Due anni di FOIA, il diritto di accesso da estendere e rilanciare

Il 23 Dicembre 2016 entrava in vigore il FOIA italiano, la legge sull’accesso generalizzato ai documenti della Pubblica Amministrazione. Dopo due anni, il punto della società civile che aveva promosso la campagna #Foia4Italy.

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Sono passati due anni: il FOIA (la legge sull’accesso generalizzato ai documenti della Pubblica Amministrazione) è entrato in vigore in Italia il 23 dicembre 2016, ampliando il diritto di accesso dei cittadini. Sulla carta, una straordinaria rivoluzione che ha posto al centro il cittadino dandogli la possibilità di diventare un cane da guardia delle Istituzioni, in grado di controllarne l’operato in modo semplice, tramite una sola richiesta inviata all’amministrazione competente. Ma che ha permesso anche a giornalisti e associazioni di avere a disposizione uno strumento fondamentale per avviare inchieste, fare indagini, far emergere illegalità, frodi e corruzione.

Quel diritto di accesso va ora valorizzato, esteso e pubblicizzato. Con questo obiettivo alcune delle organizzazioni che si erano battute nel 2015 e 2016 dando vita alla coalizione FOIA4Italy per vedere riconosciuto questo fondamentale diritto (sancito poi dal d. Lgs. 97/2016) si ritrovano oggi insieme a ribadire l’importanza del diritto di accesso in Italia e sono pronte a battersi per estenderlo, cercando di fare dell’Italia un Paese più aperto, trasparente e a prova di corruzione.

La strada per rendere effettivo questo diritto fondamentale è ancora lunga: pochi, anche tra i giornalisti e i cittadini conoscono questo strumento di trasparenza e sanno come utilizzarlo al meglio. Ciò, nonostante il FOIA si sia rivelato in questi mesi utilissimo, come dimostrano alcuni casi emblematici. Pensiamo ad esempio al rapporto “Centri d’Italia” realizzato da Openpolis e Actionaid dedicato alla mappatura dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia – con il censimento dei contratti, dei soggetti che gestiscono i centri, delle spese, etc. – che è stato possibile grazie ad un’azione di accesso generalizzato rivolto a tutte le Prefetture d’Italia. O, per meglio dire, grazie a quelle prefetture che hanno fornito le informazioni richieste, adeguandosi alla legge. Perché in effetti le risposte delle amministrazioni sono state molto diversificate. Si va dalla piena collaborazione con trasmissione di tutti i dati richiesti in formato aperto al totale diniego e alla mancata risposta. Indice che siamo in presenza di una ingiustificata discrezionalità nell’interpretazione da parte delle amministrazioni – e in questo caso si tratta di un solo tipo di amministrazioni ossia delle prefetture.

Un altro esempio di utilizzo massiccio dell’accesso civico è quanto promosso da Libera, che assieme all’associazione Ondata il 20 novembre scorso ha lanciato Confiscati bene 2.0. Il portale per la trasparenza dei beni confiscati www.confiscatibene.it mette a disposizione delle “comunità monitoranti dei beni confiscati” Chiedi ai comuni, un tool digitale che all’insegna del motto #escilibene permette di “creare con estrema semplicità una richiesta di pubblicazione dell’elenco e delle informazioni sui beni confiscati e destinati da inviare al Comune di interesse” – si legge sul sito. Il fine è dimostrare, numeri alla mano, che a più insistente richiesta civica di dati corrisponda una migliore gestione istituzionale dei beni confiscati stessi, con una effettiva riduzione dei tempi vuoti tra la confisca definitiva e la loro riassegnazione.
La stessa Libera, con il Gruppo Abele, da oltre tre anni con l’iniziativa Common forma e organizza in tutta Italia gruppi di cittadini che utilizzano gli strumenti del diritto di sapere per prendersi cura del proprio territorio vigilando l’operato delle Amministrazioni pubbliche.

A proposito del bisogno di trasparenza sulla gestione dei rifiuti e della Tariffa sui Rifiuti (TARI), oggetto di inchiesta di tre Authority, l’Osservatorio per la Comunicazione Pubblica e l’Informazione nella PA in Italia e in Europa, nato all’Università di Salerno, ha monitorato la spesa sui rifiuti di 37 comuni. Le risposte alle 44 richieste di accesso generalizzato (FOIA) in formato cartaceo, elaborate digitalmente dagli allievi del corso “Comunicazione Pubblica e Linguaggi istituzionali”, hanno prodotto 111 dataset open data non solo sulla TARI, ma sulle quantità di rifiuti, sulla vendita e i relativi ricavi. Con tali dati sono state prodotte le informazioni istituzionali sul servizio di gestione dei rifiuti urbani dei Comuni, oggetto dell’indagine, che si sono visti restituire informazioni di pubblica utilità, consentendo ai cittadini di controllare la gestione del servizio di raccolta differenziata e di suggerire azioni concrete per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile dei Comuni stessi.

La ministra Bongiorno nelle scorse settimane ha dichiarato di nutrire perplessità verso l’accesso generalizzato, che ostacolerebbe il lavoro ordinario delle pubbliche amministrazioni prestandosi ad abusi. I dati disponibili però smentiscono per ora questi timori: lo stesso monitoraggio portato avanti dalla Funzione Pubblica, limitato alle pubbliche amministrazioni centrali, indica numeri più che gestibili di richieste di accesso. Per questo le organizzazioni di Foia4Italy chiedono al Governo un impegno concreto per migliorare e rafforzare la normativa attualmente vigente e auspicano sia del tutto esclusa la volontà di rivedere e limitare il diritto d’accesso.

In particolare, chiediamo garanzie di rispetto della privacy per chi accede agli atti, onde evitare pressioni o ripercussioni, soprattutto per argomenti delicati o aree a rischio del nostro Paese.

Vorremmo inoltre che il FOIA venisse esteso agli organi costituzionali e al Parlamento, oggi esclusi dalla possibilità di vedersi recapitare richieste di accesso da parte di cittadini, associazioni e giornalisti. Sarebbe invece utile poter accedere ai documenti della Corte costituzionale, del Consiglio superiore di magistratura, di Camera e Senato, del Quirinale, come invece avviene in molti altri paesi. Ciò permetterebbe davvero di fare dei cittadini dei watchdog, garantendo quel controllo diffuso della cosa pubblica che è uno degli unici modi per contrastare seriamente corruzione e malaffare.

Riteniamo inoltre che vada reso possibile l’accesso FOIA a collettività, e non solamente a singoli. Ciò da un lato permette l’esercizio di questo diritto in forme collettive e non individuali (specie quando è un’intera comunità che vuole vedersi riconosciuto il diritto di sapere, senza dover fornire ulteriori spiegazioni salvo ragionevoli limiti) dall’altro riduce il rischio per il singolo.

Infine, nei casi, ancora troppi, di mancata risposta o di risposta oltre i termini temporali stabiliti, le sanzioni previste per il responsabile dell’ente sono ridicole e di certo non scoraggiano chi voglia mantenere segrete delle informazioni pubbliche.

Vorremmo che questo giorno importante, in cui due anni fa si è riuscito ad estendere i diritti fondamentali dei cittadini, venisse celebrato con un appello a tutti i cittadini: il modo migliore per difendere il diritto di accesso, è usarlo. Per ciò crediamo che quanti più italiani dovrebbero conoscere le potenzialità del FOIA e iniziare a fare richieste alle autorità pubbliche per conoscere meglio come funzionano, per chiedere conto di quel che fanno.

 

Federico Anghelé per Riparte il futuro

Leonardo Ferrante per Libera

Davide Del Monte per Transparency International Italia

Rosy Battaglia per Cittadinireattivi

Vittorio Alvino per Openpolis

Isabella Mori per Cittadinanzattiva

Marco De Ponte per ActionAid

 

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