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Tra i tanti temi di questi giorni, uno dei più caldi è sicuramente quello sull’app che dovrebbe servire a svolgere un monitoraggio puntuale e preciso sulla diffusione del virus nei prossimi mesi. La discussione ha contribuito a far emergere le tante contraddizioni dell’attuale catena di comando. Tra la task force dati incaricata di seguire il processo, quella guidata da Colao che ha contribuito alla decisione finale, il commissario straordinario Arcuri che invece ha firmato l’ordinanza, il parlamento è rimasto a guardare.

Tutti i limiti dell’attuale catena di comando sono emersi nel dibattito sull’app di contact tracing

L’iter decisionale, soprattutto in questo ambito, ha dimostrato apertamente tutti i limiti di questa fase. Come lo stato d’emergenza abbia portato ad un ribaltamento gerarchico e ad un ulteriore ridimensionamento del parlamento. Il rischio è quello che si prendano decisioni che hanno pesanti conseguenze sui diritti dei cittadini senza accountability e trasparenza.

Cos’è successo

Il dibattito sulla necessità di introdurre un’applicazione per il tracciamento dei contatti è uno che ha accompagnato le ultime settimane. Parliamo della possibilità di introdurre un sistema per identificare le persone che potrebbero essere state infettate da un contagiato. Ricostruire quindi la catena di interazioni sociali svolte da un individuo. Una soluzione già introdotta per esempio in paesi come la Corea del Sud, e che a detta di alcuni è una delle principali soluzioni per convivere con il virus nei prossimi mesi.

In Italia la riflessione sul tema è cominciata verso la fine del mese scorso. Il 23 marzo infatti il ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha lanciato una “Fast call“, assieme al ministero dello sviluppo economico e al ministero dell’istruzione. Lo scopo era quello di individuare le migliori soluzioni digitali disponibili relativamente ad app di telemedicina e assistenza domiciliare dei pazienti e a tecnologie e strategie basate sulle tecnologie per il monitoraggio “attivo” del rischio di contagio. Il 31 marzo poi, il ministro Pisano ha costituito la task force dati per l’emergenza Covid19, che tra le altre cose aveva proprio l’obiettivo di valutare le proposte arrivate. Un gruppo di lavoro composto da 74 persone e diviso in 8 sotto gruppi.

Per i membri della task force dati, vengono mostrati gli attuali incarichi in strutture pubbliche e aziende. I dati non sono completi, e sono il risultato di una ricostruzione redazionale di openpolis.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

La task force creata dalla ministra ha valutato le 319 proposte di soluzioni tecnologiche per il monitoraggio e 504 per la telemedicina e ha fornito due analisi relative sia alla valutazione delle applicazioni di contact tracing sia alla privacy. Come poi specificato dal ministero stesso lo scorso 17 aprile:

Nel rispetto della propria autonomia, l’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali ha fornito indicazioni sulla tematica di competenza. Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione e il Ministro della Salute hanno individuato come possibile soluzione tecnologica l’app “Immuni”. Il Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19 ha stipulato il contratto di servizio, a titolo gratuito, su scala nazionale, per il sistema “Immuni”. Il tracciamento dovrà avvenire nel rispetto della normativa nazionale sulla privacy in un quadro di sicurezza e in armonia con la normativa europea e le recenti raccomandazioni della Commissione Europea in materia. Le linee generali dell’attività di ricognizione e valutazione avviata sulle possibilità di tracciamento sono state illustrate dal Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione nell’audizione del 8 aprile 2020 davanti alla Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati

La rendicontazione del ministero evidenzia i numerosi attori che sono stati coinvolti nel processo decisionale. Un tema su cui è intervenuta la commissione europea con delle raccomandazioni sull'approccio da seguire. La decisione finale ha visto anche un coinvolgimento della task force fase 2 presieduta da Vittorio Colao, e costituita dal Giuseppe Conte. L'atto finale poi che ha stipulato il contratto con la società incaricata, la Bending Spoons Spa, è stato firmato il 16 aprile dal commissario straordinario per l'emergenza Covid19 Domenico Arcuri.

Vengono mostrati i legami di nomina e/o appartenenza tra le persone e strutture coinvolte nelle decisioni sull’app di contact tracing.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

E il parlamento?

Come abbiamo avuto modo di raccontare, l'attuale stato di emergenza ha reso la catena di comando complessa e tortuosa. Il caso dell'app di contact tracing ne è un perfetto esempio. I principali protagonisti delle decisioni prese sono stati soggetti nuovi, non eletti e soprattutto non trasparenti. Nell'ordine abbiamo visto un coinvolgimento della task force dati del ministero dell'innovazione, della task force face 2 guidata da Colao, e del commissario straordinario, con la sua relativa struttura, Arcuri.

I principali protagonisti delle decisioni sono strutture create durante l'emergenza, non elette, e per cui non c'è trasparenza e accountability.

Il grande escluso di questo caso specifico, ma come d'altronde è ormai prassi, è il parlamento. L'audizione tenutasi l'8 aprile dal ministro Pisano non può e non deve bastare come coinvolgimento di camera e senato. Uno dei temi che sta emergendo è infatti di natura puramente giuridica. Basta un decreto del presidente del consiglio dei ministri per affrontare una tematica del genere? O è necessaria l'approvazione di una legge da parte del parlamento?

Sul tema si stanno iniziando ad esprimere molti esponenti politici, soprattutto nel Partito democratico. Ma al di là delle posizioni politiche, e delle interpretazioni costituzionali, è evidente che i nodi della questione stanno venendo al pettine.

Chi deve prendere le decisioni

Il dibattito sull'app di contact tracing è complesso, soprattutto per la necessità di bilanciare il diritto alla sicurezza con quello alla privacy. La catena di comando messa in campo per l'emergenza sta coinvolgendo tante strutture, tutte nuove, composte da personalità tecniche. Il mondo della politica non è coinvolto. Riferire in parlamento di iter decisionali che avvengono altrove non vuol dire coinvolgere il parlamento. Il bisogno di un dibattito aperto e condiviso sul tema appare però urgente.

Riferire in parlamento su decisioni prese altrove, non vuol dire coinvolgere il parlamento.

Le questioni sono evidentemente due. La prima riguarda l'aver messo in piedi una catena di comando complessa, contorta e che fondamentalmente non ha responsabilità politiche per le decisioni che prende. La seconda è che proprio queste strutture stanno prendendo decisioni che hanno forti ripercussioni sui diritti dei cittadini, il tutto fuori dagli spazi di abituale rappresentanza democratica che sono predisposti a questo.

Se da un lato il tutto è concesso visto l'attuale stato di emergenza che stiamo vivendo, dall'altro però è giusto raccontare quello che sta avvenendo. Non bisogna mai dimenticare infatti quali sono i presupposti di una sana azione di governo in democrazia: la trasparenza e l'accountability.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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