La regolamentazione incompiuta delle lobby in parlamento Portatori di interesse

Nella scorsa legislatura la camera, sotto la presidenza Boldrini, introdusse un registro per le lobby. Un primo tentativo (deludente) che comunque rappresentava un inizio. Che intenzioni hanno i presidenti Fico e Casellati?

|

La recente discussione sulla legge di bilancio, con la riapertura della saletta dei lobbisti, ha rilanciato il tema del ruolo dei gruppi di pressione nel dibattito parlamentare. Una materia che abbiamo più volte affrontato in passato, e su cui le nostre istituzioni devono ancora fare molti passi avanti.

Uno dei problemi attualmente presenti è la mancanza di una legge nazionale che normi la materia in maniera onnicomprensiva. Questa mancanza fa si che la regolamentazione dei portatori di interesse sia nelle mani della buona volontà di singoli amministratori e politici. Ad oggi le iniziative prese in Italia sono poco efficaci, non coordinate e oggettivamente confuse.

Il tentativo introdotto alla camera dei deputati

A marzo del 2017 Montecitorio, sotto spinta dell’allora presidente Laura Boldrini, istituì ufficialmente il primo registro dei rappresentanti di interesse del parlamento italiano.

Un tentativo che avevamo già avuto modo di analizzare, e per cui avevamo sollevato numerose criticità. Con la pubblicazione per consultazione del registro, erano emerse poi le problematiche più corpose. La fruibilità per riutilizzo delle informazioni era pari a zero: i dati non erano forniti in formato aperto, ma solamente come un’unica lunga pagina web in cui schede su schede venivano messe una sopra l’altra. Non solo, i campi di risposta per registrarsi erano, e sono tutt’ora, liberi, rendendo l’utilità delle risposte molto discutibile. Solamente per fare un esempio alla domanda “soggetti che intende contattare” la maggior parte delle strutture avevano scritto “deputati”, cosa relativamente ovvia considerando che si tratta di un registro delle lobby presso la camera.

La cosa che però rendeva, e rende tutt’ora, questo tentativo molto parziale è il fatto che non coinvolgeva in nessun un modo l’altro ramo del parlamento: il senato. In un bicameralismo perfetto come il nostro, avere una regolamentazione diversa delle lobby tra camera e senato è chiaramente un contro senso.

A che punto è il registro oggi

Sono passati quasi 2 anni dall’istituzione del registro, ma diciamo che i passi fatti in avanti sono stati pochi. Dal marzo del 2017 sono oltre 200 le strutture che si sono accreditate, ma la fruizione delle informazioni che le riguarda è ancora molto basso. Le schede delle singole strutture continuano a non essere pubblicate in formato riutilizzabile, e questo non permette un’analisi semplice e diretta del fenomeno. Un’analisi che sarebbe fondamentale per inquadrare meglio la realtà dei fatti, e poter suggerire, in vista di una futura legge in materia, soluzioni più precise e puntuali.

200 le strutture accreditate dal marzo del 2017 ad oggi.

Un’altra problematica riguarda la verifica delle informazioni che vengono pubblicate, e soprattutto l’applicazione di eventuali sanzioni in caso di inadempienza da parte delle strutture coinvolte. Un esempio su tutti è quello dell’annuale relazione sull’attività dei portatori di interesse.

Entro il 31 dicembre di ogni anno, gli iscritti nel registro sono obbligati a presentare alla Camera una relazione sull’attività di rappresentanza di interessi svolta nell’anno, che dia conto dei contatti effettivamente posti in essere, degli obiettivi perseguiti e dei soggetti nel cui interesse l’attività è stata svolta, con le eventuali variazioni intervenute, nonché dei dipendenti o collaboratori che hanno partecipato all’attività.

Chi controlla le relazioni di fine anno?

Alla fine di ogni anno le strutture accreditate devono presentare una relazione alla camera sulla loro attività, specificando, tra le altre cose, i parlamentari con cui hanno interloquito e gli obiettivi che hanno raggiunto. Queste relazioni sono poi rese disponibili nelle schede delle diverse strutture, permettendo a tutti i cittadini di consultarle sul sito internet del registro. Il problema è che molte strutture, alcune di rilievo, sembrano non aver mai consegnato nessun tipo di relazione. Soltanto per fare degli esempi, per realtà come Cattaneo&Zanetto o la Comin&Partners, due delle società di lobbying più grandi in Italia, non sono rese disponibili le relazioni sull’attività del 2017. Non sono state consegnate o è la camera che non le ha pubblicate?

Mancano le relazioni di attività delle più grandi società di lobbying in Italia. Qualcuno alla camera fa dei controlli?

E ancora, quando le relazioni di fine anno sono presenti, appare emergere lo stesso problema evidenziato nella compilazione delle schede di registrazione: risposte vaghe e a volte poco concrete. Nella relazione sulle attività del 2017 consegnata da ENI, per citare un caso rilevante, alla domanda pertinente ai contatti effettivamente posti in essere nello svolgere le proprie attività nell’anno appena trascorso viene data la risposta: “Nel corso del 2017 sono stati posti in essere contatti con Deputati appartenenti ai diversi gruppi parlamentari, principalmente delle Commissioni Attività Produttive e Ambiente“. Informazione obiettivamente poco utile, e facilmente prevedibile. 

Che senso ha far pubblicare informazioni poco utili e in formato non riutilizzabile?

Discorso analogo per la domanda sugli obiettivi perseguiti nello svolgimento delle attività: “Obiettivo primario dell’attività di rappresentanza di interessi presso la Camera dei Deputati è stata l’illustrazione della posizione dell’Azienda sui temi di principale interesse, connessi al business aziendale, e che sono stati oggetto dell’attività parlamentare, sia essa di tipo legislativo, consultivo su atti del Governo, o di sindacato ispettivo. Tra i temi di interesse, si segnalano, in particolare quelli relativi alle politiche energetiche e ambientali”. Ancora una volta una risposta che chiunque avrebbe potuto dare, non essendoci nessun riferimento ad attività specifiche.

Questi esempi sono molto ricorrenti, e per correttezza ne citiamo altri per dimostrare quanto il caso non sia isolato o circoscritto a specifiche strutture: British american tobacco, Leonardo Spa, Philip Morris, Unipol e tanti altri.

Perché tutto questo rappresenta un problema

I casi citati sono solo degli esempi, e non sono assolutamente una critica alle strutture accreditate, ma piuttosto all’istituzione che dovrebbe monitorare sul registro: la camera dei deputati. La questione è la stessa che sollevammo nel 2017. Per fare trasparenza non basta pubblicare informazioni, se le informazioni che si pubblicano sono poco interessanti e soprattutto non riutilizzabili. 

Le criticità dell’attuale registro per la trasparenza della camera dei deputati sono evidenti. A questo punto ci viene da chiedere ai presidenti Fico e Casellati quali siano le intenzioni di camera e senato sul tema. Si cercherà di lavorare su una vera regolamentazione delle lobby?

il governo di @GiuseppeConteIT ha intenzione di presentare una legge per regolamentare il lavoro delle lobby in Italia?

La questione riguarda anche il governo Conte. La maggioranza giallo-verde ha intenzione di presentare una legge che miri a normare l’attività dei portatori di interesse nel nostro paese? La regolamentazione del legittimo lavoro dei portatori di interesse non può rimanere nelle mani di singole iniziative politiche, il rischio così è quello di trovare soluzioni estemporanee e limitate.

 

Foto credit: Twitter ufficiale Maria Alberti Casellati

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.