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Una scuola, tante necessità diverse

Così come il diritto all’istruzione, sancito dalla nostra carta costituzionale, è universale, anche la scuola deve essere un luogo pienamente accessibile per tutti.

La capacità di creare percorsi di istruzione realmente inclusivi è infatti un prerequisito indispensabile per valutare l’efficacia dell’intero sistema scolastico. Ciò significa rendere la scuola un luogo accogliente per i tanti ragazzi e ragazze con disabilità o che presentano altri bisogni educativi speciali (Bes).

Il report in formato pdf

Parliamo di una serie di esigenze educative specifiche, con tante radici diverse, tutte meritevoli di attenzione.

3 le aree che compongono i bisogni educativi speciali.

La scuola deve garantire le esigenze educative di tutti.

In primo luogo, le disabilità di tipo fisico, psichico e sensoriale che causano gravi limitazioni e impediscono di svolgere attività abituali, dando diritto all’assistenza prevista dalla legge 104/1992, tra cui l’insegnante di sostegno. Una condizione che alla vigilia della pandemia (anno scolastico 2019/20) riguardava circa 300mila studenti, il 3,5% del totale, in base ai dati pubblicati dall’istituto nazionale di statistica.

Accanto alle disabilità, si annoverano i disturbi evolutivi specifici, tra cui quelli dell’apprendimento, ma anche deficit di linguaggio e della coordinazione motoria. Problematiche che riguardano alunni cui non necessariamente è stata anche certificata una disabilità, in base alla legge 104, ma che comunque possono compromettere il percorso educativo. Possono inoltre presentare un bisogno educativo speciale gli studenti con uno svantaggio educativo di tipo socio-economico, linguistico e culturale, come i minori stranieri o quelli che vengono da situazioni di forte deprivazione sociale.

9% degli studenti ha un bisogno educativo speciale che non rientra tra le disabilità disciplinate dalla legge 104/1992.

Tante situazioni differenti, accomunate da una difficoltà nell’inserimento. Da qui la necessità di disciplinare nel nostro ordinamento, a partire dal 2012, i bisogni educativi speciali. In modo da coordinare meglio gli interventi in ambito scolastico, nella consapevolezza che ciascuna di queste situazioni è a sua volta unica. Per questa ragione è stata prevista la predisposizione di un piano didattico personalizzato per ragazze e ragazzi con bisogni educativi speciali.

Una scelta che, nel caso degli alunni con disabilità, è imprescindibile anche per dare attuazione a quanto previsto dalla stessa legge 104:

L’esercizio del diritto all’educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.

Purtroppo, come è stato riscontrato durante l’emergenza Covid, non sempre questa previsione è stata pienamente adempiuta. Da un lato per le criticità poste in essere dalla didattica a distanza sull’intera popolazione scolastica. Ad esempio per l’impatto delle disuguaglianze digitali sulla possibilità di svolgere la Dad. Dall’altro, per difficoltà specifiche, che hanno portato gli studenti con disabilità a partecipare con minore frequenza alle lezioni a distanza.

Le criticità emerse con la didattica a distanza

La pandemia ha avuto un impatto sicuramente negativo sull’inclusione scolastica delle persone con disabilità e con bisogni educativi speciali. Per gli studenti disabili, e in generale per i minori con Bes, la socialità con adulti e compagni di classe costituisce infatti un aspetto ancora più centrale nel processo di integrazione.

L’emergenza Covid ha posto una serie di sfide all’inclusione degli alunni con Bes.

Didattica a distanza e distanziamento fisico, imposti dall’esigenza di contenere i contagi, hanno reso molto più difficile sia lo sviluppo di relazioni con i coetanei che il supporto degli insegnanti.

Come riportato dagli stessi docenti in una indagine condotta da indire sulle pratiche didattiche durante il lockdown, il primo obiettivo è stato quello di adattare i piani educativi degli alunni con Bes alla nuova situazione. Un intervento segnalato da oltre la metà degli insegnanti delle scuole superiori e da quasi il 60% di quelle primarie e secondarie di I grado.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Indire
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Luglio 2020)

In parallelo, altri interventi rivolti agli studenti Bes sono stati la predisposizione di soluzioni e strumenti digitali per l'inclusione degli alunni con disabilità, l'acquisto di nuovi dispositivi da parte della scuola, il coinvolgimento di figure di supporto e attività di formazione su Dad e inclusione.

59,6% degli insegnanti delle primarie intervistati segnala una rimodulazione dei piani educativi.

Tuttavia, nonostante gli sforzi, nell'emergenza si sono compressi i canali di partecipazione scolastica rivolti ai minori con Bes. Sono alcuni dati a indicarlo con chiarezza. Le rilevazioni di Istat durante il primo lockdown hanno segnalato come più del 23% degli alunni con disabilità non abbiano partecipato alle lezioni in didattica a distanza, a fronte di una media dell'8%. Quota che sale ulteriormente nel mezzogiorno, attestandosi poco sotto il 30%.

29% gli alunni con disabilità del mezzogiorno che non hanno preso parte alla Dad.

E sono ancora gli insegnanti a testimoniare, nell'indagine Invalsi, che il profilo degli esclusi dalle lezioni in emergenza sia coinciso molto spesso con quello di studente Bes. Insieme allo svantaggio socio-economico e al background migratorio, la disabilità è stata un forte limite alla concreta possibilità di accesso alla Dad.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Indire
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Luglio 2020)

L'emergenza Coronavirus ha quindi rappresentato un ostacolo enorme all'inclusione. Tra gli alunni con disabilità, sono oltre 70mila quelli per cui fare didattica a distanza nei mesi del primo lockdown è risultato impossibile, per una serie di motivi. Su tutti, viene addotta la gravità della patologia (27% dei casi). In un caso su 5, sono state citate difficoltà da parte dei familiari nell'attivazione della didattica a distanza. Il terzo motivo più frequente (17%) è un disagio socio-economico della famiglia, che quindi si va a sommare a una situazione di disabilità.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Dicembre 2020)

Nonostante quanto visto in precedenza, con una estesa rimodulazione della didattica in fase emergenziale, nel 6% dei casi viene indicata un'incompatibilità tra il proprio piano educativo per l’inclusione (Pei) e le modalità previste dalla Dad. Seguono la mancanza di dispositivi tecnologici e di ausili didattici specifici per i disabili. Ciò rende evidente come le difficoltà della pandemia, pur presenti per tutti i bambini e ragazzi, siano state ancora più impattanti sugli alunni con disabilità.

Una situazione generalizzata, che ha riproposto lo svantaggio formativo di cui soffrono questi bambini e ragazzi. E che, come approfondiremo, non si esaurisce nella contingenza della crisi Covid.

Le questioni di lungo periodo

Da alcuni anni, l'Italia ha introdotto una serie di interventi e strumenti per garantire l'autonomia e l'inclusione delle persone disabili, a partire dall'ambiente scolastico.

Il diritto all'istruzione è incondizionato: non può essere impedito da una disabilità.

Tra questi, ovviamente la legge 104/1992. La normativa quadro sui diritti delle persone con disabilità, anche sulla scorta di una precedente sentenza della corte costituzionale (215/1987), all'articolo 12 stabilisce chiaramente che l'handicap non può essere un impedimento al diritto all'educazione. Ma il diritto incondizionato di poter frequentare le scuole di ogni ordine e grado si sostanzia anche in altre previsioni legislative. Come la legge 244/2007, che all'articolo 2 (comma 413) prescrive non si possa scendere sotto la quota di almeno un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili. Oppure la legge 18/2009, con cui l'Italia ha ratificato la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

15 anni dall'adozione, nel dicembre 2006, della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'assemblea Onu.

L'emergenza Covid ha posto sfide aggiuntive nella tutela del diritto all'istruzione, e in generale rispetto alla condizione delle persone disabili. Anche per questa ragione nei prossimi anni sarà necessario, come in molti altri ambiti, verificare l'attuazione del Pnrr nei capitoli dedicati a questo tema.

Allo stesso tempo, restano comunque aperte alcune questioni che preesistevano alla pandemia, e che è altrettanto essenziale monitorare. In particolare in termini di accessibilità della scuola, su cui pure sono stati fatti degli sforzi, testimoniati dalla crescita del numero di studentesse e studenti disabili negli ultimi anni. Un incremento, come ricostruito da Istat, attribuibile anche un maggior riconoscimento di alcune patologie rispetto al passato, ma che sicuramente segnala anche lo sforzo del sistema scolastico nel processo di inclusione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Dicembre 2020)

Tuttavia resta ancora lontano il traguardo di una effettiva rimozione dei fattori di disuguaglianza. Ad esempio, a fronte di una convenzione Onu che indica come obiettivo la progressiva identificazione ed eliminazione di tutte le barriere, anche nelle scuole, gli edifici scolastici italiani non sono ancora completamente accessibili.

Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, gli Stati Parti adottano misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti (...) Queste misure, che includono l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità, si applicano, tra l’altro, a (...) edifici, viabilità, trasporti e altre strutture interne ed esterne, comprese scuole (...)

Solo per fare alcuni esempi, nell'anno scolastico 2019/20, meno di un terzo delle scuole è risultato completamente accessibile rispetto alle barriere fisiche e solo il 18,3% dispone di almeno un facilitatore per il superamento delle barriere senso-percettive. Oltre il 40% delle scuole non accessibili lo è anche per l'assenza di ascensore, oppure perché questo non è a norma, così come in più di una scuola non accessibile su 4 i bagni non risultano a norma.

25,8% scuole statali e non statali non accessibili hanno bagni classificati come non a norma per i disabili.

Le barriere architettoniche non sono l'unica questione aperta, ma il loro superamento segnala l'impegno reale per l'integrazione e l'autonomia.

Inoltre, come approfondiremo nei prossimi capitoli, anche su questo tema non mancano le differenze territoriali. Nel mezzogiorno il 49,9% delle scuole è risultato non accessibile per la presenza di barriere fisiche (43,6% nel nord, 45,8% nel centro). Rispetto alle barriere senso-percettive, il 60,2% delle scuole italiane non disponeva di nessun facilitatore (segnali acustici, segnali visivi, percorsi tattici). Quota che sale al 63,6% nelle scuole meridionali e che supera il 70% in Sardegna.

Tali questioni, sebbene non esauriscano affatto il tema molto più complesso della disabilità e dei Bes, per molti versi rappresentano la cartina al tornasole dell'impegno verso l'inclusione di tutti.

Per questa ragione, nel corso del report ci concentreremo su due aspetti legati all'accessibilità delle scuole. Nel prossimo capitolo, approfondiremo la possibilità utilizzo dei locali scolastici per gli studenti con disabilità motoria o sensoriale. In particolare concentrandoci sulle differenze territoriali nell'abbattimento delle barriere architettoniche.

In quello successivo, svilupperemo il tema della stessa raggiungibilità delle scuole per chi è portatore di una disabilità. Rilevando anche su questo versante i molti divari ancora esistenti, tra regioni, province e singoli comuni.

Foto credit: Taylor Wilcox (unsplash) - Licenza

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