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Crescono i minori stranieri, ma il calo di natalità riguarda tutti

Nell’ultimo decennio è aumentato il numero di bambini e ragazzi con cittadinanza non italiana (cni). Rispetto al 2012, oggi in Italia vivono oltre 100mila minori stranieri in più. Ma, a dispetto di questo dato, non si è trattato affatto di un aumento continuo e costante.

Per il confronto su serie storica non sono stati inclusi i dati più recenti al 1° gennaio 2019 e 2020. Questi tengono conto dei risultati del censimento permanente della popolazione e pertanto, al momento, non sono confrontabili con le serie storiche precedenti (2012-2018).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

È nel 2014 che il numero di bambini e ragazzi senza cittadinanza italiana nel nostro paese ha superato il milione. Da allora il dato si è stabilizzato e mostra qualche segnale di calo. Una tendenza che, dalla metà dello scorso decennio, appare in linea con quella dei coetanei. Nello stesso periodo il numero totale di minori in Italia è passato da circa 10,1 milioni nel 2014-2015 a 9,8 milioni nel 2018.

Il report completo in pdf

Uno dei motivi della contrazione della popolazione minorile è in primo luogo il calo delle nascite, fenomeno che oggi riguarda sia le famiglie italiane che (in misura minore) quelle straniere. Dal 2008 i nuovi nati registrati in anagrafe sono diminuiti del 27%, passando da quasi 577mila ad appena 420mila. Questa riduzione ha riguardato anche i nuclei dove entrambi i genitori sono stranieri, con una contrazione del 13% nel periodo considerato.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Dicembre 2020)

 

Si tratta di un fenomeno da sottolineare, perché segna un'inversione di tendenza rispetto ad anni più recenti e allontana sempre di più il nostro paese dal ricambio generazionale. Agli inizi del nuovo secolo, la maggiore natalità delle famiglie straniere aveva in parte compensato il crollo delle nascite in quelle italiane: tra 2001 e 2008 il numero di nuovi nati era tornato a crescere.

Poi una serie di fattori hanno portato a un nuovo calo demografico: tra questi sicuramente l'uscita delle classi d'età più numerose dall'età riproduttiva, gli effetti della recessione economica, ma in anni più recenti anche il calo della natalità tra gli stranieri. Il numero medio di figli per le donne non italiane è passato da 2,37 nel 2012 a 1,97 nel 2014, scendendo per la prima volta al di sotto della soglia di 2 e stabilizzandosi su questa cifra (1,98 nel 2019). Una tendenza che si può collegare all'aumento dell'età media anche tra i cittadini stranieri.

A partire dagli anni duemila l’apporto dell’immigrazione, con l’ingresso di popolazione giovane, ha parzialmente contenuto gli effetti del baby-bust [il forte calo della fecondità tra 1976-1995, Ndr]; tuttavia, l’apporto positivo dell’immigrazione sta lentamente perdendo efficacia man mano che invecchia anche il profilo per età della popolazione straniera residente.

La tendenza al calo della natalità per italiani e stranieri, soprattutto se continuerà con questo ritmo, sarà esiziale nei prossimi anni. Dall'impatto complessivo su una società sempre più anziana, a quello sul mercato del lavoro, fino agli effetti negativi su previdenza e conti pubblici del paese.

Opportunità e sfide nel processo di integrazione

Pur con un tasso di natalità in diminuzione, il numero di bambini e ragazzi Cni (con cittadinanza non italiana) è comunque aumentato negli ultimi anni, al contrario di quanto avvenuto per gli altri coetanei.

+15,6% l'aumento dei minori con cittadinanza non italiana tra 2012 e 2018. Nello stesso periodo la popolazione minorile totale è diminuita quasi del 2%.

Una crescita che ha portato sopra il milione i bambini e adolescenti stranieri in Italia.  Ovvero quasi l'11% dei minorenni che vivono nel nostro paese. Cosa comporta il fatto che più di un bambino su 10 venga da una famiglia che ha origini straniere?

Un processo di inclusione ricco di sfide e opportunità.

In primo luogo, per i motivi che abbiamo già visto, costituisce senz'altro un'opportunità. In un paese dove il tasso di natalità è crollato (solo 7 nascite ogni 1.000 abitanti, un dato che ci pone agli ultimi posti in Ue), il bilancio demografico sarebbe stato ancora più disastroso senza queste nascite. Inoltre non vanno dimenticate le opportunità di scambio e di confronto. Entrare in contatto con culture e lingue diverse rappresenta infatti una possibilità di arricchimento dal punto di vista educativo, non solo per i bambini e i ragazzi, ma per l'intera comunità. Allo stesso tempo, simili processi di integrazione pongono tante sfide per le nostre società. Con un'inclusione sociale che diventa certamente più difficile quanto più la condizione economica delle famiglie di origine straniera si allontana dalle altre.

La condizione economica e sociale dei minori stranieri

Il primo vero fattore di disuguaglianza è dato dalla condizione economica e sociale. Nello scorso decennio, tutte le famiglie con figli hanno visto peggiorare la propria situazione in misura maggiore rispetto agli altri nuclei. Di questo hanno fatto le spese soprattutto bambini e ragazzi, il cui tasso di povertà assoluta è aumentato moltissimo, rispetto a quello delle altre classi d'età.

Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Giugno 2020)

Tale tendenza, dopo una crescita molto rapida, sembrava essersi stabilizzata prima della pandemia. La quota di bambini in povertà assoluta era scesa dal 12,6% del 2018 all'11,4% del 2019. Anche tra le famiglie con figli minori l'incidenza della povertà assoluta era passata dall'11,3% al 9,7%. Ma le prime anticipazioni di Istat sui dati 2020 indicano che la nuova crisi seguita al Covid ha vanificato anche questo piccolo miglioramento: si stima che la quota di minori in povertà assoluta sia risalita fino al 13,6%.

In attesa dei dati definitivi, quello che si può già dire è che anche il modesto miglioramento precedente all'emergenza non aveva comunque coinvolto i nuclei dove i genitori sono stranieri.

31,2% delle famiglie con minori composte solo da stranieri si trovano in povertà assoluta, contro una media del 9,7% (dati 2019).

Anche prima della pandemia, l'unica contrazione che Istat ha stimato come statisticamente significativa riguarda infatti i nuclei formati solo da italiani, dove l'incidenza di povertà assoluta è scesa dal 7,7% del 2018 al 6,3% del 2019. Mentre raggiunge una famiglia su 5 tra quelle miste, oltre una su 4 in presenza di almeno uno straniero nel nucleo e poco meno di un terzo tra quelle dove tutti i membri hanno cittadinanza non italiana.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Giugno 2020)

Tra le famiglie straniere con figli, l'incidenza è 3 volte quella media e quasi 5 volte quella dei nuclei composti solo da italiani. Si tratta di un aspetto essenziale nel contrasto alla povertà educativa, perché spesso è proprio la condizione familiare uno dei maggiori ostacoli all'inclusione che la scuola e la comunità educante cercano di realizzare.

In questo senso, anche per bambini e ragazzi stranieri la condizione sociale è legata in modo determinante al territorio di residenza. Anche se la disaggregazione dei dati non consente un approfondimento territoriale per le sole famiglie con figli minori, è sufficiente un confronto tra i tassi di povertà assoluta delle famiglie italiane e straniere per verificarlo.

Se si considera il totale delle famiglie, il 24,4% di quelle straniere è in povertà assoluta contro una media nazionale del 6,4% e del 4,9% tra quelle composte solo da italiani. Un divario quindi di quasi 20 punti.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 16 Giugno 2020)

 

Il centro Italia, mediamente, è l'area del paese con meno famiglie in povertà assoluta (sia italiane che straniere) e anche quella con il divario più basso (12,6 punti percentuali). Distanza che risale sopra i 20 punti al nord e sfiora i 30 punti nel mezzogiorno. Nell'Italia meridionale, ovvero l'area del paese con più famiglie italiane in povertà assoluta, il divario è nonostante questo molto ampio: 28,8 punti.

Negli ultimi anni le famiglie con figli minori sono quelle che hanno pagato di più le crisi economiche recenti, come quella iniziata nel 2008. A maggior ragione è probabile che i ragazzi nati in famiglie straniere soffrano più di altri questa situazione, data la maggiore fragilità di questi nuclei. Ma dove vivono queste famiglie?

Dove vivono i bambini e i ragazzi senza cittadinanza italiana

Tra le regioni la presenza di minori stranieri è maggiore soprattutto nel centro-nord. Superano il 16% dei residenti 0-17 anni in Emilia Romagna e in Lombardia. E in altre 7 regioni superano la media nazionale (10,8%): Toscana (14,5%), Piemonte, Veneto e Liguria (13,7%), Umbria (13,5%), Lazio (12,4%) e Friuli-Venezia Giulia (12,1%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2020)

Le regioni dove la presenza di minori stranieri è più bassa sono invece quelle del mezzogiorno: Calabria (5,9%), Molise (5,0%), Basilicata (4,9%), Sicilia (4,4%), Campania (4,0%), Puglia (3,9%) e Sardegna (3,3%).

9 su 20 le regioni dove la quota non raggiunge il 10% dei minori totali. Con l'eccezione della Valle d'Aosta (7,5%) si trovano tutte nel mezzogiorno.

Approfondendo l'analisi a livello provinciale, sono due le realtà dove la quota di bambini e ragazzi con cittadinanza non italiana supera il 20%. Si tratta della toscana Prato (28,8%) e dell'emiliana Piacenza (22,1%). I minori di origine straniera costituiscono quasi un quinto della popolazione minorile anche in altre province lombarde ed emiliane. In particolare Parma (19,85%), la città metropolitana di Milano (18,99%), Lodi (18,72%), Cremona (18,38%), Mantova (18,32%), Modena (18,24%) e Pavia (17,74%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2020)

Le 3 province con minor presenza di minori stranieri sono concentrate in Sardegna. In particolare Sud Sardegna (1,87%), Oristano (1,91%) e Nuoro (2,18%). Seguono Enna (2,47%), Taranto (2,55%), Brindisi (2,95%) e Palermo (2,99%). Come si osserva dalla mappa, emergono comunque delle differenze interne alle stesse regioni. In Toscana, ad esempio, oltre a Prato (quasi 29% di minori stranieri) si trovano province dove questa quota è inferiore al 10%, come Livorno (9,91%) e Massa-Carrara (9,77%). In Lombardia al dato di Milano e Lodi (vicine al 19%) si contrappone quello di Sondrio (7,27%).

2 le province italiane dove i minori stranieri sono meno del 2% della popolazione minorile: Oristano e Sud Sardegna. Si tratta anche delle 2 province con meno bambini e ragazzi rispetto alla popolazione totale.

A livello comunale, oltre alla prevalenza già emersa nei territori del centro-nord, emerge anche una spaccatura in base alla "centralità" del comune. Nelle città polo, baricentriche in termini di servizi, circa il 13,5% della popolazione minorile è di origine straniera, contro una media nazionale del 10,8%. Quindi è soprattutto nelle città e nei comuni maggiori che la presenza di famiglie straniere tende a concentrarsi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2020)

Nei comuni cintura, l'hinterland delle realtà urbane principali, il dato scende al 9,93%. Per poi calare ulteriormente nelle aree interne: 9,41% nei comuni intermedi (distanti tra 20 e 40 minuti dai poli), 6,6% in quelli periferici (oltre 40 minuti di distanza dal polo più vicino) e 4,76% in quelli ultraperiferici (oltre 75 minuti).

Isolando solo le città maggiori riemerge la prevalenza di quelle settentrionali. Milano è, tra i 10 comuni italiani più popolosi, quello con più bambini e ragazzi stranieri: 23,49% del totale; seguono Torino (21,86%) e Bologna (20,93%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2020)

Al quarto posto Firenze, con il 18% di popolazione minorile con cittadinanza non italiana. Oltre al capoluogo toscano, anche Genova e Roma superano il dato medio nazionale. Al contrario, tutte le maggiori città meridionali si trovano molto al di sotto di questa media: Napoli (4,7%), Catania e Palermo (attorno al 4,2%) e infine Bari (3,8%).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati è demo.Istat.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati demo.Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Gennaio 2020)

Foto credit: Spikeball (Unsplash) - Licenza

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