Quanti sono i ripetenti nelle scuole italiane #conibambini

Nel confronto internazionale, l’Italia è poco sopra la media Ocse per la quota di ragazzi che ripetono l’anno. Un dato da monitorare sul territorio, soprattutto nel legame con abbandono e dispersione scolastica.

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Nel 2018, circa il 2% dei ragazzi delle medie e il 7% di quelli delle superiori non è stato ammesso all’anno scolastico successivo. Si tratta delle ripetenze: ovvero studenti che dovranno ripetere l’anno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Agosto 2018)

La possibilità di far ripetere l'anno è concepita soprattutto in caso di competenze minime insufficienti o carenti da parte dello studente, come prevede la normativa sulla materia:

Nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva (...)

Perciò il senso della ripetizione dovrebbe essere quello di evitare che si esca da scuola con competenze troppo differenziate. L'intenzione di questa misura è quindi innescare un processo positivo, che dia la possibilità all'alunno rimasto indietro di rimettersi in pari.

Purtroppo, in molti casi questo meccanismo non funziona come dovrebbe, e il processo positivo per cui è concepito non si innesca affatto. A livello internazionale, la quota di bocciature è un aspetto analizzato per la correlazione che mostra con la dispersione e l'abbandono. Alcune analisi (ad esempio quelle di Ocse) hanno indicato che gli studenti provenienti da contesti svantaggiati hanno più probabilità di essere bocciati, anche a parità di performance scolastica. E le ricerche dell'Istituto degli Innocenti per Unicef le identificano tra i fattori che possono influenzare le disuguaglianze educative tra gli alunni.

1,5 volte la maggiore probabilità di ripetere l'anno per gli studenti svantaggiati rispetto a quelli avvantaggiati con performance scolastiche assimilabili (dati Ocse 2014).

Si tratta quindi di un aspetto da esaminare e studiare, anche in relazione all'incidenza nei diversi territori. Facciamo il punto con i dati a disposizione sull'argomento.

L'Italia nel confronto internazionale

In media nei paesi Ocse gli studenti che dichiarano di aver ripetuto almeno una volta l'anno sono circa l'11% (dato 2016). Un dato in calo rispetto a una precedente rilevazione del 2009, quando erano il 13,7%. Anche il dato italiano nello stesso periodo è calato, passando dal 16,2 al 15,1%, circa quattro punti al di sopra della media Ocse.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Dicembre 2016)

Rispetto agli altri paesi dell'Unione europea, l'Italia si colloca in modo intermedio. La quota di ripetenti è inferiore a quella di Belgio, Spagna, Portogallo, Francia (tutte sopra il 20%), e più simile a quella di Germania (18%) e Austria (15%). Mentre è superiore rispetto a Slovenia, Regno Unito, Finlandia, Danimarca, Svezia, Estonia e Cechia (dati inferiori al 5%).

Oltre alle bocciature complessive, un dato interessante è la percentuale di ripetenti tra gli studenti che provengono da contesti svantaggiati, dal punto di vista socio-economico e culturale. Questo aspetto è stato indagato sempre da Ocse in un report del 2014.

1 su 5 gli studenti svantaggiati che hanno ripetuto almeno una volta l'anno nei paesi Ocse.

Tra i paesi Ocse, quelli dove le bocciature sono più frequenti tra gli studenti svantaggiati sono Portogallo (56% di essi ha ripetuto almeno una volta), Spagna e Belgio (53%). A fronte di una media Ocse del 20%, anche in questo caso l'Italia si colloca sopra (26%), ma al di sotto di Francia (47%) e Germania (29%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: venerdì 26 Settembre 2014)

Il dato delle bocciature tra gli studenti che vengono da contesti socialmente vulnerabili risente di quello medio nazionale. Quindi diventa significativo monitorare anche se la probabilità che uno studente svantaggiato bocci è più alta o più bassa rispetto a quella di uno avvantaggiato. Sono ancora i dati Ocse a indicare che nella maggior parte dei paesi, a parità di performance scolastica, la probabilità di ripetere l'anno è più alta per chi viene da un contesto difficile. Solo in alcuni paesi, tra cui Austria, Corea del Sud, Nuova Zelanda e Thailandia le probabilità di bocciare sono più o meno le stesse.

Le differenze tra le aree del paese

A livello regionale, le scuole superiori dove nel 2018 ci sono state più bocciature sono state Sardegna, Campania e Sicilia. Nel 2017 ai primi posti anche la Valle d'Aosta, di cui però non sono disponibili dati per l'anno successivo. In quasi tutte le regioni si assiste a un calo delle bocciature tra l'anno scolastico 2016/17 e quello 2017/18.

I dati 2017/18 di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige non sono stati riportati perché non disponibili.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 4 Agosto 2018)

Fanno eccezione Toscana, Lombardia e Calabria, dove la quota è rimasta stabile, e l'Umbria dove aumenta (seppure di poco). Quest'ultima è anche la regione con meno ripetenze.

3,8% la quota di studenti delle superiori non ammessi all'anno scolastico 2018/2019 in Umbria.

Disaggregando per tipo di scuola, ci si accorge come le bocciature si concentrino soprattutto nei tecnici e nei professionali. Nei licei i non ammessi sono il 4,1%, quota che più che raddoppia nei tecnici (9,5%) e quasi triplica nei professionali (11,9%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 4 Agosto 2018)

Le regioni con più bocciature nei professionali sono Sicilia (16,5% di non ammessi nel 2017/18), Campania (16,3%), Sardegna (15,4%). Quelle con meno ripetenze sono Umbria (6,2%), Molise (6,3%), Friuli Venezia Giulia (6,7%).

Alle medie si boccia di più al nord e nelle isole

Nella scuola media, come abbiamo visto all'inizio, la percentuale di ripetenze è molto più bassa. In base ai dati Miur, si registra un calo degli studenti non ammessi all’anno successivo in tutte le regioni tra l'anno scolastico 2016/17 e quello 2017/18. In Molise ad esempio la quota di bocciati è passata dal 2,6% all’1,3%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 4 Agosto 2018)

Ma che cosa sappiamo sulle bocciature ad un livello più locale? Purtroppo dati così aggiornati non sono disponibili con un simile livello di disaggregazione. Sul portale di Istat dedicato al capitale umano comunque viene riportato il numero di ripetenti e di iscritti per provincia, aggiornato al 2014.

Il quadro che ne esce conferma le tendenze regionali appena viste. La quota maggiore di ripetenti (in questo caso calcolata sul totale degli iscritti) si registra in alcune province di siciliane e sarde. A primi 8 posti troviamo infatti le province di Carbonia-Iglesias (7,88%), Oristano (6,93%), Palermo (6,68%), Caltanissetta (6,49%), Ragusa (6,12%), Olbia-Tempio (5,85%), Enna (5,81%), Cagliari (5,81%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat capitale umano
(ultimo aggiornamento: giovedì 1 Giugno 2017)

Oltreché nelle isole, percentuali superiori al 5% anche in altre realtà del mezzogiorno, come Foggia (5,75%) e Crotone (5,17%). Ma anche in province settentrionali, in particolare del nord-ovest come Vercelli (5,25%) e Aosta (5,23%).

Il ruolo della comunità educante

Le analisi internazionali avvertono che puntare solo su questo strumento rischia di essere inefficace e controproducente. Soprattutto dal punto di vista delle disuguaglianze educative: i dati mostrano che gli studenti svantaggiati tendono a ripetere l'anno con maggiore frequenza.

Un problema che non può essere quindi risolto solo con le bocciature, né d'altra parte la loro diminuzione aiuterà se non si interviene anche sulle cause. Venire da un contesto svantaggiato significa spesso anche avere meno opportunità di colmare le proprie lacune. Ad esempio frequentando corsi di recupero, specie se non sono offerti dalla scuola stessa. Il tema è complesso e non può essere trattato come una questione marginale. Riguarda l'intera comunità educante: dagli insegnanti ai ragazzi, dalle associazioni sul territorio alle famiglie.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati utilizzati per l'articolo è Istat - capitale umano.

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