Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia #conibambini
Tra pochi giorni prenderanno il via gli esami di stato a cui parteciperanno oltre 527mila studenti e studentesse. Analizziamo con i dati i livelli delle competenze alfabetiche nel paese.
martedì 9 Giugno 2026 | Povertà educativa

- Nel 2025 il punteggio medio nelle prove Invalsi di italiano è tornato a diminuire. Restano lontani i livelli pre-Covid.
- Il 52% circa degli studenti e delle studentesse arriva alla maturità con competenze alfabetiche adeguate.
- Negli istituti professionali questa quota scende addirittura al 18%.
- Oltre un terzo dei diplomati nei licei proviene da famiglie agiate. Viceversa, il 36% dei figli di operai si diploma in istituti professionali.
- Tra il 2019 e il 2024, in 103 capoluoghi su 112 il livello medio delle competenze alfabetiche in terza media è diminuito.
Tra pochi giorni circa mezzo milione di studenti e studentesse inizieranno a sostenere le prove dell’esame di maturità 2026. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico. Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per essere cittadini a tutto tondo e partecipare pienamente alla vita democratica del paese.
527.607 gli studenti e le studentesse che saranno coinvolti nelle prove di maturità 2026.
Dall’altro lato si tratta anche di un importante momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie. In un contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica, il tema delle competenze assume un rilievo ancora maggiore.
La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro, l’accesso alle informazioni e le modalità di apprendimento. Per questo, oltre alle competenze di base, diventa sempre più importante sviluppare la capacità di comprendere e padroneggiare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone potenzialità, limiti e rischi. Una sfida che riguarda non solo la preparazione professionale futura, ma anche la formazione di cittadini in grado di orientarsi criticamente in una società sempre più digitale.
per la Costituzione, l’insegnamento non è un’attività fine a sé stessa, bensì un’attività che deve produrre un qualche effetto concreto, magari non sempre omogeneo, su coloro che ne usufruiscono. […] In questa prospettiva, il momento propriamente valutativo diventa un momento imprescindibile dell’insegnamento, che permette di stabilire se l’attività di insegnamento sia andata a buon fine, tramutandosi dunque in vera e propria istruzione.
Purtroppo da questo punto di vista permangono alcune criticità. Da un lato, la quota di abbandoni precoci – ovvero di giovani che lasciano la scuola dopo le medie – non è mai stata così bassa. Gli ultimi dati rilasciati ad aprile nell’ambito delle statistiche sul benessere equo e sostenibile hanno mostrato che nel 2025 le uscite precoci in Italia sono scese all’8,2%. Un valore in continua discesa nell’ultimo decennio e che consente al nostro paese di raggiungere l’obiettivo europeo del 9% in anticipo sul 2030.
Dall’altro lato però, questo è solo uno degli indicatori per valutare la condizione educativa di ragazze e ragazzi. In base alle rilevazioni di Invalsi, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid. Anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una preoccupante inversione di tendenza rispetto all’anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. Se da un lato quindi è in netto miglioramento la quota di chi ha lasciato la scuola prima del tempo, non stanno diminuendo gli studenti che – pur completando gli studi – arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate.
184,7 il punteggio medio degli studenti nelle prove Invalsi di italiano nel 2025, in diminuzione rispetto all’anno precedente (189,5).
Si tratta di dinamiche estremamente complesse, su cui incidono diversi fattori. Come abbiamo già avuto modo di raccontare in passato infatti, sui risultati degli studenti molto spesso incide anche il loro background sociale, economico e culturale. Appianare questo tipo di ostacoli è uno degli obiettivi che la Costituzione attribuisce anche al nostro sistema scolastico, si tratta però di un compito tutt’altro che semplice.
Spesso i divari educativi iniziano ben prima dell’arrivo alle superiori, con le lacune acquisite nel primo ciclo di istruzione che in molti casi si trascinano anche negli anni successivi. Ciò comporta ritardi nel percorso di studi, interruzioni, ripetenze e altri fenomeni connessi con quello più ampio della dispersione scolastica, sia esplicita che implicita.
Peraltro, come vedremo in questo articolo, anche i territori dove vivono ragazzi e ragazze sembrano influenzare i loro risultati. Con i grandi centri urbani che fanno registrare generalmente risultati migliori rispetto alla media complessiva nazionale.
Le prove Invalsi 2025: un nuovo passo indietro
Un recente rapporto di Invalsi pubblicato lo scorso marzo ha restituito gli esiti delle prove somministrate agli studenti e alle studentesse nel 2025. Dalle rilevazioni emerge una situazione abbastanza preoccupante. Il punteggio medio fatto registrare nelle prove di italiano infatti è sceso a 184,7, toccando il punto più basso dal 2019. In quell’anno, l’ultimo prima della pandemia, il punteggio medio nazionale in italiano era pari a 200. Con l’avvento dei lockdown e della didattica a distanza, questo valore è crollato a 186,3 nel 2021. Dopo una lieve ripresa registrata nel 2024 (185,9), l’anno 2025 ha segnato un nuovo peggioramento.
Le competenze alfabetiche degli studenti non sono ancora tornate ai livelli pre-Covid.
Sulla base dei punteggi ottenuti, Invalsi suddivide gli studenti e le studentesse in 5 diversi livelli di competenza alfabetica. I livelli 1 e 2 indicano risultati non in linea con i traguardi previsti. Il livello 3 rappresenta la soglia di adeguatezza. I livelli 4 e 5 indicano invece competenze elevate. Nel 2025, quasi la metà degli studenti è rimasta confinata nei primi due livelli.
51,7% la quota di studenti dell’ultimo anno delle superiori con competenze alfabetiche soddisfacenti nel 2025.
Questa situazione alimenta il fenomeno della dispersione scolastica implicita. Vale a dire di tutti quegli studenti che arrivano al diploma pur non possedendo le competenze minime richieste. A livello nazionale, secondo il rapporto annuale Invalsi, nel 2025 erano l’8,7%. Tale dato risulta in aumento rispetto al 2024 e colpisce maggiormente i maschi e gli studenti svantaggiati.
La tendenza alla progressiva diminuzione del livello complessivo delle competenze degli studenti si registra in ogni tipo di scuola ma con livelli significativamente differenti. Nei licei classici, scientifici e linguistici ad esempio, nel 2019, l’87% degli studenti aveva conseguito risultati almeno soddisfacenti. Nel 2025 la quota è scesa al 74%. Negli altri tipi di scuola la dinamica è simile ma con livelli di partenza molto più bassi. Negli istituti tecnici, nello stesso periodo di tempo, si è passati dal 56% al 40%, mentre in quelli professionali dal 28% al 18%.
La contrazione più significativa tuttavia la fa registrare la categoria degli “altri licei” (artistico, musicale e coreutico, scienze umane, sportivo), dove si è passati dal 72% di studenti con risultati almeno soddisfacenti al 50% (-22 punti percentuali).
Negli istituti professionali solo il 18% degli studenti ha competenze adeguate in italiano
Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in Italiano al termine del secondo ciclo d’istruzione, per tipo di scuola (2019-2025)
Nel grafico sono rappresentate le percentuali di studenti dell’ultimo anno del secondo ciclo di istruzione che hanno raggiunto risultati almeno soddisfacenti nella prova di italiano. Si considera sufficiente il raggiungimento del livello 3 o superiore. A tale livello, uno studente o la studentessa risponde a domande su testi complessi (anche astratti, settoriali o figurati, ma vicini alla sua esperienza), individuando informazioni implicite, esplicite e sparse. Ricava il significato di espressioni figurate, specialistiche o con tono particolare (ironico, polemico). Ricostruisce il senso globale e le parti di testi ricchi di informazioni, cogliendo l’organizzazione, la funzione delle scelte stilistiche e il senso che va oltre il significato letterale. Dimostra sicura padronanza grammaticale, unendo conoscenza spontanea della lingua e pratica dei testi a basi strutturali fondamentali.
Nel 2020 i test Invalsi non sono stati svolti a causa del lockdown.
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Marzo 2026)
Questi numeri indicano che le filiere tecniche e professionali faticano ad assicurare i traguardi fondamentali. In molte regioni peraltro, il risultato medio negli istituti professionali si ferma al livello 1, il gradino più basso.
L’origine socio-economica come fattore determinante
Nonostante la tendenza generalizzata alla progressiva diminuzione delle competenze alfabetiche, quindi, i risultati cambiano anche in maniera significativa a seconda del tipo di scuola.
L’origine familiare degli studenti può incidere sul loro rendimento e sul percorso scolastico.
Ma come abbiamo già detto, i divari educativi non nascono all’ultimo anno delle superiori. Spesso si consolidano già al termine del primo ciclo di istruzione. Molte lacune sono visibili alla fine delle scuole medie, influenzando la scelta dell’indirizzo superiore. Tale scelta peraltro non è mai neutra ma risente pesantemente della condizione economica e culturale della famiglia di provenienza. Per chi viene da una famiglia svantaggiata, in caso di prosecuzione degli studi, l’opzione del liceo appare in molti casi di fatto preclusa.
I dati del consorzio Almadiploma, pubblicati nel febbraio scorso, hanno infatti messo in luce come solo il 15,7% dei diplomati nei licei appartenga a una famiglia di lavoratori esecutivi. Dato peraltro in flessione, sebbene contenuta, rispetto al 2024 (-0,7 punti percentuali). I figli di operai e affini sono invece oltre un terzo dei diplomati nei professionali (35,9%). In modo speculare, appartiene alle classi più abbienti oltre un terzo dei diplomati nei licei. Vale a dire il 33,7% di chi ha conseguito il titolo, a cui si affianca un altro 32,2% di studenti provenienti da famiglie riconducibili alla classe media impiegatizia. Al contrario, meno del 14% di chi si diploma in un istituto professionale e solo il 18,3% di chi esce da un tecnico viene da famiglie abbienti.
Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai
Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Almadiploma
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
Questa dinamica suggerisce che il percorso di studi scelto spesso non riflette le reali attitudini dello studente, ma il suo punto di partenza. Sempre secondo il rapporto Invalsi infatti, gli studenti provenienti da famiglie avvantaggiate (status Escs alto) ottengono punteggi medi in italiano superiori a 200. Chi vive in contesti svantaggiati invece si ferma a circa 30 punti sotto. In questo modo si perpetua il circolo vizioso della povertà educativa.
Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.
Le competenze alfabetiche alla fine del primo ciclo di istruzione nei comuni capoluogo
Finora ci siamo soffermati su dati aggregati a livello nazionale. Tuttavia queste informazioni, come sappiamo, non restituiscono quelli che sono i divari e le difficoltà che caratterizzano i diversi territori del paese. Per questo è sempre importante andare a vedere cosa succede a livello locale. Per valutare il livello di competenza alfabetica nei territori è possibile fare riferimento alle elaborazioni di Istat che riportano il punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi. In questo caso l’informazione è disponibile solo per i comuni capoluogo di provincia e per i ragazzi e le ragazze delle classi terze della scuola secondaria di primo grado. Dati comunque interessanti, alle luce di quanto detto nei paragrafi precedenti sull’origine delle disuguaglianze.
Nel 2024, ultimo anno della rilevazione, in 40 comuni il punteggio medio fatto registrare dagli studenti è stato pari o superiore a 200. I valori più elevanti in assoluto sono quelli di Macerata (211), Siena (210,9) e Fermo (209,4). Viceversa i punteggi più bassi si rilevano a Caltanissetta (179,3), Prato (180,6) e Palermo (181).
Un altro indicatore certamente interessante da analizzare riguarda la variazione dei punteggi medi nel tempo. Facendo un confronto tra il 2019, ultimo anno prima della pandemia, possiamo osservare come in 103 capoluoghi su 112 il livello dei punteggi si sia contratto.
In 103 capoluoghi le competenze alfabetiche degli studenti si sono ridotte tra 2019 e 2024
Variazione del livello di competenza alfabetica degli studenti per comune capoluogo di provincia (2019-2024)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
Le diminuzioni più consistenti sono state a Mantova, dove si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti), Nuoro (-13,9) e Aosta (-12,9). Sul versante opposto, l’incremento più significativo lo ha fatto registrare Carbonia, passata da un punteggio medio di 187,4,3 nel 2019 a 190,5 nel 2024 (+3,1). Seguono Ragusa (+2,1) e Trapani (+1,5).
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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle competenze alfabetiche degli studenti in III media sono elaborazioni Istat sulla base delle prove Invalsi.
Foto: RDNE Stock Project (Licenza)





