Videosorveglianza, riconoscimento facciale e diritto alla privacy GoodLink

Telecamere nelle strade, nei luoghi di lavoro, negli asili e nelle case di riposo. Sembra questa la risposta a ogni richiesta di sicurezza. Ma la videosorveglianza ha implicazioni tecnologiche, legate principalmente al riconoscimento facciale, su cui è urgente iniziare a interrogarsi.

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Questa settimana vi proponiamo alcuni articoli e approfondimenti su un tema in cui si intrecciano il mondo digitale e quello fisico delle nostre città. La presenza sempre più diffusa di telecamere nei centri urbani risponde da un lato al tema della sicurezza, ma dall’altro apre questioni fondamentali che riguardano l’Intelligenza artificiale e i big data. Le telecamere infatti sono destinate ad essere sempre più collegate a software di riconoscimento facciale oltre che essere funzionali allo sviluppo del cosiddetto mirror world, con implicazioni cruciali sul diritto alla privacy.

La nuova sicurezza partecipata

Le telecamere sono un elemento sempre più presente nelle nostre città. Le ragioni, che sembrano condivise da molti cittadini, riguardano il tema della sicurezza. La videosorveglianza solleva anche molte questioni relative alla protezione della privacy ma questo non sembra essere oggetto di dibattito, almeno in Italia.

Le nostre città sono sempre più piene di telecamere, ma raramente si sente parlare delle possibili implicazioni.

A Torino, ad esempio, l’amministrazione 5 stelle guidata da Chiara Appendino, in accordo con la prefettura, ha deciso di avviare un programma di incentivi fiscali per i cittadini che decideranno di dotarsi, nelle proprie abitazioni e nei luoghi di lavoro, di telecamere di sicurezza collegate alle centrali di polizia e carabinieri.

Ma Torino non è l’unica città italiana ad aver puntato sulla videosorveglianza per combattere il degrado. Un articolo de Il Paese Sera ci racconta i casi di Roma e Firenze.

Anche la giurisprudenza sembra per ora aver accolto questa esigenza di sicurezza, senza preoccuparsi troppo dei profili di protezione dei dati personali. In una recente sentenza infatti la corte di cassazione ha ritenuto che non sia illegittimo per un privato dotarsi di una telecamera puntata sulla pubblica via. Secondo la corte per la persona ripresa “il fastidio è minimo e ben si bilancia con l’esigenza di sicurezza”.

Le possibili implicazioni delle tecnologie di riconoscimento facciale

Una delle implicazioni della diffusione delle telecamere nelle città, riguarda la possibilità di applicare alle immagini dei software di riconoscimento facciale.

La comodità di alcune tecnologie può spingerci ad adottarle senza riflettere sulle conseguenze.

Un articolo del The Guardian ci descrive prima la comodità di un mondo in cui tutti i servizi avvengono in automatico semplicemente riconoscendo il nostro volto, in particolare per password di accesso e pagamenti. La seconda parte dell’articolo ci mette in guardia sulle possibili implicazioni securitarie che affronteremo se il settore non verrà regolamentato in maniera efficace.

Non si tratta di una distopia o di un futuro lontano ma di una tecnologia già disponibile e a portata di mano, come ci mostra un interessante articolo del New York Times. Qui gli autori propongono il risultato di un esperimento che è stato realizzato con tre sole telecamere installate in un parco pubblico, il software di riconoscimento facciale di Amazon e alcune banche dati di foto liberamente accessibili online.

The future of human flourishing depends upon facial recognition technology being banned before the systems become too entrenched in our lives.

I sistemi di riconoscimento facciale in Italia

A settembre 2018 è stata resa pubblica l’esistenza del Sistema automatico di riconoscimento delle immagini (Sari) in dotazione alle forze di polizia italiane. Un articolo di Wired ci racconta i vari aspetti problematici di questo sistema, sia in termini generali sia rispetto alla mancanza di trasparenza che si riscontra sul suo funzionamento. Una delle prime questioni che sono state sollevate riguarda il numero di profili presenti nel sistema.

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Inizialmente infatti sembrava che fossero presenti 16 milioni di profili. Un dato che a molti è apparso eccessivo e che ha portato il deputato del movimento 5 stelle Federico D’Incà ha presentare un’interrogazione parlamentare in materia. In seguito ad approfondimenti è poi emerso che il database dovrebbe essere composto da 9 milioni di profili di cui solo 2 però riguardano soggetti italiani, mentre gli altri 7 riguardano stranieri.

L’avanguardia cinese

Come abbiamo visto le tecnologie di riconoscimento facciale sono già nella dotazione di varie forze di polizia di paesi occidentali. In Cina tuttavia questa tecnologia sta venendo applicata su una scala molto più ampia. Valigiablu ci racconta come si sta sviluppando questo settore in varie parti del modo, e in particolare in Cina. Qui infatti questa tecnologia viene utilizzata da un regime autoritario che non si pone alcuna questione di privacy nei confronti dei propri cittadini.

Prove di resistenza in occidente

Anche se in Italia non è all’ordine del giorno, il rischio di degenerazione in forme di controllo sociale di massa ha iniziato ad essere un tema di dibattito politico in altri paesi, in particolare negli Stati Uniti.

I don’t want to see an authoritarian surveillance state

A livello federale non esiste ancora una regolamentazione della materia ma il dibattito è aperto sia a livello nazionale che nelle singole città. Come racconta il New York Times San Francisco, per prima tra le grandi città degli Stati Uniti, ha di recente vietato l’utilizzo di tecnologie di riconoscimento facciale sul proprio territorio.

Foto online usate per addestrare l’Intelligenza artificiale

Uno dei maggiori problemi delle tecnologie di riconoscimento facciale è l’alto margine di errore ancora presente nei risultati. L’errore tra l’altro è più frequente quando si tratta di donne o minoranze etniche il che crea evidenti problemi di discriminazione. Per migliorare i loro risultati, le intelligenze artificiali alla base dei software, devono essere addestrate con un numero sempre maggiore di immagini.

Nbc News ha scoperto che Ibm ha utilizzato le immagini pubblicate su flickr con licenza Creative commons per migliorare i suoi algoritmi, senza che i proprietari delle foto ne sapessero niente. Da qui è nato il progetto grazie al quale, inserendo il proprio username, è possibile sapere se e quali tra le foto che abbiamo caricato su flickr sono state inserite nel database di Ibm.

La privacy in Italia

In Italia al momento non si tratta di un tema molto sentito né dall’opinione pubblica né dalla politica.

Invece che schierarsi per la protezione dei dati biometrici degli utenti, associazioni di tutela dei consumatori come Codacons, si battono da anni per installare telecamere non solo per strada ma anche nelle scuole e nelle cliniche. Questa proposta rischia di diventare presto realtà, infatti un emendamento al decreto sblocca cantieri, in discussione in parlamento, prevede d’istituire un fondo per finanziare l’istallazione di telecamere nelle aule scolastiche e nelle strutture per anziani.

In Italia il tema della videosorveglianza è disciplinato principalmente dal regolamento generale sulla protezione dei dati, adottato dall’Unione Europea, e dal provvedimento generale del 2010 del Garante privacy.

Scarica la Relazione 2018 del

Rispetto al tema del riconoscimento facciale e del sistema Sari sempre Wired ha ricostruito l’Interlocuzione che ha avuto luogo tra il ministero dell’interno e il garante. La relazione dell’autorità sulla sua attività nel 2018 inoltre ha trattato anche questo tema specifico.

Altre implicazioni della videosorveglianza

Quella del riconoscimento facciale è una tecnologia cruciale per industria tecnologica ma non è l’unica a spingere verso un mondo pieno di telecamere. L’edizione Estate della rivista Wired ha dedicato in lungo approfondimento al cosiddetto mirror world.

Si tratta della duplicazione del nostro mondo in formato digitale e in grandezza naturale. Un mondo con cui potremmo interagire attraverso dei visori ma che, per essere realizzato, richiede migliaia di telecamere che mappino costantemente la realtà fisica. Oltre che in edicola, l’articolo è disponibile in inglese sul sito di Wired.

 

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Foto credit: nolifebeforecoffee

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