Come varia la popolazione minorile nelle 4 maggiori città metropolitane #conibambini

Il numero di bambini e adolescenti in Italia è complessivamente in calo, ma non ovunque. Un focus sull’andamento dei minori nei comuni delle 4 aree metropolitane più popolate: Roma, Milano, Napoli e Torino.

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La popolazione minorile in Italia è in calo costante da alcuni decenni. In gran parte per ragioni strutturali, dovute al fatto che la popolosa generazione dei baby boomers è progressivamente uscita dall’età riproduttiva. Come sottolineato da Istat, le generazioni successive sono molto meno numerose, quindi una contrazione nel numero di nascite è insita nella nuova struttura demografica.

La conseguenza è che se nei primi anni ’80 i minori di 18 anni rappresentavano circa un quarto della popolazione complessiva, attualmente la percentuale di minori si attesta sul 16%.

Questo progressivo calo non si è verificato in modo uniforme. Nelle regioni del sud, dove storicamente vivono più minori rispetto ai residenti, la contrazione è stata molto più veloce negli ultimi anni. Dal 2012 i minori sono diminuiti di quasi il 10% in Basilicata e Molise e di oltre il 5% in Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Crescono solo Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana.

Un contrasto che colpisce soprattutto in riferimento alle maggiori aree urbane del paese. Le città metropolitane di Roma e Milano sono rispettivamente seconda e terza in Italia per aumento della popolazione minorile negli ultimi anni. Mentre i grandi centri del sud, pur restando le realtà dove in percentuale vivono più minori, vedono un forte calo della popolazione tra 0 e 17 anni. La città metropolitane di Napoli, Palermo e Bari segnano una contrazione superiore al 4% negli anni tra 2012 e 2018.

Le città metropolitane di Roma, Milano, Napoli e Torino offrono 4 spaccati diversi dell'Italia.

Per questa ragione diventa utile approfondire le tendenze demografiche nelle principali aree urbane italiane, come spaccato di aree diverse del paese. Roma, la Capitale e città più popolosa. Napoli, il principale centro del mezzogiorno. Milano e Torino, le due maggiori città del nord. Il dato medio visto finora infatti comprime come questi territori siano composti da tante realtà diverse. C'è il capoluogo, che nei 4 casi esaminati è anche capoluogo regionale e baricentro di un area che può andare molto oltre i confini amministrativi delle rispettive ex province. Ciascun capoluogo è poi contornato da hinterland, la cintura di comuni che ad esso afferisce per ragioni di studio, lavoro, accesso ai servizi.

Inoltre, sebbene stiamo parlando delle maggiori realtà urbane del paese, tutte queste città metropolitane (tranne Milano) hanno al loro interno delle aree interne, più o meno estese. Si tratta dei comuni più distanti dai poli, aree che - proprio per la distanza dai servizi - si stanno spopolando a un ritmo superiore di bambini e ragazzi.

Una eterogeneità che rende interessante capire, oltre al trend complessivo dei minori nelle città metropolitane, anche l'andamento nei singoli comuni che le compongono.

Roma

Nella città metropolitana di Roma abitano, in base ai dati Istat riferiti al 2018, 717.309 bambini e adolescenti. La ex provincia della Capitale è la realtà locale dove vivono più minori in termini assoluti. Rispetto a una popolazione complessiva di oltre 4,3 milioni di abitanti, i minori di 18 anni costituiscono il 16,47% dei residenti. Poco sopra quindi la media nazionale del 16,21%.

Sempre più bambini e adolescenti nella città metropolitana di Roma.

In questa città metropolitana la popolazione minorile è in forte crescita (+7,31% tra 2012 e 2018). Si tratta del secondo maggior aumento in Italia dopo la provincia di Parma (+7,59%). Un dato importante anche alla luce del fatto che nello stesso periodo i minori in Italia sono diminuiti quasi del 2%, passando da poco meno di 10 milioni a 9,8 milioni.

+49mila residenti con meno di 18 anni nella città metropolitana di Roma tra 2012 e 2018.

Questo andamento complessivo si riflette in modo differenziato tra le diverse aree della provincia. È soprattutto il capoluogo, Roma, a trainare il dato complessivo. Nello stesso periodo infatti i minori nella Capitale sono aumentati di 38.434 unità, una crescita del +9,17% in termini percentuali.

Come si nota dalla mappa, sono soprattutto i comuni del litorale meridionale e quelli ai margini della Capitale ad aver registrato negli ultimi anni la crescita più impetuosa della popolazione minorile.

Se isoliamo i soli comuni con almeno 5mila minori, quelli che sono cresciuti sono infatti Marino (+19,64% tra 2012 e 2018), Anzio (+17,62%), Fiumicino (+15,93%), Pomezia (+12,66%).

Crescono i comuni del litorale sud, stabili quelli del litorale nord.

Tra i comuni con più minori, si rileva un leggero calo (o sostanziale stabilità) nei comuni del litorale settentrionale (Ladispoli +0,75%; Cerveteri -0,06%; Civitavecchia -0,47%). Cali anche a Velletri (-0,72%) e Ciampino (-0,84%). Ma le contrazioni più significative della popolazione minorile si registrano soprattutto in piccoli e piccolissimi comuni interni: Rocca Canterano (-55% da 20 minori nel 2012 ai 9 del 2018), Vivaro Romano (da 16 a 9), Vallifreda (da 39 a 26), Canterano (da 67 a 47 minori). Segno che alcuni comuni interni, in particolare quelli nella parte orientale della città metropolitana, si stanno svuotando della popolazione più giovane.

Aggregando i comuni in base alla tipologia delle aree interne, si nota come siano soprattutto i comuni più centrali in termini di servizi, i poli, ad aumentare il numero di bambini e ragazzi. Un dato ovviamente trainato da quello del capoluogo, ma cui contribuiscono anche Anzio (+17,62% di minori) e Tivoli (+6,31%). Crescono in modo significativo anche i comuni cintura e intermedi, mentre calano quasi del 4% i minori nei comuni periferici della città metropolitana.

I comuni che ospitano più giovani rispetto al totale dei residenti si trovano spesso nel quadrante settentrionale della provincia.

20,58% di abitanti con meno di 18 anni a Fiano Romano, contro una media nazionale del 16,2%.

Oltre a Fiano Romano, tra i comuni con almeno 10mila abitanti si segnalano Riano (19,66% di residenti 0-17 anni), Fonte Nuova (19,48%), Formello (19,46%), Capena (19,4%).

Milano

Nella città metropolitana di Milano abitano 530.171 bambini e adolescenti (dato 2018). Rispetto a una popolazione complessiva di 3,2 milioni di persone, i minori di 18 anni costituiscono il 16,39% dei residenti. Un dato leggermente superiore alla media nazionale (16,21%).

La popolazione minorile della città metropolitana negli ultimi anni ha visto un aumento del 7,07%. È la terza provincia con il maggior aumento nello stesso periodo, dopo Parma (+7,59%) e Roma (+7,31%).

La città metropolitana di Milano terza in Italia per aumento dei minori dal 2012.

Scendendo a livello comunale, il capoluogo quasi doppia il dato medio della città metropolitana. I minori a Milano sono aumentati infatti del 13,67%, una crescita in termini assoluti di oltre 25mila bambini e ragazzi dal 2012.

Crescono il capoluogo e alcuni comuni dell'hinterland.

Tra i comuni in cui nel 2012 vivevano almeno 5.000 minori, il capoluogo è secondo per crescita percentuale. L'aumento più consistente a Cernusco sul Naviglio, passata da 5.547 minori a 6.465 (+16,55%). Tassi di crescita consistenti anche in altri comuni dell'hinterland intorno al capoluogo, come Sesto San Giovanni (+12,26%), Abbiategrasso (+9,13%), San Giuliano Milanese (+8,94%), Rozzano (+8,15%), Cinisello Balsamo (+8,1%), Corsico (+7,8%).

Cala invece la popolazione minorile a Buccinasco (-5,13%), Bollate (-3,22%) e Paderno Dugnano (1,45%). Prendendo tutti i comuni (e non solo quelli con almeno 5.000 minori) si sono registrati i cali maggiori in 3 comuni limitrofi nella parte sud-occidentale della provincia: Morimondo (-18,89%), Ozzero (-16,79%), Gudo Visconti (-14,61%). Comuni che hanno visto una drastica riduzione dei minori, mentre i vicini Abbiategrasso e Zelo Surrigone nello stesso periodo sono cresciuti in modo consistente.

+27,03% i minori a Zelo Surrigone tra 2012 e 2018. Il piccolo comune della città metropolitana di Milano è quello con il tasso di crescita più alto.

Nella ex provincia di Milano non ci sono aree interne, ovvero comuni più distanti dai servizi e a maggior rischio di spopolamento. Difatti i comuni di tutte le categorie aumentano, con una prevalenza dei poli (+12,57% tra 2012 e 2018), seguiti dai poli intercomunali (+7,87%). Cresce il numero di bambini e adolescenti anche nei comuni di cintura: +1,95%.

Il dato del comune di Milano (+13,67%) traina la crescita dei comuni polo dell'area metropolitana. Tutti i comuni polo della ex provincia meneghina comunque crescono, seppure a un tasso molto inferiore rispetto al capoluogo: Magenta (+4,54%), Rho (+2,7%), Legnano (+2,21%).

Aumenti generalizzati anche per i poli intercomunali. Questi sono gruppi di comuni limitrofi che, sebbene presi da soli non costituiscano un polo, complessivamente offrono un livello di servizi paragonabile a quello dei centri maggiori. Anche questi vedono tutti la loro popolazione minorile in crescita, tranne Vizzolo Predabissi (-9,31%).

92,9% dei comuni polo e polo intercomunale del milanese hanno visto aumentare il numero di minori tra 2012 e 2018.

Molto diversificata la situazione nelle aree di cintura, ovvero comuni che distano meno di 20 minuti dal polo più vicino. Si tratta di 120 comuni, di cui poco più della metà (66) hanno visto un aumento della popolazione minorile, mentre in 54 è diminuita.

-270 minori a Buccinasco tra 2012 e 2018. In termini assoluti si tratta del calo più importante tra i comuni della città metropolitana di Milano.

Il dato complessivo è comunque di una crescita anche di queste aree, con un +1,95%. Tale tendenza fa sì che in base alla classificazione per aree interne si registri un aumento in tutte le categorie.

Napoli

Nella città metropolitana di Napoli abitano 593.036 bambini e adolescenti. Rispetto a una popolazione complessiva di 3,1 milioni di persone, i minori di 18 anni costituiscono il 19,12% dei residenti. Un dato molto superiore rispetto alla media nazionale del 16,21%, che fa di Napoli la prima provincia in Italia per presenza di minori, poco sopra Bolzano (19,10%).

19,12% di residenti sotto i 18 anni a Napoli: 3 punti in più della media nazionale (16,21%).

Nel sud e a Napoli vivono più minori, ma il loro numero sta calando.

La popolazione della città metropolitana di Napoli è quindi quella con più bambini e adolescenti. Ciò non significa che in questi anni il dato non sia calato. Tra 2012 e 2018 i minori nella ex provincia di Napoli sono calati del 6,53%, passando da 634mila ai 593mila attuali. Un calo del tutto in linea con altre grandi città metropolitane e province del mezzogiorno: Bari (-6,61%), Palermo (-4,19%), Reggio di Calabria (-5,5%).

Questo tendenza al calo si riscontra in quasi tutti i comuni della provincia.

Dei 34 comuni in cui risiedevano almeno 5.000 bambini e adolescenti nel 2012, solo in 2 è cresciuta la popolazione minorile dal 2012 al 2018. Si tratta di due comuni di cintura. Uno è Giugliano in Campania, passato da 26.582 minori nel 2012 a 27.886 nel 2018 (+4,91%). L'altro è San Giuseppe Vesuviano, con un aumento del 1,81% (da 5.956 a 6.064 bambini e adolescenti).

In questo cluster di comuni che avevano almeno 5.000 minori nel 2012, i decrementi maggiori si registrano a Casalnuovo di Napoli (-13,56%), Somma Vesuviana (-11,08%), Casoria (-10,47%), Gragnano (-10,41%).

-19,67% i minori a Calvizzano tra 2012 e 2018. Questo comune della città metropolitana di Napoli ha perso un quinto della sua popolazione minorile negli anni considerati.

Cali più contenuti nei comuni intermedi, distanti tra 20 e 40 minuti dal polo più vicino.

Nella sua ex provincia di Napoli la popolazione minorile ha avuto un calo generalizzato a tutti i tipi di comuni. I comuni polo, in linea con il dato di Napoli (-5,82%), hanno avuto un calo considerevole (-5,9%). Cali ancora più profondi nei poli intercomunali: gruppi di comuni contigui che insieme formano una polarità in termini di servizi. Tra questi spiccano alcuni centri maggiori della provincia, come Torre del Greco (-7,62% di bambini e adolescenti), Afragola (-9,97%) e Acerra (-5,41%). Cali molto più contenuti in due comuni intermedi, Agerola (-2,01%) e Massa Lubrense (-2,35%).

Tutti i comuni periferici hanno perso popolazione minorile, e mediamente nella provincia i cali si attestano al 4,5%. Con una grande variabilità: le flessioni più limitate si registrano a Forio (-0,59%), Anacapri (-1,41%), Procida (-2,54%) e Ischia (-2,93%). Cali più consistenti a Barano d'Ischia (-12,18%), Serrara Fontana (-10,87%) e Casamicciola Terme (-7,4%).

Torino

Nella città metropolitana di Torino abitano 349.513 bambini e adolescenti. Rispetto a una popolazione complessiva di quasi 2,3 milioni di persone, i minori di 18 anni costituiscono il 15,4% dei residenti. Un dato quindi significativamente inferiore alla media nazionale del 16,21%.

Il numero di minori è complessivamente stabile nella città metropolitana di Torino.

La popolazione minorile della città metropolitana negli ultimi anni è diminuita, seppur di poco. Nei 6 anni tra 2012 e 2018 si registra un calo dello 0,52%. Una variazione quasi impercettibile, ma comunque di segno opposto rispetto all'altra grande città metropolitana del centro-nord, Milano. Quest'ultima nello stesso periodo è infatti aumentata di oltre il 7%.

La sostanziale stabilità del numero di minori residenti è frutto di variazioni di segno opposto nei diversi comuni.

La tendenza nella ex provincia di Torino è che nei comuni di area interna, quelli più lontani dai poli, la popolazione minorile è diminuita in modo maggiore. Solo nei comuni polo sono aumentati del 1,75%,  un dato che se letto in termini assoluti appare piuttosto modesto.

+2.004 i minori residenti nel comune di Torino tra 2012 e 2018.

In percentuale, se il capoluogo è cresciuto dell'1,58%, gli aumenti maggiori per i poli si rilevano a Chivasso (+5,04%), Pinerolo (+4,09%) e Moncalieri (+3,26%). Mentre cala l'altro comune polo della città metropolitana, Ivrea (-3,16%).

A Torino aumentano leggermente i minori nei poli, mentre calano in hinterland e aree interne.

Sono soprattutto i comuni cintura e quelli interni (intermedi e periferici) a segnare i cali più consistenti. Per quanto riguarda questi ultimi, si segnalano i cali in comuni totalmente montani come Cuorgnè (-7,66%), Susa (-7,73%), Lanzo Torinese (-8,1%). Ma i cali si registrano anche in alcuni dei maggiori comuni interni non montani: Villafranca Piemonte (-9,44%), Baldissero Torinese (-14,99%), Mathi (-2,99%). Sostanzialmente stabile al contrario un altro comune interno non montano: Favria (+1,08%, passato da da 922 minori nel 2012 a 932 nel 2018).

-5,31% il calo dei minori nei comuni totalmente montani della città metropolitana di Torino tra 2012 e 2018.

La tendenza alla contrazione dell'hinterland si può osservare facilmente osservando l'andamento demografico dei comuni più grandi della ex provincia (in termini di minori). Sono 11 i comuni dove nel 2012 vivevano almeno 5.000 ragazze e ragazzi con meno di 18 anni. Solo 4 hanno aumentato la loro popolazione più giovane: 3 sono poli (Pinerolo, Moncalieri e Torino) e 1 è un polo intercomunale contiguo al capoluogo (Grugliasco).

Tra quelli considerati, i 2 comuni con i cali più significativi sono classificati come cintura: Venaria Reale (-4,93%) e Settimo Torinese (-5,25%). Cali consistenti anche per Nichelino (polo intercomunale), che passa da 8.298 a 7.927 (-4,47%). Più stabili altri due comuni cintura Carmagnola e Chieri, e un altro polo intercomunale, Rivoli. Qui la contrazione dei minori molto meno consistente, essendo inferiore al punto percentuale.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati utilizzati per l'articolo è demo.Istat.

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