Il ruolo degli asili nido per l’occupazione femminile #conibambini

In Italia e in molti altri paesi europei, la situazione occupazionale delle donne con figli è svantaggiata. Uno degli strumenti per migliorarla è rendere più accessibili alle famiglie i servizi educativi per la prima infanzia.

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Il divario occupazionale tra uomo e donna è un problema che riguarda tutti i paesi europei. Una disparità che dipende in gran parte dalla tendenza a far ricadere sulla donna, più che sull’uomo, le responsabilità genitoriali. Rispetto agli uomini, sono molte di più le donne che, una volta diventate madri, si trovano a uscire dal mercato del lavoro per occuparsi dei propri figli a tempo pieno.

Una scelta che spesso è spinta, oltre che da una discriminazione di genere, dalle difficoltà per le famiglie di accedere ai servizi educativi per la prima infanzia. Sia per la carenza di asili nido o altre strutture sul territorio, sia per il costo che in molti casi risulta elevato.

L’impatto della genitorialità sull’occupazione femminile

Nonostante la situazione sia migliorata nel corso degli anni, l’Italia è tra i paesi Ue dove la disparità occupazionale tra padri e madri risulta più alta.

Mentre gli occupati tra gli uomini con figli sono l’84,4%, tra le donne sono il 56,3%, la quota più bassa tra tutti i paesi europei.

Il tasso di occupazione è misurato sulla fascia di popolazione maschile e femminile tra i 20 e i 49 anni di età. È compreso il Regno Unito, anche se non è più un paese membro da febbraio 2020.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Aprile 2020)

In Italia il divario è pari a 28,1 punti percentuali, il più ampio insieme a quello della Grecia. Rispetto alla media Ue di 18,5 punti, si registrano divari occupazionali maggiori anche in altri paesi, perlopiù dell'est Europa. Da notare comunque che in tutti gli stati, il tasso di occupazione degli uomini con figli supera di almeno 8 punti quello delle donne.

Non solo il divario tra padri e madri, ma anche un confronto tra donne con e senza figli conferma l'impatto delle responsabilità genitoriali sulla situazione occupazionale femminile.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Aprile 2020)

In tutti i paesi si presenta un divario, anche se in misura diversa. Differenze più ampie si registrano in Germania (11,1 punti) e in Regno Unito (9,5), mentre in Francia la disparità è più limitata (2,3).

L'Italia presenta quote ampiamente inferiori a quelle degli altri paesi considerati.  Sia per quanto riguarda le donne che non hanno figli, sia per le madri. Ed è interessante osservare come il tasso di occupazione delle donne senza figli nel nostro paese sia inferiore a quello delle donne con figli negli altri principali stati europei.

Una disparità di genere, aggravata dalla carenza di servizi

Abbiamo visto che lo svantaggio delle donne con figli nell'accesso al mondo del lavoro riguarda tutta l'Europa, anche se in misura diversa. Un elemento determinante nell'aggravare la situazione occupazionale delle madri è l'inaccessibilità dei servizi educativi per la prima infanzia. Sia per una carenza di strutture, sia per questioni economiche.

La partecipazione al mercato del lavoro delle madri che hanno figli piccoli dipende, in modo considerevole, dal loro accesso a servizi per la prima infanzia che siano di qualità e ad un costo sostenibile.

Aumentare l’occupazione femminile era infatti l'intento specifico degli obiettivi di Barcellona sull'offerta di asili nido, stabiliti dall'Ue nel 2002.

Ogni stato membro deve garantire un posto in asili nido o servizi per la prima infanzia, ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni. Vai a "Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido"

Osservando i dati, emerge in diversi paesi europei una ricorrenza tra ampio utilizzo di servizi prima infanzia e una minore disparità occupazionale tra padri e madri. Il contrario si verifica in altri territori, dove tale servizio è meno diffuso e i divari di genere sono più ampi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati DG EMPL - Eurostat
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Sono ampie le disparità tra paesi Ue nell'utilizzo degli asili nido.

I bambini sotto i 3 anni che frequentano servizi per la prima infanzia sono una minoranza ristretta in paesi dell'est Europa come Slovacchia e Repubblica Ceca. Gli stessi stati che, nella classifica precedente, presentavano ampi divari occupazionali tra padri e madri.

Allo stesso modo in Danimarca, Svezia e altri stati del nord, dove più della metà dei bimbi tra 0-2 anni frequenta l'asilo nido, le differenze nell'accesso al lavoro risultano più limitate.

L'Italia, che come abbiamo visto prima ha uno dei più ampi divari occupazionali tra donne e uomini con figli (28,1 punti), è al di sotto della media Ue (34%) per utilizzo di servizi prima infanzia, con un quota pari al 28,6%.

Asili nido e occupazione femminile in Italia

In Italia è preoccupante la situazione occupazionale delle donne con figli e carente la diffusione dei servizi educativi per la prima infanzia. Per verificare se tale ricorrenza si riscontra anche all'interno del paese, abbiamo approfondito l'analisi dei due fenomeni a livello regionale.

Per quanto riguarda gli asili nido, Istat ne calcola la copertura in base non al numero di utenti, ma alla disponibilità delle strutture. Tracciando il numero di posti disponibili in un territorio, ogni 100 residenti tra 0-2 anni.

24,7 i posti disponibili in asili nido ogni 100 residenti 0-2 in Italia.

In mancanza di dati regionali sul tasso di occupazione delle madri, abbiamo invece preso come riferimento la percentuale di donne occupate tra i 25 e 34 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

La Campania ha la minor offerta di asili nido, la Sicilia il minor tasso di occupazione femminile.

I dati confermano la ricorrenza vista in precedenza. Le regioni con la maggior offerta di asili nido sono le stesse che presentano alti tassi di occupazione femminile. Si tratta di territori del centro-nord, come Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Toscana.

Al contrario, le grandi regioni del sud registrano situazioni preoccupanti riguardo entrambe le variabili. In particolare Calabria, Sicilia e Campania hanno una copertura di asili nido che non supera il 10% e un tasso di occupazione femminile inferiore al 30%, fatta eccezione per la Campania (31,6%).

La discrepanza tra il sud svantaggiato e il resto del paese emerge anche dal confronto a livello provinciale, con una interessante differenza. Come si vede nella mappa che segue, per quanto riguarda gli asili nido sono le province del centro ad avere i maggiori livelli di offerta. Sono i territori del nord, invece, a presentare le percentuali più alte di donne occupate, tra i 25-34 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

Migliorare l'accesso ai servizi prima infanzia può migliorare la situazione occupazionale delle donne.

L'analisi territoriale conferma quindi quanto abbiamo anticipato all'inizio dell'articolo. C'è una relazione tra la diffusione dei servizi educativi per la prima infanzia e la situazione lavorativa femminile.

È necessario dunque che i paesi, compresa l'Italia, si impegnino ad investire in politiche che aumentino la presenza di asili nido sul territorio e rendano più accessibile il servizio a livello economico. Questo, unito a un miglioramento delle politiche sul congedo parentale dal lavoro, possono essere importanti strumenti per favorire l'accesso delle donne con figli al mondo del lavoro.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli asili nido sono fonte Istat. Non sono disponibili i dati comunali per la Sardegna.

 

Foto credit: Unsplash Jenna Christina - Licenza

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