La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu Transizione verde
Il piano lanciato dalle istituzioni europee vale oltre 50 miliardi di euro, di cui più di 7 per l’Italia. Ma sul fronte degli obiettivi climatici e dell’impatto ambientale c’è ancora molto lavoro da fare.
mercoledì 15 Luglio 2026 | Europa

- Il RepowerEu ha la stessa impostazione e le stesse scadenze del Pnrr. Le risorse stanziate in tutta l'Ue superano i 50 miliardi.
- Quello italiano vale 7,2 miliardi e copre 6 aree di policy legate alla lotta ai cambiamenti climatici.
- Sono 7.940 i progetti finanziati in Italia. Molti di questi sono già conclusi ma assorbono appena il 40% delle risorse stanziate.
- A livello europeo risulta completato il 37% delle scadenze legate al RepowerEu. L'Italia è al 59%.
- Tra 2020 e 2024 la produzione di energia pulita nell'Ue è cresciuta di oltre 7 punti percentuali. Nello stesso periodo sono aumentati i consumi di petrolio e derivati.
La crisi climatica, la guerra tra Russia e Ucraina e, più di recente, l’instabilità in Medio Oriente hanno costretto l’Europa a ripensare il proprio modello di approvvigionamento energetico. Da un lato per renderlo più sostenibile, dall’altro per emanciparsi dalla dipendenza dalle importazioni da paesi terzi.
In questo contesto l’Unione europea ha messo in campo diverse iniziative, tra cui il piano RepowerEu. Questo programma, insieme ad altri strumenti, ha contribuito ad affrontare la crisi energetica nell’immediato riducendo o azzerando gli approvvigionamenti dalla Russia. Nelle intenzioni delle istituzioni europee tuttavia questo piano dovrebbe anche contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali dell’Unione nel medio termine. In particolare per quanto riguarda l’agenda 2030.
52 mld € il valore dei programmi RepowerEu di tutti gli stati europei.
Inserito all’interno dei piani nazionali di ripresa e resilienza, anche questo capitolo dedicato al settore energetico prevede la propria conclusione entro la fine di quest’anno. Tuttavia molti progetti sono ancora in corso e la maggior parte delle scadenze previste devono ancora essere completate. Per questo motivo non è possibile formulare una valutazione definitiva e compiuta del suo impatto complessivo.
L’obiettivo di questo articolo è capire che cosa è stato finanziato attraverso il RepowerEu, a che punto sono i diversi paesi nell’attuazione delle misure previste e se gli obiettivi che l’Unione si è data sono stati raggiunti.
Cos’è il RepowerEu
Tra le iniziative messe in campo dall’Ue a fronte della guerra tra Russia e Ucraina c’è anche il RepowerEu. Entrato definitivamente in vigore con la pubblicazione del regolamento Ue 2023/435, uno degli obiettivi principali di questo piano era proprio quello di ridurre il più possibile la dipendenza dell’Ue dalla Russia, accelerando al contempo la transizione verso un sistema energetico basato su fonti pulite e rinnovabili.
Il RepowerEu ha previsto nell’immediato acquisti congiunti di gas e nuovi partenariati con fornitori ritenuti più affidabili. Nel medio termine, il piano punta invece alla decarbonizzazione industriale e alla definizione di un quadro normativo per l’utilizzo dell’idrogeno.
Le aree di intervento si concentravano su:
- potenziamento delle infrastrutture e degli impianti energetici;
- diversificazione delle fonti di approvvigionamento;
- riduzione della domanda di energia;
- miglioramento dell’efficienza energetica (soprattutto in edilizia);
- decarbonizzazione dell’industria;
- aumento della produzione di energie rinnovabili;
- biometano sostenibile;
- idrogeno.
Un aspetto rilevante del piano è il suo carattere transnazionale. Almeno il 30% degli interventi finanziati infatti doveva generare benefici anche per altri paesi dell’Ue.
Non esiste un dataset unico che fornisca una ripartizione precisa del valore complessivo dei capitoli RepowerEu tra i vari paesi, dal momento che ciascuno può essere composto anche da fondi nazionali o europei riallocati. Tuttavia, grazie alle informazioni contenute nel report “RepowerEu – 4 years on“, è possibile fare alcune stime. L’ammontare complessivo considerando tutti gli stati europei supera i 52 miliardi di euro. La parte più consistente è assorbita dalla Polonia, il cui capitolo vale da solo circa 20,6 miliardi di euro. Seguono Italia (7,2 miliardi), Spagna (6,9 miliardi) e Francia (2,8 miliardi).
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Aprile 2026)
Ogni capitolo RepowerEu, inoltre, doveva dedicare separatamente almeno il 37% degli investimenti totali agli obiettivi climatici. Per questo gli stati hanno dovuto specificare e giustificare in che percentuale ciascuna misura vi contribuisse, scegliendo tra 9 possibili aree di intervento (policy). A livello europeo, l’ambito più coinvolto dagli investimenti è quello dell’energia rinnovabile e delle reti (53,5%), seguito da efficientamento energetico (29,8%) e mobilità sostenibile (8,6%).
Il RepowerEu italiano interviene su 6 diversi ambiti per la lotta ai cambiamenti climatici
Ripartizione della spesa nei capitoli RepowerEu verso gli obiettivi climatici
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
È interessante notare che la maggior parte degli stati europei ha concentrato il proprio capitolo su un numero limitato di ambiti. In 18 stati infatti le policy interessate sono al massimo 3. Tra i paesi con il capitolo più consistente si nota la scelta in controtendenza dell’Italia, i cui investimenti interessano ben 6 diversi ambiti. Solo la Croazia ha un programma più diversificato.
Per quanto riguarda il nostro paese nello specifico, il capitolo RepowerEu vale 7,21 miliardi di euro e comprende 5 riforme e 15 investimenti. Questi sono pensati per rafforzare le reti di distribuzione e trasmissione elettrica, migliorare la sicurezza energetica, accelerare la produzione di rinnovabili, semplificare le procedure autorizzative, ridurre la domanda energetica e aumentare l’efficienza. Il capitolo sostiene inoltre lo sviluppo di competenze verdi e il trasporto sostenibile.
Grazie ai dati pubblicati sul portate Italia domani (aggiornati al 26 febbraio 2026) è possibile farsi un’idea di cos’ha finanziato il Repower italiano e di quale sia lo stato di avanzamento. Complessivamente i progetti in Italia sono 7.940 e valgono circa 4,8 miliardi di euro. La discrepanza rispetto all’importo totale è probabilmente da attribuire al fatto che una parte delle risorse è stata utilizzata per potenziare altre misure già presenti nel Pnrr. Nello specifico:
- Smart grid
- Treni a zero emissioni
- Veicoli elettrici
- Resilienza climatica delle reti
- Produzione di idrogeno in aree industriali dismesse
Tra i progetti economicamente più rilevanti figura lo sviluppo di un sistema di collegamento per la trasmissione di energia elettrica tra il continente e le due isole maggiori, che cuba circa 508 milioni di euro. Altra opera che spicca è la realizzazione di un tratto della rete nazionale dei gasdotti tra Emilia-Romagna e Toscana (427 milioni di cui 280 finanziati dal RepowerEu). Da citare infine l’acquisto di 12 elettrotreni intercity per un valore complessivo di circa 225 milioni di euro.
Vedi
tutti i progetti finanziati da RepowerEu e Pnrr in Italia.
Sulla base dei dati disponibili, possiamo osservare che dei circa 8mila progetti italiani finanziati dal Repower, quasi tutti (7.646) si sono conclusi. Tuttavia questi assorbono il 40% delle risorse assegnate (circa 1,4 miliardi di euro), mentre i progetti ancora in corso valgono 3,4 miliardi di euro, pur trattandosi di “soli” 294 interventi.
18,2% la quota dei pagamenti già effettuati per i progetti finanziati dal RepowerEu italiano e non ancora conclusi (febbraio 2026).
A che punto sono le scadenze del RepowerEu
Sebbene il capitolo RepowerEu sia stato introdotto solo a partire dalla fine del 2022, condivide con il resto dei piani nazionali di ripresa e resilienza la stessa scadenza finale. Il cronoprogramma per il completamento di milestone e target si è infatti esaurito anche in questo caso lo scorso 30 giugno, con l’ultima richiesta di pagamento che dovrà essere inviata alle istituzioni europee non oltre il 31 agosto. Per questo motivo è particolarmente importante valutare il livello di completamento raggiunto dai diversi piani nazionali.
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A livello europeo, i capitoli RepowerEu risultano generalmente più indietro rispetto ai Pnrr nella loro totalità, in termini di completamento. Ciò non sorprende considerando che sono partiti circa due anni dopo. Le misure complessive previste sono 535, di cui 251 investimenti e 184 riforme. Alla data del 23 giugno risultava rendicontato appena il 37% delle scadenze. Ben 22 punti percentuali in meno rispetto al livello medio di completamento dei Pnrr (59%).
L’Italia ha completato il 59% delle scadenze legate al RepowerEu
Scadenze del RepowerEu già completate dai vari stati europei
Una milestone o un target si considera conseguito/a quando lo Stato membro ha fornito alla Commissione le prove del suo completamento e quest’ultima lo ha valutato positivamente in una decisione di esecuzione.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
Guardando ai singoli stati, i più avanti nell’attuazione del proprio RepowerEu sono i Paesi Bassi, con l’80% delle scadenze già completate. Seguono Cechia (73%) e Austria (70%). L’Italia si colloca al sesto posto, con il 59% delle scadenze completate.
Le strategie dell’Ue contro la crisi energetica
Non solo i singoli stati ma anche le istituzioni Ue si sono mosse in ambito energetico. Il lavoro si è concentrato su tre direttrici principali: l’aggregazione della domanda per ottenere condizioni più vantaggiose, la diversificazione delle forniture e la produzione di energia pulita.
Sul primo fronte, l’Ue ha adottato già nel 2022 un regolamento sulla riduzione della domanda di gas. In questo senso, si prevedeva un obiettivo volontario di riduzione pari al 15% rispetto alla media dei consumi nel periodo 2017-2021. Anche dopo la scadenza di questa misura emergenziale i consumi, secondo la Commissione europea, hanno continuato a scendere. Tra agosto 2022 e gennaio 2026 la domanda di gas dell’Unione si è ridotta di circa il 19% rispetto al periodo di riferimento pre-crisi.
La strategia Ue per l’energia si è basata su: aggregazione della domanda, diversificazione delle fonti e rinnovabili.
Sul fronte della diversificazione, la Commissione ha istituito nel dicembre 2022 la Piattaforma energetica dell’Ue per favorire gli acquisti congiunti di gas. A questa si è poi affiancato il meccanismo AggregateEu, attivo dall’aprile 2023 al marzo 2025, che ha permesso di aggregare la domanda delle imprese europee e abbinarla a quasi 100 miliardi di metri cubi di offerta internazionale. Dal 2025 entrambi questi strumenti sono confluiti nella più ampia Piattaforma Ue per l’energia e le materie prime.
Sul fronte della produzione di energia pulita, l’Ue ha rafforzato nel 2023 la direttiva sulle energie rinnovabili. Con tale revisione è stato innalzato l’obiettivo vincolante al 2030 al 42,5% (con l’ambizione di arrivare al 45%). La transizione è stata inoltre accompagnata con strumenti come il Piano industriale del Green deal e il Clean industrial deal.
Le ultime novità
Nell’aprile 2026, in un contesto reso più incerto dalle tensioni in Medio Oriente, la Commissione ha introdotto un nuovo pacchetto di misure. Si tratta di AccelerateEu volto a rafforzare ulteriormente il coordinamento tra i paesi membri e continuare a ridurre la dipendenza da petrolio e gas.
Nel corso degli ultimi mesi l’Unione europea ha compiuto passi importanti sul fronte dell’eliminazione delle importazioni dalla Russia. Il percorso è iniziato il 6 maggio 2025, quando la Commissione ha presentato la tabella di marcia per porre fine alla dipendenza dell’Ue dall’energia russa. Il regolamento è poi entrato definitivamente in vigore il 3 febbraio scorso.
Il 9 febbraio la Commissione ha inoltre adottato una decisione di esecuzione con l’elenco dei paesi terzi esentati dall’autorizzazione preventiva per le importazioni di gas. Mentre il 18 marzo sono stati aggiornati gli orientamenti sull’attuazione del regolamento sul gas.
L’Ue ha vietato l’importazione di gas dalla Russia.
Quest’ultimo atto introduce un divieto graduale, ma permanente, delle importazioni di gas naturale russo, sia via gasdotto sia sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl). Le importazioni saranno soggette ad autorizzazione preventiva da parte delle autorità competenti, salvo eccezioni per i paesi extra-Ue esentati.
Durante il periodo di transizione, gli importatori di gas russo dovranno limitare i volumi a quelli previsti da contratti preesistenti. Mentre chi importa gas non russo dovrà dichiarare il paese di produzione. L’obiettivo è eliminare del tutto le importazioni di Gnl dalla Russia entro la fine del 2026 e quelle di gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027. Entro l’1 marzo scorso poi gli stati membri erano tenuti a presentare piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas e petrolio. Piani che la Commissione sta valutando.
Un percorso analogo, seppur meno vincolante, riguarda proprio il petrolio. La Commissione si è infatti impegnata a promuovere ulteriormente l’eliminazione graduale delle importazioni russe attraverso una dichiarazione in sostegno agli sforzi di diversificazione dei paesi Ue ancora coinvolti.
Primi bilanci
Il 22 aprile, in occasione del quarto anniversario dell’adozione del piano, la Commissione ha pubblicato il già citato report dal titolo “RepowerEu, 4 years on” per fare il punto sui progressi compiuti. Il documento conferma che, dall’inizio della guerra, la dipendenza dell’Unione dal gas russo è scesa dal 45% delle importazioni totali al 12% nel 2025.
-33 la riduzione, in punti percentuali, della dipendenza dell’Ue dal gas russo dall’introduzione del RepowerEu.
Restano tuttavia 35 miliardi di metri cubi di gas russo importati ogni anno. Secondo la Commissione però anche questo uscirà dai mercati europei in meno di due anni. Tutte le importazioni di carbone russo sono state vietate dalle sanzioni, mentre quelle di petrolio si sono ridotte dal 27% dei primi mesi del 2022 al 2% nel 2025.
Sul fronte della produzione di energia pulita, dal 2021 l’Unione ha installato 260 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, di cui 204 Gw di solare fotovoltaico e 57 Gw di eolico. Un contributo che, secondo il report della Commissione, ha permesso di risparmiare 5,6 miliardi di euro di gas nel solo 2025.
La produzione di energia in Ue
Come abbiamo già specificato, il RepowerEu rappresenta solo una parte della strategia in ambito energetico. Inoltre si tratta di un piano che è ancora in corso, il cui impatto reale quindi potrà essere valutato solamente nel medio-lungo periodo. Soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità e l’impatto ambientale. Tuttavia, come abbiamo visto anche nel paragrafo precedente, non c’è dubbio che lo scenario stia mutando molto rapidamente. Per questo, in conclusione passiamo in rassegna alcuni indicatori di contesto che ci aiutino a inquadrare le trasformazioni in corso.
Una prima dinamica interessante da valutare riguarda com’è cambiata la produzione energetica nei paesi europei. Tra il 2020 e il 2024, si registra un massiccio incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti, passata dal 40,8% al 48,1% del totale (+7,3 punti percentuali). Ciò a fronte di una contrazione dei combustibili fossili (-2,3 punti), del gas naturale (-2,1 punti) e dell’energia nucleare (-2,4 punti).
In Italia la produzione di energia rinnovabile è aumentata di oltre 5 punti in 5 anni
Confronto della produzione energetica primaria nell’Unione europea tra 2020 e 2024
I dati Eurostat riportano la quota di ciascuna fonte energetica prodotta sul totale espressa in migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio (ktoe). Le variazioni tra il dato 2020 e il dato 2024 sono espresse in punti percentuali. I dati sulla produzione di energia da gas derivati ed elettricità non sono disponibili.
Nel periodo considerato la produzione energetica della Germania non si avvaleva di torba, bitume e calore. Quelle francese e spagnola, oltre a questi, non prevedeva il ricorso ai combustibili fossili. Quella italiana, oltre a quelle già citate non sfrutta il nucleare.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
Ogni paese, però, ha le proprie peculiarità. In Germania, ad esempio, l’incremento delle rinnovabili è stato superiore alla media Ue (+15,6 punti), a fronte di una marcata contrazione del nucleare (-16,9 punti) e un lieve aumento dei combustibili fossili (+0,68 punti). Francia e Spagna seguono dinamiche simili a quelle tedesche. Il caso italiano invece è diverso. In assenza di produzione nucleare, l’aumento delle rinnovabili è stato più contenuto rispetto alla media europea (+5,4 punti), a fronte di una diminuzione del ricorso a gas naturale (-2,8 punti) e a petrolio e derivati (-2,7 punti).
Il consumo di energia in Ue
Se la produzione energetica europea si sta spostando con decisione verso le fonti pulite, i dati sui consumi raccontano una storia parzialmente diversa. Tra il 2020 e il 2024, a livello Ue, il consumo di gas naturale è diminuito in modo significativo, passando dal 22% al 19,6% (-2,4 punti), ma è cresciuto il consumo di petrolio e derivati, dal 35% al 37,4% (+2,4 punti). È aumentato anche il consumo di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti, anche se in misura contenuta (+0,7 punti), a fronte di una analoga diminuzione dei combustibili fossili.
Le abitudini di consumo sembrano cambiare più lentamente rispetto alla produzione.
Questi dati aiutano a capire come, se la strategia produttiva europea si stia muovendo nella direzione auspicata, risulti più difficile cambiare le abitudini di consumo di cittadini e imprese. Per questo sarà importante valutare l’impatto di piani come il RepowerEu anche dopo la conclusione di tutti i progetti.
Anche in questo caso, i singoli paesi mostrano dinamiche differenti. In Germania si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-1,5 punti), comunque inferiore alla media europea, a fronte di un incremento del consumo di elettricità (+1,5 punti) e di rinnovabili (+0,7). In Spagna la diminuzione del gas naturale è più marcata (-3 punti), ma l’aumento riguarda soprattutto il petrolio e i suoi derivati (+3 punti). La Francia registra una contrazione del gas simile a quella spagnola, a fronte di un incremento di petrolio e rinnovabili di circa 2 punti ciascuno.
In Italia il consumo di petrolio e derivati è aumentato di circa 7 punti in 5 anni
Confronto dei tipi di energia consumati nell’Unione europea tra il 2020 e il 2024
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
In Italia, infine, si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-3,1 punti) e al calore (-2,3 punti), compensata quasi esclusivamente dall’aumento del consumo di petrolio e suoi derivati (+6,7 punti).
Il tema delle importazioni
Un ultimo aspetto che vale la pena analizzare riguarda la dipendenza dalle importazioni energetiche. Al netto delle sanzioni verso la Russia, importare energia da paesi terzi non è di per sé un elemento critico, anzi in alcuni casi è inevitabile. Tuttavia, maggiore è la dipendenza dalle importazioni, più la sovranità energetica di un paese risulta condizionata. Nel 2024 l’indice di dipendenza dalle importazioni a livello Ue era pari al 57,3%, un valore sostanzialmente immutato rispetto al 2020. Scomponendo il dato per fonte, si osserva una diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili (-1,6 punti) e, lievemente, di petrolio (-0,18 punti), a fronte di un aumento per il gas naturale (+1,4 punti).
Tra i singoli paesi, gli indici di dipendenza più bassi si registrano in Estonia (4,6%), Svezia (26,5%) e Lettonia (29,3%), mentre i più alti si trovano a Malta (98,4%), Lussemburgo (91%) e Cipro (87,7%). Si tratta di stati dal territorio particolarmente limitato, per i quali il ricorso alle importazioni è quasi obbligato. Tra i principali paesi Ue, l’Italia risultava nel 2024 quello con l’indice di dipendenza energetica più elevato (73,9%), seguita da Spagna (68,9%) e Germania (66,8%).
Tra il 2020 e il 2024 la dipendenza dalle importazioni energetiche dell’Italia è lievemente aumentata
Confronto tra la dipendenza dalle importazioni energetiche nel 2020 e nel 2024
La dipendenza dalle importazioni di energia indica la quota del fabbisogno energetico totale di un paese soddisfatta tramite importazioni da altri paesi. Il tasso mostra la proporzione di energia che un’economia deve importare. È definito come le importazioni nette di energia divise per l’energia lorda disponibile, espresso in percentuale. Può essere definito sia per il totale di tutti i prodotti sia per i singoli combustibili. Un tasso di dipendenza negativo indica un esportatore netto di energia, mentre un tasso di dipendenza superiore al 100% indica che i prodotti energetici sono stati stoccati.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 21 Aprile 2026)
Tra questi tre paesi, la Germania fa segnare la variazione più marcata tra il 2020 e il 2024 (+3 punti percentuali), mentre Spagna e Italia restano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento. Nello stesso periodo, 16 dei 27 paesi Ue hanno ridotto, in misura più o meno marcata, la propria dipendenza dalle importazioni di energia. Le variazioni più significative riguardano Lettonia (-16,2 punti), Finlandia (-10,1) e Lituania (-8,9), probabilmente non a caso alcuni dei paesi del fianco nord-orientale dell’Unione.
Un progetto completato a metà
A quattro anni dalla sua presentazione, il RepowerEu ha senza dubbio raggiunto quelli che erano gli obiettivi di breve periodo, in particolare l’affrancamento dalla Russia. Il crollo delle importazioni di gas, l’azzeramento di quelle di carbone e la drastica riduzione di quelle di petrolio testimoniano un cambiamento strutturale nelle forniture energetiche europee.
Gli obiettivi di medio termine del RepowerEu non sono ancora stati raggiunti.
Sugli obiettivi di medio termine, invece, il lavoro da fare resta consistente. Da un lato la produzione di energia si sta effettivamente spostando verso le fonti rinnovabili. Dall’altro, però, i dati sui consumi raccontano una storia diversa: a fronte di una modesta crescita dell’uso di rinnovabili, si registra un aumento del consumo di prodotti petroliferi particolarmente marcato nel caso italiano. Anche sul fronte degli obiettivi dell’Agenda 2030 ci sono stati dei passi in avanti significativi. Tuttavia, come ha ricordato anche la stessa Commissione europea, i target non sono ancora stati raggiunti e (come per l’efficienza energetica) la strada da percorrere resta molta.
Infine, va ricordato che buona parte dei progetti finanziati dal RepowerEu sono ancora in corso e che la maggior parte dei milestone e dei target deve ancora essere rendicontata. Con l’avvicinarsi della scadenza di fine agosto per l’ultima richiesta di pagamento, sarà quindi importante osservare se i paesi Ue riusciranno a completare le misure pendenti nei tempi previsti o se dovranno rinunciare a una parte delle risorse e delle ambizioni iniziali.
This article is published in collaboration with the European Data Journalism Network in the context of ChatEurope and is released under a CC BY-SA 4.0 licence
Foto: Sungrow EMEA (licenza)





