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	<title>Cultura del dato Archivi - Openpolis</title>
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	<link>https://www.openpolis.it/category/cultura-del-dato/</link>
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	<lastBuildDate>Tue, 31 May 2022 13:52:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Gli open data del governo sul Pnrr, un passo avanti ma ancora non basta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-open-data-del-governo-sul-pnrr-un-passo-avanti-ma-ancora-non-basta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 07:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=193418</guid>

					<description><![CDATA[<p>Grazie al nostro impulso nelle ultime settimane il governo ha pubblicato nuovi dati sul Pnrr. Si tratta certamente di un passo avanti ma resta ancora molto da fare in termini di trasparenza.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-open-data-del-governo-sul-pnrr-un-passo-avanti-ma-ancora-non-basta/">Gli open data del governo sul Pnrr, un passo avanti ma ancora non basta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 20 aprile avevamo <a href="https://www.openpolis.it/perche-presentiamo-un-foia-al-governo-sui-dati-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">annunciato</a> l’invio al governo di una nostra <strong>richiesta di accesso agli atti</strong>. In questo documento lamentavamo la <strong>mancanza di una serie di informazioni fondamentali legate al piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Una carenza di dati che peraltro limita molto le potenzialità di <strong>OpenPNRR</strong>, la nostra piattaforma digitale creata per monitorare nel dettaglio l’evoluzione di tutte le misure legate al piano.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/eventi/openpolis-presenta-openpnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi<br />
<br><strong>Openpolis presenta OpenPNRR</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Da questo punto di vista l’interlocuzione con il governo ha fornito esiti parzialmente positivi. Il 13 maggio infatti l’esecutivo ha risposto alla nostra richiesta e contestualmente ha fornito alcuni <strong>dati in formato aperto</strong>, disponibili nel “<a href="https://italiadomani.gov.it/it/catalogo-open-data.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2FobservationDateInEvidence&amp;sort=desc" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Catalogo open data</a>” del portale Italia domani. Si tratta certamente di un passo avanti dal punto di vista della trasparenza ma anche della capacità di comprendere il reale impatto del Pnrr sul nostro paese. I dati rilasciati però anche stavolta presentano alcune lacune. Inoltre non sono state fornite risposte a tutte le questioni che abbiamo posto. Nella sua risposta tuttavia il governo ha affermato che, con questo ultimo aggiornamento, tutti i dati in suo possesso sono stati pubblicati.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Si fa presente che tutti i dati disponibili presso la scrivente amministrazione relativi alla programmazione e attuazione del Pnrr e PNC sono pubblicati sul portale  ItaliaDomani.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/Foia_Pnrr/20220512_Istanza_di_accesso_Openpolis___riscontro.pdf" target="_blank">- La risposta del governo alla nostra richiesta di accesso generalizzato</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Si tratta di <strong>un’affermazione che desta più di una preoccupazione</strong>. In primo luogo perché la gran parte delle basi dati messe a disposizione risalgono al 31 dicembre 2021, quindi non sono particolarmente recenti. Mancano inoltre informazioni rilevanti come lo <strong>stato di avanzamento delle scadenze</strong> e la <strong>ripartizione territoriale delle risorse stanziate</strong>. Anche se sono stati fatti dei progressi dunque, c’è ancora molto da fare.</p>
<div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-20"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
</div>
<h3>Le scadenze del Pnrr</h3>
<p>Come abbiamo detto, a seguito anche delle nostre sollecitazioni, il governo ha pubblicato una serie di informazioni aggiuntive molto importanti per conoscere meglio il Pnrr. In primo luogo è stato rilasciato un nuovo database contenente tutte le <strong>scadenze</strong> (milestone e target) del piano. Come noto infatti, il Pnrr prevede la realizzazione di una serie di misure suddivise tra riforme e investimenti. Ogni misura prevede il raggiungimento di diversi obiettivi e traguardi intermedi e finali. Il rispetto delle tempistiche previste dal piano è fondamentale per non rischiare di perdere le risorse assegnate al nostro paese.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Ogni misura contenuta nel Pnrr deve essere completata rispettando un rigido cronoprogramma che prevede il raggiungimento di scadenze intermedie e finali.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=172779">
                "Cosa sono le milestone e i target del Pnrr"</a></span>

            </div>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>Ancora non esiste un database aggiornato con lo stato di avanzamento delle scadenze.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Un primo rilascio di questi dati c’era già stato anche nel corso del 2021 ma presentava una <strong>serie di errori</strong> che rendevano di fatto quei file inutilizzabili. Tanto che, anche a seguito delle nostre <a href="https://www.openpolis.it/perche-gli-open-data-del-governo-sul-pnrr-non-hanno-dignita-di-pubblicazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">segnalazioni</a>, quei file erano stati rimossi. Il file pubblicato attualmente risolve le criticità che avevamo segnalato lo scorso anno. Inoltre stavolta sono indicate anche le cosiddette &#8220;<strong>scadenze di rilevanza italiana</strong>&#8220;. Si tratta di milestone e target ulteriori che non sono state inserite nella documentazione inviata a Bruxelles e che quindi non sono oggetto di verifica da parte delle istituzioni europee. Questi passaggi intermedi però sono utili per cadenzare ancora più nel dettaglio il cronoprogramma dei lavori.</p>
<p>Da questo punto di vista però manca un elemento fondamentale. Si tratta del <strong>monitoraggio dello stato di avanzamento delle diverse scadenze</strong>, sia per quelle europee che per quelle italiane. La mancanza di informazioni costantemente aggiornate rende molto difficile comprendere quale sia il reale livello di completamento del Pnrr. Un dato che, a oggi, è possibile ricavare solo attraverso<strong> un monitoraggio</strong> <strong>manuale per ogni singola scadenza</strong>. Attività che openpolis sta portando avanti da mesi incrociando tutte le fonti disponibili.</p>
<h3>I progetti finanziati</h3>
<p>Un secondo set di dati pubblicato dal governo, ed è forse la novità più rilevante, riguarda l’<strong>elenco dei progetti finanziati</strong>. Si tratta certamente di un’innovazione molto significativa, tuttavia anche in questo caso si registrano delle criticità. In primo luogo <strong>il dataset in questo caso risulta aggiornato al 31 dicembre 2021</strong>. Con le informazioni attualmente disponibili sappiamo quindi che gli interventi selezionati sono stati complessivamente 5.246. Ma non sappiamo niente dei progetti selezionati dopo questa data, ammesso che ce ne siano.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Non è possibile conoscere il livello di completamento dei progetti finanziati.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Per ogni progetto poi è indicato l’<strong>importo complessivo</strong> (scorporato in base alle diverse fonti di finanziamento) ma <strong>manca un’indicazione degli importi già erogati</strong>. Un dettaglio non di poco conto. Le opere finanziate con il Pnrr infatti raramente vengono pagate alle ditte vincitrici degli appalti in un’unica soluzione. Di conseguenza, conoscere la percentuale di risorse già erogate fornirebbe un’indicazione utile per comprendere il livello di completamento dei diversi progetti finanziati.</p>
<p>C’è poi un altro file, dedicato sempre ai progetti, che riguarda la <strong>ripartizione territoriale degli investimenti</strong>. Anche in questo caso il dataset è aggiornato al 31 dicembre 2021 e inoltre le informazioni in esso contenute sono molto parziali.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 su 5.246 </span>i progetti finanziati dal Pnrr di cui gli open data del governo indicano la ripartizione territoriale delle risorse.</p>
			        </section>
		
<p>Allo stato attuale quindi questa informazione è disponibile solo per 3 casi. <strong>Solo in 2 peraltro la granularità del dato arriva al livello comunale</strong>. Questo rende impossibile ancora oggi conoscere in maniera sistematica ed esaustiva la distribuzione territoriale delle risorse del Pnrr, se non analizzando gli esiti di ogni singolo bando. Un’operazione difficile da sostenere.</p>
<h3>Soggetti del Pnrr, gare di appalto e altri dati</h3>
<p>Un’altra serie di informazioni rilasciata dall’esecutivo riguarda quelli che sul catalogo degli open data sono definiti come “<strong>soggetti del Pnrr</strong>”. Si tratta di tutti quegli enti che in qualche modo sono coinvolti nella realizzazione delle opere previste dal piano.</p>
<p>Il dataset suddivide questi soggetti in 3 diverse categorie:</p>
<ul>
<li><strong>programmatori</strong>, che sono assimilabili ai titolari delle misure. Sono gli enti che non hanno la responsabilità della realizzazione concreta degli interventi ma che hanno il compito di assicurarne la riuscita;</li>
<li><strong>attuatori</strong>, che hanno il compito di indire i bandi di gara;</li>
<li><strong>beneficiari</strong>, che godono di un contributo economico nell’ambito del Pnrr. Da non confondere con i vincitori dei bandi.</li>
</ul>
        <section class="blockquote">
							<p>Negli open data del governo non ci sono le ditte vincitrici dei bandi.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Anche in questo caso le informazioni fornite presentano alcune carenze. La più significativa delle quali è che <strong>non è presente l’elenco con i soggetti vincitori dei bandi</strong>. Una lacuna che, unita al fatto che il dataset risale al 31 dicembre, rende i dati disponibili su questo tema molto parziali. Altra lacuna non di poco conto riguarda l’<strong>elenco dei soggetti programmatori</strong>. Secondo i dati forniti infatti questi enti sarebbero solo 3: la presidenza del consiglio dei ministri, il ministero degli esteri e quello del turismo. Un dato evidentemente incompleto, poiché <a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-mims-circa-50-miliardi-tra-pnrr-e-fondo-complementare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sappiamo</a> che sostanzialmente tutti i dicasteri sono chiamati a gestire una porzione di risorse del Pnrr.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>le gare di appalto su cui gli open data pubblicati forniscono informazioni.</p>
			        </section>
		
<p>Un altro elemento rilevante riguarda le informazioni legate alle <strong>gare di appalto</strong>. Il file indicato come “Gare PNRR” infatti dovrebbe consentire di individuare ogni gara pubblicata, di associarla alla misura del Pnrr di riferimento e anche di individuare il soggetto aggiudicatario. Anche in questo caso le informazioni risalgono al 31 dicembre e inoltre <strong>i dati fanno riferimento solamente a 4 gare</strong>.</p>
<h3>Altri open data governativi</h3>
<p>A seguito della nostra richiesta di accesso infine sono stati resi pubblici anche un’altra serie di dati interessanti. In primo luogo sono stati diffusi due distinti file dedicati all’analisi degli <strong>obiettivi climatici e di digitalizzazione</strong> che l’Ue ha stabilito per il Pnrr di ogni stato. I file presentano un valore relativo alla percentuale con cui rispettivamente misure e progetti finanziati impattano su questi due settori (0% per niente, 40% parzialmente, 100% totalmente). Allo stato attuale però le informazioni nel file dedicato ai progetti riguardano solo il tema della digitalizzazione.</p>
<p>Gli ultimi dataset disponibili riguardano il <strong>quadro finanziario</strong> del piano. In questo caso però è indicato solamente l’importo complessivo di ogni investimento, senza la suddivisione annuale dal 2021 al  2026.</p>
<p>Infine sono presenti 3 file dedicati al <strong>fondo complementare</strong>. Anche in questo caso si registrano alcune difficoltà di cui avevamo già parlato in questo precedente <a href="https://www.openpolis.it/pnrr-e-trasparenza-perche-gli-open-data-sul-fondo-complementare-non-bastano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">approfondimento</a>.</p>
<h3>Cosa manca ancora</h3>
<p>Come abbiamo visto quindi, anche grazie al nostro impulso il governo ha reso disponibili una serie di informazioni che serviranno certamente a rendere le operazioni legate al Pnrr più trasparenti. Tuttavia, anche questo nuovo rilascio di dati non è privo di elementi di criticità.</p>
<p>Inoltre <strong>il fatto che il governo affermi che tutto quanto in suo possesso sia già stato pubblicato desta qualche preoccupazione, perché significherebbe che la struttura predisposta al coordinamento del piano non ha sotto controllo tutto quello che sta avvenendo, compresi alcuni elementi di grande rilevanza</strong>. La risposta del governo non è soddisfacente anche per un altro motivo. Cioè che non sono state fornite una serie di informazioni ulteriori che chiedevamo.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Mancano ancora diversi dati sul Pnrr.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Il piano italiano infatti individua anche 3 “<strong>priorità trasversali</strong>”. Si tratta di <a href="https://www.openpolis.it/il-potenziale-impatto-del-pnrr-sulle-condizioni-dei-giovani/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">giovani</a>, contrasto alla <a href="https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-che-potrebbero-favorire-la-parita-di-genere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disparità di genere</a> e <strong>riduzione del divario di cittadinanza.</strong> Questi temi sono affrontati in maniera diretta o indiretta da diverse misure sparse nel piano. Per quanto riguarda le prime 2 la ragioneria generale dello stato ha pubblicato delle apposite relazioni ma ancora manca il documenti relativo alla terza. Negli open data non c&#8217;è traccia di queste informazioni mentre le indicazioni contenute su Italia domani sono molto vaghe e poco affidabili.</p>
<p>Oltre alle priorità trasversali, nel Pnrr si fa riferimento anche a 3 “<strong>assi strategici</strong>”. Ovvero <strong>digitalizzazione</strong>, <strong>transizione ecologica</strong> e <strong>mezzogiorno</strong>. Ad oggi non sono disponibili informazioni chiare e strutturate su quale sarà l’impatto effettivo di ogni singola misura per ciascuno di questi tre aspetti. Il fatto che esista una missione dedicata alla digitalizzazione e una alla transizione ecologica infatti non deve trarre in inganno. Misure che potenzialmente hanno un impatto su questi tre assi sono diffuse in tutto il piano. Di conseguenza senza dati strutturati non è possibile conoscere nel dettaglio quale sia il reale apporto di ogni singola misura.</p>
<p>Sempre legato a questo filone infine vi sono i cosiddetti <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_1658" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Flagship programs</a>, o <strong>progetti bandiera</strong>. Si tratta di 7 aree di intervento che la commissione Ue ha individuato come particolarmente rilevanti e per le quali ha caldamente raccomandato agli stati membri di prevedere interventi specifici all’interno dei loro Pnrr. Tra le aree di intervento vi sono la promozione delle energie rinnovabili, l’efficientamento energetico degli edifici, il potenziamento delle connessioni internet e la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Anche in questo caso sono del tutto assenti informazioni su quali misure del piano assolvono a questo compito.</p>
<p>La mancanza di tutte queste informazioni peraltro limita di molto le potenzialità offerte dalle nostra piattaforma openpnrr.it. Uno strumento pensato per aiutare i cittadini a comprendere meglio l&#8217;impatto del Pnrr non solo per quanto riguarda i grandi temi come l&#8217;ambiente e l&#8217;innovazione ma anche i singoli territori. Con l&#8217;obiettivo anche di innescare attività di <em>advocacy</em> e un dibattito pubblico informato. Per tutti questi motivi continueremo a impegnarci per una maggiore trasparenza e disponibilità di dati.</p>
<h3>Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico <strong>OpenPNRR</strong>, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri <a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">open data</a> che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.governo.it/it/media/consiglio-dei-ministri-n-68-conferenza-stampa-del-presidente-draghi-con-franco-cingolani-e-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">palazzo Chigi</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-open-data-del-governo-sul-pnrr-un-passo-avanti-ma-ancora-non-basta/">Gli open data del governo sul Pnrr, un passo avanti ma ancora non basta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I nostri open data per il monitoraggio del Pnrr</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 14:09:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=171584</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le informazioni rilasciate dal governo sul portale Italia domani sono inutilizzabili. Per questo abbiamo deciso di sopperire alle carenze mettendo a disposizione di cittadini e analisti una nostra banca dati ottenuta incrociando tutti i documenti ad oggi disponibili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/">I nostri open data per il monitoraggio del Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta una delle sfide più importanti che il nostro paese si sia trovato a dover affrontare nella sua storia recente. <strong>L’erogazione dei fondi europei però non è scontata e sarà subordinata al rispetto del rigido cronoprogramma</strong> previsto per la realizzazione delle riforme e degli investimenti.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pnrr-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br><strong>Cos'è il piano nazionale di ripresa e resilienza</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>La fine dell’anno segna il primo passaggio fondamentale sotto questo aspetto. L’Italia infatti a breve dovrà inviare una <strong>relazione alle istituzioni europee</strong> in cui si elencano i risultati sin qui raggiunti. Come abbiamo già visto in questo <a href="https://www.openpolis.it/il-governo-e-in-affanno-sulle-scadenze-del-pnrr" target="_blank" rel="noopener noreferrer">approfondimento</a> tuttavia, il nostro paese non solo appare in ritardo nel rispetto delle tempistiche. Ma <strong>i dati messi a disposizione su questo fronte sono incompleti e poco affidabili</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">527 </span>gli adempimenti (scadenze) che l&#8217;Italia deve espletare tra il 2021 e il 2026.</p>
			        </section>
		
<p>Per questo motivo abbiamo deciso di sopperire alle carenze del governo mettendo a disposizione di cittadini e analisti i nostri <strong>open data</strong>, ottenuti incrociando fonti diverse in modo da permettere a tutti di effettuare un’attività di <strong>monitoraggio civico</strong>.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati in formato Csv o interroga le API</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/missioni.csv" target="_blank" rel="noopener">Missioni</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/componenti.csv" target="_blank" rel="noopener">componenti</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/misure.csv" target="_blank" rel="noopener">misure</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/scadenze.csv" target="_blank" rel="noopener">scadenze</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/organizzazioni.csv" target="_blank" rel="noopener">organizzazioni responsabili</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/metadati/" target="_blank" rel="noopener">metadati</a>.</p><p>L'<a href="https://openpnrr.openpolis.io/api/v1/" target="_blank" rel="noopener">esploratore della API</a>, la documentazione automatica (<a href="https://openpnrr.openpolis.io/api/v1/schema/" target="_blank" rel="noopener">swagger</a>, <a href="https://openpnrr.openpolis.io/api/v1/redoc/" target="_blank" rel="noopener">redoc</a>).</p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3>Perché degli open data &#8220;terzi&#8221;</h3>
<p>Trasparenza e <em>accountability</em> (cioè la responsabilità degli amministratori di rendicontare ai cittadini come investono le risorse pubbliche) sono due elementi essenziali per un sistema democratico e che vanno di pari passo. Sotto questo aspetto i<strong> dati rappresentano un importante strumento di controllo del potere politico e per capire come questo viene gestito</strong>. Affinché ciò sia possibile però <strong>è indispensabile poter fare affidamento su documenti in formato aperto</strong> che siano utilizzabili a fini di analisi. Dati che devono essere resi pubblici dalle istituzioni.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Gli open data sul Pnrr rilasciati dal governo non hanno dignità di pubblicazione.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Per quanto riguarda il <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pnrr</a> <strong>non si trovano indicazioni particolarmente dettagliate sul fronte della trasparenza</strong>. L’unica direttiva vincolante infatti è quella relativa all’obbligo di inviare una <strong>relazione periodica al parlamento</strong> con i risultati raggiunti e il prospetto di come sono state investite le risorse europee. <strong>Tale documento per il 2021 non è ancora stato pubblicato</strong>. Per ulteriori informazioni invece il Pnrr rimanda al portale <a href="https://italiadomani.gov.it/it/home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Italia domani</a> che al suo interno contiene anche una sezione open data.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il ministero dell’economia e delle finanze &#8211; dipartimento della ragioneria generale dello stato rende accessibile in formato elaborabile e in formato navigabile dati sull’attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto, assieme ai costi programmati e ai milestone e target perseguiti.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/DPCM-15%20sett%202021%20Rilevazione%20dei%20Dati%20di%20Attuazione%20Finanziaria%20Fisica%20e%20Procedurale%20per%20singolo%20progetto%20del%20PNRR.pdf" target="_blank">- Articolo 9, Dpcm del 15 novembre 2021 sul monitoraggio di Pnrr</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Tuttavia, come abbiamo già spiegato in 2 precedenti approfondimenti (clicca <a href="https://www.openpolis.it/perche-gli-open-data-del-governo-sul-pnrr-non-hanno-dignita-di-pubblicazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> e <a href="https://www.openpolis.it/perche-i-dati-pubblicati-dal-governo-sul-pnrr-non-vanno-bene/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>), <strong>i file rilasciati sono inutilizzabili a fini di monitoraggio</strong>. Per diversi motivi: in primo luogo abbiamo notato che <strong>risulta impossibile ricollegare le scadenze previste con le relative misure</strong>. In secondo luogo manca un file “metadati” e inoltre sono stati commessi anche degli errori materiali di compilazione.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L&#8217;utente riconosce ed accetta che l&#8217;uso di questo sito è a suo esclusivo rischio e pericolo. L&#8217;utente accetta che il sito e tutti i suoi contenuti, ivi compresi i servizi eventualmente offerti, sono forniti &#8220;così come sono&#8221; e &#8220;con tutti gli errori&#8221;.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://italiadomani.gov.it/it/termini-condizioni.html" target="_blank">- Pagina termini e condizioni portale Italia domani. </a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Per questo abbiamo deciso di sopperire alle lacune del governo mettendo a disposizione di cittadini e analisti dei nostri open data.</p>
<h3>Cosa contengono i nostri dati e come riutilizzarli</h3>
<p>Attraverso i nostri open data, su cui svolgiamo un lavoro di <strong>aggiornamento quotidiano</strong>, sarà possibile individuare le diverse <strong>missioni</strong> di cui si compone il Pnrr. Allo stesso modo sarà possibile conoscere le <strong>componenti</strong> in cui queste si articolano. Oltre alle singole <strong>misure</strong> (che si suddividono a loro volta in <strong>riforme</strong> e <strong>investimenti</strong>).</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">226 </span>le misure complessive previste dal Pnrr (incluse quelle finanziate con il fondo complementare). Di cui 62 riforme e 164 investimenti.</p>
			        </section>
		
<p>È possibile inoltre conoscere l’elenco delle <strong>scadenze intermedie e finali</strong> (che si suddividono in milestone e target) riguardanti le diverse misure. Sono poi elencate le <strong>organizzazioni “titolari” e “co-titolari”</strong> di ogni singola misura ed anche <strong>quelle che hanno</strong> <strong>la responsabilità del rispetto del cronoprogramma oltre che del monitoraggio</strong>. Infine è possibile anche valutare lo <strong>stato di avanzamento del piano attraverso la nostra attività di monitoraggio</strong>, aggiornata regolarmente sulla base degli atti pubblicati e di tutta la documentazione disponibile.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-governo-e-in-affanno-sulle-scadenze-del-pnrr" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche<br><strong>Il governo è in affanno sulle scadenze del Pnrr</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>È possibile accedere ai dati in due diverse modalità. O scaricando dei <strong>file in formato Csv</strong>. Tali file permettono di importare i dati e rielaborarli attraverso un semplice foglio di calcolo in base alle diverse esigenze. I documenti scaricabili sono 5 e contengono varie informazioni:</p>
<ul>
<li><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/missioni.csv" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Missioni</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/componenti.csv" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Componenti</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/misure.csv" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Misure</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/scadenze.csv" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scadenze</a></li>
<li><a href="https://openpnrr.openpolis.io/csv/organizzazioni.csv" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazioni responsabili</a> dei diversi adempimenti</li>
</ul>
<p>A questo <a href="https://openpnrr.openpolis.io/metadati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link</a> inoltre è possibile accedere ai<strong> “metadati”</strong> che descrivono tutti i campi contenuti nei Csv.</p>
<p>Un’altra possibilità per estrarre dati è quella di interrogare la piattaforma tramite <strong><a href="https://openpnrr.openpolis.io/api/v1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">API</a> (application programming interface)</strong> in modo da ottenere le informazioni richieste.</p>
<h3>Fonti e licenze</h3>
<p>Come abbiamo visto quindi <strong>non esiste una banca dati univoca e affidabile da cui attingere i dati</strong>. Per questo motivo per realizzare la nostra struttura <strong>abbiamo dovuto fare diversi controlli incrociati e recuperare informazioni da diverse fonti</strong>. Tra cui:</p>
<ul>
<li><a href="https://italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/PNRR%20Aggiornato.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piano nazionale di ripresa e resilienza ufficiale</a>;</li>
<li><a href="https://www.camera.it/temiap/2021/07/13/OCD177-5010.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Decisione di esecuzione del consiglio dell’Unione europea</a> relativo all’approvazione del Pnrr italiano;</li>
<li>Portale <a href="https://italiadomani.gov.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Italia domani</a>;</li>
<li>Altri documenti pubblicati dal governo e dal centro studi di camera e senato.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda i dati del portale Italia domani, si pone poi una ulteriore criticità. <strong>I contenuti del sito infatti sono soggetti alle norme di copyright in tema di opere dell’ingegno</strong>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>I dati contenuti nel portale Italia domani sono soggetti a copyright.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Questo comporta delle significative limitazioni nell’utilizzo dei dati. Infatti viene fatto esplicito riferimento al fatto che <strong>i contenuti del sito possono essere copiati e diffusi solo dietro il permesso della ragioneria generale dello stato</strong> (qualora le informazioni siano utilizzate per fini di lucro).</p>
<p>Al contrario, le informazioni che pubblichiamo sono riutilizzabili con <a href="https://it.okfn.org/odbl-riassunto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza ODbL 1.0</a>. <strong>Tale licenza permette di condividere i dati, creare nuovi dataset a partire dalla banca dati di partenza ma anche apportare modifiche al database</strong>. Purché si citi sempre la fonte e le eventuali nuove elaborazioni create siano a loro volta rese disponibili a tutti con licenza ODbL 1.0.</p>
<h3>Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico &#8220;OpenPNRR&#8221; realizzato da openpolis e <a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gran Sasso Science Institute</a> (GSSI) con il contributo parziale di Open Society Initiative for Europe nell&#8217;ambito delle <a href="https://www.opensocietyfoundations.org/newsroom/open-society-foundations-italy/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Open Society Foundations</a>. Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo approfondimento sugli interventi previsti dal piano e sullo stato di avanzamento delle misure (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedi tutti gli articoli</a>). Nei prossimi mesi pubblicheremo anche un&#8217;apposita piattaforma in cui sarà possibile consultare tutte le informazioni disponibili. I dati sono disponibili e riutilizzabili da tutti per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/">I nostri open data per il monitoraggio del Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;accesso ai dati amministrativi sui centri di accoglienza è un diritto</title>
		<link>https://www.openpolis.it/laccesso-ai-dati-amministrativi-sui-centri-di-accoglienza-e-un-diritto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 12:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=73869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di fronte alle ripetute richieste di accesso agli atti sui centri di accoglienza per migranti in Italia il ministero dell'interno ha sempre opposto un rifiuto. Una sentenza del Tar conferma però le nostre ragioni chiedendo al Viminale di fornirci dati che hanno un chiaro interesse pubblico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/laccesso-ai-dati-amministrativi-sui-centri-di-accoglienza-e-un-diritto/">L&#8217;accesso ai dati amministrativi sui centri di accoglienza è un diritto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;accesso ai dati amministrativi sui centri di accoglienza presenti in Italia è stato fino a oggi sostanzialmente precluso</strong> agli organi di stampa, agli istituti di ricerca e alla società civile. A seguito di un nostro ricorso, un&#8217;importante sentenza del<strong> Tar del Lazio ha confermato il diritto di accedere ai dati sui centri di accoglienza per migranti, detenuti dal ministero dell&#8217;interno.</strong></p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi la sentenza del</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/Sentenza-TarLazio-FOIA.pdf" target="_blank" rel="noopener">Tar del Lazio</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Il persistente rifiuto del Viminale di accogliere le nostre richieste ci aveva costretto in questi anni a ricorrere a vari sistemi alternativi per raccogliere dati sul sistema di accoglienza italiano. Con questa sentenza il Tribunale amministrativo del Lazio ha confermato la correttezza delle nostre richieste. <strong>Viene stabilito quindi un precedente importante per tutti coloro che sono interessati ai dati in questo settore ma anche, più in generale, per l&#8217;applicazione del cosiddetto Foia.</strong></p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi il comunicato di</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/CS-Sentenza-TAR.pdf" target="_blank" rel="noopener">Action Aid e openpolis</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3>L&#8217;importanza del Foia</h3>
<p>Il nome dei gestori dei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, l&#8217;indirizzo e il tipo di struttura, la capienza, le presenze, la procedura di affidamento del contratto, le spese sostenute. Queste sono alcune delle informazioni che il Tar ha chiesto al ministero dell&#8217;interno di fornirci. Informazioni senza le quali è impossibile valutare in maniera approfondita punti di forza e debolezza del sistema di accoglienza. <strong>Un presupposto necessario per migliorare qualsiasi politica pubblica oltre che per sviluppare un dibattito serio, basato su dati concreti.</strong></p>
<p>Attualmente l&#8217;unica fonte pubblica dove reperire alcune di queste informazioni è la <strong>Relazione annuale del ministero dell’interno</strong> al parlamento sul funzionamento del sistema di accoglienza. Si tratta però di un documento in pdf, difficilmente lavorabile, in cui i dati presenti sono comunque in forma aggregata, nel migliore dei casi a livello provinciale. Uno strumento di sintesi utile a livello informativo ma assolutamente <strong>insufficiente a sviluppare analisi approfondite e indipendenti sull&#8217;argomento</strong>.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi la Relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p>per gli anni <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/021/INTERO.pdf" target="_blank" rel="noopener">2017</a> e <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/348956" target="_blank" rel="noopener">2018</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3></h3>
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;importanza del Foia sta nel permettere a chiunque di ottenere dalla PA dati di interesse collettivo.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Per questo abbiamo deciso prima di fare domanda di accesso agli atti al ministero dell&#8217;interno e poi di presentare ricorso al Tar in risposta ai ripetuti rigetti delle nostre richieste. <strong>L&#8217;importanza del diritto di accesso civico generalizzato (Foia) è infatti proprio quella di permettere a chiunque di ottenere dati di interesse collettivo detenuti dalle pubbliche amministrazioni.</strong></p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/come-funziona-il-foia-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br><strong>Come funziona il Foia in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p><strong>Openpolis si batte da sempre perché sia garantita la trasparenza della politica e dell’amministrazione.</strong> Per questo è stata tra i promotori di <a href="http://www.foia4italy.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Foia 4 Italy</a>, una campagna che chiedeva l&#8217;introduzione del Foia anche in Italia. E da quando il Foia è diventato legge, grazie all&#8217;approvazione del “<a href="https://www.foia.gov.it/decreto-trasparenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto trasparenza</a>”, abbiamo fatto ricorso a questo strumento in diverse occasioni.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi i nostri articoli che si sono occupati di<br><strong>Foia</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Le richieste di accesso agli atti rivolte alle prefetture</h3>
<p><strong>Il diritto di accesso però non è al momento uno strumento né rapido né tantomeno automatico.</strong> Da alcuni anni seguiamo assieme ad Action Aid un progetto di analisi del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Fin dal principio <strong>è emerso in maniera evidente come i dati su questo fenomeno siano sostanzialmente preclusi alla società civile.</strong></p>
<p>Per superare questi limiti abbiamo seguito varie strade tra cui quella di rivolgere una <strong>richiesta di accesso generalizzato agli atti a tutte le prefetture d&#8217;Italia</strong>. Si è trattato di un tentativo che ha prodotto risultati alterni. Alcune prefetture si sono dimostrate pronte a collaborare, in maniera più o meno completa, altre si sono opposte alle nostre richieste. Altre ancora non hanno mai risposto. <strong>Un lavoro particolarmente complesso</strong> visto che anche le informazioni che siamo riusciti ad ottenere dalle prefetture sono risultate del tutto disomogenee e fornite in formati diversi. Recentemente un <a href="https://www.openpolis.it/limportanza-dellaccesso-ai-dati-il-caso-del-sistema-di-accoglienza-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">team di ricerca dell&#8217;Università Bicocca</a> ha portato avanti questo stesso approccio, registrando risultati notevoli ma confrontandosi comunque con molte difficoltà.</p>
<p>Per ottenere un quadro il più completo possibile siamo quindi ricorsi anche a ulteriori strumenti. Come l&#8217;analisi dei contratti pubblici, grazie a una convenzione con Anac, e lo studio delle Relazioni annuali del ministero dell’interno al parlamento sul funzionamento del sistema di accoglienza. Un lavoro che, tra molte difficoltà, ci ha comunque permesso di produrre analisi e report che hanno portato contributi originali al dibattito pubblico come <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/i-centri-di-accoglienza-in-italia-la-spesa-e-i-contratti-pubblici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centri d&#8217;Italia 2018</a> e <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-stretta-del-decreto-sicurezza-al-sistema-di-accoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centri d’Italia 2019: La sicurezza dell’esclusione</a>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Nonostante ripetuti tentativi il Viminale si è sempre opposto alle nostre richieste di accesso agli atti.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Dalle relazioni del ministero al parlamento è emerso inoltre come il Viminale abbia sviluppato un Sistema informatico di gestione dell&#8217;accoglienza (Sga). Nonostante le numerose richieste però il Viminale si è sempre rifiutato, con argomentazioni fantasiose, di consentirci l&#8217;accesso ai dati contenuti nell&#8217;Sga. Un rifiuto ancor più irragionevole se si considera che i dati che chiediamo sono tutti presenti nel sistema. Per fornirli, a noi come a chiunque altro, è perciò necessaria solo una semplice procedura di estrazione dei dati.</p>
<h3>Un precedente importante</h3>
<p>Di fronte all&#8217;ultimo rifiuto del ministero dell&#8217;interno di accogliere la nostra richiesta di riesame <strong>abbiamo quindi deciso di ricorrere al tribunale amministrativo</strong>. Con questa sentenza il Tar del Lazio ha confermato le nostre ragioni stabilendo un <strong>precedente importantissimo per tutti coloro che sono interessati ad analizzare il sistema di accoglienza Italiano</strong>. Più in generale questo pronunciamento è un ulteriore <strong>passo avanti per affermare il diritto di accesso agli atti della pubblica amministrazione.</strong></p>
<p>Nonostante la legge appaia chiara nelle sue enunciazioni infatti, l&#8217;accesso civico generalizzato è uno strumento relativamente nuovo nel nostro ordinamento. La stessa giurisprudenza sta ancora definendo gli eventuali limiti che possono essere opposti a una richiesta. Allo stesso modo anche le pubbliche amministrazioni reagiscono in maniera diversa alle richieste di Foia. Ne sono un esempio le risposte molto diverse che abbiamo ricevuto dal ministero dell&#8217;interno e dalle varie prefetture rispetto a richieste che riguardano gli stessi dati.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Con l’impugnato diniego impugnato il Ministero ha rappresentato che:<br />
&#8211; al riguardo, si rappresenta che attualmente il sistema informatico SGA è in fase di completamento e non è possibile estrarre i dati richiesti;<br />
&#8211; le informazioni oggetto di domanda, possono essere desunte, con riferimento all’anno 2017, dalla Relazione concernente il funzionamento del sistema nazionale di accoglienza dei flussi migratori non programmati;<br />
&#8211; che gli stessi dati riferiti all’anno 2018 sono al momento in fase di elaborazione da parte di questa Direzione ai fini della relazione annuale al Parlamento che sarà inviata alle Camere entro il 30 giugno prossimo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/Sentenza-TarLazio-FOIA.pdf" target="_blank">- Sentenza 09848/2019 del Tar del Lazio</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Nel caso in questione <strong>le motivazioni proposte dal ministero per rifiutare la nostra richiesta non sono state considerate valide.</strong> Il tribunale ha infatti ribadito l&#8217;obbligo per la pubblica amministrazione di fornire i dati richiesti tramite Foia <strong>quando questi siano strumentali alla tutela di un interesse generale</strong>.</p>
<h3>I limiti della sentenza &#8211; Un diritto di tutti</h3>
<p>Restano, tuttavia,<strong> alcune ombre legate sia al profilo generale del diritto di accesso sia alle nostre richieste specifiche.</strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;accesso agli atti amministrativi è un diritto che la legge garantisce a chiunque.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Sotto il profilo generale un problema riguarda il soggetto che ha titolo a chiedere l&#8217;accesso ai dati. <strong>Secondo la sentenza infatti la nostra richiesta è da ritenersi legittima in considerazione del riconosciuto ruolo pubblico della Fondazione openpolis</strong>. Un&#8217;affermazione che lascia intendere come, se la stessa domanda fosse stata posta da un soggetto meno accreditato, sarebbe stato legittimo negare il diritto di accesso. Tuttavia lo spirito e la lettera della legge indicano chiaramente come quello di <strong>accedere ai documenti della pubblica amministrazione sia un diritto garantito a chiunque</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull&#8217;utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall&#8217;articolo 5-bis.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2013-03-14;33!vig=" target="_blank">- Art. 5 D.lgs. 33/2013</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><strong>La legge in effetti non pone in alcun modo limitazioni o distinzioni circa la tipologia del soggetto.</strong> Non importa o non dovrebbe importare che questo sia più o meno riconosciuto. Né dovrebbe importare che si tratti di una realtà associativa o un privato cittadino, che rappresenti interessi diffusi o soltanto sé stesso. Sembra in effetti che il Tar abbia adottato una sentenza giusta motivandola con le ragioni sbagliate. <strong>Un&#8217;interpretazione restrittiva del diritto di sapere che, se pur in nostro favore, appare arbitraria e quindi in definitiva ingiusta.</strong></p>
<h3>I limiti della sentenza &#8211; L&#8217;interesse generale</h3>
<p>Oltre a questo limite generale la sentenza pone anche alcuni paletti alla nostra richiesta, <strong>escludendo dai dati che il ministero ci deve fornire i codici fiscali o le partite Iva dei gestori di centri di accoglienza</strong>. Secondo i giudici amministrativi rispetto a questi dati “<em>non si ravvisa la strumentalità rispetto all’interesse generale</em>” e non si può “<em>escludere una strumentalità rispetto ad interessi, anche concorrenti, di tipo privato</em>.”</p>
<p>A nostro parere tuttavia si tratta chiaramente di un dato di interesse generale, come si evince anche da alcuni contributi che abbiamo già pubblicato sul tema dell&#8217;accoglienza.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/grandi-centri-per-grandi-gestori/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br><strong>Centri d'Italia. Grandi centri per grandi gestori</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>Conoscere chi sono i gestori dei centri di accoglienza significa sapere a chi sono assegnate risorse pubbliche per la gestione di un servizio pubblico.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Si tratta infatti d&#8217;individuare in maniera univoca soggetti ai quali la pubblica amministrazione affida la gestione di un servizio pubblico, attraverso l&#8217;erogazione di ingenti risorse pubbliche. <strong>Alcuni miliardi di euro assegnati ogni anno e gestiti da soggetti che la pubblica opinione ha tutto il diritto di conoscere</strong>. Solo così infatti è possibile valutare modelli diversi di accoglienza, verificare la presenza di eventuali soggetti monopolistici e analizzare in definitiva come vengono spesi fondi pubblici.</p>
<p>D&#8217;altronde è la legge stessa ad attribuire ai gestori degli obblighi di trasparenza, anche se raramente ottemperati, rispetto alla rendicontazione dei fondi pubblici impegnati nei servizi di accoglienza (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-10-04;113!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Art. 2 comma 2-quater del Decreto Sicurezza</a>). Informazioni del tutto inutili nel caso non fosse legittimo conoscere in maniera certa, tramite le p.Iva o i codici fiscali, chi effettivamente gestisce questi servizi.</p>
<p>Si tratta peraltro di dati che, in forma parzialmente aggregata, si trovano anche nella <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/348956#page=111" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Relazione del ministero dell&#8217;interno al parlamento sulla gestione del sistema di accoglienza</a> oltre che, in maniera non puntuale, sui siti delle <a href="http://www.prefettura.it/FILES/AllegatiPag/1199/CIG_73018350DD_-_Decreto_Aggiudicazione.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prefetture</a> e nella banca dati di <a href="https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anac</a> sui contratti pubblici.</p>
<h3>I passi ancora necessari</h3>
<p><strong>Se da un lato è doveroso sottolineare l’importanza della sentenza nei suoi aspetti sostanziali, dall&#8217;altro non possiamo che evidenziare l&#8217;assoluta necessità di ulteriori passi avanti</strong>, anche in sede giurisprudenziale. Passi imprescindibili <strong>affinché nella pratica sia garantito in maniera compiuta il diritto generalizzato di accesso agli atti amministrativi</strong> in tema di accoglienza, così come per ogni altra materia.</p>
<p>Peraltro anche il successo attuale ottenuto grazie a questa sentenza, necessita di essere ottemperato. Non è affatto scontato infatti che il ministero dell&#8217;interno ci fornisca i dati richiesti nei tempi previsti. È invece possibile che le stesse richieste del tribunale siano ignorate dal Viminale. Così come può essere che il ministero decida di dilazionare i tempi di fornitura dei dati o anche di impugnare la sentenza di fronte al consiglio di stato.</p>
<p>In ogni caso <strong>openpolis continuerà a battersi affinché in questo come in altri casi sia garantito a tutti il diritto alla conoscenza</strong> attraverso l&#8217;accesso civico generalizzato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto Credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/ilquotidianodellapa/20403296439/in/photolist-2fAnUju-Ui1aZB-VyWh18-nqGCu8-qEThLL-qxi6eZ-rtYawc-qooDXJ-s6P6Xf-rc73LY-x5Yec6-i2yXRY-dfoFpF-KfFBDV-JT4nbj-dZeRqi-heerHB-na5FcV-nPcwR-S4DaZo-q9FN4d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ilquotidianodellapa.it</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/laccesso-ai-dati-amministrativi-sui-centri-di-accoglienza-e-un-diritto/">L&#8217;accesso ai dati amministrativi sui centri di accoglienza è un diritto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prospettive e criticità del fenomeno del food delivery</title>
		<link>https://www.openpolis.it/prospettive-e-criticita-del-fenomeno-del-food-delivery/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 08:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=52207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema del food delivery solleva molte questioni tipiche dell'economia digitale e dell'effetto che produce sulla società, a partire dal difficile rapporto con i lavoratori del settore, i cosiddetti riders, ma anche rispetto all'impatto che questi servizi hanno sulle nostre città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/prospettive-e-criticita-del-fenomeno-del-food-delivery/">Prospettive e criticità del fenomeno del food delivery</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A giugno ci eravamo occupati del fenomeno dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Home sharing</a>, oggi trattiamo un altro tema legato all&#8217;economia digitale, quello del <strong>food delivery. In questo caso non si tratta di piattaforme di sharing economy ma piuttosto di una forma specifica di quella che viene chiamata gig economy.</strong></p>
<p>Un tema diverso dunque ma con moltissimi punti di contatto. In questo caso<strong> i temi di conflitto si spostano in maniera marcata sul rapporto tra le piattaforme e i lavoratori, ma anche in questo settore emerge il ruolo chiave che possono giocare le istituzioni cittadine e l&#8217;impatto che questi servizi generano sul modo in cui viviamo le città.</strong></p>
<h3></h3>
<h3>Chi sono i riders</h3>
<p>I riders del food delivery sono una figura di lavoratori nata come conseguenza dello sviluppo dell&#8217;economia digitale e delle app. Di solito il fenomeno viene inquadrato in termini generali all&#8217;interno del più ampio settore della gig economy, ovvero la cosiddetta economia dei lavoretti. Dunque la prima cosa da chiedersi è se davvero si tratta di lavoretti, cioè di lavoro occasionale.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Con gig economy si intende un modello economico dove non esistono prestazioni lavorative continuative e il lavoro è a chiamata. Domanda e offerta vengono infatti gestite in maniera semi-automatizzata attraverso piattaforme web e app dedicate.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-le-piattaforme-digitali-organizzano-il-lavoro/">
                "Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro"</a></span>

            </div>
        </section>
		
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Consulta i dati</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.lavorodirittieuropa.it/images/presentazione_riders_compressed.pdf" target="_blank" rel="noopener">I riders: una ricerca di carattere ricognitivo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Un articolo di <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/02/07/fattorini-milano-food-delivery/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">wired</a> tratta questo argomento riprendendo una ricerca dell&#8217;Università di Milano che ha tracciato un identikit dei fattorini che lavorano per le app di consegna a domicilio nel capoluogo lombardo. <strong>Dai risultati della ricerca emerge come, nella maggioranza dei casi, i fattorini non sono studenti o persone con un altro lavoro che offrono le loro prestazioni da riders per arrotondare lo stipendio. </strong>Si tratta piuttosto di lavoratori a tempo pieno, maschi, tra i 22 e i 30 anni, spesso stranieri.</p>
<p>Una parte di questi stranieri inoltre risulta priva di permesso di soggiorno. Sommando coloro che hanno risposto di non disporre del permesso (1%) a quelli che non hanno voluto rispondere a questa domanda si raggiunge infatti l&#8217;11% del campione. Quello dei <a href="http://www.vita.it/it/article/2019/07/08/chi-ci-porta-il-food-delivery-a-casa-spesso-sono-i-clandestini/152158/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">migranti &#8220;clandestini&#8221; che lavorano nel food delivery</a> pur non avendo documenti è peraltro un fenomeno ormai noto.</p>
<h3>Lavoro autonomo o dipendente?</h3>
<p>Il modello di business delle aziende digitali del food delivery, varia da piattaforma a piattaforma, ma in ognuno di questi casi si basa sulla <strong>capacità di connettere tre attori diversi: ristoratori, fattorini e clienti finali.</strong> A seconda dei casi in Italia i riders possono essere pagati a orario o a cottimo, ma comunque <strong>un risparmio è ottenuto sul costo del lavoro </strong>a causa dell&#8217;assenza di contratti nazionali e dei diritti garantiti dal lavoro subordinato, come ad esempio la malattia o le ferie.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.researchgate.net/publication/327269701_Le_mobilitazioni_dei_fattorini_della_gig_economy_in_Italia_forme_organizzative_e_implicazioni_per_la_rappresentanza" target="_blank" rel="noopener">Le mobilitazioni dei fattorini della gig economy in Italia</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Ad aprile dello scorso anno il Tribunale di Torino ha confermato con una sentenza che i fattorini di Foodora non possono essere considerati lavoratori subordinati. Partendo da questo elemento Arianna Tassinari e Vincenzo Maccarrone hanno ricostruito <strong>le mobilitazioni dei fattorini della gig economy in Italia fino a metà 2018</strong> e i modelli di rappresentanza in cui si sono alternati atteggiamenti di diffidenza nei confronti dei sindacati confederali a momenti di collaborazione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/lo-sciopero-dei-riders-a-bologna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi la nostra intervista<br><strong>Lo sciopero dei riders a Bologna</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Uno dei principali episodi di collaborazione tra riders e sigle confederali è stata la sottoscrizione da parte di Cgil, Cisl e Uil insieme a Riders Union Bologna e all&#8217;amministrazione comunale della <a href="http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/CartaDiritti3105_web.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano</a>.</p>
<p><a href="http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/CartaDiritti3105_web.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-52222" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf.png" alt="" width="791" height="794" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf.png 791w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-768x771.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-92x92.png 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-414x416.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-635x637.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-249x250.png 249w" sizes="(max-width: 791px) 100vw, 791px" /></a></p>
<p>Ovviamente, finché la piattaforme non decideranno di sottoscriverla, la carta resta semplicemente una dichiarazione di principi. Tuttavia rappresenta <strong>un esempio di dialogo tra sindacati confederali, sindacati di base e attori istituzionali che può rappresentare un punto di partenza importante</strong>. Nel frattempo le <a href="https://ilmanifesto.it/rider-lunica-certezza-e-la-lotta-per-i-diritti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mobilitazioni</a> dei fattorini sono continuate con attenzione intermittente da parte del mondo dell&#8217;informazione e della politica.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Leggi									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">"Ripensare la gig economy, per un lavoro più giusto"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>Logistica metropolitana e cambiamento delle città</h3>
<p>Quello di Bologna è un caso di relazione triangolare tra piattaforme, lavoratori e istituzioni metropolitane che chiarisce bene <strong>il ruolo delle città nel settore del food delivery e dell&#8217;importanza che le istituzioni cittadine possono assumere su questi temi.</strong></p>
<p>Ovviamente questo non vuol dire escludere la possibilità di accordi più ampi, tuttavia<strong> è nel territorio urbano che queste realtà operano ed è sulle città che queste evoluzioni tecnologiche esprimono più chiaramente i loro effetti sociali incrociando il tema più tradizionale della logistica metropolitana</strong>. Maurilio Pirone, ricercatore e rider, in un&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/logistica-metropolitana-economia-delle-piattaforme-e-diritto-alla-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intervista</a> ci ha parlato proprio delle connessioni tra economia delle piattaforme e logistica.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Leggi									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/nostro-diritto-digitale-alla-citta/">"Il nostro diritto digitale alla città"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<p>Technopolis è un podcast di <a href="https://www.citylab.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">CityLab</a>, un sito d&#8217;informazione dedicato alle città e alla loro evoluzione alla luce dei cambiamenti tecnologici. In una puntata del podcast intitolata <a href="https://www.citylab.com/solutions/2019/02/podcast-technopolis/583096/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Delivery City: Will food delivery apps kill your favorite neighborhood restaurant?</a> i conduttori hanno discusso con alcuni ospiti di <strong>come il food delivery sia destinato a cambiare il volto delle nostre città.</strong></p>
<h3>La risposta cooperativa</h3>
<p>Quello delle cooperative è un modello con una forte tradizione nel nostro paese. Come nel caso dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Home sharing</a> anche <strong>per il food delivery il modello cooperativo potrebbe rappresentare una chiave per risolvere alcuni dei principali problemi</strong>. In Italia ancora non esistono esempi di questo tipo ma, come spiega Luca Zorloni su <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2018/06/22/coop-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a>, si tratta di un percorso promettente che in altri paesi europei ha preso avvio già da alcuni anni.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scopri cos&#8217;è</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.alleanzacooperative.it/uffici-studi/wp-content/uploads/2016/07/Il-Cooperativismo-di-piattaforma-v1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Il cooperativismo di piattaforma</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>In Belgio ad esempio si trova il caso di <a href="https://www.molenbike.be/en/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">molenbike</a>, una piattaforma di consegne a domicilio in bicicletta basata su un modello cooperativo attento alle dinamiche ambientali. L&#8217;app utilizzata è il frutto di un&#8217;altra cooperativa questa volta francese, <a href="https://coopcycle.org/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coopcycle</a>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il rischio, se una cooperativa si mette ad assumere fattorini al posto di Deliveroo, Foodora e altri, è che deresponsabilizzi le piattaforme. Ti metti al loro posto</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2018/06/22/coop-gig-economy/" target="_blank">- Francesca Martinelli su Wired</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>In Italia ci sono stati dei contatti tra riders e alcune cooperative di artisti e lavoratori dello spettacolo. Tuttavia, data l&#8217;attuale situazione normativa, la creazione di un intermediario avrebbe potuto creare più problemi che soluzioni. L&#8217;alternativa più probabile invece resta quella dell&#8217;auto organizzazione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/progetti-on-line-per-nuove-forme-di-mutuo-soccorso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br><strong>Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Monitorare il fenomeno e la ricerca sul tema</h3>
<p>Come stanno cambiando la nostra società e le nostre città? Quali sono gli effetti sui diritti dei lavoratori e sull&#8217;economia dei nuovi servizi digitali e dell&#8217;evoluzione dei mezzi di trasporto? Il sistema normativo è preparato a rispondere a queste evoluzioni?</p>
<p>Queste sono le domande cui cerca di dare risposta <a href="https://project-plus.eu/the-project/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">project plus</a>, un progetto di ricerca che sta indagando in particolare sugli effetti di quattro grandi piattaforme (AirBnb, Deliveroo, Helpling and Uber) su sette città europee (Barcellona, ​​Berlino, Bologna, Lisbona, Londra, Parigi, Tallinn).</p>
<p>Un altro interessante progetto incentrato su questi temi è <a href="https://platformlabor.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">platform Labor</a> che si propone d&#8217;indagare su tre focus di ricerca tra cui <em>The organization and experience of low-income service work in the “on-demand economy”</em>. Il sito oltre che pubblicare le ricerche dei suoi autori dà spazio a un blog e a un feed di notizie in cui sono trattati i temi d&#8217;interesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell’ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dati e analisi sulla realtà carceraria</title>
		<link>https://www.openpolis.it/dati-e-analisi-sulla-realta-carceraria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jul 2019 08:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=51241</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia oltre 60mila persone vivono recluse in carcere. Secondo la nostra costituzione la detenzione dovrebbe tendere alla rieducazione del condannato ma i molti problemi delle carceri e le difficili condizioni di sovraffollamento rendono spesso disumane le condizioni di detenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/dati-e-analisi-sulla-realta-carceraria/">Dati e analisi sulla realtà carceraria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Erano 60.439 i detenuti presenti nelle carceri italiane al 30 aprile 2019. Quasi 10.000 in più dei posti disponibili, per un tasso ufficiale di sovraffollamento del 120%. Un fenomeno che dura da diversi anni e che nel 2013 ha portato l&#8217;Italia ad essere condannata dalla corte europea dei diritti dell&#8217;uomo per le condizioni disumane dei detenuti per sovraffollamento.</p>
<p>Eppure nel nostro ordinamento la detenzione non dovrebbe avere carattere punitivo, al contrario dovrebbe porsi come obiettivo la rieducazione del condannato.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=27" target="_blank">- Costituzione italiana, articolo 27 comma 3</a>
									            </div>
        </section>
		
<h3>Le condizioni di detenzione in Italia nel 2018</h3>
<p>Dal 1998 l&#8217;associazione Antigone effettua visite di monitoraggio negli istituti penali italiani. Nella pagina dell&#8217;<a href="http://www.antigone.it/osservatorio_detenzione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">osservatorio sulle condizioni di detenzione</a> si possono scaricare i rapporti che i volontari di Antigone redigono dopo ogni visita descrivendo le condizioni strutturali, il clima detentivo, il rispetto della legislazione penitenziaria e altre caratteristiche salienti della struttura visitata.</p>
<p><a href="https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-51258" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione.png" alt="" width="3704" height="2028" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione.png 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione-768x420.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione-414x227.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione-635x348.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione-1026x562.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Il-carcere-secondo-la-costituzione-350x192.png 350w" sizes="(max-width: 3704px) 100vw, 3704px" /></a></p>
<p>Ogni anno poi Antigone redige un rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia con dati, approfondimenti e gli ultimi aggiornamenti sul tema. Il rapporto, arrivato alla XV edizione, quest&#8217;anno è stato intitolato &#8220;<a href="https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il carcere secondo la costituzione</a>&#8220;.</p>
<h3>Il carcere e i minori</h3>
<p>Dal 2016 Antigone è autorizzata a visitare anche i carceri minorili, ma già dal 2011 con cadenza biennale redige un rapporto dedicato a questo tema. L&#8217;ultimo rapporto, le relazioni delle visite e molto altro materiale possono essere trovati su <a href="http://www.ragazzidentro.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ragazzi dentro</a>, il sito dell&#8217;osservatorio sugli istituti penali per minorenni.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://lab.gedidigital.it/repubblica/2018/cronaca/ragazzi-fuori/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al webdoc d Repubblica<br />
<br><strong>Ragazzi fuori</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p><iframe src="https://www.verse.com/stories/10999-ragazzi-fuori/?embed" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Voci dal carcere</h3>
<p>Informare dall&#8217;esterno sulla realtà del carcere è un&#8217;attività fondamentale. Alcuni progetti però si propongono di dare voce a chi il carcere lo vive quotidianamente. <a href="http://www.radioradicale.it/rubriche/70/radio-carcere" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Radio carcere</a> è la trasmissione di radio radicale dedicata alle condizioni di detenzione. Una particolarità della trasmissione è rappresentata dalla lettura delle lettere che i detenuti inviano alla redazione, per raccontare la loro esperienza carceraria, le difficoltà quotidiane e i tanti problemi presenti nelle carceri italiane.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij" target="_blank">- Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><a href="http://www.ristretti.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ristretti orizzonti</a> è la rivista della casa di reclusione di Padova e dell’istituto penale femminile della Giudecca. Attiva fin dal 1998 la rivista dà voce ai detenuti, che ne curano gli articoli e gli approfondimenti sui temi del carcere e altri argomenti correlati. Un modo per informare chi il carcere lo vive, detenuti e lavoratori, e chi invece, dall&#8217;esterno, vuole conoscerlo meglio.</p>
<h3>La detenzione a livello internazionale</h3>
<p>Se si vuole approfondire il tema della detenzione a livello internazionale una fonte di grande interesse è <a href="http://www.prisonstudies.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">World prison brief</a>, sito attraverso cui si può liberamente accedere a un database sui sistemi penitenziari a livello globale curato dal <em>Institute for Criminal Policy Research</em>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Our weapon is a peaceful one. It is called information. Good decision-making must be based on good information.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.prison-insider.com/en/presentation/qui-sommes-nous" target="_blank">- Prison Insider</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Il database del World prison brief è anche la fonte di molti dei dati offerti da <a href="https://www.prison-insider.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Prison Insider</a>, un sito che si propone come obiettivo quello di aumentare il livello di consapevolezza sulle condizioni di detenzione e di sostenere i diritti e la dignità di chi viene privato della libertà personale. Sul sito, oltre che una scheda sulla realtà carceraria di ogni paese, si possono trovare rapporti, analisi, studi comparativi e infografiche.</p>
<h3>Documenti ufficiali</h3>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica la</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/00059ffe970d21856c9d52871fb31fe7.pdf" target="_blank" rel="noopener">relazione</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>A fine marzo è stata presentata al parlamento la <a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/pub_rel_par.page" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione annuale 2019</a> del garante nazionale dei detenuti da Mauro Palma, presidente del collegio. Nella sua presentazione il presidente ha sottolineato come da un lato si assiste a un aumento dei problemi di sovraffollamento, mentre dall&#8217;altro si riducono i nuovo ingressi in carcere. L&#8217;aumento del numero di detenuti non è quindi dovuto a maggiori ingressi ma a minori possibilità di uscita per i detenuti.</p>
<p>Altri documenti ufficiali di grande interesse sono le <a href="http://wp.unil.ch/space/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">statistiche penali del consiglio d&#8217;Europa</a>. Il consiglio infatti rilascia annualmente due rapporti: uno sulle misure carcerarie (<em>space I</em>) e uno sulle misure non carcerarie (<em>space II</em>).</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i rapporti</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://wp.unil.ch/space/files/2019/06/FinalReportSPACEI2018_190611-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Space I</a> <br /><a href="http://wp.unil.ch/space/files/2019/05/SPACE-II_report_2018_Final_190520.pdf" target="_blank" rel="noopener">Space II</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>In questi rapporti oltre che le statiche ufficiali si trovano aggiornamenti sui cambiamenti nella giustizia penale, nuove legislazioni sulle carceri e altre novità rilevanti in ciascuno dei paesi membri del consiglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell’ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/dati-e-analisi-sulla-realta-carceraria/">Dati e analisi sulla realtà carceraria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come funziona il Foia in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-funziona-il-foia-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 09:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=50122</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nasce l'Osservatorio Foia. Un luogo per conoscere l'inquadramento normativo del diritto di accesso, quanto viene utilizzato e raccontare best practice d'uso. Come e quanto sta funzionando il Foia in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-funziona-il-foia-in-italia/">Come funziona il Foia in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avere accesso alle informazioni pubbliche, è un diritto fondamentale, nonché presupposto, per una piena e attiva partecipazione dei cittadini nella vita democratica.</p>
<p>Un diritto riconosciuto dalla corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, e che negli anni ha trovato applicazione nei principali paesi del mondo occidentale. Però il cosiddetto Foia (Freedom of information act) fino a pochi anni fa non era presente nell&#8217;ordinamento del nostro paese.</p>
<p>Proprio per questo motivo nella scorsa legislatura la Fondazione openpolis è stata tra i promotori della campagna <a href="http://www.foia4italy.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Foia4Italy</a> assieme ad importanti esponenti della società civile in Italia. Un lavoro che con l&#8217;approvazione del &#8220;<a href="http://www.foia.gov.it/decreto-trasparenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto trasparenza</a>&#8221; da parte del governo Renzi nel maggio del 2016, ha contribuito all&#8217;introduzione anche nel nostro paese dell&#8217;istituto dell&#8217;accesso civico generalizzato. Un passo importante, non privo di criticità, che comunque ha portato un significativo cambiamento in Italia.</p>
<p>Il metodo di lavoro della Fondazione openpolis si contraddistingue per seguire i fenomeni attraverso un monitoraggio continuo. Giungere all&#8217;approvazione del Foia in Italia ha voluto dire ottenere uno strumento con cui poi portare avanti investigazioni e analisi di interesse pubblico. In questi anni siamo stati tra i primi utilizzatori dello strumento, e l&#8217;abbiamo quindi testato in prima persona. Lo abbiamo fatto per comprendere meglio sia la questione dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-abbiamo-ricostruito-i-dati-sui-contratti-pubblici-e-i-centri-di-accoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">accoglienza dei profughi in Italia</a>, che il processo legislativo, attraverso un&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/decreti-attuativi-un-primo-passo-verso-una-vera-apertura-dei-dati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indagine sui decreti attuativi</a>.</p>
<h3>L&#8217;osservatorio Foia di openpolis</h3>
<p>La nostra volontà di capire come e quanto stia funzionando lo strumento però non si vuole limitare al suo utilizzo. Proprio per questo motivo iniziamo un <a href="https://www.openpolis.it/cosa/foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osservatorio Foia</a>, un appuntamento mensile in cui facciamo il punto sul tema, realizzato in collaborazione con Giulio Marotta.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/foia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osservatorio Foia di openpolis<br />
<br><strong>Vai</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Nel corso dei mesi analizzeremo diversi ambiti. Daremo luogo ad uno spazio per tenere costantemente sotto traccia<strong> l&#8217;evoluzione normativa della materia</strong>. Questo verrà fatto seguendo due filoni paralleli: da un lato analizzando la trattazione parlamentare del Foia, dalla presentazione di nuove proposte di legge allo svolgimento di specifiche interrogazioni sul tema, dall&#8217;altro monitorando come la giurisprudenza, tra consiglio di stato e Tar, sta intervenendo nella sua applicazione.</p>
<p>Altro elemento importante della questione riguarda <strong>i dati sull&#8217;utilizzo del Foia</strong>. Per capire come e quanto venga utilizzato metteremo insieme i numeri del fenomeno. Questo implicherà vedere quante sono le richieste, e quali sono le risposte, ma anche in che formato, e con quale aggiornamento, sono rilasciati i dati. Il tutto portando avanti un confronto tra i diversi organi coinvolti: ministeri, regioni, comuni, autorità di garanzia, ecc.</p>
<p>Infine, per far comprendere al meglio il potenziale della legge, <strong>racconteremo esempi virtuosi in cui il Foia ha permesso di raggiungere specifici obiettivi</strong>. Openpolis non è infatti l&#8217;unico attore che in questi mesi ha utilizzato l&#8217;accesso generalizzato agli atti per portare avanti investigazioni ed analisi. Raccontare queste best practice permetterà anche di far capire come, attraverso il suo utilizzo, si possano svolgere indagini di interesse pubblico.</p>
<h3>L&#8217;accesso civico generalizzato in Italia</h3>
<p>Iniziamo questo percorso di lavoro con <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">una pubblicazione che introduce la materia in tutti i suoi aspetti</a>. Partendo da una ricostruzione dell&#8217;evoluzione normativa del diritto di accesso in Italia, si entra nello specifico sul funzionamento dell&#8217;istituto: <strong>dall&#8217;analisi delle amministrazioni coinvolte, a quali sono gli aspetti procedurali del processo.</strong></p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Come funziona il Foia in Italia</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/Come-funziona-il-Foia-in-Italia_Openpolis_12_20.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi la pubblicazione completa</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>In aggiunta sono affrontati i divieti, ma soprattutto i limiti attualmente in essere nell&#8217;esercizio del diritto di accesso. Limiti che possono essere assoluti, ma anche riguardanti gli interessi pubblici, come quelli privati. In conclusione la pubblicazione analizza 3 ambiti specifici di applicazione: le informazioni ambientali, l&#8217;edilizia e l&#8217;urbanistica e infine i concorsi e i rapporti di lavoro nel pubblico impiego.</p>
<p>Con l&#8217;idea che la pubblicazioni diventi un punto di riferimento fisso, nel corso del tempo sarà aggiornata, soprattutto nella parte che riguarda la giurisprudenza. Ne consigliamo quindi la lettura come punto di partenza per entrare meglio nella materia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-funziona-il-foia-in-italia/">Come funziona il Foia in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 08:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=49060</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno dell'immigrazione ha raggiunto cifre rilevanti negli anni passati. Oggi i dati mostrano un netto calo degli arrivi nel nostro paese ma il tema resta sempre di grande attualità. Purtroppo però il dibattito pubblico raramente si basa su dati concreti e verificabili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/">Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un portale dedicato</h3>
<p>Quando si parla di immigrazione in Italia un sito da tenere sotto controllo è <a href="https://openmigration.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Open Migration</a>. Si tratta di un progetto d&#8217;informazione aperto e orizzontale che vuole contribuire a formare le opinioni e le coscienze sul tema delle migrazioni.</p>
<p>Nel sito si possono trovare dashboard, infografiche e molti articoli. Oltre a contributi originali, Open Migration offre anche settimanalmente una rassegna dei <a href="https://openmigration.org/web-review/i-10-migliori-articoli-su-rifugiati-e-immigrazione-23-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">10 articoli più interessanti</a> usciti sul tema dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;accoglienza.</p>
<p><a href="https://openmigration.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-49064" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration.png" alt="" width="2309" height="1473" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration.png 2309w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-768x490.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-414x264.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-635x405.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-1026x655.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/06/AlPuntodiPartenza_openmigration-350x223.png 350w" sizes="(max-width: 2309px) 100vw, 2309px" /></a></p>
<h3>I dati del ministero dell&#8217;interno</h3>
<p>La principale fonte istituzionale di dati sui migranti irregolari arrivati in Italia è il <a href="http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ministero dell&#8217;interno</a>. Quotidianamente il Viminale pubblica il <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cruscotto statistico giornaliero</a>, in cui viene riportato il numero di migranti sbarcati nel nostro paese da inizio anno, il confronto con la stessa data degli anni precedenti e la distinzione per paese di origine dei migranti. Rispetto agli arrivi l&#8217;altra fonte da considerare è l&#8217;<a href="https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean/location/5205" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a> che tiene traccia dei flussi in tutte le principali rotte mediterranee.</p>
<p>Altri dati che possono facilmente essere reperiti sul sito del ministero sono quelli relativi alle <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">richieste di asilo</a>. Qui sono disponibili informazioni sul numero di richieste e l&#8217;esito delle stesse dal 1990 a febbraio 2019.</p>
<p>Oltre a queste due fonti, che comunque sono rilasciate in pdf e non in formato aperto, il Viminale dispone di tutti i dati e le informazioni sul fenomeno migratorio, a partire da quelle sui centri di accoglienza. Informazioni aggiornate su questi temi però non vengono rilasciate se non in maniera occasionale, con dati aggregati, senza dettagli, e in formati chiusi.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-dubbia-relazione-tra-criminalita-e-centri-di-accoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br />
<br><strong>La dubbia relazione tra criminalità e centri di accoglienza</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>La relazione del ministro dell&#8217;interno al parlamento</h3>
<p>Sul tema dell&#8217;accoglienza fortunatamente esiste un obbligo di legge, grazie al quale è previsto che il ministro dell&#8217;interno presenti annualmente una <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/051/001/INTERO.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione</a> alle camere. La norma risulta peraltro abbastanza dettagliata nel definire cosa la relazione debba contenere.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La relazione deve contenere dati relativi al numero delle strutture, alla loro ubicazione e alle caratteristiche di ciascuna, nonche&#8217; alle modalita&#8217; di autorizzazione, all&#8217;entita&#8217; e all&#8217;utilizzo effettivo delle risorse finanziarie erogate e alle modalita&#8217; della ricezione degli stessi</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2014-08-22;119!vig=2019-06-13" target="_blank">- Decreto-Legge 119/2014</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Nonostante questo, il modo in cui le informazioni sono state pubblicate di anno in anno nella varie relazioni si è molto modificato rendendo difficile una comparazione. Peraltro anche in questo caso si tratta di informazioni che, malgrado un certo livello di dettaglio, sono riportate come dati elaborati e non grezzi e sempre tramite formati chiusi. In questo modo quindi diventa molto difficile estrarre informazioni utili ad un&#8217;analisi autonoma sui centri di accoglienza in Italia.</p>
<p>Lo scorso autunno in collaborazione con <a href="https://www.actionaid.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ActionAid</a> abbiamo pubblicato il report <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/11/Centri-dItalia-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centri d&#8217;Italia 2018</a>. Proprio a causa della difficoltà di raccogliere dati sulle strutture di accoglienza presenti nel territorio nazionale, gli enti gestori, la disciplina seguita per l’affidamento del contratto e i costi sostenuti, con questo progetto abbiamo provato a mappare il fenomeno dell&#8217;accoglienza usando strumenti alternativi, come la Banca dati dei contratti pubblici di Anac (Bdncp) e attraverso richieste di accesso agli atti rivolte a tutte le prefetture d&#8217;Italia.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Vai a<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/i-centri-di-accoglienza-in-italia-la-spesa-e-i-contratti-pubblici/">"Centri d'Italia"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>Altre fonti di dati</h3>
<p>Per quanto riguarda invece la presenza di immigrati residenti in Italia <a href="http://demo.istat.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat</a> fornisce un utile database demografico aggiornato annualmente sulla popolazione straniera residente rilevata a livello comunale.</p>
<p>La fondazione Ismu invece pubblica annualmente il <a href="http://www.ismu.org/4-dicembre-presentato-xxiv-rapporto-sulle-migrazioni-2018/#1544004492796-c42595d7-1164" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto sulle migrazioni</a>. Questo volume offre un gran numero di dati e statistiche interessanti, tra cui le stime sulla presenza di stranieri irregolari in Italia. Sul rapporto tra mercato del lavoro e immigrazione inoltre è bene tenere presente il lavoro della <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Moressa</a>.</p>
<p>Infine per conoscere il funzionamento del sistema di accoglienza Sprar, ora diventato Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), il sito del <a href="https://www.sprar.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">servizio centrale</a> offre diverse utili informazioni. Qui veniva anche pubblicato annualmente l&#8217;<a href="https://www.sprar.it/pubblicazioni/atlante-sprar-2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Atlante Sprar</a> e il <a href="https://www.sprar.it/pubblicazioni/rapporto-sulla-protezione-internazionale-in-italia-2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto sulla protezione internazionale in Italia</a>. Le versioni più recenti di entrambe le pubblicazioni però risalgono solo al 2017.</p>
<h3>Vantaggi e criticità dell&#8217;identità digitale per i migranti</h3>
<p>Se da una parte è spesso difficile per la società civile ottenere dati pubblici sul fenomeno migratorio, dall&#8217;altro la raccolta di alcuni dati su questo fenomeno può essere complicata per le stesse autorità pubbliche.</p>
<p>Spesso infatti i migranti non hanno documenti d&#8217;identità. Non si tratta di un elemento secondario, si tenga presente infatti che secondo la banca mondiale una prova ufficiale dell’identità è un “fattore chiave per l’accesso” all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al cibo e ad altri servizi essenziali.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Qui, se non hai il tuo ID &#8230; [o] documenti per identificarti &#8230; non sei nessuno &#8230; un nessuno.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/05/Data_Society_Identita%CC%80_digitale_Migranti_e_Rifugiati_Italiano_-1.pdf" target="_blank">- Intervista ad un migrante. - Identità digitale, Migranti e Rifugiati</a>
									            </div>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>Le tecnologie e i processi coinvolti nell’identità digitale non forniranno soluzioni facili nel contesto dei migranti e dei rifugiati.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Per questo da alcuni anni molte agenzie governative ma anche Ong hanno iniziato a raccogliere dati sui migranti. Si tratta delle cosiddette Informazioni personali identificabili (Ipi), attraverso cui è possibile individuare in modo inequivocabile una persona. Il rapporto <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/05/Data_Society_Identita%CC%80_digitale_Migranti_e_Rifugiati_Italiano_-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Identità digitale, Migranti e Rifugiati: il caso italiano</a> analizza le potenzialità ma anche i rischi che un sistema di controllo dell&#8217;identità può provocare, soprattutto quando le persone identificate non sono correttamente informate sui loro diritti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell&#8217;ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
<p><strong>Foto Credit: </strong><a href="https://mediterranearescue.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mediterranea Saving Humans</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-monitorare-gli-arrivi-e-il-sistema-di-accoglienza-di-rifugiati-e-richiedenti-asilo-in-italia/">Come monitorare gli arrivi e l&#8217;accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il fenomeno dell&#8217;home sharing e la trasformazione delle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 09:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=48301</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sharing economy è un tema fondamentale nella trasformazione sociale ed economica delle nostre società. La particolarità dell'home sharing però riguarda il suo effetto sulle città, con lo svuotamento dei quartieri da parte dei residenti e la conseguente chiusura di negozi locali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/">Il fenomeno dell&#8217;home sharing e la trasformazione delle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno dell&#8217;home sharing è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni modificando il modo di viaggiare di milioni di persone. La diffusione di questo nuovo modo di affittare abitazioni però ha un impatto significativo sulle città. Il numero di abitazioni presenti sul mercato per i residenti infatti si riduce e i prezzi aumentano incentivando fenomeni di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gentrificazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gentrificazione</a> dei quartieri e delle principali mete turistiche.</p>
<h3>Analizzare il fenomeno dell&#8217;home sharing con i dati</h3>
<p>Il principale sito di home sharing è AirBnb con oltre 6 milioni di inserzioni in 191 paesi. Il sito però non rilascia dati pubblicamente e quindi per analizzare il fenomeno degli affitti brevi e la loro diffusione tramite questa piattaforma è necessario ricorrere ad altri metodi.</p>
<p><a href="http://insideairbnb.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Inside Airbnb</a> è un portale nato proprio per diffondere pubblicamente questi dati, in modo che possano essere utilizzati per fare analisi sia da parte di privati che, a maggior ragione, da parte delle amministrazioni pubbliche che vogliono regolamentare la materia.</p>
<p>Sul sito oltre a scaricare i dati, possono essere trovati report molto interessanti su diverse città turistiche. Da segnalare l&#8217;approfondimento del 2017 curato dal fondatore del sito su <a href="http://insideairbnb.com/face-of-airbnb-nyc/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">New York</a>, la città dove abita, e l&#8217;<a href="http://insideairbnb.com/face-of-airbnb-nyc/a-year-later-airbnb-as-racial-gentrification-tool.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aggiornamento</a> all&#8217;anno successivo. Rispetto all&#8217;Italia, di particolare interesse è il <a href="http://insideairbnb.com/venice/report.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bollettino Venezia</a>, curato da <a href="https://alice-corona.nl/bio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alice Corona</a> e aggiornato mensilmente.</p>
<h3>Chi è Murray Cox &#8211; Il creatore di InsideAirbnb</h3>
<p>Inside AirBnb è stato fondato da Murray Cox, vice presidente di una startup tecnologica, che si occupa del sito per passione.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I’m just a housing activist. I believe housing is a human right; not an economic tool or a commodity.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-05-23/meet-murray-cox-airbnb-s-public-enemy-no-1-in-new-york" target="_blank">- Murray Cox</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-05-23/meet-murray-cox-airbnb-s-public-enemy-no-1-in-new-york" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un articolo</a> di Bloomberg ci racconta meglio questa figura, i suoi rapporti con alcune municipalità, a cui fornisce i dati necessari a studiare il fenomeno ed elaborare politiche pubbliche, e soprattutto con Airbnb, tra diffidenza e difficili tentativi di dialogo.</p>
<h3>L’airificazione delle città</h3>
<p>Se le comuni piattaforme della sharing economy incidono sulle dinamiche sociali ed economiche, la particolarità di AirBnb è l&#8217;effetto ulteriore che produce sulle città. Aumento dei prezzi delle abitazioni e il conseguente svuotamento dei quartieri storici da parte dei residenti sono fenomeni che, nelle principali mete turistiche italiane, sono iniziati ben prima dell&#8217;avvento dell&#8217;home sharing.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;home sharing alimenta la &#8220;disneyficazione&#8221; delle città italiane.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Un problema quindi che non nasce con Airbnb ma che si alimenta grazie alla facilità del mezzo, esacerbandone effetti e criticità. Tutti questi temi sono stati affrontati dal Laboratorio Dati Economici Storici Territoriali dell&#8217;Università di Siena in uno studio dal titolo &#8220;<a href="https://usiena-air.unisi.it/retrieve/handle/11365/1018294/123748/The%20Airfication%20of%20cities.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The airification of cities</a>&#8220;.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.che-fare.com/lairificazione-delle-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi un&#8217;anteprima in italiano della ricerca<br />
<br><strong>L’airificazione delle città</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>L&#8217;argomento che il turismo di massa incentivi un modello di sviluppo squilibrato per il territorio, oltre che materia di ricerca accademica, è un tema tipico di vari movimenti di base e lotta per la casa. Non a caso una delle città dove la protesta contro Airbnb è stata più forte è <a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/24/la-battaglia-di-barcellona-contro-il-turismo-e-airbnb/34693/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Barcellona</a>, il cui sindaco proviene proprio da questi movimenti.</p>
<h3>Airbnb e il fisco</h3>
<p>Dal punto di vista del decisore pubblico sono principalmente due i temi da considerare quando si tratta di home sharing. Da un lato l&#8217;effetto sulle città, dall&#8217;altro la questione fiscale.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Read my lips: We want to pay taxes</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.wired.com/story/inside-airbnbs-guerrilla-war-against-local-governments/" target="_blank">- Chris Lehane, Airbnb’s global head of public policy</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Il managment di Airbnb si è sempre detto disposto ad affrontare positivamente il tema, tuttavia quando delle città o dei governi hanno tentato di regolamentare la materia della tassazione si sono spesso trovati ad affrontare l&#8217;opposizione del colosso tecnologico nelle aule di tribunale. <a href="https://www.wired.com/story/inside-airbnbs-guerrilla-war-against-local-governments/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Wired</a> ha dedicato un articolo ricostruendo lo scontro tra Airbnb e varie amministrazioni locali degli Stati Uniti.</p>
<p>In Italia nel 2017 il governo Gentiloni ha provato a disciplinare la materia prevedendo la cedolare secca per gli affitti di durata inferiore a 30 giorni (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2017-04-24;50" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dl. 50/2017</a>). Anche in questo caso però Airbnb ha fatto ricorso e ne è nato un lungo <a href="https://www.wired.it/economia/business/2019/02/19/airbnb-cedolare-secca-affitti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">contenzioso</a> arrivato fino al Tar del Lazio che però, a febbraio, ha respinto il ricorso della piattaforma.</p>
<h3>L&#8217;home sharing in versione cooperativa</h3>
<p>Nel mondo della sharing economy esistono però anche realtà che cercano di offrire alternative cooperative alle pratiche estrattive dei colossi che attualmente dominano il mercato. Nel settore del home sharing un esempio è quello di <a href="https://fairbnb.coop/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FairBnb</a>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/fairbnb-piattaforme-cooperative-vs-piattaforme-estrattive/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br />
<br><strong>Fairbnb, piattaforme cooperative vs piattaforme estrattive</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Si tratta di una cooperativa su piattaforma che vuole offrire un servizio di affitto a breve termine alternativo a Airbnb, per contrastare gli effetti negativi del turismo peer-to-peer e ridirigere parte del plusvalore che esso genera direttamente a vantaggio delle comunità che lo ospitano.</p>
        <section class="audio">
            <div class="audio-content">
				                    <div class="files">
                        <amp-audio width="auto" height="40"
                                   src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/Intervista-a-Damiano-Avellino-di-Fairbnb.mp3">
                        </amp-audio>
                    </div>
								                    <div class="intro"><p>Ascolta la nostra intervista a Damiano Avellino, co-fondatore di Fairbnb.</p>
<p></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell&#8217;ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
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			</item>
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		<title>Videosorveglianza, riconoscimento facciale e diritto alla privacy</title>
		<link>https://www.openpolis.it/videosorveglianza-riconoscimento-facciale-e-diritto-alla-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2019 06:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=47295</guid>

					<description><![CDATA[<p>Telecamere nelle strade, nei luoghi di lavoro, negli asili e nelle case di riposo. Sembra questa la risposta a ogni richiesta di sicurezza. Ma la videosorveglianza ha implicazioni tecnologiche, legate principalmente al riconoscimento facciale, su cui è urgente iniziare a interrogarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/videosorveglianza-riconoscimento-facciale-e-diritto-alla-privacy/">Videosorveglianza, riconoscimento facciale e diritto alla privacy</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana vi proponiamo alcuni articoli e approfondimenti su un tema in cui si intrecciano il mondo digitale e quello fisico delle nostre città. L<strong>a presenza sempre più diffusa di telecamere nei centri urbani risponde da un lato al tema della sicurezza, ma dall&#8217;altro apre questioni fondamentali che riguardano l&#8217;Intelligenza artificiale e i big data</strong>. Le telecamere infatti sono destinate ad essere sempre più collegate a software di <strong>riconoscimento facciale</strong> oltre che essere funzionali allo sviluppo del cosiddetto <strong>mirror world</strong><em>, </em>con implicazioni cruciali sul diritto alla <strong>privacy</strong>.</p>
<h3>La nuova sicurezza partecipata</h3>
<p><strong>Le telecamere sono un elemento sempre più presente nelle nostre città</strong>. Le ragioni, che sembrano condivise da molti cittadini, riguardano il tema della sicurezza. La videosorveglianza solleva anche molte questioni relative alla protezione della privacy ma questo non sembra essere oggetto di dibattito, almeno in Italia.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Le nostre città sono sempre più piene di telecamere, ma raramente si sente parlare delle possibili implicazioni.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>A Torino</strong>, ad esempio, l&#8217;amministrazione 5 stelle guidata da Chiara Appendino, in accordo con la prefettura, ha deciso di avviare un programma di <a href="https://www.lastampa.it/2019/05/21/cronaca/la-sicurezza-passa-dalle-telecamere-private-sgravi-su-imu-e-tasi-per-chi-le-installa-I6AZeK9P3S9be9Q78L99QP/pagina.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">incentivi fiscali</a> <strong>per i cittadini che decideranno di dotarsi, nelle proprie abitazioni e nei luoghi di lavoro, di telecamere di sicurezza collegate alle centrali di polizia e carabinieri.</strong></p>
<p>Ma Torino non è l&#8217;unica città italiana ad aver puntato sulla videosorveglianza per combattere il degrado. Un articolo de <a href="https://www.ilpaesesera.it/a-cosa-serve-la-videosorveglianza-controllo-o-lotta-al-degrado/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il Paese Sera</a> ci racconta i casi di<strong> Roma e Firenze</strong>.</p>
<p>Anche la giurisprudenza sembra per ora aver accolto questa esigenza di sicurezza, senza preoccuparsi troppo dei profili di protezione dei dati personali. In una recente sentenza infatti <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/05/13/cassazione-privato-puo-mettere-telecamere-sulla-strada_3fb0b04a-b390-4152-9c8e-7aba959954e5.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la corte di cassazione ha ritenuto che non sia illegittimo per un privato dotarsi di una telecamera puntata sulla pubblica via</a>. Secondo la corte per la persona ripresa &#8220;il fastidio è minimo e ben si bilancia con l&#8217;esigenza di sicurezza&#8221;.</p>
<h3>Le possibili implicazioni delle tecnologie di riconoscimento facciale</h3>
<p><strong>Una delle implicazioni della diffusione delle telecamere nelle città, riguarda la possibilità di applicare alle immagini dei software di riconoscimento facciale.</strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>La comodità di alcune tecnologie può spingerci ad adottarle senza riflettere sulle conseguenze.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Un articolo del <a href="https://amp.theguardian.com/commentisfree/2019/may/21/facial-recognition-privacy-prepared-regulation?CMP=share_btn_tw&amp;__twitter_impression=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian</a> ci descrive prima la comodità di un mondo in cui tutti i servizi avvengono in automatico semplicemente riconoscendo il nostro volto, in particolare per password di accesso e pagamenti. La seconda parte dell&#8217;articolo ci mette in guardia sulle possibili <strong>implicazioni securitarie che affronteremo se il settore non verrà regolamentato in maniera efficace.</strong></p>
<p><strong>Non si tratta di una distopia o di un futuro lontano</strong> ma di una tecnologia già disponibile e a portata di mano, come ci mostra un interessante articolo del <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2019/04/16/opinion/facial-recognition-new-york-city.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">New York Times</a>. Qui gli autori propongono il risultato di un esperimento che è stato realizzato con tre sole telecamere installate in un parco pubblico, il software di riconoscimento facciale di Amazon e alcune banche dati di foto liberamente accessibili online.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The future of human flourishing depends upon facial recognition technology being banned before the systems become too entrenched in our lives.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://medium.com/s/story/facial-recognition-is-the-perfect-tool-for-oppression-bc2a08f0fe66" target="_blank">- Woodrow Hartzog</a>
									            </div>
        </section>
		
<h3>I sistemi di riconoscimento facciale in Italia</h3>
<p>A settembre 2018 è stata resa pubblica l&#8217;esistenza del Sistema automatico di riconoscimento delle immagini (Sari) in dotazione alle forze di polizia italiane. Un articolo di <a href="https://www.wired.it/attualita/tech/2019/04/03/sari-riconoscimento-facciale-stranieri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a> ci racconta i vari aspetti problematici di questo sistema, sia in termini generali sia rispetto alla mancanza di trasparenza che si riscontra sul suo funzionamento. Una delle prime questioni che sono state sollevate riguarda il numero di profili presenti nel sistema.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/UNSD7HkDH30" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Inizialmente infatti sembrava che fossero presenti 16 milioni di profili. Un dato che a molti è apparso eccessivo e che ha portato il deputato del movimento 5 stelle Federico D&#8217;Incà ha presentare un&#8217;<a href="https://parlamento18.openpolis.it/atto/documento/id/177337" target="_blank" rel="noopener noreferrer">interrogazione</a> parlamentare in materia. In seguito ad approfondimenti è poi emerso che il database dovrebbe essere composto da 9 milioni di profili di cui solo 2 però riguardano soggetti italiani, mentre gli altri 7 riguardano stranieri.</p>
<h3>L&#8217;avanguardia cinese</h3>
<p>Come abbiamo visto le tecnologie di riconoscimento facciale sono già nella dotazione di varie forze di polizia di paesi occidentali. <strong>In Cina tuttavia questa tecnologia sta venendo applicata su una scala molto più ampia</strong>. <a href="https://www.valigiablu.it/riconoscimento-facciale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Valigiablu</a> ci racconta come si sta sviluppando questo settore in varie parti del modo, e in particolare in Cina. Qui infatti questa tecnologia viene utilizzata da un regime autoritario che non si pone alcuna questione di privacy nei confronti dei propri cittadini.</p>
<h3>Prove di resistenza in occidente</h3>
<p>Anche se in Italia non è all&#8217;ordine del giorno, il rischio di degenerazione in forme di controllo sociale di massa ha iniziato ad essere un tema di dibattito politico in altri paesi, in particolare negli Stati Uniti.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I don’t want to see an authoritarian surveillance state</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.buzzfeednews.com/amphtml/daveyalba/aoc-facial-recognition-authoritarianism-fascism?__twitter_impression=true" target="_blank">- Alexandria Ocasio-Cortez</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>A livello federale non esiste ancora una regolamentazione della materia ma il dibattito è aperto sia a livello nazionale che nelle singole città. Come racconta il <a href="https://www.nytimes.com/2019/05/14/us/facial-recognition-ban-san-francisco.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">New York Times</a> San Francisco, per prima tra le grandi città degli Stati Uniti, ha di recente vietato l&#8217;utilizzo di tecnologie di riconoscimento facciale sul proprio territorio.</p>
<h3>Foto online usate per addestrare l&#8217;Intelligenza artificiale</h3>
<p>Uno dei maggiori problemi delle tecnologie di riconoscimento facciale è l&#8217;alto margine di errore ancora presente nei risultati. L&#8217;errore tra l&#8217;altro è più frequente quando si tratta di donne o minoranze etniche il che crea evidenti problemi di discriminazione. Per migliorare i loro risultati, le intelligenze artificiali alla base dei software, devono essere addestrate con un numero sempre maggiore di immagini.</p>
<p><a href="https://www.nbcnews.com/tech/internet/facial-recognition-s-dirty-little-secret-millions-online-photos-scraped-n981921" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47517" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/05/Did-IBM-use-your-photos.png" alt="" width="589" height="159" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/05/Did-IBM-use-your-photos.png 589w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/05/Did-IBM-use-your-photos-414x112.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/05/Did-IBM-use-your-photos-350x94.png 350w" sizes="(max-width: 589px) 100vw, 589px" /></a></p>
<p><a href="https://www.nbcnews.com/tech/internet/facial-recognition-s-dirty-little-secret-millions-online-photos-scraped-n981921" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nbc News</a> ha scoperto che Ibm ha utilizzato le immagini pubblicate su flickr con licenza Creative commons per migliorare i suoi algoritmi, senza che i proprietari delle foto ne sapessero niente. Da qui è nato il progetto grazie al quale, inserendo il proprio username, è possibile sapere se e quali tra le foto che abbiamo caricato su flickr sono state inserite nel database di Ibm.</p>
<h3>La privacy in Italia</h3>
<p>In Italia al momento non si tratta di un tema molto sentito né dall&#8217;opinione pubblica né dalla politica.</p>
<p>Invece che schierarsi per la protezione dei dati biometrici degli utenti, associazioni di tutela dei consumatori come <a href="https://codacons.it/tag/videosorveglianza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Codacons</a>, si battono da anni per installare telecamere non solo per strada ma anche nelle scuole e nelle cliniche. Questa proposta rischia di diventare presto realtà, infatti un <a href="https://parlamento18.openpolis.it/index.php/emendamento/show/id/45687/sf_highlight/19+0+1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">emendamento</a> al decreto <a href="https://parlamento18.openpolis.it/singolo_atto/17429" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sblocca cantieri</a>, in discussione in parlamento, prevede d&#8217;istituire un fondo per finanziare l&#8217;istallazione di telecamere nelle aule scolastiche e nelle strutture per anziani.</p>
<p>In Italia il tema della <a href="https://www.cybersecurity360.it/legal/privacy-dati-personali/videosorveglianza-e-privacy-le-regole-tra-gdpr-e-provvedimento-generale-del-2010-del-garante/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> videosorveglianza</a> è disciplinato principalmente dal <a href="https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/Regolamento+UE+2016+679.+Arricchito+con+riferimenti+ai+Considerando+Aggiornato+alle+rettifiche+pubblicate+sulla+Gazzetta+Ufficiale++dell%27Unione+europea+127+del+23+maggio+2018.pdf/1bd9bde0-d074-4ca8-b37d-82a3478fd5d3?version=1.9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regolamento generale sulla protezione dei dati</a>, adottato dall&#8217;Unione Europea, e dal <a href="https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1712680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">provvedimento generale del 2010</a> del Garante privacy.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica la Relazione 2018 del</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.garanteprivacy.it/documents/10160/0/Relazione+annuale+2018.pdf/e5bc382b-c5e9-b41b-b0d8-882f0904e546?version=1.0#page=105" target="_blank" rel="noopener">garante della privacy</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Rispetto al tema del riconoscimento facciale e del sistema Sari sempre <a href="https://www.wired.it/attualita/tech/2019/04/03/sari-riconoscimento-facciale-stranieri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a> ha ricostruito l&#8217;Interlocuzione che ha avuto luogo tra il ministero dell&#8217;interno e il garante. La relazione dell&#8217;autorità sulla sua attività nel 2018 inoltre ha trattato anche questo tema specifico.</p>
<h3>Altre implicazioni della videosorveglianza</h3>
<p>Quella del riconoscimento facciale è una tecnologia cruciale per industria tecnologica ma non è l&#8217;unica a spingere verso un mondo pieno di telecamere. L&#8217;edizione Estate della rivista Wired ha dedicato in lungo approfondimento al cosiddetto <strong>mirror world</strong>.</p>
<p><strong>Si tratta della duplicazione del nostro mondo in formato digitale e in grandezza naturale. Un mondo con cui potremmo interagire attraverso dei visori</strong> ma che, per essere realizzato, richiede migliaia di telecamere che mappino costantemente la realtà fisica. Oltre che in edicola, l&#8217;articolo è disponibile in inglese sul sito di <a href="https://www.wired.com/story/mirrorworld-ar-next-big-tech-platform/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell&#8217;ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/nolifebeforecoffee/124659356/in/photolist-c1UTf-s9FbK-brZhsY-5hHmBi-3bkGjq-6bpXom-81JzLb-81EsMc-81JAH3-2SM63U-2jxuJk-3Kw7VG-5TujiS-6bkNjP-iGz81V-S3L4X-nHqgVY-yb3tQ-47UbzG-4DspBX-nEfZd-83zxqq-nHBrgc-WfcVG3-6Y2Gup-nHjuhn-7CRAdy-7FSBEF-5rdEcL-2dNKDut-55eF5d-nHBr5F-nr7XG1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nolifebeforecoffee</a></p>
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		<title>Due anni di FOIA, il diritto di accesso da estendere e rilanciare</title>
		<link>https://www.openpolis.it/due-anni-di-foia-il-diritto-di-accesso-da-estendere-e-rilanciare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Smaldore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 17:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=32695</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 23 Dicembre 2016 entrava in vigore il FOIA italiano, la legge sull’accesso generalizzato ai documenti della Pubblica Amministrazione. Dopo due anni, il punto della società civile che aveva promosso la campagna #Foia4Italy.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Sono passati due anni: il FOIA (la legge sull’accesso generalizzato ai documenti della Pubblica Amministrazione) è entrato in vigore in Italia il 23 dicembre 2016, ampliando il diritto di accesso dei cittadini. Sulla carta, una straordinaria rivoluzione che ha posto al centro il cittadino dandogli la possibilità di diventare un </span><i><span style="font-weight: 400;">cane da guardia</span></i><span style="font-weight: 400;"> delle Istituzioni, in grado di controllarne l’operato in modo semplice, tramite una sola richiesta inviata all’amministrazione competente. Ma che ha permesso anche a giornalisti e associazioni di avere a disposizione uno strumento fondamentale per avviare inchieste, fare indagini, far emergere illegalità, frodi e corruzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quel diritto di accesso va ora valorizzato, esteso e pubblicizzato. Con questo obiettivo alcune delle organizzazioni che si erano battute nel 2015 e 2016 dando vita alla coalizione FOIA4Italy per vedere riconosciuto questo fondamentale diritto (sancito poi dal d. Lgs. 97/2016) si ritrovano oggi insieme a </span><b>ribadire l’importanza del diritto</b><span style="font-weight: 400;"> di accesso in Italia e sono pronte a battersi per estenderlo, cercando di fare dell’Italia un Paese più aperto, trasparente e a prova di corruzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La strada per rendere effettivo questo diritto fondamentale è ancora lunga: pochi, anche tra i giornalisti e i cittadini conoscono questo </span><b>strumento di trasparenza</b><span style="font-weight: 400;"> e sanno come utilizzarlo al meglio. Ciò, nonostante il FOIA si sia rivelato in questi mesi utilissimo, come dimostrano alcuni casi emblematici. Pensiamo ad esempio al rapporto &#8220;Centri d&#8217;Italia&#8221; realizzato da Openpolis e Actionaid dedicato alla mappatura dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia &#8211; con il censimento dei contratti, dei soggetti che gestiscono i centri, delle spese, etc. &#8211; che è stato possibile grazie ad un&#8217;azione di accesso generalizzato rivolto a tutte le Prefetture d&#8217;Italia. O, per meglio dire, grazie a quelle prefetture che hanno fornito le informazioni richieste, adeguandosi alla legge. Perché in effetti le risposte delle amministrazioni sono state molto diversificate. Si va dalla piena collaborazione con trasmissione di tutti i dati richiesti in formato aperto al totale diniego e alla mancata risposta. Indice che siamo in presenza di una ingiustificata discrezionalità nell&#8217;interpretazione da parte delle amministrazioni &#8211; e in questo caso si tratta di un solo tipo di amministrazioni ossia delle prefetture.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro esempio di utilizzo massiccio dell’accesso civico è quanto promosso da Libera, che assieme all’associazione Ondata il 20 novembre scorso ha lanciato Confiscati bene 2.0. Il portale per la trasparenza dei beni confiscati </span><a href="http://www.confiscatibene.it"><span style="font-weight: 400;">www.confiscatibene.it</span></a><span style="font-weight: 400;"> mette a disposizione delle “comunità monitoranti dei beni confiscati” </span><i><span style="font-weight: 400;">Chiedi ai comuni</span></i><span style="font-weight: 400;">, un </span><i><span style="font-weight: 400;">tool</span></i><span style="font-weight: 400;"> digitale che all’insegna del motto #escilibene permette di “creare con estrema semplicità una richiesta di pubblicazione dell&#8217;elenco e delle informazioni sui beni confiscati e destinati da inviare al Comune di interesse” &#8211; si legge sul sito. Il fine è dimostrare, numeri alla mano, che a più insistente richiesta civica di dati corrisponda una migliore gestione istituzionale dei beni confiscati stessi, con una effettiva riduzione dei tempi vuoti tra la confisca definitiva e la loro riassegnazione.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La stessa Libera, con il Gruppo Abele, da oltre tre anni con l’iniziativa </span><i><span style="font-weight: 400;">Common</span></i><span style="font-weight: 400;"> forma e organizza in tutta Italia gruppi di cittadini che utilizzano gli strumenti del diritto di sapere per prendersi cura del proprio territorio vigilando l’operato delle Amministrazioni pubbliche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A proposito del bisogno di trasparenza sulla gestione dei rifiuti e della Tariffa sui Rifiuti (TARI), oggetto di inchiesta di tre Authority, l’</span><a href="http://dirittodiaccessocivico.it/dato-dato-storie-foia-dati-aperti-sui-rifiuti/"><span style="font-weight: 400;">Osservatorio per la Comunicazione Pubblica e l’Informazione nella PA in Italia e in Europa</span></a><span style="font-weight: 400;">, nato all’Università di Salerno, ha monitorato la spesa sui rifiuti di 37 comuni. Le risposte alle 44 richieste di accesso generalizzato (FOIA) in formato cartaceo, elaborate digitalmente dagli allievi del corso “Comunicazione Pubblica e Linguaggi istituzionali”, hanno prodotto 111 dataset open data non solo sulla TARI, ma sulle quantità di rifiuti, sulla vendita e i relativi ricavi. Con tali dati sono state prodotte le informazioni istituzionali sul servizio di gestione dei rifiuti urbani dei Comuni, oggetto dell’indagine, che si sono visti restituire informazioni di pubblica utilità, consentendo ai cittadini di controllare la gestione del servizio di raccolta differenziata e di suggerire azioni concrete per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile dei Comuni stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La ministra </span><b>Bongiorno</b><span style="font-weight: 400;"> nelle scorse settimane ha dichiarato di nutrire </span><b>perplessità </b><span style="font-weight: 400;">verso l’accesso generalizzato, che ostacolerebbe il lavoro ordinario delle pubbliche amministrazioni prestandosi ad abusi. I dati disponibili però smentiscono per ora questi timori: lo stesso monitoraggio portato avanti dalla Funzione Pubblica, limitato alle pubbliche amministrazioni centrali, indica numeri </span><a href="http://www.foia.gov.it/monitoraggio-foia/"><span style="font-weight: 400;">più che gestibili di richieste di accesso</span></a><span style="font-weight: 400;">. Per questo le organizzazioni di Foia4Italy chiedono al Governo un </span><b>impegno concreto</b><span style="font-weight: 400;"> per migliorare e rafforzare la normativa attualmente vigente e auspicano sia del tutto esclusa la volontà di rivedere e limitare il diritto d’accesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare, chiediamo garanzie di </span><b>rispetto della privacy</b><span style="font-weight: 400;"> per chi accede agli atti, onde evitare pressioni o ripercussioni, soprattutto per argomenti delicati o aree a rischio del nostro Paese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vorremmo inoltre che il FOIA venisse esteso agli </span><b>organi costituzionali</b><span style="font-weight: 400;"> e al </span><b>Parlamento</b><span style="font-weight: 400;">, oggi esclusi dalla possibilità di vedersi recapitare richieste di accesso da parte di cittadini, associazioni e giornalisti. Sarebbe invece utile poter accedere ai documenti della Corte costituzionale, del Consiglio superiore di magistratura, di Camera e Senato, del Quirinale, come invece avviene in molti altri paesi. Ciò permetterebbe davvero di fare dei cittadini dei watchdog, garantendo quel controllo diffuso della cosa pubblica che è uno degli unici modi per contrastare seriamente corruzione e malaffare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riteniamo inoltre che vada reso possibile l’</span><b>accesso FOIA a collettività</b><span style="font-weight: 400;">, e non solamente a singoli. Ciò da un lato permette l’esercizio di questo diritto in forme collettive e non individuali (specie quando è un’intera comunità che vuole vedersi riconosciuto il diritto di sapere, senza dover fornire ulteriori spiegazioni salvo ragionevoli limiti) dall’altro riduce il rischio per il singolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, nei casi, ancora troppi, di mancata risposta o di risposta oltre i termini temporali stabiliti, le sanzioni previste per il responsabile dell’ente sono ridicole e di certo non scoraggiano chi voglia mantenere segrete delle informazioni pubbliche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vorremmo che questo giorno importante, in cui due anni fa si è riuscito ad estendere i diritti fondamentali dei cittadini, venisse celebrato con un </span><b>appello a tutti i cittadini:</b><span style="font-weight: 400;"> il modo migliore per difendere il diritto di accesso, è usarlo. Per ciò crediamo che quanti più italiani dovrebbero conoscere le potenzialità del FOIA e iniziare a fare richieste alle autorità pubbliche per conoscere meglio come funzionano, per chiedere conto di quel che fanno. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Federico Anghelé per Riparte il futuro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Leonardo Ferrante per Libera</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Davide Del Monte per Transparency International Italia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rosy Battaglia per Cittadinireattivi</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vittorio Alvino per Openpolis</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Isabella Mori per Cittadinanzattiva</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Marco De Ponte per ActionAid</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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