L’inclusione degli alunni con disabilità nelle scuole #conibambini

Il diritto all’educazione del minore non può essere compromesso da una disabilità. Ma per garantire questa prerogativa c’è bisogno di servizi diffusi sul territorio.

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Circa il 3% degli alunni che frequentano le scuole italiane, da quelle per l’infanzia alle superiori, è portatore di una disabilità. Bambini e ragazzi che, proprio come i coetanei, hanno diritto a frequentare la scuola e a partecipare alle attività degli altri alunni.

L’esercizio del diritto all’educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né di altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.

Senza servizi non ci può essere inclusione.

Una prerogativa che si concretizza in precise attività e servizi che devono essere garantiti a queste ragazze e ragazzi, definiti dai documenti ufficiali “alunni con sostegno”. L’eliminazione delle barriere architettoniche, che precludono l’accesso a scuola. L’affiancamento di insegnanti di sostegno, docenti specializzati che possono aiutare l’alunno nel suo percorso di apprendimento, con percorsi didattici personalizzati. La presenza di assistenti all’autonomia, che supportino non solo nella didattica ma anche nella partecipazione alle attività della classe, per favorire l’inclusione anche a livello relazionale e sociale.

Senza questi servizi e altre tutele, l’inclusione del minore con disabilità rischia di restare solo sulla carta. Perciò è importante monitorare, dati alla mano, quali misure vengono adottate per l’integrazione nelle scuole di questi bambini e adolescenti.

Cosa sappiamo sulla condizione degli alunni con disabilità

A partire dall’anno scolastico 2008/09, Istat rileva i dati sulla condizione degli alunni delle elementari e delle medie con il diritto al sostegno e sui servizi loro offerti nella scuola. Dall’anno scolastico 2017/18, con il rapporto pubblicato nello scorso gennaio, il campo di indagine è stato allargato (per alcuni aspetti) agli altri gradi di istruzione.

272.167 gli alunni con diritto al sostegno che frequentano la scuola, da quella d’infanzia alle superiori.

In questo computo sono inclusi in massima parte bambini e ragazzi con una disabilità certificata che, in base alla legge 104 del 1992, dà diritto al sostegno. Complessivamente si tratta del 3,1% degli alunni che frequentano le scuole italiane.

La somma è maggiore di 100 perché uno stesso alunno può avere più di una disabilità.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Gennaio 2019)

Il tipo di problema di salute più frequente è la disabilità intellettiva, che riguarda il 46% degli alunni con diritto al sostegno. La metà degli studenti con sostegno (48%) presenta più di una disabilità o disturbo. In particolare gli alunni con disabilità intellettiva nel 61% dei casi hanno anche altri problemi di salute.

11% degli alunni con sostegno ha una disabilità motoria.

Negli ultimi trent'anni è cresciuta la quota di alunni la cui disabilità è stata certificata. Questi dati chiamano quindi in causa la capacità del sistema educativo di saper includere.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Gennaio 2019)

Gli interventi normativi per l'inclusione

Dal punto di vista giuridico, un passaggio importante è stata una sentenza della corte costituzionale (n. 215/1987). Quel pronunciamento ha ribadito con chiarezza il diritto incondizionato per tutti gli studenti portatori di disabilità di poter frequentare le scuole di ogni ordine e grado.

Da allora si sono succeduti diversi interventi normativi con l'obiettivo di assicurare (e non solo facilitare) la frequenza della scuola da parte degli alunni disabili. Ma i dati visti finora ancora non ci informano sulla effettiva inclusione delle ragazze e dei ragazzi con disabilità nelle scuole italiane. Come e quanto viene garantito l'accesso a scuola e la partecipazione alle attività didattiche?

La presenza di insegnanti di sostegno e assistenti

Il percorso educativo e di formazione degli alunni con disabilità è affidato principalmente a due figure professionali: gli insegnanti di sostegno e gli assistenti all'autonomia e comunicazione. I primi vengono assegnati alla classe dell'alunno disabile e, insieme agli altri insegnanti, elaborano la programmazione didattica per l'allievo e per la classe. Sono il fulcro del percorso di inclusione, perciò la legge prescrive che non si possa scendere sotto la quota di almeno un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili.

Tali criteri e modalità devono essere definiti con riferimento alle effettive esigenze rilevate (...) in modo da non superare un rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due alunni diversamente abili.

Gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione coadiuvano l'attività dell'insegnante di sostegno, in particolare nelle relazioni tra il bambino e i compagni di classe e nella partecipazione alle attività della scuola. A differenza degli insegnanti di sostegno, questo servizio è generalmente finanziato dagli enti locali.

Rispetto alla presenza di queste due figure, emergono delle differenze tra i territori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Gennaio 2019)

Il rapporto di 2 alunni per insegnante viene rispettato in quasi tutte le regioni italiane. Allo stesso tempo però i dati rilasciati da Istat indicano come gli insegnanti effettivamente specializzati per il sostegno siano poco meno di 2/3 del totale. Ciò pone un tema di formazione ineludibile, che varia molto tra le diverse regioni. Le carenze maggiori di insegnanti specializzati si rilevano nelle regioni del nord, mentre il fenomeno è più contenuto nel mezzogiorno.

13% le scuole con alunni con sostegno dove nessun insegnante ha frequentato corsi sulla didattica inclusiva.

Altro aspetto da rilevare è che, nonostante le due figure professionali abbiano ruoli distinti, si nota una certa complementarità tra la presenza di insegnanti di sostegno e gli assistenti. La presenza di insegnanti di sostegno è relativamente più diffusa nelle regioni del sud (ad esempio in Molise, 1 ogni 1,1 alunni). Questa tendenza, come suggeriscono i ricercatori di Istat, potrebbe essere dettata anche dalla necessità di supplire al minor numero di assistenti.

Nel complesso sembra verificarsi un fenomeno compensativo: dove persiste una carenza di figure a supporto degli alunni offerte dagli enti locali, come nel caso del Mezzogiorno, le scuole sopperiscono con un maggior numero di insegnanti per il sostegno.

Le barriere architettoniche nelle scuole

Gli ostacoli che un ragazzo con disabilità si trova di fronte per accedere a scuola e per svolgere le attività dei suoi compagni possono essere molteplici. Le prime che vengono in mente sono le barriere di tipo fisico, come l'assenza di impianti a norma (ad esempio ascensori, bagni e scale). Ma vanno considerate anche barriere di tipo sensoriale e percettivo, che per alcuni tipi di disabilità (cecità, sordità) sono altrettanto impattanti. Per essere superate, c'è bisogno che la scuola sia dotata di facilitatori sensoriali, ad esempio percorsi tattili per i ragazzi con gravi problemi alla vista.

31,5% delle scuole risulta pienamente accessibile dal punto di vista fisico-strutturale.

I dati più recenti rilasciati da Istat mostrano come solo 1/3 delle scuole risulti completamente accessibile dal punto di vista fisico-strutturale. Istat definisce così "solo le scuole che possiedono tutte le caratteristiche a norma (ascensori, bagni, porte, scale) e che dispongono, nel caso sia necessario, di rampe esterne e/o servoscala". La quota di scuole accessibili dal punto di vista sensoriale è più bassa (17,5%). Questi dati si distribuiscono in modo disomogeneo tra i diversi territori italiani

Istat definisce accessibili dal punto di vista fisico-strutturale solo le scuole che possiedono tutte le caratteristiche a norma (ascensori, bagni, porte, scale) e che dispongono, nel caso sia necessario, di rampe esterne e/o servoscala. Vengono considerate accessibili dal punto di vista sensoriale/percettivo solo le scuole che dichiarano di possedere almeno un facilitatore sensoriale tra i seguenti: segnali acustici per non vedenti; segnalazioni visive per sordi/non udenti; mappe a rilievo e percorsi tattili.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Gennaio 2019)

Ancora troppe le scuole senza accessibilità per i disabili.

Rispetto alle barriere fisiche, la regione più virtuosa è la Valle d'Aosta con 2/3 delle scuole accessibili. A seguire la provincia autonoma di Bolzano (46,7%). Poco al di sotto del 40%, quella di Trento e le regioni Lombardia e Emilia Romagna. A fondo classifica Campania e Molise, che si attestano sul 22% di edifici scolastici accessibili. Sulle barriere sensoriali, a fronte di una media del 17,5%, il territorio con le scuole più accessibili è la provincia autonoma di Bolzano (38,4%). Meno di una scuola calabrese su 10 (8,5%) possiede almeno un facilitatore sensoriale.

Questi dati mostrano che la strada è ancora lunga perché le scuole italiane diventino completamente accessibili. Ma la normativa italiana è molto chiara nel tracciare la direzione di marcia da seguire: tutti gli edifici scolastici devono consentire l'accesso e l'utilizzo pieno agli alunni con disabilità.

Gli edifici delle istituzioni prescolastiche, scolastiche, comprese le università e delle altre istituzioni di interesse sociale nel settore della scuola devono assicurare la loro utilizzazione anche da parte di studenti non deambulanti o con difficoltà di deambulazione.

Negli ultimi anni, la presenza delle barriere percettive non è mutata in modo sensibile, mentre ci sono stati dei miglioramenti sulle barriere fisiche. Lo vediamo confrontando i dati relativi all'anno scolastico 2013/14 con quelli del 2017/18. Purtroppo, il confronto è possibile solo sulle scuole elementari e medie, le uniche per cui esiste una serie storica.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 3 Gennaio 2019)

Nell'anno scolastico 2013/14 le scuole elementari e medie accessibili dal punto di vista fisico erano meno del 14% del totale. Da allora c'è stato un incremento di quasi 20 punti percentuali, anche se ancora solo una su 3 risulta pienamente accessibile. Gli aumenti più consistenti si sono registrati in Valle d'Aosta (+43,2 punti), nella provincia autonoma di Trento (+25,3) e in Emilia Romagna (+24,3). Miglioramenti significativi, ma che mostrano come ci sia ancora molto da fare per assicurare l'accesso in tutte le scuole del paese.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati utilizzati per l'articolo è Istat.

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