I fondi del Pnrr per il potenziamento dei trasporti pubblici Ambiente

L’auto è ancora il mezzo predominante e in molti comuni la densità veicolare e il suo potenziale inquinante risultano particolarmente elevati. Incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici è un modo per ridurre l’impatto dei trasporti, e a questo fine il Pnrr ha stanziato 3,6 miliardi di euro.

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Come abbiamo raccontato in una serie di approfondimenti recenti, il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stanziato numerose risorse per interventi riguardanti la mobilità. Tra questi, 1,9 miliardi di euro sono stati destinati all’acquisto di autobus elettrici o a idrogeno nei grandi comuni e 600 milioni al rafforzamento della mobilità ciclistica.

Un’altra componente dei circa 11,5 miliardi di euro destinati a interventi per la mobilità dolce, pari a 3,6 miliardi, è stata stanziata per lo sviluppo del trasporto pubblico di massa  – metropolitane, filobus, tranvie, per ridurre la congestione nei centri urbani più grandi e favorire quindi la transizione verso una modalità di spostamento più ecologica. Ad oggi in Italia è infatti ancora molto elevato l’uso di autovetture private, fortemente inquinanti.

Le automobili in Italia, ancora troppe e eccessivamente inquinanti

Dopo il Lussemburgo, l’Italia è il secondo paese Ue con il maggior numero di auto circolanti in rapporto ai residenti. Parliamo di 663 auto ogni 1.000 abitanti, circa 3 volte quelle presenti in Romania (224), ultima da questo punto di vista.

Negli anni inoltre questa cifra non si è ridotta, anche a fronte della crescente consapevolezza dell’impatto ecologico del traffico veicolare. I trasporti sono infatti uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni nell’ambiente di gas serra, come riporta la European environmental agency (Eea). Le grandi città, maggiormente esposte al traffico, tendono anche a registrare temperature più elevate e un maggiore consumo di suolo. Una serie di fattori che le rendono meno vivibili oltre che ecologicamente più fragili.

Non sono disponibili i dati per il 2017. I dati sono ricavati dal questionario “common questionnaire for transport statistics” sviluppato, in cooperazione, dalla commissione economica per l’Europa e dal forum internazionale dei trasporti presso l’Ocse. Nella definizione di autovettura rientrano tutti i trasporti su strada non leggeri e che allo stesso tempo non abbiano più di 9 posti per i passeggeri (autista incluso). Sono quindi esclusi i ciclomotori e gli autobus, mentre sono compresi i taxi, le auto a noleggio, le ambulanze e le auto della polizia o dei vigili del fuoco.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Giugno 2022)

Dal 2000 al 2019 il numero di auto nel nostro paese è aumentato di 91 unità ogni 1.000 abitanti, passando da 572 a 663. Se poi analizziamo il fenomeno a livello regionale, l'Italia è anche il paese Ue che presenta il divario geografico più ampio, oltre a riportare il dato regionale più alto dell'Unione.

 

1.711 autovetture ogni 1.000 abitanti in Valle d'Aosta (2019).

La Valle d'Aosta è seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (con 1.241 auto ogni 1.000 abitanti) e dalla Provincia Automa di Bolzano, con 932. Mentre all'ultimo posto si trova la Liguria, con 555, ovvero circa un terzo del dato valdostano.

Analizzando i dati relativi a tutti i tipi di veicoli per uso privato e per il trasporto di merci, inclusi quindi anche i motocicli, vediamo che in alcuni centri abitati d'Italia la densità veicolare (ovvero il numero di veicoli in rapporto alla superficie) risulta particolarmente elevata.

I dati sono riferiti ai comuni delle città metropolitane e indicano il totale dei veicoli circolanti adibiti al trasporto di persone o merci (autovetture, motocicli e altri veicoli) in rapporto alla superficie urbanizzata.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Giugno 2022)

Napoli in particolare è il primo comune italiano per numero di veicoli registrati ogni kmq di superficie urbanizzata (7.354). Tra i comuni delle città metropolitane, un dato molto elevato lo riportano anche Milano e Palermo con rispettivamente 6.506 e 6.501 vetture ogni 1.000 abitanti. Mentre la cifra più bassa è quella registrata da Venezia (1.906).

Non è importante soltanto il numero di auto, ma anche il loro potenziale inquinante.

Ma è importante anche quantificare l'impatto ambientale del traffico veicolare. In un approfondimento precedente abbiamo ad esempio parlato della crescita che ha registrato, negli ultimi anni, il mercato delle auto elettriche e ibride. In Italia, in tutti i comuni capoluogo c'è stato un miglioramento nel rapporto tra autovetture ad alto e a basso potenziale inquinante. Le cifre rimangono però elevate ed è soltanto uno, Bologna, il comune italiano in cui le seconde eccedono le prime.

I dati sono riferiti all’indice del potenziale inquinante dei comuni delle città metropolitane. Per calcolarlo, Istat considera come ad alto potenziale inquinante tutte le autovetture da Euro 0 a Euro 3, a medio potenziale inquinante le autovetture alimentate a benzina o gasolio da Euro 4 a Euro 6, a basso potenziale inquinante le autovetture elettriche e tutte le altre a basse emissioni da Euro 4 a Euro 6. L’indicatore è pari a 100 se il numero delle autovetture ad alto potenziale è pari a quello delle autovetture a basso potenziale. Valori superiori a 100 indicano una prevalenza di autovetture ad alto potenziale inquinante, valori inferiori a 100 una prevalenza di autovetture a basso potenziale inquinante.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Giugno 2022)

In particolare a Catania e Napoli l'indice è superiore a 188, indicando un forte sbilanciamento verso le auto ad alto potenziale inquinante - Istat indica con i valori superiori a 100 una maggiore presenza di auto inquinanti e al contrario, con valori inferiori a 100, uno sbilanciamento verso quelle meno inquinanti. In generale il dato risulta più elevato nei comuni meridionali e più basso al nord, soprattutto nella parte orientale.

I fondi del Pnrr per il trasporto pubblico e come sono articolati

Nelle città italiane è quindi considerevole la densità di traffico veicolare, e solo 1 di tutti i comuni capoluogo registra un seppur lieve sbilanciamento a favore delle auto a minore potenziale inquinante. In questo contesto è cruciale garantire un'elevata disponibilità di mezzi pubblici, per scoraggiare il ricorso alle vetture private e migliorare quindi la qualità dell'aria nelle città.

Per questo il piano nazionale di ripresa e resilienza ha introdotto una serie di interventi di sviluppo e potenziamento del trasporto rapido di massa (metropolitane, filobus e tramvie), per un totale di 3,6 miliardi di euro. La misura prevede la realizzazione di 240 km di rete attrezzata per le infrastrutture del trasporto rapido di massa suddivise in metro (11 km), tram (85 km), filovie (120 km), funivie (15 km).

Di questi fondi, oltre un terzo sono stati assegnati alle città metropolitane e ai comuni con più di 100mila abitanti per l’acquisto di autobus e mezzi non inquinanti, mentre 185 milioni sono destinati alla manutenzione straordinaria dei sistemi di trasporto rapido di massa. Nel complesso, 2,2 miliardi sono destinati a nuovi interventi nel settore (di cui 1,2 miliardi al centro-nord e 1 miliardo al sud) e circa 1,4 miliardi per interventi che erano già finanziati a legislazione vigente (dei quali 673 milioni al centro-nord e 726 milioni al sud).

1,3 miliardi di euro, i fondi del Pnrr assegnati alle città metropolitane e ai comuni con più di 100mila abitanti per l’acquisto di autobus e mezzi non inquinanti.

I dati indicano gli interventi per il trasporto rapido di massa, escludendo quindi tutti gli interventi previsti per il potenziamento delle linee ferroviarie regionali. Sono indicati gli importi e se l’intervento è nuovo o già implementato dalla legislazione vigente. Se non indicato altrimenti, i destinatari sono sempre comuni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mims
(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Giugno 2022)

 

Foto: David Salamanca - licenza

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