Quali prospettive per il Ddl Zan Hate speech

Il 13 luglio il senato riprenderà la discussione sul Ddl Zan. Tuttavia la proposta di legge contro l’omotransfobia continua ad essere avversata da una parte del paese. Vediamo quali sono state le critiche principali mosse nelle ultime settimane.

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Nella giornata di ieri il senato ha approvato il calendario dei lavori per il mese di luglio prevedendo anche la ripresa della discussione sul Ddl Zan. Ovvero la proposta di legge che mira a introdurre nel nostro ordinamento misure di contrasto all’odio e alla discriminazione fondati sul sesso, sull’orientamento sessuale, sul genere, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Tuttavia la proposta di legge continua a generare polemiche in parlamento. La componente di centrodestra della maggioranza infatti si dichiara contraria all’approvazione del provvedimento così com’è. Nei giorni scorsi però il leader della Lega Matteo Salvini si era dichiarato favorevole a votare un nuovo testo condiviso da tutte le forze politiche.

Secondo Pd e M5s c’è stato un tentativo di affossare la legge.

Nelle stesse ore, Italia viva annunciava la presentazione di alcuni emendamenti che sostanzialmente puntavano ad eliminare dal testo in esame qualsiasi riferimento al tema dell’identità di genere, giudicato troppo “divisivo”. La motivazione ufficiale di questa proposta sarebbe stata la ricerca di un’ampia convergenza per approvare la norma. Tuttavia per Partito democratico e Movimento 5 stelle ci sarebbe il rischio che con un terzo passaggio alla camera la legge possa essere affossata. Per questo motivo i due partiti hanno spinto per votare il testo in aula così com’è.

Senza un accordo tra le forze politiche e con la possibilità di un “voto segreto” però la proposta di legge rischia di non avere i numeri per essere approvata.

A che punto è l’iter parlamentare

La proposta di legge è già stata approvata dalla camera dei deputati lo scorso 4 novembre. La discussione sarebbe quindi dovuta proseguire nell’altro ramo del parlamento in vista dell’approvazione definitiva. Tuttavia con la caduta del governo Conte II e l’ingresso di Lega e Forza Italia nella maggioranza, l’iter del procedimento ha subito un brusco stop. L’esame infatti sarebbe dovuto ripartire dalla commissione giustizia del senato. Ciò tuttavia non è mai avvenuto.

Senza un accordo sul testo da approvare c’è il rischio che il Ddl Zan debba tornare alla camera.

L’impasse è stato superato con la decisione di far proseguire la discussione direttamente in aula, saltando quindi il passaggio in commissione. Tuttavia la proposta potrebbe incontrare ulteriori ostacoli. Senza un accordo preventivo con le altre forze politiche sul testo da approvare infatti c’è il rischio che questo possa essere cambiato attraverso la presentazione di emendamenti. Ciò comporterebbe la necessità di un ritorno del Ddl alla camera per l’approvazione delle modifiche, con inevitabile allungamento dei tempi.

Tra le forze di maggioranza è la Lega quella che appare più reticente verso il provvedimento. Nelle ultime ore infatti Andrea Ostellari ha avanzato una proposta per adottare un testo condiviso a larga maggioranza prevedendo la rimozione di ogni riferimento al tema dell’identità di genere.

Vanno nella stessa direzione anche gli emendamenti di Italia Viva che sostanzialmente recuperano il Ddl Scalfarotto che era già stato presentato alla camera e successivamente assorbito dal Ddl Zan. L’annuncio di tali emendamenti ha scatenato la reazione delle altre forze di centrosinistra che hanno accusato Iv di voltafaccia dopo aver votato a favore del provvedimento alla camera. Dal canto suo Matteo Renzi ha affermato che senza una modifica del testo questo è destinato ad essere bocciato.

Questi tentativi di mediazione tuttavia sono stati rispediti al mittente da Pd e M5s che hanno insistito per l’approvazione del testo così com’è. Ciò con l’obiettivo di implementare le tutele previste nel Ddl nel più breve tempo possibile, anche alla luce dell’imminente pausa estiva.

Il timore infatti è che quella di Salvini sia solo una mossa tattica e che un ipotetico ritorno del provvedimento alla camera possa comportare il suo definitivo affossamento.

Le critiche della chiesa e il concordato

Detto del percorso in parlamento, vediamo quali sono le critiche principali mosse alla proposta di legge nelle ultime settimane. Oltre alle forze politiche del centrodestra, anche il mondo cattolico ha manifestato delle perplessità sul ddl. Nelle scorse settimane infatti il Vaticano ha inviato un documento nel quale si paventa una possibile violazione del concordato. Cioè il trattato che regola i rapporti tra lo stato italiano e la chiesa cattolica.

La segreteria di stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa […] avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario.

L’attuale concordato è stato firmato nel 1984 e costituisce l’evoluzione di un precedente trattato stipulato nel 1929. L’innovazione più rilevante riguarda l’abolizione della religione cattolica come religione di stato. Allo stesso tempo però viene riconosciuta alla chiesa la libertà di organizzazione e di manifestazione pubblica del culto, oltre alla possibilità di fondare scuole private equiparabili a quelle statali, le cosiddette scuole paritarie.

Secondo la segreteria di stato vaticana il Ddl Zan rischierebbe di violare in particolare l’articolo 2, commi 1 e 3. Il primo riconosce alla chiesa cattolica la libertà di organizzazione e di pubblico esercizio del culto sul territorio italiano. Il secondo invece riconosce ai cattolici e alle loro associazioni la libertà di riunione e di manifestazione del pensiero. Il timore in questo caso è legato alla libertà del mondo cattolico di manifestare il proprio dissenso su alcuni temi, come quello del matrimonio tra omosessuali.

Il Vaticano teme che il Ddl Zan limiti la libertà di manifestazione del pensiero dei fedeli.

In realtà però queste prerogative non sono toccate dal Ddl Zan. La proposta di legge infatti si limita a punire i reati legati alla propaganda e all’istigazione a commettere atti violenti (sia verbali che fisici) e discriminatori nei confronti degli appartenenti alla comunità Lgbtqi+. Lo fa peraltro estendendo le fattispecie di reato già previste nell’ordinamento italiano da una legge in vigore dal 1993. Inoltre l’articolo 4 del provvedimento ribadisce la libera espressione di tutte le idee.

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Un’altra criticità sollevata dal mondo cattolico, anche se in realtà nella nota verbale del Vaticano non ne viene fatta menzione, riguarda la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia da celebrare il 17 maggio di ogni anno con iniziative di sensibilizzazione che coinvolgerebbero anche le scuole. Tale norma tuttavia difficilmente potrebbe essere applicata rigidamente nel caso delle scuole paritarie. Secondo il giurista Francesco Margiotta Broglio infatti non si possono obbligare le scuole “confessionali” a celebrare questa giornata. D’altra parte la chiesa non può impedire allo stato italiano di approvare leggi che essa ritiene contrarie alla sua dottrina.

In generale dunque il Ddl Zan non parrebbe limitare in alcun modo le prerogative riconosciute alla chiesa cattolica dal concordato. Peraltro la vicenda si è molto ridimensionata anche a seguito delle parole del presidente del consiglio Mario Draghi che ha ricordato come l’Italia sia uno stato laico.

Il nostro è uno stato laico, non è uno stato confessionale. Quindi il parlamento è certamente libero di discutere.

Anche molti giuristi e accademici hanno valutato negativamente l’intervento del Vaticano definendolo come un’ingerenza negli affari interni di un altro stato.

Altre critiche al Ddl Zan, la questione femminile

Al di là delle osservazioni del Vaticano, il Ddl Zan continua ad avere molti detrattori. Le osservazioni si concentrano principalmente sugli articoli 1 e 4.

L’articolo 1 fornisce alcune definizioni, tra cui:

  • sesso (quello biologico o comunque quello dichiarato all’anagrafe);
  • genere (l’apparenza di una persona legata al sesso biologico in base alle aspettative della società);
  • orientamento sessuale (l’attrazione sessuale o affettiva verso altre persone);
  • identità di genere (l’autodeterminazione del genere di una persona anche se diverso dal sesso biologico).

Alcuni detrattori del provvedimento ritengono sia un errore mettere sullo stesso piano i concetti di sesso biologico e di identità di genere. Si tratta di una posizione sostenuta peraltro anche da una parte delle attiviste per i diritti delle donne e degli omosessuali. In particolare dalle cosiddette femministe radicali transescludenti, rappresentate in Italia principalmente dall’associazione Arcilesbica, anche se non nella totalità delle sue iscritte.

Le posizioni di Arcilesbica e delle femministe transescludenti rappresentano una posizione minoritaria.

Secondo queste realtà l’identità di una persona è legata indissolubilmente al sesso biologico. La preoccupazione è che il Ddl Zan possa fungere da apripista verso una deriva che porterebbe ad una convivenza difficile. Sotto questo aspetto sono stati citati gli esempi di atlete che si dichiarano donne ma che biologicamente sono uomini e in quanto tali non dovrebbero poter partecipare alle gare femminili. E quello di detenuti uomini che chiedono di poter scontare la loro pena in carceri femminili. Chi sostiene queste posizioni inoltre afferma che il tema della parità tra uomini e donne, che riguarda la maggioranza della popolazione, non dovrebbe essere trattato allo stesso livello delle tutele da riconoscere ad una “minoranza” come quella Lgbtqi+.

Tuttavia il Ddl Zan non affronta questi temi. Si limita semplicemente a estendere delle tutele già previste nel nostro ordinamento a una fascia di popolazione attualmente non garantita. Incluse le donne, che sempre più spesso sono vittime di violenza. In ogni caso va sottolineato che questa posizione, citata anche dal centrodestra per giustificare la contrarietà al Ddl, rappresenta una corrente assolutamente minoritaria nella galassia dell’attivismo femminista e Lgbtqi+.

Problemi di natura giuridica

In merito all’articolo 1 anche un importante giurista come Giovanni Maria Flick ha espresso delle perplessità. Secondo l’ex presidente della corte costituzionale infatti l’aver affiancato al concetto di sesso biologico anche altre definizioni come quella di orientamento sessuale e di identità di genere renderebbe di difficile applicazione il provvedimento in sede processuale.

La [legge] Mancino definisce la razza e la religione affidando al giudice l’interpretazione del concetto. Invece la Zan moltiplica gli elementi del reato con una terminologia difficilmente comprensibile o non conosciuta.

Tale criticità tuttavia appare attribuibile più ad una scarsa conoscenza dei temi legati all’identità di genere piuttosto che all’effettiva qualità del testo in esame. Una lacuna peraltro che proprio il Ddl Zan cerca di colmare con le iniziative di sensibilizzazione e formazione che tutte le pubbliche amministrazioni – e quindi anche il sistema giudiziario – sarebbero chiamate a svolgere in occasione della giornata del 17 maggio.

I temi legati all’identità di genere sono ancora poco noti al grande pubblico.

Un altro rilievo mosso riguarda l’opportunità di garantire per legge una prerogativa – quella della libera manifestazione del pensiero prevista dall’articolo 4 del Ddl – che dovrebbe essere tutelata a livello costituzionale. A questo proposito c’è da dire però che tale articolo è stato introdotto anche per rispondere alle critiche di quanti ritenevano il Ddl Zan una legge liberticida, paventando il rischio che con la sua approvazione non fosse più possibile fare propaganda contro alcuni temi come quello dell’utero in affitto o dell’insegnamento nelle scuole della cosiddetta teoria gender. Sotto questo punto di vista infatti il Ddl Zan non pone nessun limite.

Foto credit: Facebook Roma PrideLicenza

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