L’importanza delle mense scolastiche nelle aree interne #conibambini

Nelle zone dove i servizi sono più carenti e i collegamenti difficili, la mensa dà la possibilità agli studenti di frequentare la scuola anche in orario pomeridiano. Un elemento fondamentale per migliorare le capacità di apprendimento e arginare l’abbandono scolastico.

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Le mense scolastiche rappresentano un elemento fondamentale all’interno del sistema educativo. Il pranzo a scuola infatti non è solo un importante momento di socializzazione ma costituisce anche la garanzia di un pasto adeguato almeno una volta al giorno per molti giovani che provengono da contesti socio-economici disagiati. Nel 2019 infatti, secondo i dati Istat, erano circa 1 milione e 137mila i minori in condizioni di povertà assoluta.

La mensa scolastica si configura come un importante strumento di contrasto delle condizioni di svantaggio socio-economico ma, al contempo, quale strumento educativo, di socializzazione, nonché quale servizio pubblico essenziale per la promozione della salute e di sani stili di vita

Un altro aspetto importante è legato al fatto che questo servizio permette agli alunni di frequentare la scuola anche in orario pomeridiano. Un’opportunità fondamentale soprattutto per gli studenti che vivono nelle aree interne del paese, dove i collegamenti sono più difficili e l’offerta didattica è spesso limitata.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). In queste zone la qualità dell’offerta educativa risulta spesso compromessa. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

La mensa può, perciò, rappresentare un elemento decisivo per migliorare le possibilità di apprendimento degli studenti che vivono in queste zone. In questo modo, può anche contribuire a contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico.

L’abbandono scolastico riguarda quei giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media. Questo comporta maggiori difficoltà nel trovare un’occupazione stabile. Vai a "Che cos’è l’abbandono scolastico"

Per questi motivi è importante analizzare, dati alla mano, qual è la situazione delle mense scolastiche sul territorio. Sarà quindi opportuno, dopo aver analizzato i dati a livello nazionale, scendere più nel dettaglio attraverso un confronto tra le città che offrono il maggior numero di servizi e le zone più periferiche del paese. Un altro aspetto importante da analizzare sarà poi la presenza delle mense nelle aree interne dove vive il maggior numero di studenti.

Com’è gestito il servizio mensa in Italia

L’articolo 2 del decreto legislativo 63/2017 prevede che il servizio di refezione scolastica sia garantito su tutto il territorio nazionale. Per questo motivo, la sua gestione è affidata ai comuni. La legge 51 del 1982 ed un successivo decreto ministeriale, però, inquadrano la mensa come un servizio a domanda individuale. Un servizio, cioè, che non viene erogato a tutti gli utenti possibili ma solo a coloro che ne fanno richiesta.

La mensa non rientra tra i “servizi essenziali”. La sua erogazione non può comportare oneri aggiuntivi di spesa pubblica.

Ne consegue che ogni comune non può offrire il servizio gratuitamente ma è tenuto a richiedere una contribuzione, anche minima, agli utenti. L’ente può però decidere discrezionalmente l’ammontare del contributo da richiedere ed anche come distribuirlo tra le famiglie degli studenti (esentando, ad esempio, quelle con redditi più bassi).

La presenza delle mense in Italia

Cosa sappiamo sulla presenza delle mense in Italia? Analizzando i dati disponibili, si nota come dei 40.160 edifici scolastici statali presenti sul territorio, 10.598 (il 26,4%) siano dotati di mensa. Questo però non vuol dire che gli alunni che frequentano le altre scuole non abbiano accesso al servizio. In primo luogo perché una stessa struttura può essere utilizzata da più istituti. E poi perché i dati raccolti dal Miur si basano sulle dichiarazioni dei soggetti proprietari degli immobili, perciò fanno riferimento all’edificio scolastico e non alla scuola.

Il livello di presenza del servizio, inoltre, varia molto da regione a regione: in Valle d’Aosta il 70% degli edifici scolastici statali ha la mensa, in Toscana il 62,9%, in Friuli-Venezia Giulia il 62,1%, in Piemonte il 61,3%. Agli ultimi posti della classifica ci sono invece Umbria (13,1% di edifici scolastici dotati di mensa), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%).

Il dato misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali dotati di mensa e il totale degli edifici scolastici statali.
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Si nota dunque una forte polarizzazione tra una minoranza di regioni del centro-nord dove la mensa è presente in più del 60% degli edifici scolastici e un mezzogiorno dove il dato non arriva al 20% (con l'eccezione della Sardegna). Da sottolineare però che anche regioni settentrionali come Lombardia e Veneto si trovano al di sotto della media nazionale.

La difficile realtà delle aree periferiche e ultraperiferiche

Come detto, la presenza della mensa diventa un elemento di particolare importanza soprattutto per le aree interne. Queste zone, infatti, presentano una serie di difficoltà aggiuntive. I servizi sono carenti e le distanze dai comuni polo, baricentrici in termini di servizi, sono elevate. Tra 40 e 75 minuti per chi vive in un comune periferico, più di un'ora e un quarto per chi abita in un comune ultraperiferico. Gli oggettivi svantaggi che affliggono le aree interne hanno portato al loro progressivo abbandono, in particolare da parte delle famiglie con figli.

Nelle aree interne i livelli di apprendimento sono generalmente più bassi e c'è un maggiore abbandono.

Da un punto di vista educativo, ci sono poi una serie di criticità specifiche. Tra queste, la difficoltà nell'organizzazione dei sistemi di trasporto, la distribuzione dei plessi scolastici spesso poco funzionale, lo scarso presidio dei dirigenti scolastici e l'alta mobilità dei docenti. Fattori che influiscono negativamente sulla qualità dell'apprendimento.

Per tutte queste ragioni, nel 2017, il ministero per l'istruzione (Miur) aveva pubblicato la Strategia nazionale per le aree interne che prevedeva la costruzione di nuovi plessi scolastici in zone strategiche ma anche il potenziamento dell'offerta didattica e dell'attrattività di quelli già esistenti. Questo documento, inoltre, individuava proprio nella carenza di mense uno dei principali limiti all'estensione dell'offerta formativa.

507.247 i giovani in età scolastica (6-18 anni) che vivevano nei comuni periferici e ultraperiferici nel 2018.

I dati confermano come la presenza di mense nei comuni periferici e ultraperiferici sia scarsa. In queste zone infatti, meno di un edificio su quattro ha la mensa. Suddividendo gli enti locali in base alla loro classe di appartenenza, infatti, notiamo che il maggior numero di mense si trova nei comuni di cintura, cioè quelli che fanno parte dell'hinterland delle città principali (31,6 mense ogni 100 edifici scolastici), seguono i comuni intermedi (26,2%), i comuni periferici (24,2%), quelli ultraperiferici (23,4%), infine i comuni polo e poli intercomunali (21,5%).

Il grafico rappresenta il rapporto percentuale degli edifici scolastici statali dotati di mensa sul totale delle scuole presenti in ogni comune. I comuni sono suddivisi in base alla loro classe di appartenenza.
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Non deve sorprendere il fatto che i poli si trovino in fondo alla classifica. Questi comuni infatti sono quelli dove sorge il maggior numero di scuole. Viceversa, nei comuni delle aree interne, dove il numero di edifici scolastici è ridotto, sarà più facile ottenere alte percentuali: se, ad esempio, un comune periferico ha una sola scuola e questa è dotata di mensa, quel comune otterrà il 100%. Nonostante questo, nelle aree interne il rapporto tra mense ed edifici scolastici resta basso.

La prima mappa rappresenta, per ogni comune, il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali dotati di mensa e il totale degli edifici scolastici presenti.
La seconda mappa rappresenta la suddivisione dei comuni italiani in base alla loro classe di appartenenza.
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

A questo proposito, è interessante notare che in quasi tutte le regioni meridionali la presenza del servizio mensa è maggiore nelle aree interne rispetto ai poli. Questo dato è dovuto al fatto che generalmente al sud il numero di comuni classificati come periferici e ultraperiferici è maggiore. Di conseguenza anche il numero degli edifici scolastici, delle mense e dei residenti, nelle aree interne sarà più elevato.

In questa classifica, al primo posto c'è la Basilicata che conta 67 edifici scolastici con mensa nelle aree interne su un totale di 92 scuole (72,8%). Seguono il Molise con 23 mense su 44 (52,3%), la Sardegna con 227 su 436 (52,1%), la Calabria con 158 su 385 (41%) e la Sicilia con 106 su 300 (35,3%).

Il grafico rappresenta il rapporto percentuale tra la copertura del servizio di refezione scolastica nei comuni polo (e poli intercomunali) e nelle aree interne (comuni periferici e ultraperiferici) rispetto al totale degli edifici scolastici dotati di mensa per ciascuna regione.
Non sono disponibili i dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Si deve sempre tenere presente, però, il numero totale delle scuole esistenti. Ad esempio, in Molise le mense nei comuni periferici e ultraperiferici sono il 52% del totale degli edifici dotati di mensa. Parliamo però di appena 23 scuole su un totale di 322. Stesso discorso vale anche per altre regioni come Sicilia (106 mense nelle aree interne su 3.669 istituti scolastici) e Abruzzo (35 su 1.080).

Minori e mense nei comuni periferici e ultraperiferici

In questi contesti, dunque, la presenza della mensa non solo rappresenta un'opportunità educativa per i giovani ma può anche contribuire, insieme ad altre politiche, ad arginare lo spopolamento. Per comprendere il reale impatto delle mense è quindi importante analizzare la loro presenza soprattutto nelle zone più popolose.

Innanzitutto, è utile capire quanti sono i giovani che vivono effettivamente nelle aree interne. Al 2018, sono oltre mezzo milione i ragazzi che risiedono nei comuni periferici e ultraperiferici. Una cifra non trascurabile dato che rappresenta circa il 7% della popolazione scolastica italiana.

La Sicilia è la regione che ne ospita di più (oltre 105mila). Al secondo posto si trova la Sardegna (quasi 62mila), al terzo la Calabria (oltre 53mila) e al quarto la Basilicata (oltre 40mila). In queste quattro regioni vive più della metà degli studenti che risiedono in aree interne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

Abbiamo visto la distribuzione sul territorio nazionale dei residenti 6-18 nelle aree interne. Adesso è utile osservare come varia il rapporto tra questi e il numero di mense presenti nelle aree interne delle varie regioni. Da questo punto di vista, il Friuli-Venezia Giulia risulta la regione migliore. Qui, infatti, sono presenti 25 edifici con mense a fronte di 2.113 giovani, quasi 12 mense ogni 1.000 studenti. Al secondo posto c’è la Liguria (9 mense per 975 studenti), al terzo la Valle d’Aosta (11 mense per 1.227studenti).

1.112 gli edifici scolastici dotati di mense nei comuni periferici e ultraperiferici.

Agli ultimi posti ci sono invece la Sicilia con 106 mense per 105.347 giovani (una mensa ogni 1.000 studenti), la Lombardia (55 mense per 38.580 studenti) e il Lazio (39 mense per 26.500 studenti).

Il grafico rappresenta il rapporto tra numero di mense presenti e numero di studenti 6-18 residenti nelle aree interne a livello regionale.
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

È però importante, non fermarsi all'analisi del dato regionale e osservare più da vicino la situazione nei vari territori. Un quadro esaustivo della situazione si può ottenere osservando le 10 province italiane che ospitano il maggior numero di studenti nelle aree interne. Qui infatti troviamo 205.407 studenti (il 40,5% del totale).

Nuoro, dove sono presenti 68 mense a fronte di 14.925 studenti è la provincia con il rapporto più alto (4,6 mense ogni 1.000 abitanti), seguono Sassari e Potenza (3), poi Messina (1,8), Lecce (1,7) e Brescia (1,6). Più distaccate le province siciliane di Agrigento (0,7), Siracusa (0,6) e Catania (0,5).

Il grafico rappresenta il numero di mense scolastiche presenti sul territorio nelle 10 province italiane che registrano il maggior numero di residenti 6-18 nelle aree interne.
Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur e Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 30 Maggio 2019)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle mense negli edifici scolastici è il Miur (dati 2018).

Foto credit: Flickr Emerald Cultural Institute

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