Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso Gig economy

Esistono nuove forme di mutualismo per i lavoratori intermittenti. Donato Nubile ci parla dell’esperienza di Smart Italia.

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Abbiamo intervistato Donato Nubile, presidente di Smart Italia, la società mutualistica per artisti nata in Belgio alla fine degli anni ’90 e ora operativa anche in Italia. Questa nuova forma di società mutualistica transnazionale si propone di dare uguali opportunità e servizi ai propri soci indipendentemente dalla loro capacità di reddito e in Europa ha portato avanti vertenze al fianco dei sindacati tradizionali, superando la loro iniziale diffidenza. Nonostante operino come altre realtà mediante piattaforme tecnologiche si propongono di non sostituire mai le relazioni personali con quelle abilitate dagli strumenti.

Ascolta l’intervista a Donato

Ciao Donato, come nasce l’esperienza italiana di SmartIT e come si articola?

Smart nasce in Belgio nel 1998 e arriva in Italia, grazie alla strategia di internazionalizzazione del progetto. Attualmente è presente in 9 paesi europei, ma non siamo una multinazionale, ma piuttosto una transnazionale. Siamo 9 unità, indipendenti una dall’altra, che però cooperano per il raggiungimento di alcuni obiettivi in comune. Nel 2013 smart Belgio incontra Cresco, il coordinamento delle realtà della scena contemporanea, un organismo formato da più di 100 strutture che si occupano di teatro, danza, musica contemporanea. Un collettivo di artisti e di strutture. Parallelamente il progetto incontra l’interesse della fondazione Cariplo e Cresco danno origine ad uno studio di fattibilità, il cui obiettivo era verificare come il modello belga si potesse adattare all’Italia e così siamo nati noi.

Donato Nubile, presidente di Smart Italia, società mutualistica per artisti

Donato Nubile, presidente di Smart Italia, società mutualistica per artisti.

La vostra esperienza è fortemente legata all’idea del mutualismo; che rapporto c’è tra SmartIT e le forme più tradizionali di cassa mutua?

Il mutualismo lo abbiamo nel nome: smart infatti sta per Società Mutualistica per Artisti ed è un filosofia che si declina in alcuni strumenti. Il mutualismo è un meccanismo di funzionamento della nostra cooperativa ed è uno strumento, il fondo di garanzia. Sia in Italia che negli altri paesi europei l’8,5% del fatturato della cooperativa viene destinato a costituire un fondo di garanzia – il fondo è unico ed è europeo – che ha come scopo quello di coprire i costi di gestione del progetto e al tempo stesso di garantire il pagamento puntuale dei compensi dei soci lavoratori, il decimo giorno del mese successivo la prestazione lavorativa in Italia – in Belgio dopo 7 giorni dalla prestazione lavorativa – anche se il committente non ha pagato o non ha pagato del tutto. Il fatto che questa percentuale sia fissa per tutti è un segno della volontà mutualistica perché ci consente di agire nello stesso modo con tutti i soci, indipendentemente da quanto lavoro questi portino alla cooperativa. In poche parole un’attività di soli 100€ per noi è possibile da gestire perché con altra attività da 100.000€ possiamo dare la stessa opportunità ai nostri soci lavoratori.

State quindi reinventando, reinterpretando, le forme di intermediazione con i lavoratori anche grazie al fatto che avete compreso le difficoltà a contribuire in modo omogeneo in termini economici. Come sono le vostre relazioni con i sindacati tradizionali?

C’è un livello di risposta a livello europeo: di solito inizialmente c’è una sorta di diffidenza da parte dei sindacati tradizionali quando non una chiara opposizione rispetto al modello, ma alla fine devo dire che siamo sempre stati capaci di costruire delle relazioni di collaborazione. L’ultimo caso che posso citare è quello che è avvenuto in Belgio, dove Smart è riuscita a negoziare per quasi 3000 ciclo-fattorini delle condizioni migliori rispetto ad una piattaforma di food delivery e nel momento in cui questa piattaforma ha deciso di disdettare l’accordo Smart si è trovata fianco a fianco con i sindacati per difenderlo e difendere in questo modo anche i lavoratori.
Qui in Italia abbiamo registrato una curiosità, un generico interesse, ma questo interesse ancora non si è concretizzato in una aperta collaborazione.

Hai citato le piattaforme e la domanda è ma non siete anche voi una piattaforma simile a quelle che operano nella gig economy? Questa scelta che tipo di persone vi permette di incontrare? Che benefici ha nel medio lungo termine e che attività vi permette di svolgere?

Le differenze tra il nostro modo di utilizzare la tecnologia e le piattaforme e le società di food delivery sono rilevantissime. Per noi la tecnologia è uno strumento che mai si sostituisce al lavoro dell’uomo. Le persone del nostro organico, del nostro staff che si occupano di gestire le attività dei soci, di assisterli nelle loro attività si chiamano, non a caso, consiglieri. L’attenzione verso i bisogni del socio, cercare le soluzioni più idonee, le attività di consulenza, di formazione, di tutela è costante. La piattaforma, come strumento informatico, è un modo per facilitare la relazione, ma la componente di relazione umana, di servizio, non viene mai meno.

 

Intervista a cura di Valentina Bazzarin

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