto strategie di tutela di questi territori.

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Negli ultimi anni è cresciuta la centralità nel dibattito pubblico dei numerosi fenomeni legati al cambiamento climatico. Tra questi, l’aumento delle temperature e la maggiore frequenza di eventi climatici estremi come precipitazioni intense.

I sistemi urbani sono più fragili da un punto di vista climatico.

Come abbiamo già descritto in approfondimenti precedenti di questa rubrica, le città sono particolarmente soggette a fenomeni climatici rischiosi, in primis l’incremento delle temperature. Infatti la diffusa cementificazione, la scarsità di aree verdi, le emissioni dai mezzi di trasporto e dalle case, contribuiscono alla creazione di vere e proprio isole di calore nei centri urbani.

Sempre a causa di un’elevata urbanizzazione, le città sono anche particolarmente soggette a fenomeni di dissesto idrogeologico. La maggior presenza di edifici e costruzioni rispetto alla presenza di aree verdi rende infatti il terreno più fragile, più esposto a cedimenti e limitato nelle sue funzioni ambientali. Come quella di assorbire l’acqua, fondamentale per mitigare sia alluvioni che periodi di siccità.

Per questi motivi, è diventato sempre più importante negli anni monitorare i fenomeni meteo-climatici che interessano le città. In modo da sviluppare politiche e misure di tutela dell’ambiente urbano e di prevenzione dei rischi. In questo senso, Istat raccoglie quotidianamente dati relativi a temperature e precipitazioni, emessi dalle stazioni meteorologiche presenti nelle principali città italiane, cioè i capoluoghi di provincia.

La temperatura nelle città italiane

Secondo i dati disponibili più recenti, al 2018, la temperatura media annua calcolata come media tra tutte le stazioni monitorate in Italia, è pari a 16,1°C. In aumento di +0,4°C, rispetto alla media registrata nel periodo 2007-2016. Analizzando questo dato per ogni città monitorata, si registrano incrementi nella maggior parte dei capoluoghi di provincia.

87 i capoluoghi di provincia dove la temperatura media 2018 è aumentata rispetto alle medie 2007-2016.

Di questi 87 comuni, 40 sono situati nel nord del paese.

I dati relativi ai capoluoghi colorati di verde indicano un aumento della temperatura media (+), mentre i dati sui capoluoghi colorati di rosso indicano un calo (-). I dati non sono disponibili per tutti i comuni capoluogo di provincia. L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Aprile 2020)

Tra gli aumenti più ampi, spiccano quelli di Mantova (+1,3°C), Massa (+1,2°C), Venezia (+1,2°C) e Pistoia (+1,1°C). Sono invece solo 9 le città dove le temperature 2018 risultano in calo rispetto al periodo 2007-2016. Tra queste, le riduzioni più significative si registrano nei territori di Ascoli Piceno (-0,3°C), Ragusa (-0,4°C) Barletta (-0,5°C) e Teramo (-1,7°C).

Un ulteriore approfondimento nel monitoraggio Istat riguarda poi il confronto tra la temperatura media del 2018 e il valore medio di un periodo più lungo, quello dal 1971 al 2000. Un indicatore disponibile solo per i comuni capoluogo di regione. Lo abbiamo osservato nel particolare per le cinque città più popolose: Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo.

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso la temperatura media 2018) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso la temperatura media 1971-2000). L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Aprile 2020)

Rispetto alla temperatura media di 15,8°C registrata a Roma tra il 1971 e il 2000, la città presenta nel 2018 un aumento di 2,3°C. È l'anomalia più significativa, seguita da quelle di Milano e Torino, entrambe pari a 2°C. Chiudono la classifica Napoli e Palermo, con un incremento rispettivamente di 1,4°C e di soli 0,3°C per il capoluogo siciliano.

Le precipitazioni nelle città italiane

Come anticipato, un altro fenomeno da monitorare nelle città riguarda l'incidenza delle piogge. Anche in questo caso abbiamo osservato due diversi indicatori Istat. Il primo confronta, per tutti i capoluoghi di provincia, il valore medio di precipitazioni del 2018 con quello 2007-2016, misurato in millimetri di pioggia (mm). Il secondo, solo per i capoluoghi di regione, mostra le anomalie tra il livello medio 2018 e quello 1971-2000, in termini di numero di giorni in cui si sono registrate precipitazioni maggiori di 20 mm, cioè eventi di precipitazione molto intensa.

+33,7 mm l'aumento medio di precipitazioni registrato nel 2018 in Italia, rispetto al livello medio del periodo 2007-2016.

I dati relativi ai capoluoghi colorati di verde indicano un aumento della temperatura media (+), mentre i dati sui capoluoghi colorati di rosso indicano un calo (-). I dati non sono disponibili per tutti i comuni capoluogo di provincia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Aprile 2020)

Come emerge dalla mappa, nel confronto tra i valori medi 2018 e quelli 2007-2016, si registrano perlopiù riduzioni nelle precipitazioni al nord e aumenti nel centro e nel sud. Tra i maggiori incrementi spiccano quelli di Enna (+504,8 mm), Lecce (+455,9 mm), Oristano (+438,2 mm) e Catanzaro (+438,0 mm). Mentre tra i cali più drastici, da notare Parma (-277,3 mm), Udine (-303,5 mm), Napoli (-516,0 mm) e Pordenone (-571,6 mm).

Per quanto riguarda invece gli eventi di precipitazione molto intensa (>20 mm), abbiamo analizzato le variazioni registrate nelle grandi città tra il valore medio 2018 e quello di lungo periodo (1971-2000).

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso il numero di giorni con pioggia > 20 mm nel 2018) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso il numero medio di giorni con pioggia > 20 mm nel periodo 1971-2000).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Aprile 2020)

Fatta eccezione per il capoluogo campano, gli altri comuni considerati confermano la ricorrenza geografica emersa in precedenza. Con le due grandi città del nord, Torino e Milano, che presentano un calo rispettivamente di -1 giorno e -8 giorni di piogge superiori a 20 mm e il maggiore polo del sud, Palermo, che risulta l'unico a registrare un incremento di 4 giorni. Per quanto riguarda Roma, invece, la media 2018 risulta in linea con quella 1971-2000.

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I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. La fonte utilizzata per questo articolo è Istat.

Foto credits: Unsplash Atilla Bingöl - Licenza

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