Le aziende sanitarie locali commissariate nel 2022 Mappe del potere

Rispetto al 2020 il numero di aziende sanitarie commissariate si è dimezzato. Si tratta di una buona notizia, a cui se ne aggiunge un’altra. In Calabria infatti le aziende sanitarie risultano ancora tutte commissariate, ma nessuna per infiltrazioni della criminalità organizzata.

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Le aziende sanitarie (Asl) e ospedaliere (Ao) sono le strutture amministrative del sistema sanitario più prossime al cittadino. Si tratta dunque di organizzazioni molto importanti il cui vertice tuttavia risulta in vari casi commissariato.

Questo fenomeno comunque si è molto ridimensionato rispetto alla fine del 2020, quando il nostro paese si trovava nel pieno dell’emergenza sanitaria. È difficile affermare con sicurezza se questa riduzione sia o meno legata a una maggiore attenzione riservata al settore sanitario in questa fase storica.

I numeri sembrerebbero suggerirlo, tuttavia esistono anche casi di commissariamenti esplicitamente legati alla necessità di gestire nel migliore dei modi la situazione di emergenza.

Le Asl e i sistemi sanitari regionali

In tema di salute la costituzione italiana attribuisce una potestà legislativa concorrente allo stato e alle regioni.

1. La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
3. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a:
[…] tutela della salute;

In Italia ogni regione struttura a suo modo il sistema sanitario.

Secondo questa ripartizione dunque lo stato definisce i livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie, mentre le regioni hanno il compito di organizzare i rispettivi servizi sanitari regionali e di garantire l’erogazione delle prestazioni. Pur nel rispetto di un quadro normativo condiviso dunque sono le regioni ad organizzare i propri sistemi sanitari regionali.

Spettano alle regioni e alle province autonome, nel rispetto dei principi stabiliti dalle leggi nazionali, le funzioni legislative ed amministrative in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera.

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Proprio in virtù dei poteri attribuiti alle regioni le aziende sanitarie e quelle ospedaliere, tra le altre cose, possono assumere denominazioni differenti a seconda della regione, così come possono essere diverse le norme che ne disciplinano il commissariamento.

Su tutto il territorio nazionale comunque queste strutture dovrebbero essere poste sotto la guida di un direttore generale, nominato dalla regione, coadiuvato da un direttore sanitario, da un direttore amministrativo e in alcuni casi da un direttore sociosanitario.

Il direttore generale è l’organo monocratico di rappresentanza legale e di governo dell’azienda, tuttavia a volte al suo posto si trova un commissario straordinario. Le ragioni di un commissariamento possono essere varie: da una gestione poco accorta da parte della direzione precedente a una semplice fase di transizione tra un direttore generale e il successore.

Il D.Lgs. 502/1992 infatti definisce solo alcune regole comuni per la nomina dei direttori generali e alcuni casi in cui le regioni devono provvedere alla loro sostituzione. Il decreto legislativo 171/2016 inoltre stabilisce che i direttori generali devono essere scelti tra quelli iscritti all’interno di un elenco nazionale. Dallo stesso elenco devono essere scelti i commissari straordinari nel caso se ne presenti la necessità. Tuttavia è lasciato alle regioni un ampio margine di autonomia.

Le aziende commissariate

A dicembre 2020, mentre l’Italia affrontava l’emergenza coronavirus, su circa 180 aziende sanitarie e ospedaliere ben 34 risultavano commissariate. Un numero piuttosto alto che fortunatamente a metà 2021 si era dimezzato, e che ad oggi risulta ulteriormente ridotto, anche se di poco.

16 le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere commissariate in Italia. Meno della metà rispetto a dicembre 2020.

Le aziende con al vertice un commissario straordinario sono in realtà 15. Questo perché il commissario straordinario dell’ospedale metropolitano di Reggio Calabria, Iole Fantozzi, a novembre 2021 è stata nominata dirigente Generale del dipartimento tutela della salute e politiche sanitarie della regione Calabria dal nuovo presidente della regione Roberto Occhiuto. A 6 mesi di distanza tuttavia non risulta sia stato nominato un sostituto. L’azienda ospedaliera però rimane nondimeno commissariata.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

A parte questo rispetto allo scorso anno sono venuti meno i commissariamenti in 3 strutture: l'azienda ospedaliera Brotzu, con sede a Cagliari, l'azienda per la tutela della salute della Sardegna e dell'azienda sanitaria locale di Matera.

Al contempo però in Sicilia è stata commissariata l'azienda sanitaria provinciale di Messina e in Puglia l'azienda ospedaliera universitaria ospedali riuniti di Foggia.

Qualche variazione in più si è registrata invece rispetto alle Asl e le Ao che, pur non essendo commissariate, non hanno per il momento un direttore generale al vertice della direzione aziendale. A parte il caso dell'ospedale di Reggio Calabria, una situazione di questo tipo si è verificata negli ultimi mesi anche in Emilia Romagna e Umbria. Al contempo però è stato ripristinato il vertice di 4 aziende sanitarie o ospedaliere in Sicilia, Sardegna, Valle D'Aosta e Lazio.

Le ragioni e i tempi dei commissariamenti

Se si escludono i casi della Calabria, la maggior parte degli altri commissariamenti non è dovuto a questioni particolarmente problematiche, quanto piuttosto a ragioni di carattere burocratico amministrativo.

Ad esclusione della Calabria, la maggior parte dei commissariamenti è dovuto a ragioni amministrative.

In 4 strutture (3 in Sicilia e 1 a Foggia) ad esempio il commissariamento è seguito alle dimissioni del direttore generale. In attesa di nominare il successore secondo le modalità previste dalla legge, la regione ha dunque provveduto a nominare un commissario che ne facesse le veci.

Diverso è invece il caso dell'azienda sanitaria provinciale di Messina. Qui infatti è stato l'assessore regionale alla sanità a rimuovere il direttore generale per "gravi motivi". Nel decreto inoltre l'assessore segnalava la necessità di garantire una gestione ottimale in una fase caratterizzata dalla pandemia. Certo si tratta di un provvedimento a maggior ragione opportuno data la difficile situazione. Tuttavia è bene sottolineare che le aziende sanitarie sono strutture fondamentali per la salute dei cittadini, anche al netto di situazioni emergenziali. È da augurarsi dunque che, se esistevano "gravi motivi" per rimuovere il direttore generale, il provvedimento sarebbe stato adottato anche al netto dell'emergenza sanitaria.

Quanto all'Emilia Romagna invece entrambe le strutture sono commissariate per la stessa ragione, ovvero la volontà della regione di riorganizzare il settore unificando sia a Parma che a Ferrara, le aziende sanitarie con quelle ospedaliere.

Ma se le ragioni dei commissariamenti non risultano particolarmente problematiche, qualche perplessità può derivare dalla lunghezza dei commissariamenti. Stupisce infatti che dei commissari nominati per fare le veci del direttore generale in attesa della sua nomina, siano in carica da quasi 2 anni.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Maggio 2022)

I commissariamenti in Calabria

Un discorso a parte merita la situazione della regione Calabria. Il decreto Calabria (Dl 150/2020), con cui a novembre 2020 è stato prorogato il commissariamento della sanità della regione, prevede infatti che il commissario ad acta della regione nomini un commissario straordinario per ciascuna delle aziende sanitarie o ospedaliere del territorio.

La stessa nomina del commissario ad acta della regione aveva subito, a fine 2020, diverse complicazioni. In ogni caso dopo l'elezione di Roberto Occhiuto a presidente della regione il governo Draghi gli ha attribuito anche questo incarico.

Comunque anche nella sanità calabrese nell'ultimo anno c'è stata una buona notizia. Infatti fino a fine 2020 le Asp di Reggio Calabria e Catanzaro erano sì commissariate, ma per per infiltrazioni della criminalità organizzata. Già a marzo 2021 questo provvedimento era venuto meno per l'Asp di Reggio Calabria, mentre a gennaio 2022 lo steso è avvenuto per quella di Catanzaro. Ad oggi dunque in Calabria non risultano più aziende sanitarie o ospedaliere commissariate per infiltrazioni criminali.

Un problema di trasparenza?

I dati presentati sono il risultato di un'analisi basata sul monitoraggio dei siti delle Asl e delle Ao. Le informazioni dunque sono quelle presenti sui siti istituzionali. Tuttavia, in alcuni casi, i siti non risultano aggiornati oppure presentano informazioni poco chiare.

Una questione che in alcuni casi si manifesta in maniera particolarmente grave ma che, in misura diversa, è presente in molti siti delle aziende sanitarie. La mancanza di informazioni attendibili sui siti di organizzazioni così importanti oltre ad essere un problema già di per sé è anche una violazione delle norme sulla trasparenza.

 

Foto: Fran Jacquier - Unsplash

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