Partner

Studi internazionali hanno mostrato come gli aiuti nei settori di salute e istruzione possono convincere le persone che non vale la pena di cercare una vita migliore all’estero.

Un aumento dell’aiuto allo sviluppo verso i paesi di origine dei migranti corrisponde a una riduzione delle migrazioni regolari. L’effetto appare particolarmente rilevante quando analizziamo l’aiuto nei cosiddetti settori sociali, ovvero la sanità e l’istruzione.

- Mauro Lanati (Migration Policy Centre - Eui)

Ad oggi però, per ridurre i flussi migratori provenienti dall’Africa, i paesi dell’Unione europea hanno scelto di investire in maniera crescente nel controllo delle frontiere. Spesso questo avviene a scapito dei servizi essenziali: cibo e acqua, salute, istruzione di base. Elementi determinanti per combattere la povertà e le cause profonde delle migrazioni forzate.

Sempre di più i soldi della cooperazione allo sviluppo finanziano attività di controllo delle frontiere in Africa

La più rilevante criticità che la società civile europea ha denunciato negli ultimi mesi è la tendenza generale dell’uso progressivo degli aiuti dell’Unione europea a favore degli interessi nazionali per l’esternalizzazione delle frontiere. Come ha affermato la confederazione di ong Concord, negli ultimi anni la spesa per aiuti in materia di “conflitti, pace e sicurezza”  – che in concreto consiste in finanziamenti alle forze dell’ordine in paesi africani spesso poco democratici – ha superato la crescita di tutte le altre tipologie di aiuto.

Il Trust fund

Questo è avvenuto in particolare attraverso il Trust fund di emergenza per l’Africa istituito nel 2015 al vertice euro-africano de La Valletta.

Con un budget di 4,1 miliardi di euro – provenienti per il 95% da risorse per lo sviluppo – il Trust Fund finanzia progetti di gestione dei flussi migratori in Africa Vai a "Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  "

Dal 2016 infatti il Trust Fund ha utilizzato un’ampia quota delle sue risorse, pari al 35%, per l’attività di controllo delle frontiere. Si tratta di una tendenza che rischia di produrre una distorsione delle finalità dell’aiuto allo sviluppo. L’Italia è il secondo contributore del Trust Fund con 110 milioni di euro. Il nostro paese inoltre ha destinato 232 milioni del Fondo Africa per la cooperazione dell’Italia con i paesi di origine e di transito dei migranti. Le risorse per i due strumenti in parte si sovrappongono.

Da varie parti si sono levate voci critiche sulla mancanza di trasparenza dell'uso dei fondi del Trust Fund e del Fondo Africa. ln particolare - come segnalato dalla Corte dei Conti europea - non risulta essere previsto un sistema di indicatori per la valutazione dell'impatto né dei progetti del Fondo Africa né di quelli del Trust fund.

ll budget europeo

Negli ultimi mesi si è aperta la rinegoziazione del budget europeo per il periodo 2021-2027 (Multiannual financial framework - Mff). Tuttavia è ormai evidente che le trattative sono in una fase di stallo e che le decisioni fondamentali saranno demandate alla prossima legislatura, quando sarà entrato in carica il nuovo parlamento e si formerà una nuova commissione europea.

Nel corso di questo processo le ong europee di sviluppo chiedono alle istituzioni e ai leader europei di salvaguardare natura e finalità dell’aiuto allo sviluppo dell’Unione. In particolare che le risorse allocate per le politiche di sviluppo europee  (89 miliardi) siano coerentemente stanziate per produrre cambiamenti trasformativi e sviluppo sostenibile in linea con le ambizioni dell’Agenda 2030.

In Italia, di fronte all'aumento delle risorse stanziate per il controllo delle frontiere, la società civile chiede che si faccia di tutto per evitare una dannosa scissione tra due politiche di cooperazione allo sviluppo. Una rispondente alle finalità della legge 125/2014 sulla cooperazione internazionale. L’altra volta a utilizzare i fondi di sviluppo per esternalizzare il controllo delle frontiere. Per far sì che la cooperazione allo sviluppo continui a essere strumento di contrasto alle disuguaglianze e di giustizia sociale è necessario distinguere le politiche di cooperazione vere e proprie da quelle di controllo e gestione delle frontiere nei paesi di origine e transito delle rotte migratorie mediterranee.

 

Foto: Oxfam

PROSSIMA PARTE
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.