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Le promesse mancate della legge di bilancio

Un ritorno indietro, è il rischio concreto che si profila con le cifre stanziate dalla nuova legge di bilancio. Per la prima volta dal 2012 si inverte la tendenza di crescita e si prefigura una riduzione delle risorse della cooperazione per il triennio 2019-21. Gli obiettivi indicati solo a settembre con la nota di aggiornamento al Def sono stati clamorosamente disattesi. Il consolidamento della crescita e la forte accelerazione che ci doveva portare a raggiungere il livello dei maggiori paesi donatori si è rivelata alla prova dei fatti solo un miraggio.

L’obiettivo dello 0,30% raggiunto e poi perduto

L’obiettivo intermedio dello 0,30 aps/rnl è stato raggiunto con 3 anni di anticipo, ma rischia ora di essere clamorosamente mancato nel 2020. L’obiettivo non sarà certamente raggiunto se gli stanziamenti per il 2020 resteranno quelli previsti dalla legge di bilancio, producendo un danno alla credibilità del nostro paese in ambito internazionale. Questo soprattutto nei confronti dei popoli e dei paesi dell’Africa e del Mediterraneo, aree cruciali per le sfide dello sviluppo e la pace che l’Italia e l’Europa hanno di fronte.

In questi ultimi anni l’aps italiano è cresciuto in maniera costante, anche se questa crescita è stata fortemente condizionata dai “costi dei rifugiati nel paese donatore”. Sostanzialmente si è trattato di soldi sottratti agli obiettivi veri e propri della cooperazione, a partire dalla lotta alla povertà, e che non hanno mai varcato i confini italiani.

La coerenza e il coordinamento per evitare l’uso improprio dei fondi per la cooperazione

Nonostante la riduzione delle risorse previste dalla legge di bilancio per l’aps, la componente del ministero dell’interno rimane molto elevata anche per i prossimi anni. Oggi, a fronte della forte diminuzione dei flussi migratori, ci si chiede come saranno utilizzate le risorse che progressivamente si renderanno disponibili. Esiste il concreto rischio che, senza una strategia coordinata e coerente, la cooperazione si frammenti, facendo crescere la tendenza a utilizzarla come uno strumento per condizionare i flussi migratori. Pensare di risolvere in questo modo un problema epocale come quello delle migrazioni sarebbe illusorio, oltre che sbagliato, sul piano etico e del rispetto alle leggi internazionali della protezione umanitaria.

Inoltre sulla base dei dati definitivi Ocse-dac, anche nel 2017 si registra una grande differenza “tra il dire e il fare”. Questo risulta evidente confrontando il documento triennale che definisce le priorità del nostro paese con l’effettiva allocazione delle risorse. Così l’impegno a tenere come riferimento strategico l’agenda 2030 dando priorità a temi come la sicurezza alimentare, l’agricoltura e la sanità e l’istruzione di base appare in buona parte disatteso. Anche guardando solo alla componente bilaterale e scontando la sostanziosa parte relativa alle “spese per i rifugiati nel paese donatore”, si registrano miglioramenti insufficienti però a produrre un impatto significativo. Per ottenere una cooperazione realmente aderente ai principi di efficacia è necessario colmare questo divario.

Senza la partecipazione degli attori non decolla il sistema della cooperazione

Sul piano interno permangono difficoltà sul funzionamento degli strumenti di consultazione previsti dalla legge. Il comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (cics), che dovrebbe garantire il coordinamento tra i ministeri in materia di cooperazione, si riunisce molto raramente. Il consiglio nazionale della cooperazione (cncs), che è composto da tutti gli attori (ministeri, organizzazioni della società civile, autorità locali, imprese, università) e dovrebbe svolgere funzioni consultive e di indirizzo del sistema, non è di fatto operativo e nel corso dell’ultimo anno non è stato mai convocato.

L’agenzia per la cooperazione ancora senza una guida

L’ agenzia per la cooperazione (aics) è lo strumento per realizzare la cooperazione sul campo e, dopo tre anni di rodaggio, se pur tra molte difficoltà si era messa in moto. La legge di bilancio però prevede uno stanziamento di risorse “piatto”, senza alcun aumento, prorogando al 2019 l’urgente completamento dell’organico con nuove assunzioni. Purtroppo la valorizzazione di uno strumento che costituiva una delle più importanti novità della legge di riforma del settore non sembra essere una priorità dei decisori politici. Prova ne è il fatto che la carica di direttore dell’agenzia è vacante da quasi un anno. A questo punto si attende la nomina da parte del ministro degli esteri del nuovo direttore dopo che il concorso pubblico si è concluso ormai a settembre.

Inattuato l’impegno per la trasparenza

Il sito open aid dovrebbe permettere di verificare la coerenza tra quanto il decisore pubblico si propone di fare attraverso i documenti di programmazione e quanto viene effettivamente realizzato. Tuttavia a fine 2018 open aid non risulta correttamente aggiornato con i dati del 2017. Inoltre non è possibile al momento controllare a quali paesi e a quali attività sono destinate le risorse e si trovano evidenti incoerenze tra il dataset della sezione open data e le informazioni visualizzate attraverso la piattaforma. Considerando lo stato attuale di difficoltà nel reperire dati aggiornati, rischia di essere perso il progresso fatto con l’avanzamento dal livello “very poor” a “fair” ottenuto dallo Iati (International Aid Transparency Initiative) che ha negli ultimi anni sancito il miglioramento dell’Italia nella condivisione dei dati sulla cooperazione allo sviluppo.

La peer review e le raccomandazioni per un cambiamento di rotta

Fatte queste considerazioni e tenendo presente che quest’anno il Dac (comitato sviluppo dell’Ocse) effettuerà la valutazione periodica sulla cooperazione italiana, la prima dopo l’entrata in vigore della legge di riforma della cooperazione, sarebbe quindi necessaria e urgente una rapida inversione di rotta attraverso:

  • La riprogrammazione delle risorse dell’aps in ambito triennale tale da garantire almeno il raggiungimento dello 0,30% nel 2020.
  • Rafforzare il coordinamento e la coerenza a livello interministeriale nella definizione di una strategia corrispondente a un uso appropriato delle risorse.
  • Garantire che le risorse progressivamente rese disponibili dalla diminuzione dei flussi migratori vengano utilizzate in modo efficace e coerente con gli obiettivi propri della cooperazione e dell’agenda 2030.
  • Definire un quadro di risorse programmate da destinare agli ldcs e garantire la coerenza tra obiettivi dichiarati e risorse effettivamente allocate.
  • Realizzare entro l’anno il completamento della pianta organica dell’agenzia per la cooperazione e procedere in tempi brevissimi alla nomina del nuovo direttore.
  • Garantire il regolare lavoro del consiglio nazionale per la cooperazione e dei gruppi tematici ad esso collegati, assicurando così la partecipazione e il contributo di tutti gli attori al processo di funzionamento del sistema nazionale della cooperazione.
  • Garantire una piattaforma unica dove sia possibile reperire un set di dati completi e aggiornati sulla cooperazione italiana, in modo da permettere agli attori del settore, agli esperti e a un pubblico interessato di accedere a tutti i dati.

 

Foto credit: Oxfam

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