Le acquisizioni di cittadinanza degli stranieri residenti in Italia

La percezione degli italiani è che gli stranieri costituiscano il 31% della popolazione residente, mentre in realtà sono l’8,4% e, nella metà dei casi, cittadini europei.

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Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta nel dibattito pubblico il tema degli sbarchi di migranti in Italia. Alcune forze politiche sono tornate a parlare di “invasione”. Nonostante in Italia, come in Europa, si abbia la tendenza a ingigantire il fenomeno migratorio, i dati ridimensionano il peso della presenza degli stranieri nel paese.

Stranieri tra percezione pubblica e realtà

Se è vero che nei primi mesi del 2021 c’è stato un aumento degli arrivi di migranti in Italia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la percezione della presenza straniera nel paese è sproporzionata. Secondo uno studio condotto nel 2019 da Ipsos, CiakMigraction, che ha misurato la percezione pubblica dei migranti in Italia, Grecia, Austria e Ungheria, c’è una tendenza generalizzata a sovradimensionare la presenza di migranti sul territorio nazionale.

Gli italiani sovrastimano del 22% la componente straniera della popolazione nazionale.

Come riporta lo studio, gli italiani credono che gli stranieri costituiscano il 31% della popolazione residente in Italia, una cifra nettamente superiore al dato reale. Un fenomeno simile si riscontra negli altri paesi analizzati. In Grecia addirittura il gap tra percezione e dato reale è del 27%. Anche la presenza di musulmani sul territorio nazionale è sovradimensionata: in Italia i musulmani costituiscono il 5% della popolazione residente, ma la percezione del campione esaminato è che siano il 22%.

Un’altra tendenza, anche in questo caso a livello europeo e non solo italiano, è quella di attribuire molta rilevanza all’immigrazione come problema per l’Europa: secondo le analisi dello Eurobarometer del 2019, il 34% dei cittadini europei considerano l’immigrazione il problema più importante che l’Ue deve affrontare (considerata meno problematica a livello nazionale).

5.039.637 gli stranieri residenti in Italia nel 2020.

Gli stranieri residenti in Italia

Buona parte degli stranieri residenti in Italia sono europei. Il gruppo più importante è quello originario della Romania (1.145.718 persone). Tra i 10 principali paesi di origine, figurano due paesi dell’Africa settentrionale (Marocco ed Egitto, rispettivamente al terzo e al nono posto), tre europei (Romania, Albania e Ucraina) e cinque asiatici (Cina, Filippine, India, Bangladesh e Pakistan).

Il primo paese dell’Africa sub-sahariana per provenienza di stranieri residenti in Italia è la Nigeria, al dodicesimo posto. Rispetto al 2019, c’è stata una crescita in praticamente tutti questi gruppi (a parte una diminuzione nel numero di stranieri provenienti da Albania, Moldova e Ucraina). Secondo il rapporto Ismu sulle migrazioni del 2020, i cittadini nordafricani sono aumentati, mentre il numero delle persone provenienti dall’Africa sub-sahariana è sostanzialmente rimasto invariato.

La popolazione straniera residente è costituita dalle persone di cittadinanza non italiana aventi dimora abituale in Italia. Il bilancio tiene conto dei risultati del censimento permanente della popolazione, calcolati da ciascun comune il 31 dicembre. Si tratta di una nuova modalità di calcolo, introdotta nel 2018, per cui i dati relativi agli anni 2019 e 2020 non sono confrontabili con quelli degli anni 2011-2017.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 26 Maggio 2021)

I cittadini extra-comunitari sono 3,61 milioni (il 72% di tutti gli stranieri residenti in Italia), di cui 1 milione provenienti comunque dal continente europeo, ma da paesi non rientranti nell’area Schengen. Questo se ci atteniamo ai dati Istat, che considerano Romania, Bulgaria, Croazia e Cipro paesi aderenti alla convenzione Schengen nonostante questi non abbiano ancora attuato le pratiche necessarie per farne ufficialmente parte. La somma di cittadini comunitari e non comunitari ma provenienti dal continente europeo arriva dunque a 2,4 milioni, il 48% del totale degli stranieri residenti in Italia nel 2020.

2,6 milioni gli stranieri extra-europei residenti in Italia nel 2020.

Le acquisizioni di cittadinanza

In Italia, ci sono vari modi per acquisire la cittadinanza. Gli stranieri residenti possono inoltrare una richiesta di cittadinanza nel caso in cui rispettino una serie di requisiti: se hanno risieduto in Italia continuativamente per almeno 10 anni (5 se si tratta di rifugiati o apolidi, 4 se si tratta di cittadini comunitari), se possono dimostrare di avere una fonte di reddito che sia sufficiente al sostentamento, se non hanno precedenti penali e nessun motivo ostativo per la sicurezza della Repubblica. Si tratta dell’acquisizione di cittadinanza per residenza.

La cittadinanza italiana è acquisita nel 41,6% dei casi per residenza e nel 13,4% dei casi per matrimonio.

Anche la cittadinanza per matrimonio è una modalità possibile. Stando ai dati Istat relativi alle acquisizioni di cittadinanza nel 2019, però, vediamo che non è una modalità frequentemente usata. Innanzitutto, ha anch’essa dei requisiti: il cittadino straniero può richiederla solo se residente legalmente in Italia da un anno in presenza di figli (naturali o adottati) oppure se residente da 2 anni con il coniuge italiano. La cittadinanza italiana è acquisita per matrimonio solo nel 13,4% dei casi – un dato nettamente inferiore rispetto all’acquisizione di cittadinanza per residenza (41,6%).

I dati si riferiscono alle acquisizioni di cittadinanza, quindi alle richieste non semplicemente presentate ma ottenute. Nei dati Istat, figurano sia le province autonome di Bolzano e Trento che la regione Trentino Alto Adige. I numeri divisi per modalità di acquisizione sono sotto la voce “Trentino Alto Adige”, per cui non si può ricostruire quanti ottengono la cittadinanza in che modo nelle due province autonome. Sotto la voce “altro” sono incluse le modalità di acquisizione di cittadinanza per discendenza (lo ius sanguinis in presenza di almeno un genitore italiano e lo ius soli in caso i genitori siano apolidi) e l’acquisizione di cittadinanza per elezione, ovvero la richiesta di cittadinanza presentata da uno straniero nato e sempre vissuto in Italia, una volta compiuti i 18 anni di età.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 28 Maggio 2021)

Perché gli stranieri vengono in Italia?

Quali sono le motivazioni che spingono gli stranieri extra-comunitari a venire in Italia? Appena nel 15,5% dei casi per inoltrare una richiesta di asilo, nell'11% dei casi per studio. Il principale fattore è il ricongiungimento familiare (57% dei casi). Questo motivo è il più rilevante per tutti i continenti di provenienza fatta eccezione per l'Oceania, seppure con qualche oscillazione: per gli asiatici e gli americani è la motivazione nel 51% dei casi, per gli europei quasi nel 60% e per gli africani arriva fino al 66%.

Il ricongiungimento familiare può essere richiesto qualora si abbiano in Italia coniugi con cui si è uniti civilmente, figli minori, figli maggiorenni a carico con invalidità totale, genitori a carico (se non hanno altri figli), genitori se si è minorenni. Anche in questo caso, ci sono dei requisiti da rispettare, ovvero poter dimostrare di avere la disponibilità di un alloggio a norma e un reddito minimo annuo.

I dati riguardano gli stranieri extra-comunitari, che necessitano di un permesso di soggiorno (di breve o lunga durata) per abitare regolarmente in Italia. Le cifre indicano i nuovi ingressi, quindi solo le persone che sono entrate in Italia nel 2019, non il totale dei residenti extra-comunitari muniti di permesso di soggiorno.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Maggio 2021)

Asilo e motivi umanitari sono alla base del 15,5% delle concessioni di permesso di soggiorno, anche qui con variazioni a seconda del continente di provenienza: dal 7% per gli europei extra-comunitari al 20% per gli asiatici. Anche lo studio è un importante fattore che spinge gli asiatici a venire in Italia: motiva il 18,5% dei permessi di soggiorno, mentre ad esempio nel caso dei cittadini provenienti dal continente africano solo il 4,5%.

Foto credit: Caniceus - licenza

 


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