I progressi dell’Europa in materia di clima ed energia Focus Europa

Il nuovo parlamento europeo ha l’occasione di porre al centro dell’agenda politica Ue gli obiettivi su clima ed energia, in particolare in quei settori in cui non è stato fatto abbastanza.

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Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

Gli obiettivi europei in materia di clima ed energia

Negli ultimi anni il tema del cambiamento climatico è sempre più sentito nell’opinione pubblica. Tuttavia, una maggiore sensibilità al tema non basta: è necessario tradurre questo sentimento in misure definite che portino al raggiungimento di risultati concreti. Anche grazie recente successo dei “verdi”, alle elezioni europee, passati da 50 a 75 seggi, che potrebbero portare questi temi al centro del dibattito politico, il parlamento europeo da poco eletto ha l’occasione di dare nuovo impulso alla battaglia per il clima.

L’Unione Europea già nel 2010, nel definire degli obiettivi di crescita sostenibile ha individuato alcuni obiettivi vincolanti per contrastare i cambiamenti climatici e giungere a un utilizzo più efficiente delle risorse energetiche.

Tali obiettivi sono compresi all’interno della strategia Europa 2020 adottata dal consiglio europeo.

Europa 2020 stabilisce alcuni obiettivi misurabili da raggiungere nel corso del decennio: dall’aumento dell’occupazione alla lotta al cambiamento climatico, dalla promozione di istruzione e ricerca al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. Vai a "Che cos’è Europa 2020"

In sintesi gli obiettivi su clima ed energia sono:

  • ridurre del 20% le emissioni di CO2;
  • portare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili;
  • migliorare del 20% l’efficienza energetica.

A un anno dal termine della strategia, valutiamo i progressi realizzati dall’Unione nel suo complesso e dei singoli stati membri.

L’Unione nel suo complesso ha raggiunto solo l’obiettivo sulle emissioni di gas serra. Per raggiungere la quota di energia rinnovabile prefissata mancano ancora 2,5 punti percentuali, mentre l’obiettivo sull’efficienza energetica risulta ancora lontano.

L’Italia, al contrario, ha raggiunto i target nazionali sulla percentuale di energie rinnovabili e sull’efficienza energetica, ma ha ridotto le emissioni di meno del 16%, dunque non ha raggiunto questo obiettivo.

Le emissioni di gas serra

L’Europa si è posta l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, obiettivo raggiunto nel 2014.

21,66% la riduzione delle emissioni di gas serra nel 2017 in Ue.

L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

Gran parte della riduzione delle emissioni è avvenuta negli anni '90, grazie ai cambiamenti strutturali dell'economia e alla modernizzazione del settore industriale. Nei primi anni 2000 i dati sono rimasti tendenzialmente stabili, nonostante l'aumento del consumo di energia complessivo, fino al crollo avvenuto tra il 2008 e il 2009, a causa della crisi economica che ha compresso la produzione industriale.

-7,24% la riduzione delle emissioni tra il 2008 e il 2009.

Anche se l'Europa ha raggiunto l'obiettivo sulle emissioni di gas serra solo 15 paesi, considerati singolarmente, hanno raggiunto l'obiettivo. L'Italia non è tra questi.

L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

Nel nostro paese infatti le emissioni di gas serra sono costantemente aumentate dalla seconda metà degli anni '90 fino al 2005. Analogamente rispetto a quanto avvenuto nel resto dell'Unione, a seguito della crisi economica c'è stato un crollo nelle emissioni, ma non abbastanza da raggiungere l'obiettivo.

Nel processo degli ultimi decenni che ha visto i paesi più avanzati passare da un'economia industriale a una basata prevalentemente sul terziario avanzato possiamo inquadrare il dato del Regno Unito, che ha diminuito le proprie emissioni del 37,6% rispetto al 1990.

Non solo: questo paese, che sta per uscire dall'Unione, di recente si è spinto ancora oltre. La premier uscente Theresa May ha infatti annunciato l'ambizioso obiettivo di eliminare completamente le emissioni di gas serra entro il 2050.

Uno sguardo al resto del mondo

A differenza di altri obiettivi della strategia Europa 2020, i cui risultati sono limitati ai paesi che fanno parte del piano, i progressi relativi all'ambiente influenzano e sono influenzati dal resto del mondo. Per questo è importante vedere come si comportano gli altri paesi.

Il dato considera le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione dal 1990 al 2015.

FONTE: dati International Energy Agency, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

A livello globale le emissioni di CO2 risultanti dalla combustione dei carburanti sono aumentate di oltre la metà a partire dagli anni '90.

57,5% l'aumento delle emissioni di CO2 risultanti dalla combustione dei carburanti il 1990 e il 2015.

Andando ad analizzare le emissioni di CO2 per la combustione di carburanti a livello pro capite emergono interessanti differenze tra aree geografiche. Ad esempio, stando ai dati del 2015, una persona negli Stati Uniti produce mediamente oltre il doppio delle emissioni rispetto a una persona dell'Unione Europea. In entrambi i casi comunque le emissioni pro capite sono diminuite rispetto al 1990.

Fonti rinnovabili

L'obiettivo di Europa 2020 sulle fonti di energia rinnovabile prevede che la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili sul consumo totale di energia arrivi al 20%.

L'Unione è riuscita a raddoppiare la percentuale di energia rinnovabile rispetto al 2004 (8,53%) ma nel 2017 ancora non ha raggiunto l'obiettivo.

Il dato indica la quota di energia rinnovabile sul consumo finale di energia.

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

L'aumento della quota di rinnovabili è dovuto soprattutto agli sviluppo tecnologici e all'abbassamento dei costi dei sistemi di energia rinnovabile.

Anche se complessivamente l'obiettivo sulle rinnovabili non è stato raggiunto, tutti i paesi dell'Unione hanno incrementato la percentuale di energie rinnovabili tra il 2004 e il 2017 e 15 hanno raddoppiato la loro quota (anche se talvolta partendo da un livello molto basso).

Il paese più virtuoso è la Svezia, che arriva ben al 54,5% di fonti di energia rinnovabile.

I paesi che invece hanno una quota di rinnovabili inferiore al 10% sono 5: Cipro, Belgio, Malta, Olanda e Lussemburgo.

Le differenze tra paesi membri nella percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili sono riconducibili, oltre che alle politiche approvate, anche alla diversità nelle risorse naturali disponibili, come la presenza di biomassa.

Anche in considerazione delle diverse situazioni di partenza, gli obiettivi generali sono stati tradotti in target nazionali. È allora interessante osservare i progressi degli stati membri, rispetto agli obiettivi prefissati.

Undici paesi hanno raggiunto e superato il proprio obiettivo.

Per facilitare il percorso dei paesi verso gli obiettivi di Europa 2020, i target generali sono stati tradotti da ogni paese Ue in target nazionali, diversi per ogni paese.

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

Nel nostro paese il ricorso all'energia da fonti rinnovabili è molto aumentato tra il 2011 e il 2012. Abbiamo raggiunto l'obiettivo nazionale, pari a una quota del 17%, già nel 2014.

18,27% la percentuale di energia da fonti rinnovabili in Italia nel 2017.

Efficienza energetica

Il terzo obiettivo fissa un aumento del 20% dell'efficienza energetica. Dunque, in termini assoluti, il consumo di energia nel 2020 non dovrà superare i 1483 Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).

L'Unione è ancora lontana dal raggiungimento dell'obiettivo: a partire dal 2014 il consumo di energia primaria è anzi costantemente aumentato.

Il dato indica il consumo di energia primaria, indicato in Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

L'Europa è ancora fortemente dipendente dall'energia importata da paesi esterni all'Unione: bisogna allora considerare che un miglioramento dell'efficienza energetica può, oltre che innalzare il livello di competitività dell'Ue, diminuire la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Gli stati che hanno superato il target individuale sono 12, compreso il nostro paese. Altri 7 sono molto vicini all'obiettivo. Sul versante opposto, è molto ampia la distanza dall'obiettivo di Francia e Germania.

Il dato indica il consumo di energia primaria, indicato in Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).

FONTE: dati Eurostat, elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Giugno 2019)

L'Italia ha raggiunto il proprio obiettivo nazionale già nel 2012, per poi toccare il consumo di energia più basso nel 2014.

Andando ad esaminare nello specifico l'andamento nel tempo, emerge che nel 2017 il consumo di energia primaria rispetto al 2008 è diminuito di oltre il 15%. Il calo del consumo successivamente al 2009 è da ricondurre in parte alla crisi economica che ha investito il nostro paese in quegli anni.

Successivamente al 2014 il dato ha ripreso lentamente a salire, così come avvenuto nel resto dell'Unione, anche se sempre entro quanto previsto dall'obiettivo nazionale.

Un obiettivo globale

Anche se ci sono ancora molti passi avanti da compiere in materia di clima ed energia, l'Europa ha fatto grandi progressi nelle politiche la difesa dell'ambiente, anche rafforzando gli obiettivi inizialmente previsto dalla strategia Europa 2020.

Tuttavia, bisogna considerare che lo sforzo dell'Europa, da solo, non è sufficiente a realizzare un vero cambiamento in materia di tutela ambientale. È infatti necessario che anche il resto del mondo, dalle economie più sviluppate ai paesi ancora in via di sviluppo, facciano la loro parte per contrastare i cambiamenti climatici.

In particolare, un primo importante passo in questa direzione è stato compiuto con l'accordo di Parigi, firmato da 195 paesi nel 2015. Si tratta infatti del primo accordo sul clima universale e giuridicamente vincolante. L'obiettivo principale è quello di limitare il più possibile l'aumento della temperatura, ponendo un freno alle emissioni.

Foto credit: CAN Europe - Licenza

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