L’inclusione scolastica dei minori con disabilità ai tempi del Covid #conibambini

Sono quasi 300mila gli alunni con disabilità in Italia. Il 26,4% presenta un disturbo generalizzato dello sviluppo, come l’autismo. Bambini e ragazzi il cui percorso di inclusione è diventato più difficile nella fase che stiamo vivendo.

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Sono quasi 300mila, ovvero il 3,5% del totale, gli alunni con disabilità in Italia. Parliamo di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che – in base ad una diagnosi redatta dalla Asl – hanno la necessità di supporto didattico da parte di un insegnante di sostegno. Proprio come i coetanei, devono essere messi in condizione di poter frequentare la scuola e di partecipare alle attività degli altri studenti.

Un diritto che comporta tanti aspetti diversi, anche in base all’età del minore e al tipo di disabilità: dalla presenza di servizi nella scuola, all’assistenza di insegnanti e figure per il sostegno. A maggior ragione nella fase che stiamo vivendo, segnata dall’emergenza Covid e da tutte le difficoltà connesse, tra chiusure delle scuole e didattica a distanza.

La quota di bambini e ragazzi con disabilità che frequentano la scuola è cresciuta negli anni, un dato che testimonia anche gli sforzi verso una maggiore inclusione e pone nuove sfide in questa direzione. Tra tutti gli studenti, dall’infanzia alle superiori, la percentuale di chi ha una disabilità è cresciuta dal 2,7% dell’anno scolastico 2014/15 al 3,5% attuale.

L’elaborazione include le scuole di infanzia, primarie, secondarie di I e II e secondo grado.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Dicembre 2020)

Tornando ancora più indietro nel tempo, per le sole scuole elementari e medie, gli alunni con disabilità erano meno del 2% nel 1989 (in particolare 1,7% nelle primarie e 1,9% nelle secondarie di primo grado). Trent'anni dopo, nell'anno scolastico 2019/20, hanno superato il 4% del totale.

4,2% degli alunni delle scuole primarie ha una disabilità.

Si tratta in quasi la metà dei casi di una disabilità intellettiva (41,9%, in calo rispetto al 45% del 2013/14). I disturbi dello sviluppo, che comprendono disturbi autistici, di Asperger, di Rett e altri, riguardano oltre un alunno su 4, in crescita rispetto al 17% di alcuni anni fa. Seguono i disturbi dell'attenzione e comportamentali (19,5%) e quelli del linguaggio (19,3%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Febbraio 2020)

26,4% degli alunni con disabilità ha un disturbo generalizzato dello sviluppo (autismo, Asperger, etc.).

L'aumento di 9,4 punti percentuali degli alunni con disabilità che presentano un disturbo dello sviluppo ha contribuito alla crescita del numero di bambini e ragazzi con disabilità che frequentano le scuole.

L’incremento degli alunni con sostegno, che ha interessato le scuole primarie e secondarie di primo grado negli ultimi anni, si osserva per ogni tipologia di problema, tuttavia la quota maggiore è imputabile all’aumento di alunni con disturbo dello sviluppo (...) in linea con quanto rilevato dagli studi epidemiologici internazionali.

Sintetizzando, nell'anno scolastico più recente a disposizione (a.s. 2019/20), quasi 300mila studenti hanno diritto al sostegno, 13mila in più rispetto all'anno scolastico precedente.  Il loro diritto all'istruzione si sostanzia in prerogative specifiche, previste dalla legge.

L'esercizio del diritto all'educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né di altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap.

Allo stesso tempo, la fase emergenziale ha comportato nuove difficoltà e sfide per l'apprendimento di tutti, e in particolare di questi bambini e ragazzi.

Le sfide poste dal Covid-19

Per i minori con disabilità la socialità con gli altri compagni e gli adulti è un aspetto essenziale. Il percorso di inclusione che la scuola può realizzare, infatti, è inscindibile dalle relazioni che si sviluppano con i coetanei e dal supporto degli insegnanti.

Da questo punto di vista, la didattica a distanza rende molto più difficile attuare un simile processo. La mancanza di spazi fisici di condivisione e la difficoltà di interagire attraverso la didattica a distanza costituisce un ostacolo oggettivo all'inclusione. Anche per questi motivi, la partecipazione dei minori con disabilità alla Dad è purtroppo venuta meno, per quasi uno studente su 4.

23% degli alunni con disabilità non ha seguito le lezioni tra aprile e giugno 2020.

Parliamo di oltre 70mila bambini e ragazzi, cui fare didattica a distanza nei mesi del primo lockdown è risultato impossibile. Ma per quali motivi? Generalmente soprattutto per la gravità della propria patologia (27% dei casi). In un caso su 5, sono state citate difficoltà da parte dei familiari di collaborare nell'attivazione della didattica a distanza. In oltre uno su 6 il motivo è un disagio socio-economico della famiglia, che quindi si va a sommare a una situazione di disabilità.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Dicembre 2020)

Da notare come nel 6% dei casi sia citata un'incompatibilità tra il proprio piano educativo per l’inclusione (Pei) e le modalità previste dalla didattica a distanza. Una situazione che, insieme alle altre, mette bene il luce come le difficoltà di questa fase, pur presenti per tutti i bambini e ragazzi, siano state ancora più gravi per gli alunni con disabilità.

Le questioni di sempre

L'emergenza Covid inoltre è intervenuta su difficoltà pre-esistenti per il nostro sistema scolastico. Se è vero ad esempio che il numero di insegnanti di sostegno supera quanto previsto dalla legge 244/2007, la specializzazione dei profili ancora non basta. Nelle scuole italiane ci sono circa 176mila docenti di sostegno, con un rapporto di 1,7 alunni per insegnante: un dato migliore rispetto ai 2 previsti dalla legge.

il numero dei posti degli insegnanti di sostegno (...) in modo da non superare un rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due alunni diversamente abili

Allo stesso tempo però una quota ampia di docenti viene selezionata dalle liste curricolari: una modalità che assicura di raggiungere l'obiettivo, ma che non garantisce ai minori la possibilità di essere seguiti da una figura specializzata.

36,7% insegnanti per il sostegno senza una formazione specifica rispetto alla disabilità dell'alunno.

Un dato che varia sul territorio. Gli insegnanti per il sostegno selezionati dalle liste "non specializzate" sono circa uno su 2 in Toscana (51,2%), Sardegna (49,9%) e Lombardia (49%). Mentre la quota è più contenuta in Campania (17,2%), Basilicata (14,9%) e Molise (10,4%).

Nella fase attuale, con la necessità di utilizzare dispositivi tecnologici per le lezioni, un aspetto fondamentale è che gli insegnanti di sostegno siano formati per le tecnologie educative specifiche per bambini e ragazzi con disabilità. A livello nazionale, il 27,8% delle scuole aveva tutti i docenti di sostegno formati per questo scopo. La maggioranza (61%) ne aveva solo alcuni. Oltre una scuola su 10 (11,1%) non poteva contare su nessun insegnante che avesse frequentato corsi specifici in materia di tecnologie educative per gli alunni con disabilità. Una quota che raggiunge il 34% in Valle d'Aosta, il 19,6% in provincia di Bolzano e il 18,7% in Friuli Venezia Giulia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Dicembre 2020)

L'altro lato della medaglia delle carenze in termini di formazione specifica è la mancanza, a scuola, di postazioni informatiche fruibili dai minori con disabilità. Queste sono presenti in media nel 76,8% delle scuole, un dato che supera l'80% in Valle d'Aosta (85,6%), Emilia Romagna (85,1%), Toscana (82,4%) e Calabria (80,3%). Mentre non raggiunge il 70% in Sardegna e nella provincia autonoma di Bolzano. In media, a livello nazionale, circa una scuola su 4 non ne è dotata.

Foto credit: Caleb Woods (unsplash) - Licenza

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