Com’è organizzato il ministero dell’interno

Il ministero dell’interno è una delle strutture chiave dell’organizzazione dello stato. Si occupa infatti di vari settori fondamentali come la sicurezza pubblica ma anche la rappresentanza del governo presso le amministrazioni locali.

Definizione

Il ministero dell’interno è uno dei dicasteri più antichi dello stato italiano derivando direttamente dal Regno di Sardegna. Proprio la decisione di mantenere dopo l’unificazione il modello fortemente accentrato dello stato sabaudo ha reso fondamentale per l’unità nazionale questa struttura e in particolare le sue articolazioni periferiche.

La storia del ministero dell’Interno

La sua sede è, dal 1925, il palazzo del Viminale. Qui erano ospitati sia gli uffici del ministero che quelli della presidenza del consiglio, che ne utilizzava persino la carta intestata. D’altronde in epoca statutaria la presidenza del consiglio non aveva un ordinamento autonomo e i presidenti del consiglio erano solitamente anche ministri, non di rado proprio dell’interno. Una consuetudine comprensibile se si considera che è proprio attraverso le sue strutture, in particolare la polizia e le prefetture, che il governo si assicura il controllo del paese. Non a caso lo stesso Mussolini tenne per sé il ministero dell’interno dal 1922 al 1924 e dal 1926 al 1943.

In effetti solo nel 1961 la presidenza del consiglio si è spostata a palazzo Chigi. Un dato che testimonia l’importanza di questo dicastero che negli anni ha svolto molte diverse funzioni. Ad oggi in ogni caso le sue attribuzioni sono stabilite dall’articolo 14 del decreto legislativo 300/1999.

2. Il ministero svolge in particolare le funzioni e i compiti di spettanza statale nelle seguenti aree funzionali:
a) garanzia della regolare costituzione degli organi elettivi degli enti locali e del loro funzionamento, finanza locale, servizi elettorali, vigilanza sullo stato civile e sull’anagrafe e attività di collaborazione con gli enti locali;
b) tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e coordinamento delle forze di polizia;
c) amministrazione generale e supporto dei compiti di rappresentanza generale di governo sul territorio;
d) tutela dei diritti civili, ivi compresi quelli delle confessioni religiose, di cittadinanza, immigrazione e asilo;
d-bis) organizzazione e funzionamento delle strutture centrali e periferiche dell’amministrazione[…].
3. Il ministero svolge attraverso il corpo nazionale dei vigili del fuoco anche gli altri compiti ad esso assegnati dalla normativa vigente.

Queste competenze vengono gestite tramite i 5 dipartimenti di cui è composto il ministero al cui vertice sono posti necessariamente dei prefetti.

Al dipartimento per gli affari interni e territoriali competono i servizi elettorali, l’attività di supporto alle attività di governo locale, la finanza locale e la vigilanza sullo stato civile e sull’anagrafe.

Il dipartimento della pubblica sicurezza si occupa della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica e del coordinamento delle forze di polizia oltre che della direzione e dell’amministrazione della polizia di stato. Per questa ragione il capo del dipartimento è allo stesso tempo il capo della polizia.

Il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione si occupa di immigrazione, asilo, cittadinanza, confessioni religiose. In questo ambito dunque compete al capo del dipartimento, tramite le prefetture, la gestione del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati.

Il dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile svolge le funzioni non attribuite alla presidenza del consiglio in materia di soccorso pubblico, prevenzione incendi e altre attività assegnate al corpo dei vigili del fuoco. Contrariamente a quanto previsto per il dipartimento di pubblica sicurezza, in questo caso il capo dei vigili del fuoco è il vice capo del dipartimento, mentre al vertice della struttura siede comunque un prefetto.

Il dipartimento per l’amministrazione generale, per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie infine si occupa dell’organizzazione delle strutture centrali e periferiche dell’amministrazione civile.

Oltre a queste strutture principali, all’amministrazione centrale dell’interno fanno capo anche l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità, il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica e varie altre autorità, commissari straordinari, osservatori, comitati e istituti di formazione.

Sono 3 invece le articolazioni periferiche del ministero dell’interno, ovvero:

  • le prefetture, cioè gli Uffici territoriali del governo (Utg);
  • le questure, ovvero le strutture responsabili della pubblica sicurezza sul territorio;
  • le direzioni regionali e i comandi provinciali dei vigili del fuoco.
Le prefetture, o uffici territoriali del governo, sono articolazioni territoriali del ministero dell’interno a cui è attribuita la rappresentanza generale del governo. Vai a "Chi sono i prefetti"

Le prefetture fanno direttamente capo al ministro mentre le questure e le direzioni dei vigili del fuoco fanno rispettivamente capo al dipartimento della pubblica sicurezza e a quello dei vigili del fuoco.

Quanto agli uffici di diretta collaborazione, sono organizzati in modo simile agli altri ministeri. In questo caso però gli incarichi più importanti sono riservati, come nei dipartimenti, al personale della carriera prefettizia, e in particolare ai funzionari con la qualifica di prefetto. Nello specifico il decreto legislativo 139/2000 stabilisce che ai dei prefetti siano riservate le posizioni di capo di gabinetto e capo dell’ufficio legislativo.

Gli uffici di diretta collaborazione sono strutture preposte ad aiutare ciascun ministro a svolgere l’attività di indirizzo politico-amministrativo del dicastero che dirige. Vai a "Che cosa sono gli uffici di diretta collaborazione dei ministri"

Dati

A capo dei 5 dipartimenti siedono altrettanti prefetti, nominati direttamente dal ministro. Di solito si tratta di prefetti con un’ampia esperienza, non a caso ad oggi tutti i capi dipartimento, a parte il capo della polizia, sono stati in precedenza al vertice di uffici territoriali del governo di città capoluogo di regione.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Gennaio 2022)

 

Ma oltre alla guida dei dipartimenti sono molte le funzioni attribuite in via esclusiva a dei prefetti come anche agli altri appartenenti alla carriera prefettizia.

1.411 i funzionari di carriera prefettizia presenti nella dotazione organica del ministero dell'interno.

FONTE: Decreto legislativo 139/2000, Tabella B
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Gennaio 2022)

L'amministrazione generale del ministero è retta però anche da molti funzionari civili, tuttavia questi non possono ricoprire gli incarichi di vertice riservati al personale della carriera prefettizia.

FONTE: Decreto del presidente del consiglio 78/2019, tabella A
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Gennaio 2022)

 

Da un punto di vista finanziario la spesa di competenza prevista per il ministero nel 2022 ammonta a circa 31 miliardi di euro.

€ 30,9 mld il bilancio di competenza previsto per il ministero dell'interno nel 2022.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ministero dell'economia e delle finanze
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Gennaio 2022)

Al dipartimento per gli affari interni e territoriali sono destinate oltre la metà delle risorse (53,58%), ovvero 16,5 miliardi. Questo principalmente a causa dei fondi che da questo dipartimento sono erogati agli enti locali.

Il secondo dipartimento in ordine di spesa è quello della pubblica sicurezza, che tra le altre cose finanzia l'attività della polizia di stato, con 8,6 miliardi (27,86%).

A seguire il dipartimento dei vigili del fuoco, con 2,9 miliardi (9,31%), quello delle libertà civili e l'immigrazione, 1,9miliardi (6,21%) e quello dell'amministrazione generale, 900 milioni (2,92%).

Analisi

Il ministero dell'interno è una delle strutture chiave dello stato italiano sia per i compiti inerenti alla sicurezza pubblica sia per quelli di rappresentanza del governo presso gli enti locali.

Una competenza quest'ultima che è rimasta cruciale anche dopo la riforma del titolo V (legge costituzionale 3/2001) della costituzione con cui è stato completamente rivisto il sistema delle autonomie locali attribuendo a queste ultime molte nuove funzioni, poteri e responsabilità. Il decreto legislativo 29/2004 infatti attribuisce ai prefetti il compito di assicurare la leale collaborazione tra gli uffici territoriali del governo e gli enti locali.

Con lo svilimento del ruolo delle province è cresciuto quello delle prefetture.

Peraltro, dato che le prefetture hanno competenza a livello provinciale, il venir meno di un organo con una forte legittimazione democratica quali erano le province prima della riforma, ha ulteriormente ampliato il ruolo dei prefetti. Attualmente quello di presidente della provincia è un incarico ricoperto da sindaci, spesso di piccoli comuni. Questi non svolgono il proprio mandato a tempo pieno e inoltre sono eletti da altri sindaci e da consiglieri comunali, piuttosto che dai cittadini. È quindi evidente che, al di là delle disposizioni di legge previste per casi specifici, l’autorità di un presidente di provincia risulta estremamente ridimensionata di fronte a quella del prefetto.

Durante l'emergenza coronavirus sono state attribuite alle prefetture le competenze più diverse.

D'altronde anche l'emergenza covid-19 ha fatto emergere con chiarezza l'importanza degli uffici territoriali del governo. In questa fase infatti sono state attribuite ai prefetti molte competenze aggiuntive tra le quali: il compito di attivare il centro provinciale di coordinamento dei soccorsi, quello di controllare il rispetto della normativa di emergenza sui luoghi di lavoro ma anche l'autorità su organi dello stato come le forze armate, la polizia municipale e le aziende sanitarie locali.

Forse anche per questa ragione la ministra dell'interno Lamorgese è stata una delle poche figure confermate con il passaggio dal secondo governo Conte, sostenuto dalla maggioranza giallo rossa, al governo Draghi, sostenuto da una maggioranza di grande coalizione.

Un aspetto apparentemente insolito se si considera che uno dei principali gruppi che sostengono il governo Draghi, la Lega, fino a quel momento non aveva risparmiato critiche alla ministra dell'interno.

La questione invece appare più comprensibile se si tiene conto del fatto che Luciana Lamorgese è stata sì ministra di un governo politico, come quello presieduto da Conte, ma pur sempre nella veste di una figura tecnica. Prima di ricoprire questo incarico infatti Lamorgese ha percorso un'importante carriera prefettizia, nel corso della quale è stata nominata in posizioni importanti sia da governi di centro destra che di centro sinistra.

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