verde pubblico Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/verde-pubblico/ Tue, 05 Nov 2024 07:50:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.3 L’accesso dei minori al verde urbano fruibile nelle città italiane https://www.openpolis.it/laccesso-dei-minori-al-verde-urbano-fruibile-nelle-citta-italiane/ Tue, 05 Nov 2024 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=294238 Il verde urbano può comprendere tanti tipi di spazi diversi: non solo parchi e giardini, ma anche aree non accessibili per bambini e ragazzi. Quello effettivamente fruibile rappresenta circa il 60% del totale e la sua disponibilità varia nel paese. Indietro le città del mezzogiorno.

L'articolo L’accesso dei minori al verde urbano fruibile nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>
La disponibilità del verde urbano è uno degli indicatori che meglio di altri segnala quanto una città sia effettivamente a misura di bambino. La presenza di parchi, aree gioco, spazi per fare sport all’aperto è infatti uno dei principali modi per dare concretezza al diritto allo sport e al tempo libero sancito dalla convenzione sui diritti dell’infanzia.

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

L’offerta di verde pubblico inoltre si collega anche ad altre prerogative di bambini e ragazzi. I divari nell’offerta di verde pubblico minano i diritti dei minori sotto molteplici punti di vista: dal principio di non discriminazione – spazi verdi pubblici e inclusivi possono riequilibrare disparità socio-economiche esistenti – al diritto alla salute e a un tenore di vita adeguato.

Abbiamo avuto modo di approfondire come la qualità del verde urbano dipenda da tanti fattori, a partire dalla consistenza del patrimonio arboreo. In questo approfondimento analizziamo invece le differenze tra le città italiane in termini di disponibilità di verde fruibile per minore.

La fruibilità del verde urbano nelle città italiane

Quando si parla di verde urbano, si possono intendere tanti tipi di aree diverse. Vi sono ricompresi parchi e giardini pubblici, che probabilmente sono il primo riferimento che viene in mente. Ma nella definizione di verde in ambito cittadino rientrano anche le aree di arredo urbano, come gli spazi curati di rotatorie o aiuole, gli orti urbani, le aree boschive o di forestazione urbana e anche il verde incolto. Parliamo quindi non solo di spazi fruibili per i cittadini, a partire da bambini e ragazzi, ma anche di aree a “vegetazione spontanea non (…) soggetta a manutenzioni programmate e controlli” (cfr. Istat).

Per perimetrare meglio le analisi è quindi molto più utile riferirsi a quello che l’istituto di statistica censisce come verde urbano fruibile. Vale a dire le aree verdi gestite da enti pubblici e disponibili per i cittadini, come parchi, spazi attrezzati, aree sportive all’aperto, giardini scolastici e altri spazi verdi a disposizione dei cittadini.

338.962.192 i mq di verde fruibile nei capoluoghi italiani.

Parliamo in media del 59,1% del verde urbano censito nel 2022. In rapporto ai bambini e ragazzi residenti, le città capoluogo offrono in media 128,1 metri quadri per ciascun abitante con meno di 18 anni di età. Un rapporto fortemente variabile tra le diverse aree del paese.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: venerdì 24 Maggio 2024)

La quota sfiora i 210 metri quadri pro capite nelle città del nord-est, si attesta sopra i 100 mq in quelle di nord-ovest e centro e scende sotto questa soglia nel mezzogiorno. In particolare sono 77,4 i metri quadri di verde fruibile nel sud continentale; 70,5 nelle città delle isole.

Come varia la disponibilità di verde urbano tra le città

Questa tendenza nazionale trova piena conferma osservando i dati dei singoli capoluoghi. Nel 2022, delle 20 città con maggiore dotazione di verde per minore, ben 17 si trovano nel centro-nord e 10 nello specifico nell’Italia nord-orientale.

Gorizia è quella con più verde fruibile per minore (1.041,8 mq per residente con meno di 18 anni), seguita da Verbania, Monza, Ferrara, Sondrio, Venezia, Modena, Ravenna, Reggio Emilia, Lodi, Pordenone e Ancona. Quelli elencati sono i capoluoghi dove la dotazione pro capite supera i 250 metri quadri per bambino o ragazzo residente.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: venerdì 24 Maggio 2024)

Al contrario, tra i 20 capoluoghi con minore dotazione per minore residente si individuano 16 città del mezzogiorno. Si attestano sotto i 40 metri quadri per minore in particolare i comuni di Barletta, Crotone, Trani, Messina, Andria, Isernia e Catania. Quote poco superiori anche in due città liguri: Imperia (40,9 mq per residente con meno di 18 anni) e Savona (43,4). Da notare come Barletta e Crotone si attestino al di sotto della soglia dei 20 metri quadri per bambino o ragazzo residente.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sui metri quadri di verde fruibile nei comuni capoluogo, raccolti da Istat nell’ambito dei dati ambientali nelle città, sono stati messi in relazione con il numero di residenti con meno di 18 anni nel 2022.

Foto: Kelly Sikkema (Unsplash)Licenza

L'articolo L’accesso dei minori al verde urbano fruibile nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>
L’estensione del patrimonio arboreo, una prerogativa per i minori https://www.openpolis.it/lestensione-del-patrimonio-arboreo-una-prerogativa-per-i-minori/ Tue, 29 Oct 2024 08:05:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=293084 In Italia la legge stabilisce la necessità di piantare un albero per ogni nuovo nato. Un legame simbolico, che però sancisce il diritto dei minori al verde pubblico di qualità. Approfondiamo l'estensione del patrimonio arboreo nelle città italiane rispetto ai bambini e ragazzi residenti.

L'articolo L’estensione del patrimonio arboreo, una prerogativa per i minori proviene da Openpolis.

]]>

Il prossimo 21 novembre si celebra la giornata nazionale degli alberi, ricorrenza istituita con una legge nel 2013 per valorizzare la funzione insostituibile del patrimonio arboreo sotto diversi punti di vista. Dalla prevenzione del dissesto idrogeologico alla riduzione delle emissioni, sono molti gli aspetti che la cura di piante e alberature possono migliorare.

Anche in termini di vivibilità e di miglioramento della qualità dell’aria, specie nelle aree urbane. Per questo nelle città l’ampiezza del patrimonio arboreo, con la presenza alberi nelle aree verdi, è uno dei segnali di un luogo a misura di minore.

La presenza di aree verdi, come abbiamo avuto modo di approfondire in passato, riguarda da vicino i diritti dei bambini. La vivibilità di queste aree è strettamente connessa alla presenza degli alberi, che garantiscono una maggiore qualità degli spazi e dell’ambiente urbano.

Abbiamo approfondito quanti alberi vengono piantati ogni anno nei capoluoghi italiani, anche alla luce di un vincolo legislativo previsto dal 1992 e aggiornato proprio con la legge del 2013 che ha istituito la giornata nazionale. Questa norma prevede che i comuni sopra i 15mila abitanti mettano a dimora un nuovo albero per ogni nuovo nato iscritto in anagrafe. In considerazione di questo legame, promosso anche dal legislatore, abbiamo inoltre ricostruito quanto sia ampio il patrimonio arboreo delle città italiane rispetto ai bambini e ragazzi oggi residenti.

Le piantumazioni di nuovi alberi per le nascite

Dal 1992 una legge dello stato stabilisce che le città provvedano, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato e di ciascun minore adottato, a piantumare un albero nel proprio territorio comunale.

In attuazione degli indirizzi definiti nel piano forestale nazionale, i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti provvedono, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente e di ciascun minore adottato, a porre a dimora un albero nel territorio comunale.

In attuazione di questa norma, i capoluoghi di provincia italiani hanno dichiarato la messa a dimora di 69.029 nuovi alberi nel 2021 e di quasi 80mila nel 2022. Milano, con oltre 21mila alberature piantate in entrambi gli anni, si colloca al vertice della classifica dei capoluoghi, seguita da Torino (31.777 alberi tra 2021 e 2022).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: venerdì 24 Maggio 2024)



L’informazione manca per circa 40 città.

Le città che seguono si posizionano al di sotto della soglia dei 10mila alberi piantati nell’arco del biennio. In particolare al terzo e quarto posto compaiono Padova e Roma, con rispettivamente 9.215 e 5.394 nuove alberature dichiarate. Seguono, con almeno duemila nuovi alberi ciascuna nel biennio, le città di Taranto, Cagliari, Verona, Piacenza, Modena, Siracusa, Reggio-Emilia, Forlì, Firenze e Trento. Tutte le altre si collocano al di sotto di questa soglia, mentre per 41 capoluoghi tale informazione non è disponibile.

Come varia il patrimonio arboreo per minore nelle città

Le città che in valore assoluto registrano la maggiore dotazione di patrimonio arboreo in ambito urbano sono Torino (410.910 alberi), Roma (310.381) e Milano (247.395). Seguono – in base ai dati raccolti dall’istituto di statistica per l’indagine sui dati ambientali nelle città – 3 capoluoghi dell’Emilia Romagna. Modena, con 130mila alberature, Reggio Emilia, con 92mila, e Bologna (85.500).

38,3% delle alberature censite nei capoluoghi si concentra in 4 città: Torino, Roma, Milano e Modena.

In rapporto ai minori residenti, spiccano 4 città con oltre 3 alberi in ambito urbano per abitante sotto i 18 anni. Si tratta di Cosenza (4,8 alberi per minore), Modena (4,5), Torino (3,4) e Reggio Emilia (3,3). Il capoluogo calabrese tuttavia sembra essere un’eccezione tra le città del mezzogiorno, dove la dotazione di patrimonio arboreo per minore appare molto inferiore.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: venerdì 24 Maggio 2024)



I 15 capoluoghi con maggiore dotazione di alberi in area urbana per minore sono in 13 casi del centro-nord. Al contrario, le 15 città dove la disponibilità di patrimonio arboreo per residente con meno di 18 anni è più bassa, in 10 casi si trovano nel mezzogiorno. In particolare non raggiungono gli 0,15 alberi censiti per minore residente le città di Trapani, Messina e Potenza.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sul numero di alberature in ambito urbano nei comuni capoluogo, raccolti da Istat nell’ambito dei dati ambientali nelle città, sono tratti dal catasto delle alberature delle città capoluogo, come richiesto dalla legge 10/2013 e dal decreto 63 del 10 marzo 2020 emanato dal ministero dell’ambiente sui criteri ambientali minimi (Cam). Per ciascun comune, sono stati messi in relazione con il numero di residenti con meno di 18 anni nel 2022.

Foto: Dave Clubb (unsplash)Licenza

L'articolo L’estensione del patrimonio arboreo, una prerogativa per i minori proviene da Openpolis.

]]>
Il patrimonio arboreo nelle città è essenziale per i minori https://www.openpolis.it/il-patrimonio-arboreo-nelle-citta-e-essenziale-per-i-minori/ Tue, 24 Oct 2023 06:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=235729 La presenza di alberi e di aree verdi rappresenta un aspetto centrale per la qualità della vita dei bambini. Approfondiamo la disponibilità di patrimonio arboreo rispetto ai minori nei capoluoghi italiani.

L'articolo Il patrimonio arboreo nelle città è essenziale per i minori proviene da Openpolis.

]]>

Il patrimonio arboreo, così come l’estensione del verde pubblico, sono elementi essenziali per la vita delle città. Anche al netto degli aspetti paesaggistici – gli alberi contribuiscono a delineare la fisionomia di un territorio e la sua stessa identità – vi sono anche altre ragioni, ambientali e sociali.

Specialmente nei maggiori agglomerati urbani, il traffico veicolare, il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo hanno effetti negativi, sia in termini ambientali che di vivibilità. 

La presenza di aree verdi e di un patrimonio arboreo diffuso contribuisce a mitigare tali aspetti, rendendo gli ambienti urbani più vivibili. Anche e soprattutto per bambini e ragazzi, per i quali la possibilità di giocare e passare del tempo all’aria aperta è fondamentale per una crescita sana.

Come abbiamo avuto modo di raccontare, la possibilità di accesso a spazi verdi pubblici di qualità è uno dei fattori che influenzano lo stesso rispetto della convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

La cura degli alberi, nell’interesse dei bambini

Anche per questo motivo, la connessione tra presenza di minori e disponibilità di patrimonio arboreo è stata stabilita da una legge dello stato.

Le legge 113/1992, modificata dalla norma che nel 2013 ha istituito il 21 novembre come «giornata nazionale degli alberi», collega direttamente la nascita di bambine e bambini alla piantumazione di nuove alberature.

In attuazione degli indirizzi definiti nel piano forestale nazionale, i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti provvedono, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente e di ciascun minore adottato, a porre a dimora un albero nel territorio comunale.

In attuazione di questa norma, i capoluoghi di provincia italiani hanno dichiarato la messa a dimora di 80.968 nuovi alberi nel 2020 e di quasi 70mila l’anno successivo.

69.029 i nuovi alberi piantati nelle città capoluogo nel 2021.

La grande maggioranza di queste nuove piantumazioni ha riguardato le aree metropolitane. Quasi il 70% degli alberi di cui è stata dichiarata la messa a dimora nel 2021, pari a 48mila unità, è stata piantata in capoluoghi di città metropolitana. Il restante 30% invece in capoluoghi di provincia.

Quasi due terzi del nuovo patrimonio arboreo ha trovato sede nelle città del nord-ovest. In particolare Milano, con 21.622 alberi piantati nel 2021 e Torino, con 20.832. Il capoluogo lombardo e quello piemontese insieme coprono il 60% delle nuove alberature messe a dimora nel corso di quell’anno.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Al terzo posto Roma con 2.895 piantumazioni dichiarate per il 2021. Seguono Verona, con duemila nuovi alberi, Cagliari (1.690), Reggio Emilia (1.461), Modena (1.413), Forlì (1.200), Monza (1.183) e Trento (1.000). Altri 45 capoluoghi si attestano sotto le mille unità piantate nel corso del 2021, mentre per altri 54 il dato non è disponibile relativamente a quell’anno.

Oltre alle nuove piantumazioni, è però interessante ricostruire la consistenza totale del patrimonio arboreo, comune per comune. Soprattutto in relazione a bambini e ragazzi che abitano in ciascuna città.

Il patrimonio arboreo nelle città italiane

Nei capoluoghi italiani, in media, sono presenti 1,1 alberi per ogni residente con meno di 18 anni. Parliamo infatti di 2.966.307 alberi complessivamente conteggiati nel catasto delle alberature effettuato dalle città, a fronte dei circa 2,7 milioni di bambini e ragazzi che vivono nei capoluoghi.

1,1 alberi per minore residente nelle città italiane.

Sono 6 i capoluoghi di provincia in cui vi sono oltre 2,5 alberi per ciascun minore residente. Al primo posto Modena (7,27 alberi per minore), seguita da Torino (3,24), Reggio Emilia (3,08), Fermo (2,87), Arezzo (2,86) e Ravenna (2,6).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



In quasi un capoluogo su 3 (32%) vi sono oltre 1,4 alberature per minore. Oltre ai 6 comuni già citati – tutti appartenenti all’Italia centro-settentrionale – anche gli altri ai vertici della classifica si trovano nel mezzogiorno solo in una minoranza di casi. Tra questi Cosenza e Oristano (attorno a quota 1,7) e Pescara e Lecce (entrambe a 1,4).

Meno di un albero per minore in 42 città.

In altri 42 capoluoghi sono meno di uno gli alberi presenti per ciascun minore residente. Ovvero il 38% delle città italiane, con una quota molto differenziata tra le aree del paese. Non raggiungono la soglia di un albero per minore oltre il 40% delle città dell’Italia centrale, meridionale e insulare, il 32% delle città del nord-ovest e il 18% di quelle del nord-est. Invece per 13 comuni, di cui 7 del sud e 3 delle isole, l’informazione sul numero di alberi non è risultata disponibile.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sul patrimonio arboreo, raccolti da Istat nell’ambito dei dati ambientali nelle città, sono tratti dal catasto delle alberature delle città capoluogo, come richiesto dalla legge 10/2013 e dal decreto 63 del 10 marzo 2020 emanato dal ministero dell’ambiente sui criteri ambientali minimi (Cam). Per ciascun comune, sono stati messi in relazione con il numero di residenti con meno di 18 anni nel 2021.

Foto: David Brooke Martin (Unsplash) – Licenza

L'articolo Il patrimonio arboreo nelle città è essenziale per i minori proviene da Openpolis.

]]>
L’offerta di giardini scolastici non è omogenea tra le città https://www.openpolis.it/lofferta-di-giardini-scolastici-non-e-omogenea/ Tue, 19 Sep 2023 07:05:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=235829 I giardini scolastici hanno un valore educativo insostituibile, ma oggi la loro diffusione è molto disuguale sul territorio nazionale. Nelle città del sud l'offerta di verde per minore è spesso inferiore alla media.

L'articolo L’offerta di giardini scolastici non è omogenea tra le città proviene da Openpolis.

]]>

Il verde nelle scuole è spesso sottovalutato e, di conseguenza, sottoutilizzato. Si tratta invece di uno strumento importante nelle politiche di contrasto alla povertà educativa.

L’offerta di giardini scolastici non è omogenea sul territorio nazionale. Sono le città del sud ad avere una minore disponibilità di spazi verdi negli istituti.

5,3 i metri quadri per minore di giardini scolastici presenti nelle scuole delle città del sud. Meno della media nazionale (7,9) e la metà del nord (10,6).

In precedenti approfondimenti, abbiamo spesso sottolineato le differenze in termini di opportunità educative tra le aree del paese. Dalle mense scolastiche al tempo pieno, dagli asili nido ai centri di aggregazione, dalle palestre ai trasporti per gli studenti.

A questi si aggiunge il divario sui giardini scolastici, non meno importante. La letteratura internazionale e le linee guida esistenti in materia indicano chiaramente come il verde in ambito scolastico abbia una funzione sociale ed educativa che va molto oltre quella puramente estetica.

Approfondiamo perché sono così importanti per bambini e ragazzi, in quali città sono maggiormente diffusi rispetto ai minori residenti e cosa possono fare le scuole per potenziarne l’utilità, quando presenti.

Uno strumento educativo insostituibile e sottoutilizzato

Nello stilare le linee guida per le future scuole innovative, il gruppo di lavoro nominato dal ministero dell’istruzione ha dedicato un capitolo alla valorizzazione degli spazi dentro e fuori dall’edificio scolastico.

Il documento indica la potenzialità educativa degli spazi verdi di pertinenza delle scuole, osservando come restino ancora sottoutilizzati nel contesto italiano.

L’ambiente esterno è il luogo di elezione per fare esperienza non solo legata al contesto naturale (il contatto con la terra, l’osservazione dei fenomeni meteo, la coltivazione), ma anche come prolungamento degli ambienti interni. Spazi all’aperto dovrebbero essere facilmente accessibili dalle aule, ma anche da laboratori, biblioteche, spazi comuni e di ristorazione, in una sorta di continuità d’uso che ne faciliti l’appropriazione

L’impostazione del gruppo di lavoro, del resto, è coerente con la letteratura internazionale che ormai da anni ha evidenziato il valore educativo dei giardini scolastici.

Nel 2022 Unicef ha pubblicato un documento di lavoro che identifica alcuni aspetti strategici nell’estensione del verde scolastico.

Cortili e spazi verdi delle scuole offrono un luogo ideale per fare educazione ambientale o allo sviluppo sostenibile. Con potenzialità enormi anche di integrare e arricchire la didattica con attività curricolari ed extracurricolari. Ma anche al netto di queste possibilità di valorizzazione, vi sono riscontri che il beneficio potrebbe essere comunque positivo.

Secondo alcuni studi (…) gli studenti delle scuole superiori che dalla propria aula riescono a vedere uno spazio verde ottengono risultati migliori nei test per valutare l’attenzione, mentre i bambini che vivono nelle vicinanze di aree verdi hanno una migliore capacità di affrontare eventi stressanti.

Un contributo ulteriore è quello dato dalla valorizzazione di questi spazi anche per l’utilizzo da parte delle comunità locali. In particolare per la fruizione di famiglie e bambini anche al di fuori dell’orario scolastico. Un ruolo cruciale, specialmente nei territori dove sono carenti spazi verdi curati e dotati di servizi.

I divari nell’offerta di giardini scolastici

Come abbiamo avuto modo di approfondire, sono ampie le distanze tra i capoluoghi italiani in termini di dotazione di verde pubblico.

Questi stessi divari si riscontrano anche nella disponibilità di giardini scolastici rispetto ai bambini e ragazzi residenti. In media sono 7,9 i metri quadri di giardini scolastici per minore nei capoluoghi di provincia italiani. Spiccano le città settentrionali, con in media 10,6 metri quadri per abitante con meno di 18 anni. In particolare quelle del nord-est (12,5), ma anche quelle dell’Italia nord-occidentale superano la media nazionale (9,1).

12,5 i metri quadri per minore di giardini scolastici presenti nelle scuole delle città del nord-est.

Nelle città del centro Italia sono 6,7 i metri quadri per minore, mentre nel mezzogiorno scendono a 5,3. In particolare 6 mq nelle isole e meno di 5 (4,9 mq) nel sud continentale.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Osservando i dati delle singole città, superano i 20 metri quadri di giardini scolastici per minore residente 4 capoluoghi. Verona, prima con 26,5 mq, Carbonia (Sardegna) con 21,4 e le lombarde Como e Brescia, rispettivamente con 20,5 e 20,2.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Sono 3 invece le città dove risulta – in base ai dati del 2021 – meno di un metro quadro di verde scolastico per minore residente. Due siciliane Messina (0,6) e Trapani (0,8) e la pugliese Trani (0,9). Poco sopra la vicina Barletta (1,2) e due capoluoghi liguri, Genova (1,2) e Imperia (1,3).

In un’Italia settentrionale che ha una maggiore densità di giardini scolastici, le città della Liguria – con l’eccezione di La Spezia (8,3) – spiccano per una diffusione molto minore rispetto alla media.

2,3 mq per minore nelle città liguri. Molto meno della media del nord Italia (10,6).

Come valorizzare i giardini scolastici

Differenze così ampie nella dotazione di giardini da parte delle scuole indicano un aspetto di cui gli investimenti in edilizia scolastica dovranno occuparsi, seguendo le raccomandazioni del documento del gruppo di lavoro per le nuove scuole.

Tuttavia la dotazione attuale, quando disponibile, può già oggi essere maggiormente valorizzata. Le scuole, con il supporto delle istituzioni locali e nazionali e delle comunità educanti, possono adottare l’insieme di interventi consigliati dalle linee guida di Unicef.

5 gli interventi consigliati da Unicef per la valorizzazione del verde in scuole e asili.

Il primo punto riguarda la manutenzione del verde scolastico. Conservare, migliorare, creare e mantenere spazi verdi accessibili e sicuri fuori dagli edifici scolastici è ovviamente la condizione imprescindibile. Su questa premessa, è possibile prevedere e aumentare le attività da svolgere all’aperto: dall’educazione ambientale alle normali attività ricreative.

Le ultime due raccomandazioni riguardano il coordinamento da trovare con i soggetti al di fuori della scuola, attivando la rete della comunità educante. In primo luogo, il necessario sostegno economico per la valorizzazione del verde che può arrivare da amministrazioni locali, istituzioni pubbliche e private. In secondo luogo, la collaborazione da ricercare con le comunità locali sia per mantenere gli spazi, sia per farli vivere anche al di fuori dell’orario scolastico.

Si tratta di interventi, in alcuni casi piccoli, in altri più complessi, in grado di potenziare molto le opportunità educative di ragazze e ragazzi. Soprattutto nei territori dove ve ne sono di meno e il verde pubblico è più carente.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.

Foto: Amanda Mills, USCDCP (Pixnio) – Licenza

L'articolo L’offerta di giardini scolastici non è omogenea tra le città proviene da Openpolis.

]]>
Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell’ultimo decennio https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentato-il-verde-fruibile-nelle-citta-nellultimo-decennio/ Tue, 29 Aug 2023 06:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=235743 Tra 2011 e 2021 il verde fruibile nei capoluoghi è cresciuto del 5,7%, con ampie differenze tra i singoli comuni. Un approfondimento, anche alla luce dell'espansione edilizia avvenuta nelle città.

L'articolo Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell’ultimo decennio proviene da Openpolis.

]]>

A partire dal XXI secolo, la popolazione delle città italiane è tornata a crescere, così come è proseguito l’aumento dei residenti nei comuni di hinterland. Tendenze che saranno tutte da verificare nei prossimi anni, anche alla luce del declino demografico del paese. Tuttavia è interessante capire se (e quanto) a questa crescita già consolidata sia corrisposto un aumento del verde pubblico nelle città.

L’offerta di verde fruibile è connessa a una serie di diritti fondamentali dei minori.

Si tratta di un aspetto centrale per il benessere di bambine e bambini, nonché di ragazzi e ragazze. Specialmente nelle aree urbane, dove la disponibilità di spazi verdi ha un impatto diretto sulla qualità della vita, sulla possibilità di giocare e di fare sport all’aperto. Come abbiamo avuto modo di raccontare, dalla presenza e manutenzione di questi spazi dipendono una serie di prerogative tutelate dalla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

Perciò è così importante che nelle città non vi sia carenza del cosiddetto “verde fruibile“. Parliamo di aree verdi gestite da enti pubblici e accessibili ai cittadini, come parchi urbani, aree a verde storico, giardini pubblici e altri spazi verdi disponibili per la fruizione. Per intendersi, non sono comprese le aree boschive o incolte.

Rispetto al 2011, questo tipo di verde è cresciuto in media del 5,7% nei capoluoghi, con ampie differenze tra i singoli comuni, che sono interessanti da approfondire.

La crescita di popolazione nelle città, dal 2000 ad oggi

Negli ultimi vent’anni è tornata ad aumentare la popolazione dei comuni polo, le città baricentriche in termini di servizi sul proprio territorio. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto ai decenni precedenti. Dopo una crescita repentina nell’immediato dopoguerra, a partire dagli anni ’70 e ’80 popolazione delle città si era avviata verso un progressivo calo, a vantaggio di centri minori e comuni dell’hinterland.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati censimento permanente
(consultati: venerdì 3 Marzo 2023)



Dall’inizio del secolo sono tornati a crescere i residenti nelle città principali, una tendenza proseguita anche tra 2011 e 2020. Gli abitanti dei poli in questi anni sono passati da 20,1 a 20,5 milioni. Una crescita che, è bene specificarlo, è di gran lunga più moderata rispetto a quella degli anni ’50 e ’60, oltre ad essere compensata dal progressivo spopolamento delle aree interne.

Soprattutto tutta da verificare nei prossimi anni, alla luce di cambi di stili di vita emersi dopo il Covid (ad esempio il lavoro da remoto), e del declino demografico di un paese che potrebbe contare 5 milioni di italiani in meno nel 2050, specialmente tra bambini e ragazzi.

Il riflesso sull’espansione dei centri abitati

Il ritorno alla crescita delle città e dei loro hinterland nell’ultimo ventennio ha comunque comportato un’espansione edilizia. Gli edifici residenziali costruiti dopo il 2005 raggiungono il picco nei comuni di cintura (in termini mediani, ammonta al 3,5% il costruito di recente costruzione in queste aree di hinterland) e nei comuni polo (qui la mediana supera il 2%).

Queste quote ovviamente variano da città a città. Tra i centri maggiori, ad esempio, spiccano Napoli (4,5% degli edifici residenziali costruiti tra 2005 e la rilevazione al censimento 2011) e Roma (3,9%). Seguono Milano (1,5%) e Bologna (1,2%), mentre tutte le altre città italiane con almeno 300mila abitanti si collocano al di sotto dell’1%.

4,5% gli edifici residenziali nel comune di Napoli costruiti dopo il 2005.

La grande città con più costruito dopo il 2005 è Napoli, quella con la maggiore espansione rispetto agli anni ’90 è Roma.

Un altro parametro per verificare l’espansione delle città è stato elaborato – sempre con i dati del censimento 2011 – nell’ambito degli indicatori per le politiche urbane. Si tratta dell’indice di espansione edilizia ed è il rapporto percentuale tra il numero di abitazioni occupate costruite nell’ultimo decennio nei centri e nei nuclei abitati e il numero di quelle costruite nel decennio precedente. Più è alto, più la città si è espansa negli anni 2000 rispetto a quanto costruito nei ’90.

A differenza della quota di costruito post 2005, questo indicatore va letto con la cautela che risente di quanto edificato nel decennio immediatamente precedente. Se è stato costruito molto negli anni ’90, potrebbe risultare basso anche in presenza di un’espansione importante – ma inferiore – avvenuta nei 2000. Viceversa, se sono poche le abitazioni edificate nei ’90, potrebbe risultare alto anche in presenza di valori relativamente contenuti.

L’andamento di popolazione e abitazioni nelle grandi città italiane

Adottando questo punto di vista comunque, Roma presenta un indice di 5,7%, seguita da Bologna (4,1%) e Milano (3,9%). Si tratta anche delle aree che hanno visto un aumento maggiore di popolazione negli ultimi anni. Tra le grandi città, la capitale è infatti quella la cui popolazione è più aumentata negli anni 2000 (+2,8% tra 2001 e 2011) e la seconda per crescita dei residenti nel decennio successivo (+5,8% tra 2011 e 2020).

+9% gli abitanti a Milano e Roma tra 2001 e 2020.

Milano, che aveva visto una contrazione nei 2000 (-1,1%), ha recuperato completamente negli ultimi 10 anni (aumentando i residenti quasi dell’11% rispetto al 2011 e del 9,4% rispetto agli inizi del secolo). Bologna è l’unica altra grande città in cui gli abitanti sono aumentati di oltre il 5% dal 2001.

Agli ultimi posti per indice di espansione edilizia rilevata al censimento, Catania, Palermo (entrambe al 1,1%) e Genova (0,7%). Tutte hanno visto diminuire la popolazione di oltre il 4% tra 2001 e 2020.

Come è cambiata la disponibilità di verde pubblico

In media, la popolazione residente nelle città capoluogo è cresciuta dell’1,5% dal 2011 e del 2,1% rispetto al 2001. In parallelo anche il verde pubblico in questi comuni è aumentato del 5,7% nell’ultimo decennio.

Tuttavia, a fronte di questi dati medi, non emerge sempre una relazione evidente tra la crescita delle città, come testimoniata dalla variazione di popolazione o dall’incidenza di nuova edilizia residenziale, e la parallela estensione del verde pubblico.

In termini di crescita della popolazione, Parma, Milano, Prato, Latina, Rimini, Roma, Lecce, Bologna e Reggio Emilia sono quelle dove i residenti sono aumentati di oltre il 5% rispetto al 2011. Tutte hanno visto una crescita del verde fruibile, tuttavia la maggior parte – con le sole eccezioni di Milano, Rimini e Bologna – sono al di sotto della crescita media.

+15,2% i metri quadri di verde fruibile a Milano tra 2011 e 2021.

Ad esempio Parma è la città dove sono aumentati di più i residenti (+11,4%). Qui anche il verde è aumentato, sebbene meno della media nazionale (+2,61%). In questo senso vanno però considerati i diversi punti di partenza e di arrivo. A Milano nel 2021 la dotazione di verde fruibile per minore è pari a 119 metri quadri, mentre a Parma sono 229,5 i mq per residente sotto i 18 anni, ai vertici in Italia.

Complessivamente, sono 8 le città in cui il verde fruibile non è cresciuto o è addirittura diminuito. Si tratta di Foggia, Oristano, Aosta, Teramo, Caserta, Reggio Calabria, Chieti (variazione dello 0% del verde fruibile tra 2011 e 2021) e Catania (-0,99%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Con l’eccezione di Teramo, si tratta di città in cui la popolazione è diminuita tra 2001 e 2020. Rispetto alla quota di edifici residenziali costruiti dopo il 2005, il minimo si rileva proprio a Teramo (0,25%) e Catania (0,56%), mentre la quota risulta più elevata nel comune di Caserta (4,27%).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.

Foto: Ivan Stesso (wikimedia)Licenza

L'articolo Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell’ultimo decennio proviene da Openpolis.

]]>
Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/ Wed, 21 Jun 2023 08:25:57 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=237116 Il rapporto finale dell'attività di data journalism e monitoraggio civico del progetto Ripartire, svolta in 5 scuole superiori di tutta Italia tra 2020 e 2023.

L'articolo Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia proviene da Openpolis.

]]>

L’esperienza di Ripartire: non solo dati

Ripartire (rigenerare la partecipazione per innovare la rete) è un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa.

Iniziato nel 2020, ha coinvolto gli studenti di 5 scuole superiori in territori diversi d’Italia. Da città come L’Aquila, Ancona e Pordenone a piccoli comuni come Trebisacce (in provincia di Cosenza) e quartieri periferici come Borghesiana (zona urbanistica del comune di Roma).

Il report in formato pdf

Il progetto consiste in tre anni di formazione in cui ragazze e ragazzi, partecipando a varie attività, hanno modo di sviluppare competenze civiche e sociali e sperimentare metodologie di cittadinanza attiva, nella scuola e nella comunità. Una partnership che ha coinvolto, oltre a Openpolis, partner nazionali tra cui ActionAid e partner locali radicati in ciascuno dei territori.

In questo quadro, Openpolis ha portato avanti con gli studenti l’attività di data journalism e monitoraggio civico. Un percorso che ha previsto diverse fasi.

20 classi coinvolte nel percorso di data journalism e monitoraggio civico con Openpolis.

In primo luogo quella di capire insieme a studenti e insegnanti quali siano i problemi concreti nell’offerta di servizi e opportunità nella loro zona. Dai trasporti alla sanità, dalla condizione dei parchi alla presenza di luoghi di aggregazione, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione delle strade.

Successivamente, quella di scegliere con i ragazzi quali servizi approfondire, selezionandoli in un processo partecipativo che li vedesse direttamente protagonisti. Infine, analizzare e indagare ciascun aspetto attraverso i dati: raccolti, analizzati, interpretati e rappresentati dagli stessi studenti in articoli di data journalism, con mappe, grafici ed esperienze dirette.

Questo percorso ha permesso agli studenti di impratichirsi nell’uso di strumenti digitali e di analisi dei dati, per mappare e approfondire la situazione del loro territorio rispetto all’offerta di servizi. Non solo, unendo alle competenze tecniche la loro specifica prospettiva di riflessione, i ragazzi hanno potuto far emergere nei loro articoli le criticità e le mancanze individuate, con opinioni e informazioni uniche e originali. Portandole all’attenzione della comunità educante e dei decisori a livello locale. L’impegno dei ragazzi è stato cruciale per il raggiungimento di questi obiettivi, così come quello di partner locali e insegnanti, con cui ci siamo confrontati passo dopo passo nel corso di tutta l’attività.

23 i diversi servizi, opportunità e fenomeni indagati dagli alunni in modo trasversale.

Quando i temi scelti dagli studenti erano poco più che titoli di una ricerca, non pensavamo che questo percorso ci avrebbe trasmesso così tanto. Non solo per l’esperienza umana di confrontarsi con ragazze e ragazzi in scuole dislocate lungo l’intera penisola. Ma anche per il momento storico in cui questo progetto si è svolto: nel pieno dell’emergenza Covid.

Lo sguardo degli adolescenti sull’Italia a cavallo della pandemia

Sembra passato un secolo da quando, nel 2019, cominciammo a pianificare insieme agli altri partner il progetto Ripartire. Nel frattempo è trascorso il periodo che, nella storia mondiale recente, ha senza dubbio inciso di più sulla vita delle persone. E in particolare di bambini e ragazzi, compromettendone non solo la quotidianità ma anche le stesse esperienze di crescita.

Dalla possibilità di andare a scuola e frequentare le lezioni in presenza a quella di vedere gli amici nel tempo libero, fino alla fruizione di momenti culturali, sportivi, sociali. Nessun ambito del loro sviluppo personale è stato risparmiato.

Le restrizioni e le chiusure imposte per contenere i contagi hanno costituito una sfida enorme per tutte le attività di Ripartire. Progettate prima dello scoppio della pandemia, hanno infatti preso il via proprio con l’anno scolastico 2020/2021. Da un punto di vista operativo, questo ci ha portato ad adattare gli incontri alle modalità previste dalla didattica a distanza. A livello di contenuti, è diventato necessario impostare il percorso di monitoraggio civico includendo tutti quei cambiamenti drastici in tema di servizi, causati da chiusure, obblighi di distanziamento e altre misure preventive. Parlando di musei, cinema e teatri, molte volte è emerso il tema delle perdite economiche dovute al periodo pandemico. Così come discutendo di parchi e verde urbano, ragazze e ragazzi hanno sottolineato la funzione sociale di queste aree, in un momento in cui stare vicini in spazi chiusi non era possibile.

Oltretutto non si può non sottolineare l’opportunità di entrare in contatto con adolescenti di diverse parti d’Italia, in un momento storico così drammatico. Ragazze e ragazzi accomunati dall’età e spesso uniti dagli stessi interessi e passioni. Nonché dalle preoccupazioni per il futuro, a partire dai timori per il Coronavirus e dall’incertezza sulla fine dell’emergenza. Eppure così differenti per provenienza geografica, contesto sociale di riferimento, esperienze vissute quotidianamente.

Perciò non appare secondario l’interesse per gli oggetti di ricerca di volta in volta individuati dagli studenti, prima ancora di soffermarci – nei prossimi capitoli – sull’esito delle loro analisi.

FONTE: elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Marzo 2023)



Sono molti i temi risultati ricorrenti nelle aree di progetto, in alcuni casi in modo addirittura unanime: è il caso dell’attenzione al trasporto pubblico. Tuttavia, in ciascuna località, gli stessi aspetti sono stati declinati in modo completamente diverso, come approfondiremo nei prossimi capitoli.

Un lavoro collettivo di discussione e analisi

Nel corso di questo report, metteremo in luce – con le chiavi di lettura scelte dai ragazzi e valorizzando il contributo delle loro analisi – le questioni considerate più salienti nelle 5 aree di progetto. Dalla mobilità sostenibile alla disponibilità di aree verdi e di luoghi per fare sport, dall’offerta culturale alla prossimità dei servizi.

Per ciascuno di questi temi, mostreremo quanto emerso dai lavori delle classi in relazione ai singoli territori. Si tratta di un punto di vista inedito, di cui preme sottolineare l’assoluta originalità dato che il lavoro di raccolta e di analisi dei dati – pur supportato da analisti, educatori e insegnanti – è stato condotto e guidato direttamente dai ragazzi, in base ai loro interessi di ricerca.

Come ultimo aspetto, non è irrilevante sottolineare come questa sia stata l’occasione per entrare in contatto con i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la scuola italiana nella sua quotidianità. Dalle classi più reattive, dove tutti gli studenti riescono a lavorare in gruppo in modo affiatato. A quelle più difficili, dove convivono nuclei di studenti “avvantaggiati” con altri compagni che fanno più fatica e devono essere seguiti individualmente.

Il fulcro di questo report è il lavoro di tutte le classi coinvolte nella nostra attività di data journalism e monitoraggio civico, di cui saranno passati in rassegna i lavori più rappresentativi, non necessariamente i migliori. Questo percorso ha infatti avuto nel contributo di tutte e tutti il requisito essenziale. Anche per questa ragione, è stata un’esperienza per noi così straordinaria a livello umano.

Foto: Progetto Ripartire

L'articolo Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia proviene da Openpolis.

]]>
Lo sport come strumento per combattere le discriminazioni https://www.openpolis.it/lo-sport-come-strumento-per-combattere-le-discriminazioni/ Tue, 30 May 2023 07:10:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=235718 L'attività sportiva può essere un veicolo prezioso per trasmettere valori e abbattere discriminazioni. Oggi i minori stranieri praticano sport molto meno dei coetanei, e l’offerta di spazi dove praticarlo è ampiamente differenziata sul territorio.

L'articolo Lo sport come strumento per combattere le discriminazioni proviene da Openpolis.

]]>

La funzione dello sport nella crescita di bambine e bambini, ragazzi e ragazze non coinvolge unicamente il loro sviluppo psicofisico. Un aspetto fondamentale, perché riguarda il diritto alla salute tutelato dalla convenzione sui diritti dell’infanzia, e che tuttavia non esaurisce il ruolo dell’attività sportiva.

Lo sport ha infatti un impatto anche nella crescita sociale ed educativa dei più giovani. Offre un ambiente in cui apprendere, in un contesto di gioco, valori quali il rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni e la squadra, la dedizione personale. Inoltre, rappresenta un momento di aggregazione e di socialità in cui sviluppare la propria personalità e instaurare relazioni con i coetanei e gli adulti.

Aspetti che rendono la pratica sportiva centrale anche nelle politiche di contrasto alle discriminazioni, come quelle di natura etnica e razziale, ancora oggi purtroppo molto presenti. Un potenziale enorme, attualmente compromesso dalla minore partecipazione di bambini e ragazzi di origine straniera alle attività sportive.

L’impatto delle discriminazioni sui minori stranieri

Le ragazze e i ragazzi stranieri subiscono atti di discriminazione e di bullismo più spesso dei coetanei italiani. Del resto il bullismo, come abbiamo avuto modo di raccontare, genera esclusione sociale, perché a farne le spese sono coloro che sono già meno inclusi, per una diversità sociale, fisica, etnica o culturale.

Nelle rilevazioni di Istat sull’integrazione delle seconde generazioni è emerso come siano proprio i ragazzi delle nazionalità che hanno meno contatti con i coetanei italiani a finire più spesso vittime di atti di discriminazione.

(…) i ragazzi che sembrano essere più “esposti” ad episodi di prepotenza e/o comportamenti vessatori da parte dei loro coetanei sono i cinesi, i filippini e gli indiani (con percentuali ben superiori al 50 per cento), le stesse collettività che tendono ad essere più “chiuse” nei confronti dei coetanei italiani.

Per contrastare questi fenomeni è necessario intervenire sull’educazione al rispetto tra persone e culture e sull’abbattimento di pregiudizi e stereotipi. Partendo innanzitutto dalla conoscenza e dal confronto reciproco. Le occasioni di aggregazione offerte dalla pratica sportiva possono aiutare a realizzarli, giorno per giorno.

23,9% gli alunni stranieri che non frequentano i compagni fuori da scuola (14,4% tra gli italiani).

La condivisione e il gioco di squadra che si realizzano nello sport rappresentano un veicolo insostituibile per creare questi momenti di socialità e trasmettere tali valori. Perciò è un problema se i minori stranieri hanno minore accesso alla pratica sportiva, come oggi sembra accadere.

I minori stranieri fanno meno sport dei coetanei

Tra ragazze e ragazzi delle medie, solo il 53% degli studenti stranieri pratica attività sportive al di fuori dall’orario scolastico. Quasi altrettanti (47%) non ne svolgono alcuna, in base ai dati raccolti nell’ambito dell’indagine sull’integrazione delle seconde generazioni. Per avere un termine di paragone, tra i coetanei italiani oltre 3 su 4 fanno sport (75,7%), e meno del 25% non ne pratica nessuno.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat, Indagine sull’integrazione delle seconde generazioni
(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2020)



Il divario è meno ampio, ma comunque consistente nelle scuole superiori. E spesso le disparità nell’accesso allo sport riguardano proprio i giovani meno inclusi, stando ai dati sul bullismo e sulla frequentazione con i compagni visti in precedenza.

I più svantaggiati risultano essere i ragazzi indiani e cinesi, con percentuali intorno al 35 per cento: in particolare, tra le ragazze indiane solo il 16 per cento pratica un’attività sportiva al di fuori dell’orario scolastico.

Inoltre il gap, oltre che per cittadinanza, è anche per genere. I maschi italiani delle scuole secondarie, alla data della rilevazione (2015), praticavano sport nel 76% dei casi, quelli stranieri nel 64,1%. Le ragazze italiane meno dei giovani stranieri (62,3%), quelle straniere addirittura hanno dichiarato di fare sport in poco più di un caso su 3 (35,3%).

Disparità di accesso che possono dipendere da numerosi fattori, dalle discriminazioni di genere alla condizione economica della famiglia. Tanto tra i ragazzi italiani quanto tra gli stranieri la pratica sportiva aumenta al migliorare dello status socio-economico percepito. Senza contare aspetti come l’integrazione della comunità straniera nel contesto territoriale di riferimento, o ancora la stessa diffusione di luoghi per fare sport sul territorio.

L’accesso e la disponibilità di luoghi dove fare sport sul territorio

In media, quasi uno studente straniero delle scuole secondarie su 3 dichiara di non frequentare mai campi o centri sportivi, come luogo di ritrovo al di fuori della scuola. Tra i ragazzi italiani la quota scende a 1 su 4: il 25,6% non frequenta mai strutture sportive nel proprio tempo libero.

In Puglia, Sicilia e Campania, la quota di adolescenti stranieri che non hanno mai accesso a queste strutture supera il 34%; superano la media nazionale anche Lazio (33%), Liguria (32,2%), Toscana e Veneto (entrambe al 31,7%). Mentre livelli più contenuti si registrano nella provincia autonoma di Bolzano (20,5%), in Friuli-Venezia Giulia (26%), in Valle d’Aosta (26,1%) e nella provincia autonoma di Trento (27,10%).

34,9% i ragazzi stranieri che in Puglia non frequentano campi sportivi come luogo di ritrovo.

Un mancato utilizzo che pone una questione di disparità di accesso a questo tipo di strutture. In termini economici, considerato il legame tra la condizione della famiglia e l’abitudine alla pratica sportiva. Ma anche per la stessa disponibilità di luoghi dove fare sport sul territorio.

L’offerta di aree sportive all’aperto ad esempio non è omogenea sull’intero territorio nazionale. Così come nelle zone del paese dove vivono più bambini e ragazzi con cittadinanza non italiana.

Sono 5 i capoluoghi dove oltre il 25% dei minori è straniero: Prato, dove i residenti under-18 senza la cittadinanza italiana sono oltre un terzo del totale (34,3%), Piacenza (29,1%), Brescia (27,8%), Imperia (25,5%) e Milano (25,2%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



In 3 di questi la disponibilità di aree sportive all’aperto, cioè spazi all’aperto con funzione ludica-ricreativa adibiti a campi sportivi, piscine, campi polivalenti o aule verdi, non raggiunge la media nazionale, pari a circa 10 metri quadri per ciascun minore residente nei capoluoghi.

In particolare l’offerta è di 0,9 metri quadri per minore a Milano, di 5,4 mq a Imperia, di 7,1 a Brescia. Mentre si collocano al di sopra della media nazionale Prato (29,7 metri quadri per residente tra 0 e 17 anni) e Piacenza (42,9).

Disparità su cui intervenire quindi anche per una ragione ulteriore. Anche la disponibilità di spazi dove fare sport può costituire uno strumento prezioso nelle politiche di inclusione.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.

Foto:  Allison Shelley (EDUimages)Licenza

L'articolo Lo sport come strumento per combattere le discriminazioni proviene da Openpolis.

]]>
La disponibilità di verde pubblico nelle città italiane https://www.openpolis.it/la-disponibilita-di-verde-pubblico-nelle-citta-italiane/ Fri, 21 Apr 2023 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=243895 Ogni anno l'istituto di statistica rileva la presenza di verde nei capoluoghi del paese. A riportare la maggiore incidenza sono quelli del nord-est, che è la zona maggiormente esposta all'inquinamento.

L'articolo La disponibilità di verde pubblico nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>

La disponibilità di aree verdi è un fattore fondamentale per la qualità della vita negli ambienti urbani. Non soltanto per il loro valore paesaggistico, estetico e di luogo di ritrovo e socializzazione. Le città presentano infatti alcune caratteristiche che contribuiscono ad aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici. Per esempio il traffico veicolare e il consumo di suolo, che inaspriscono ulteriormente il processo di innalzamento delle temperature. Il verde urbano riesce a mitigare tali effetti negativi, rendendo gli ambienti urbani più vivibili.

Verde urbano: il ruolo degli alberi

Secondo la classificazione elaborata da Istat, rientrano nella categoria di verde urbano le ville e i giardini storici, i grandi parchi e il cosiddetto verde attrezzato (ovvero i giardini e le piccole aree dotate di impianti per i bambini). Ma anche le aree di arredo urbano come le aiuole, le rotonde e gli spartitraffico, i giardini scolastici, gli orti urbani e botanici, le aree sportive pubbliche all’aperto, le aree boschive, i cimiteri e il verde incolto.

Le foglie degli alberi assorbono Co2 e producono ossigeno.

Gli alberi sono particolarmente importanti per contrastare il cambiamento climatico. Tramite le foglie infatti essi riescono a trattenere il particolato e neutralizzare gli effetti delle sostanze inquinanti, oltre a generare ombra che aiuta a gestire l’innalzamento delle temperature. Il fogliame inoltre è capace di assorbire l’anidride carbonica e di produrre ossigeno, con un effetto diretto sull’inquinamento.

Analizziamo dunque quanti sono gli alberi a disposizione nei centri urbani del nostro paese stando all’ultimo aggiornamento Istat.

16,9 alberi ogni 100 abitanti in media nei comuni capoluogo di provincia e di città metropolitana nel 2021.

Questa è una media che riflette una situazione fortemente diversificata, con città più e meno coperte da aree alberate.

I dati provengono dal catasto delle alberature dei capoluoghi di provincia e di città metropolitana, realizzato da Istat. Sono aggiornati al 31 dicembre 2021 e fanno riferimento al numero di alberi in rapporto alla popolazione residente. Non sono disponibili i dati di Belluno, Rovigo, Pesaro, L’Aquila, Teramo, Campobasso, Caserta, Benevento, Trani, Vibo Valentia, Agrigento e Carbonia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Sono entrambe in Emilia-Romagna le due città con la maggiore disponibilità di alberi in rapporto alla popolazione residente. Si tratta di Modena (115 ogni 100 abitanti, l’unico centro urbano in cui il numero di alberi supera il numero di residenti) e Reggio Emilia (52).

In generale, la maggiore incidenza si rileva nel nord-est del paese, dove il numero di alberi sale a 28,4 ogni 100 abitanti. Segue il nord-ovest con 23,4. Distante il centro con 13 alberi ogni 100 residenti e ancora più bassi i dati del sud e delle isole, rispettivamente pari a 8,9 e 3,9. I capoluoghi del nord tuttavia si trovano in zone maggiormente industrializzate e quindi inquinate. A maggior ragione, disporre di aree verdi per queste città è importante.

L’incidenza delle aree verdi nei centri urbani

Un altro indicatore importante per valutare la disponibilità di aree verdi è la loro incidenza a livello di estensione. Istat raccoglie tale dato, sia rispetto all’estensione del terreno del capoluogo in questione che in rapporto agli abitanti.

Anche in questo caso le cifre più elevate si registrano nel nord del paese (5,3% del territorio). Incidono in misura significativamente minore al centro (2,5%) e nel mezzogiorno (1,5%). Lo stesso vale per la disponibilità per abitante, che al nord sfiora i 42 metri quadri (con un record pari a 63,2 nel nord-est). Mentre non arriva a 30 mq al centro (27,4) né nel mezzogiorno (23,8).

32,5 mq per abitante, la disponibilità media di aree verdi nei centri urbani (2021).

Analizziamo quindi i dati relativi ai capoluoghi di città metropolitana.

I dati si riferiscono alla densità di verde urbano, come incidenza sul territorio comunale e in rapporto alla popolazione (come metri quadri per abitante).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Trieste è il capoluogo di città metropolitana con la maggiore disponibilità di verde urbano (62,4 mq per abitante), seguita da Venezia (43,6 mq) e Reggio di Calabria (37). Agli ultimi posti Messina e Bari con estensioni inferiori ai 10 mq.

Per quanto riguarda invece la copertura del territorio, il dato più elevato lo riporta Torino (15,5%), seguita, anche in questo caso, da Trieste (14,6%). A Messina la quota è inferiore all’1%.

Milano infine spicca come il comune dove la densità di verde urbano è maggiormente aumentata tra il 2011 e il 2021: + 1,8 punti percentuali (da 12% a 13,8%). Si tratta dell’unico comune capoluogo in cui l’aumento ha superato il punto percentuale.

Mentre nove centri urbani hanno perso mq per persona di verde pubblico. In particolare Bolzano (-7,9 mq per persona tra il 2011 e il 2021), Trento (-7,2) e Parma (-6,4). Si tratta comunque di 3 dei 20 comuni con l’estensione di verde maggiore.

Foto: Gianni Bellonilicenza

L'articolo La disponibilità di verde pubblico nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>
L’impegno dei giovani per l’ambiente e gli spazi verdi nelle città https://www.openpolis.it/limpegno-dei-giovani-per-lambiente-e-gli-spazi-verdi-nelle-citta/ Tue, 18 Apr 2023 07:20:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=224884 I giovani italiani sono tra i più preoccupati per l'ambiente. La cura del verde urbano può dare un contributo fondamentale in questo senso, ma restano divari nella sua disponibilità. Nelle città del mezzogiorno i metri quadri per minore residente sono molti meno della media nazionale.

L'articolo L’impegno dei giovani per l’ambiente e gli spazi verdi nelle città proviene da Openpolis.

]]>
Rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, da alcuni anni i più giovani mostrano una maggiore sensibilità verso l’ambiente e la sostenibilità.

Si tratta di un fenomeno emerso a livello internazionale, messo in evidenza dalle manifestazioni dei Fridays for future, che si riscontra anche nel nostro paese. Una delle ultime indagini promosse dal parlamento europeo attraverso Eurobarometro ha indicato come la questione ambientale rimanga una delle priorità principali per le nuove generazioni.

Il 51% dei giovani europei tra 15 e 24 anni si dichiara molto preoccupato per il cambiamento climatico, contro il 45% nelle altre fasce d’età. Per l’Italia il divario generazionale è ancora più ampio: quasi 2 ragazzi su 3 sono molto preoccupati per il clima, a fronte di una media del 53% nella popolazione complessiva.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurobarometro
(pubblicati: martedì 17 Gennaio 2023)



Questa tendenza ha portato a una maggiore mobilitazione dei più giovani sui temi della tutela dell’ambiente. Come abbiamo avuto modo di raccontare, sono soprattutto ragazze e ragazzi a partecipare ad associazioni ecologiche o per i diritti, in una percentuale sensibilmente crescente rispetto al passato.

Inquinamento e qualità dell’ambiente nelle città

In particolare preoccupano le prospettive di lungo periodo, a maggior ragione per i più giovani. Le previsioni degli esperti indicano che entro la fine di questo secolo la temperatura potrebbe aumentare di oltre 1,5 gradi centigradi.

2100 entro quell’anno l’aumento medio del livello del mare potrebbe oscillare tra i 40 e i 63 cm, in conseguenza dello scioglimento dei ghiacci.

Tuttavia le conseguenze delle emissioni di co2 sono visibili anche nel breve periodo. Nell’indagine Istat sulla vita quotidiana delle famiglie del 2021, il 9,1% dei nuclei ha dichiarato che nella zona in cui vive l’inquinamento dell’aria è un problema molto impattante.

L’inquinamento è un problema soprattutto nelle città, anche nel sud.

La quota incide in modo variabile sul territorio, anche in relazione al fatto che nella pianura padana si trova una delle aree più inquinate d’Italia e d’Europa. E infatti la quota di famiglie che dichiarano molto problematico l’inquinamento dell’aria raggiunge il 12,5% in Lombardia. Tuttavia la regione con più famiglie che dichiarano questo problema è la Campania: 13,7% dei nuclei. Seguono Lombardia, Lazio (11,7%) e Sicilia (10,4%).

Il fenomeno appare problematico soprattutto nelle città: l’11,7% dei nuclei residenti nei comuni con più di 50mila abitanti dichiara criticità nella qualità percepita dell’aria. Addirittura la quota sfiora una famiglia su 5 nei centri di area metropolitana.

19% delle famiglie che vivono nei centri delle aree metropolitane dichiarano gravi problemi di inquinamento dell’aria.

Il ruolo del verde urbano nella tutela dell’ambiente

Per mitigare tali problematiche, è importante anche la presenza e la cura di aree verdi in ambito urbano. Le aree verdi hanno un ruolo centrale nella mitigazione di tali problematiche, maggiormente impattanti negli agglomerati urbani.

Ad esempio, la presenza di verde contribuisce all’abbassamento della presenza di polveri sottili nell’aria, attenua l’inquinamento acustico, contrasta l’innalzamento delle temperature, aumenta la permeabilità del suolo, senza contare l’impatto sull’ecosistema e la biodiversità in ambito urbano.

In questo senso, le amministrazioni comunali hanno un ruolo da non sottovalutare. Nell’ultima rilevazione sulla qualità ambientale delle città, Istat ha censito i capoluoghi in cui le amministrazioni hanno promosso iniziative di manutenzione degli spazi verdi da parte di cittadini o associazioni.

75 su 109 le città che hanno promosso iniziative locali per la manutenzione del verde urbano nel 2021.

Nel 2021 sono state 75 le amministrazioni comunali che hanno previsto questo tipo di iniziative, in crescita rispetto alle 69 del 2020. Parliamo quindi di poco meno del 70% dei capoluoghi di provincia italiani, una quota che sfiora l’82% nel centro Italia, il 77% nel nord-est e si attesta al 68% nel nord-ovest. Mentre nel sud e nelle isole circa il 57% delle città capoluogo ha previsto questo tipo di interventi.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Marzo 2023)



In aggiunta a questo aspetto, anche la dotazione di verde pubblico appare inferiore nelle città del sud, specialmente in rapporto ai bambini e ragazzi residenti. Si tratta di una questione che abbiamo avuto modo di approfondire in passato e che trova conferma nei nuovi dati rilasciati quest’anno, relativi al 2021.

L’offerta di verde fruibile rispetto ai minori residenti

Se si considera il complesso delle aree verdi gestite da enti pubblici e disponibili per l’accesso ai cittadini, le città italiane dispongono di oltre 342 milioni di metri quadri di verde urbano fruibile. Includendo in questa categoria parchi urbani, aree a verde storico, giardini pubblici e altri spazi verdi disponibili per la fruizione, ma non il verde incolto o le aree boschive.

Rispetto ai quasi 2,7 milioni di residenti con meno di 18 anni nei capoluoghi si tratta di circa 128 metri quadri per minore. Come era già emerso per le aree sportive all’aperto, le città del nord-est primeggiano nell’offerta di verde fruibile rispetto ai minori residenti: 218 metri quadri per ogni abitante con meno di 18 anni. Seguono quelle del nord-ovest (136,9 mq) e del centro Italia (123,5 mq), mentre i capoluoghi del mezzogiorno si attestano poco sopra i 70 metri quadri per ciascun bambino o ragazzo.

Tale tendenza emerge chiaramente osservando i dati città per città. Ai primi posti spiccano due comuni del Friuli-Venezia Giulia: Gorizia, con oltre 1.000 mq di verde fruibile per minore, e Pordenone (705,3 mq). Seguono altre città settentrionali. Nell’ordine Verbania, Monza, Ferrara, Reggio Emilia, Sondrio, tutte con oltre 300 metri quadri per ciascun bambino residente.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



La dotazione di verde fruibile rispetto ai minori residenti appare invece molto inferiore in altre realtà, del sud e non solo. Non raggiungono i 50 metri quadri per minore Catania (47,3 mq), Genova (46,1), Imperia (43,1), Taranto (42,8), Trapani (39,3), Andria (37,2), Isernia (35,7), Messina (31,5), Trani (30,3), Crotone (19,3) e Barletta (15). Undici città, di cui 9 del mezzogiorno.

Queste disparità nell’offerta di verde pubblico rispecchiano quelle nella partecipazione di cittadini e associazioni alla manutenzione e alla cura degli spazi verdi, come rilevato in precedenza. Divari su cui intervenire, tanto per la tutela dell’ambiente nelle città, quanto per quella dei diritti di bambini e ragazzi che vi abitano.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.

Foto:  Allison Shelley (EDUimages)Licenza

L'articolo L’impegno dei giovani per l’ambiente e gli spazi verdi nelle città proviene da Openpolis.

]]>
La disponibilità per i minori di luoghi dove fare sport dopo il Covid https://www.openpolis.it/la-disponibilita-per-i-minori-di-luoghi-dove-fare-sport-dopo-il-covid/ Tue, 04 Apr 2023 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=224880 Con l'emergenza Covid è aumentata la quota di minori sedentari, in controtendenza con il resto della popolazione. Approfondiamo l'offerta di spazi dove fare sport all'aperto nelle città italiane, rispetto ai bambini e ragazzi residenti.

L'articolo La disponibilità per i minori di luoghi dove fare sport dopo il Covid proviene da Openpolis.

]]>

Con la pandemia, è aumentata la quota di bambini e ragazzi che nel tempo libero non praticano sport né svolgono attività fisica. In particolare in alcune fasce d’età. Nel 2019 erano sedentari il 18,5% dei bambini tra 6 e 10 anni. Nel 2021 sono saliti al 24,9%.

1 su 4 bambini tra 6 e 10 anni che non fanno sport nel 2021.

Tra 11 e 14 anni sono cresciuti dal 15,7% al 21,3%: quasi 6 punti percentuali in più. Per gli adolescenti tra 15 e 17 anni la variazione è stata molto più contenuta (dal 18,8% al 19,9%, +1,1 punti), mentre tra i bambini di 3-5 anni la crescita è stata di ben 5,4 punti, passando dal 42,8 al 48,2%.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(consultati: mercoledì 1 Marzo 2023)



Mediamente, nonostante il calo post-pandemia, i minori restano la fascia d’età più attiva negli sport. Con l’eccezione dei bambini più piccoli, i sedentari sono infatti molto più frequenti nella popolazione media rispetto a quella giovanile.

Dopo la pandemia sono diminuiti i sedentari, ma tra i minori dove aumentano.

Tuttavia, mentre tra bambini e ragazzi aumentano coloro che non praticano sport, tra gli adulti la quota di sedentari al contrario è diminuita con la pandemia.

Il calo più significativo si registra nella fascia 25-34 anni, passati dal 28,1% di sedentari al 22,8% (-5,3 punti percentuali), seguiti dagli over 55 con una riduzione di oltre 4 punti. Ma le persone che non fanno sport sono diminuite anche nelle altre fasce d’eta: quella tra 35-44 anni (-2 punti), tra 45-54 anni (-3,4 punti) e tra gli over 65 (-2 punti).

Si tratta di un segnale nitido che gli effetti dell’emergenza sono stati asimmetrici tra le generazioni. I più giovani ne hanno risentito maggiormente, anche in termini di accesso allo sport. Diventa perciò essenziale valutare la disponibilità sul territorio nazionale di luoghi dove praticarlo.

Perché l’offerta di luoghi per fare sport all’aperto è cruciale

La disponibilità di luoghi dove fare sport all’aperto, dai campetti alle aree sportive, è un fattore cruciale della qualità della vita. Soprattutto per bambini e ragazzi, e a maggior ragione nelle città.

Il diritto al gioco e al tempo libero, prerogativa prevista dalla convenzione sui diritti dell’infanzia, è infatti anche uno di quelli più qualificanti. Come stabilito dall’articolo 31 della convenzione, gli stati devono riconoscere il diritto ad attività ricreative proprie dell’età del minore. Queste, sebbene possano svolgersi in qualsiasi contesto, hanno bisogno di strutture e spazi specifici per poter essere svolte pienamente.

I bambini riescono a giocare ovunque: nei luoghi adibiti al gioco, a scuola, a casa; sia nei paesi sviluppati, che in quelli più poveri.

Le aree verdi, come sottolineato in un recente studio promosso da Unicef, rispondono proprio a questa esigenza. Forniscono uno spazio dove fare attività sportiva sia in modo strutturato, quanto in modo libero, sviluppando il gioco immaginativo.

Tra questi, in particolare le aree sportive all’aperto. Luoghi come campetti, aree di pertinenza di centri sportivi, aule verdi e altri spazi che consentono attività ricreative o ludiche. La disponibilità di tali spazi, anche in relazione ai minori residenti, rappresenta un indicatore effettivo della possibilità per bambini e ragazzi di fare sport all’aperto.

I divari nella disponibilità di aree sportive all’aperto in Italia

Nelle città italiane, le aree per fare sport all’aperto coprono oltre 26 milioni di metri quadri. In rapporto ai quasi 2,7 milioni di residenti con meno di 18 anni nei capoluoghi si tratta di poco meno di 10 metri quadri per minore.

Nei capoluoghi del nord-est si raggiunge la cifra più elevata: 23,8 metri quadri per minore. Quelli del centro Italia e del nord-ovest si attestano al di sotto della media nazionale, rispettivamente con 7,5 e 7,6 metri quadri. 

Molto più lontane le città del sud continentale (5,4) e delle isole (5,2). Queste presentano un dato medio che è quasi la metà di quello rilevato a livello nazionale, molto distanti dagli standard raggiunti dai capoluoghi dell’Italia nord-orientale.

5,2 mq di aree sportive per minore nelle città delle isole. In quelle del nord-est sono quasi 24.

Una simile disparità è particolarmente allarmante se si considera che è proprio nel mezzogiorno che, anche prima della pandemia, si registravano i livelli più bassi di attività sportiva tra bambini e ragazzi.

Come varia l’offerta di aree sportive tra le città italiane

Approfondendo a livello comunale, trova piena conferma il primato delle città del nord-est nell’offrire luoghi dove fare sport.

Sono 10 i capoluoghi che superano i 40 metri quadri di aree sportive all’aperto per minore. Quasi tutti si trovano nel nord-est con l’eccezione di Rieti, Oristano e Cremona.

Questa città della Lombardia sfiora addirittura i 70 metri quadri per minore residente; Ferrara si attesta poco sotto con 66 mq. Seguono Oristano (al terzo posto, con 62,4 mq), Pordenone (59,8), Rovigo (49,2), Ravenna (46,6), Parma (43,1), Piacenza (42,9), Rieti (40,4) e Belluno (40,2).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)



Sono stati rilevati meno di 2 metri quadri per minore in 23 capoluoghi. Tredici di questi si trovano nel mezzogiorno, di cui 10 nel sud continentale e 3 nelle isole. Si tratta di Trani, Campobasso, Lecce, Pescara, Isernia, Crotone, Matera, Barletta, Reggio Calabria, Salerno, Catania, Sassari e Siracusa.

Vi sono poi 6 città del centro (Livorno, Roma, Viterbo, Frosinone, Pesaro, Ascoli Piceno) e 4 del nord (Genova, Novara, Bologna e Milano).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.

Foto: Antonio Trogu (Flickr) – Licenza

L'articolo La disponibilità per i minori di luoghi dove fare sport dopo il Covid proviene da Openpolis.

]]>