Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia? #conibambini
In Italia il 13% dei giovani fa parte dei cosiddetti Neet, un dato superiore alla media europea. L’analisi città per città, con un focus sui due casi estremi di Catania e Bologna.
martedì 7 Luglio 2026 | Povertà educativa

- I giovani Neet in Italia sono il 13,3%, a fronte di una media Ue dell'11%.
- A Catania i Neet sono il 35,4% della popolazione tra 15 e 29 anni.
- Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet.
- A Bologna, le 10 zone con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.
Nel 2025 il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni nel nostro paese si è trovato in condizione di Neet (dall’inglese, not in education, employment or training, persone senza lavoro, che non studiano e non sono in formazione). Nonostante si tratti di un dato in calo rispetto all’anno precedente, risulta essere ancora uno dei più alti del continente.
Il fenomeno dei Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – non può essere letto soltanto come una condizione individuale, ma va compreso anche nella sua dimensione sociale. Il 15 luglio ricorre la giornata mondiale delle competenze giovanili e la presenza di una quota non marginale di giovani inattivi rappresenta senza dubbio una delle principali forme di dispersione del potenziale delle nuove generazioni. In altre parole, della risorsa più preziosa per una società.
La situazione in Italia e in Ue
Come ogni anno, Eurostat ha rilasciato i dati armonizzati a livello europeo sulla situazione riguardo a questo fenomeno. Nel 2025, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano complessivamente l’11% della popolazione giovanile dell’Unione. In questo scenario, l’Italia continua a registrare una delle incidenze più elevate, nonostante sia in costante calo dal 2020.
13,3% italiani di età compresa tra 15 e 29 anni che nel 2025 non studiano né lavorano.
Il paese è infatti il quarto in Europa, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).
Ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, maggiore è il grado di istruzione e minore è l’incidenza di Neet: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavoravano sono il 12,8%, dato che scende all’11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all’8% per chi è in possesso di una laurea.
Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. In Italia invece accade l’opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%).
L’incidenza dei Neet nelle città italiane
Come abbiamo avuto modo di approfondire nel rapporto Giovani e periferie, la situazione varia molto tra le città italiane e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.
I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell’ambito del censimento 2021, sono Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano. La quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna.
Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet
Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
Bologna è il comune capoluogo di città metropolitana con meno Neet.
Si tratta di dati che aprono a due considerazioni, che approfondiamo nel corso dell’articolo. In primo luogo, per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull’intero territorio comunale, anzi. In secondo luogo, è importante comprendere come – anche a livello locale – il problema dei Neet sia strettamente connesso a una questione educativa più ampia.
La relazione con l’abbandono precoce della scuola nelle periferie
Anche all’interno di una stessa città perciò la situazione non è omogenea. Si prenda il caso di Catania, prima per incidenza dei Neet (35,4%). Nel capoluogo siciliano, la quota supera il 40% nel 1° Municipio e nel 6° Municipio; mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per Bologna: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).
Ancora più interessante è osservare come anche in ambito urbano il fenomeno sia strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci. Nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave.
Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet
Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali delle città metropolitane
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
Una relazione perfettamente comprensibile alla luce del fatto che un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, potrebbe avere anche più difficoltà nell’accesso al lavoro. Basti pensare che meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è occupato (47,2%), come ricostruito alla fine dell’anno scorso nel rapporto di Istat dedicato ai ritorni occupazionali dell’istruzione. Una quota che, sebbene cresciuta negli ultimi anni, resta inferiore al 50%. E che comunque considera tutti gli occupati, a prescindere da reddito, tutele e posizione lavorativa.
La relazione tra Neet e abbandoni scolastici in 2 città
Abbiamo approfondito questo legame nelle due città agli estremi della distribuzione: Catania e Bologna. Perché la correlazione tra alti abbandoni e presenza di giovani Neet non riguarda solo le grandi città del sud. Anche in città dove il fenomeno è mediamente meno frequente, come quelle del centro-nord, possono esservi aree urbane più colpite.
Quartieri spesso periferici, con più disagio sociale della media, dove l’abbandono precoce della scuola e la presenza di giovani che non studiano e non lavorano incide maggiormente.
A Catania, se si confrontano i 6 municipi in cui è ripartita la città, si vede come i due fenomeni – abbandoni e Neet – riguardino le stesse aree. In particolare il primo e sesto municipio, dove l’incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano supera il 40%. Si tratta anche delle due ripartizioni comunali con più uscite precoci dal sistema di istruzione. Oltre un terzo dei giovani di queste aree hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.
In quali zone di Catania incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici
Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Catania
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
A Bologna, dove la disaggregazione dei dati rilasciati da Istat per la commissione periferie consente di arrivare fino alle 90 aree statistiche in cui è ripartita la città, emerge in modo simile.
Le 10 zone subcomunali con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.
In quali zone di Bologna incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici
Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Bologna
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
A testimoniare come anche a Bologna, città dove il fenomeno è certamente meno diffuso (il caso più virtuoso tra le 14 città metropolitane rilevate), la questione educativa e quella delle prospettive dei più giovani siano fortemente collegate. E riguardi quartieri specifici delle città, in cui i diversi fattori di disagio possono sovrapporsi e rafforzarsi a vicenda.
Le prospettive dei più giovani, una questione sociale ed educativa
È a un livello così disaggregato che è più facile individuare la cosiddetta “trappola della povertà educativa”. I quartieri delle città con più famiglie in disagio sono spesso quelli con più abbandoni scolastici. E, quasi di conseguenza, quelli con più giovani che finiscono fuori da qualsiasi percorso di studio o di lavoro e dove perciò le prospettive di ragazze e ragazzi diventano più incerte.
In assenza di un intervento sociale ed educativo forte, il rischio è che le disuguaglianze finiscano per trasmettersi da una generazione all’altra. Spezzare questo circolo vizioso significa quindi intervenire non solo sulla condizione giovanile, ma anche, più in generale, sulla riduzione dei divari all’interno delle città.
Scarica e condividi i dati
I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.





